Inside Out


Quando ho scritto la mia prima fan fiction non sapevo assolutamente se ne avrei scritte altre, ma soprattutto non sapevo che sarebbe piaciuto a qualcuno. Di base mi ritengo una pessima narratrice e continuo a pensarmi tale. Di nuovo si tratta di una fiction a tema Fringe e a cavallo tra le terza e la quarta stagione. Se non siete a pari con l'America non leggete dopo il salto.

Il bravo ragazzo


Tim è al suo solito bar quando uno sconosciuto gli mette in mano una busta e se ne va. Dentro, diecimila dollari in contanti e la foto di una bella donna con tanto di indirizzo. Poco dopo, un altro uomo gli si siede accanto e si mette a fissare la busta. Al volo Tim capisce che ha ricevuto per sbaglio la commissione per un omicidio e che quello al suo fianco è il vero killer. Se c'è una cosa che io amo di questo autore è la sua capacità di creare una storia talmente avvincente da cui non riesci a staccarti neanche sotto tortura. Ed è il caso di questo libro. C'è tutta una costante, una storia apparente ed evidente che salta agli occhi e poi una storia più nascosta, una storia che viene raccontata solo alla fine del libro. Perchè Tim non è una persona come tante altre, il suo essere un semplice muratore è una facciata, una corazza che lui stesso si è costruita addosso e che vuol mantenere a tutti i costi. Entrambe sono belle storie di umanità sana e distorta, c'è pure lo spazio per una riflessione sulla società e su come forse, alla fine, non siamo poi così liberi di scegliere.
Se amate le belle storie e amate questo autore ve lo consiglio caldamente.

L'amico ritrovato


Questo è uno dei due libri di cui parlavo ieri. Fondamentalmente si tratta di un libro sull'amicizia. E' la dimostrazione perfetta di come non servono tantissime parole per raccontare una storia. Servono solo quelle giuste. Tale racconto, una breve storia ispirata ai ricordi personali dell’autore, descrive come questi, ebreo tedesco, vede finire la sua amicizia con il compagno di scuola Konradin von Hohenfels a causa della sua adesione al partito nazista. Fuggito negli Stati Uniti per scampare alla Shoah, a distanza di molti anni il protagonista viene a sapere della sua sorte e ne rilegge il passato e le scelte alla luce dell’umana pietà e comprensione. C'è tutto il carico di speranza tipica dei ragazzi, la disillusione degli ideali, il tradimento perpetrato ai danni degli ebrei tedeschi che si sentivano parte di quella Germania che improvvisamente ha deciso di voltar loro le spalle. C'è tutto il dolore e la vergogna e il senso di smarrimento tipico di chi è stato costretto dagli eventi a espatriare. E il finale, che non vi racconto per non rovinarvi il piacere della lettura, è come il silenzio improvviso, come una canzone tagliata a metà e lasciata incompiuta. Ti lascia addosso lo stesso senso di smarrimento e di amaro. Ti lascia con domande a cui è impossibile trovare una risposta sensata. Consigliatissimo.

Recensioni minime



Ritorno a scrivere qui dentro rispolverando le recensioni minime. Ossia recensioni di libri, o dischi o che dir si voglia, che non meritano il post singolo. Anzi forse per questi due non meriterebbero nemmeno il post ma in qualche modo devo pure sfogarmi.
In Solar di McEwan ci viene raccontata la vita di Michael Beard,  uno sciupafemmine dal fascino inspiegabile. Vincitore del Premio Nobel per la fisica grazie a una ricerca giovanile, è ormai un genio sul viale del tramonto. Pigro, cinico, calvo, con quattro naufragi matrimoniali alle spalle, appetiti sessuali incontenibili, un girovita in continua espansione e il sospetto di non avere più niente di originale da offrire alla ricerca scientifica, Beard vive in relativa serenità della gloria del passato, tra scappatelle, conferenze e fumosi incarichi di rappresentanza, almeno fino alla scoperta della relazione clandestina della moglie. Patrice - trentaquattro anni e una vaga somiglianza con Marylin Monroe - lo tradisce sfacciatamente con il muratore di casa, un personaggio rozzo e massiccio che si diletta a malmenarla di tanto in tanto. Non avvezzo al ruolo del cornuto, Beard sprofonda in una spirale di autocommiserazione e desiderio di rivalsa, tra cene a base di vaschette di gelato da un chilo e simulazioni di incontri clandestini per suscitare gelosia nella moglie fedifraga. Nemmeno il prestigio del Premio Nobel sembra essere di conforto: il Centro di ricerca per le energie rinnovabili diretto da Beard pullula di giovani e promettenti ricercatori capelloni, schierati in prima linea per assicurare un futuro al «pianeta» e liberare l'umanità dalla schiavitù dei combustibili fossili. (Trama parziale presa da qui) E mi sono fermata qui con la trama perchè in realtà il tanto decantato confronto tra il giovane genio e il vecchio che ormai ha perso il guizzo è semplicemente un pretesto. Leggendo questo libro mi sono chiesta molte volte quanto davvero l'autore avesse voglia di raccontarci della vita del protagonista oppure lavorasse di mestiere. Bocciato.
Inheritance... ecco... ho avuto la sfortuna di iniziare il cosiddetto ciclo dell'Eredità diverso tempo fa e ho già parlato in passato sia di Eragon, sia  di Eldest. Quindi mi sono accostata a questo libro giusto per vedere come andava a finire la storia, non per un reale interesse. Quel che posso dire è che menomale che sia finita. Troppe cose non hanno funzionato in questa storia: troppe scene di battaglie, troppa esaltazione di un personaggio (direte Eragon e sbagliate mi riferisco a quell'esaltato di Roran, suo cugino), troppi eventi messi li solo perchè si doveva chiudere la storia. E l'evento clou di tutta la saga è trattato in pochissime pagine con una banalità che è a dir poco sconfortante. Bocciato anche questo.
Ci sono due libri invece a cui riserverò un post ciascuno perchè meritano davvero. Ma questa è un'altra storia.

30 giorni di musica: Day 30



Ho scoperto la voce di questa donna diversi anni fa. Allora cantava in una band dal nome Frou Frou e Breathe in era un video che girava parecchio allora. Mi aveva incantato tutto di quel video: lei in viaggio su un bus ad osservare la gente nella sua umanità varia, la sua voce, il ritmo della canzone, il suo essere la tipica canzone da cantare in modo spensierato. Poi ho perso di vista il gruppo e ho ritrovato lei Imogen Heap e sentendo questo brano ho capito cos'era che mi aveva preso di lei. Il suo modo di fare musica così semplice e raffinato allo stesso tempo. Questa era la mia preferita dell'anno scorso.

30 giorni di musica: Day 29



Non è proprio una canzone in senso stretto ma di sicuro ha accompagnato la mia infanzia. Questo brano apriva ogni storia sonora. Ogni volta che lo ascolto ripenso alla gioia che provavo perchè ero sicura di trovare qualcosa di prezioso. E come ha accompagnato la mia infanzia, lo ha fatto anche per quella di molti della mia generazione ma non solo. Un mangiadischi geloso, un 45 giri, un libretto che alle mie mani di bimba sembrava enorme e un mondo intero solo da scoprire. Ma tutti quanti iniziavano con:
A mille ce n'è...

30 giorni di musica: Day 28



Altra categoria scelta da me: un pezzo che ti ricorda un film che hai amato alla follia. Questo è il brano che si sente in apertura del film Fino alla fine del mondo. Ricordo anche come inizia. Claire che si risveglia dopo essersi addormentata nel bel mezzo di una festa. E il viaggio comincia...