24 aprile 2020

Pieces of normalcy needed


Lo so che avevo detto che avrei chiuso il blog ma con quello che sta succedendo, in tutto il mondo, se non scrivessi qualcosa... uno sfogo, semplici osservazioni senza altro intento che constatare a me stessa che stanno accadendo... beh sarebbe molto strano no?
Credo che ci ricorderemo del 2020 come l'anno in cui è arrivato il Covid-19 e ci ha trovato tutti quanti impreparati. La sua portata infettiva e letale è stata sottovalutata da tutti quanti.
Se in futuro qualcuno leggerà alcune parole e penserà che qualcuno è stato più stupido o l'ha presa più sottogamba di altri... beh sì un po' è vero ma neanche tanto. Nessuno prevedeva una cosa del genere e ci ha mandato a gambe all'aria. Cose che prima dell'arrivo di questo arrivo ci sembravano normali ora non lo sono più.
Non parlo di cose eclatanti. Parlo di cose minime.
Una tazzina di caffè presa al bar con un cornetto, per esempio.
Mangiare fuori, anche solo per prendere una pizza in compagnia.
Andare in biblioteca a prendere in prestito dei libri.
Farsi una passeggiata in Via XX settembre.
Fare la spesa tranquillamente.
Non aver paura di una semplice influenza. Perché esattamente erano queste le parole con cui si definiva il Covid-19: "una semplice influenza."
Adesso tutto è cambiato.
Siamo stati chiusi in casa per più di un mese, impossibilitati a uscire se non per questioni di necessità come fare la spesa o prendere le medicine per chi è sotto terapie particolari.
E' diventato tutto abbastanza complicato.
Alcune cose al 24.04. ancora non si trovano, come i guanti in lattice monouso.
La nuova normalità è fatta di spesa una volta la settimana con la mascherina - disinfettata ogni volta con il napisan - guanti usa e getta, code chilometriche ovunque e paura, tanta paura.
La nuova normalità è gioire se trovi un panetto di lievito - spero che un giorno rileggendo queste parole mi sembrerà alieno il fatto che possa mancare - o una bottiglia di alcool, o la riapertura del proprio macellaio di fiducia che aveva chiuso perché non aveva mascherine e guanti con cui proteggersi.
Mi viene quasi in mente un passo di Marzo 3039 di Silvestri "stanno tutti chiusi in casa, spaventati da un'idea, da un'emozione."
Non so neanche se faccio bene a scrivere queste righe, né se le pubblicherò perché mi sento tanto sciocca. Sono fortunata, in fondo. Posso mangiare, ho un tetto sulla testa, vestiti, accesso a internet, musica, libri - la mia casa è sempre stata piena quindi anche se le biblioteche sono chiuse ho comune roba da leggere - film e serie tv da vedere.
Sono fortunata e mi ripeto che ne usciremo in qualche modo anche se non so come.
Ma pesano sull'animo sapere che invece ogni giorno ci sono più di 400 se non 500 persone che invece non ne usciranno perché sono morte.
Pesa sapere che quello che stiamo facendo è solo una precauzione, utile e necessaria, ma non vedremo la luce finché qualche scienziato non scoprirà il vaccino. Mai come in questi giorni sono diventata una strenua sostenitrice della vaccinazione. E' importante, fondamentale. Perché quando manca... beh l'abbiamo visto tutti.
Però mi mancano quei piccoli tasselli di normalità.
Spero un giorno di riprendermeli con gli interessi.
In fondo la speranza è l'ultima cosa rimasta nel vaso di Pandora quando è stato scoperchiato lasciando i mali liberi di vagare per il mondo no?
Per citare la mia serie preferita, Fringe: There's always hope, right?

8 dicembre 2019

So long Krishel's house


Alla fine è successo. Chiudo questo posto. Le cose da scrivere non mi mancherebbero, anzi. Potrei parlare di mille cose: dei miei progressi con Gimp, delle presentazioni del libro o ancora di ciò che mi rende perplessa del mondo di facebook. Ma in realtà non ne ho poi tutta questa grande voglia. Credo che ormai si sia conclusa l'era del blogger come era nata anni fa. Ossia prima di tutto una comunità di gente che aveva qualcosa da comunicare a qualcuno disposto a leggere. Adesso? Nessuno legge prima di tutto. Nessuno si prende la briga di andare oltre le prime righe. E quando qualcuno commenta lo fa con la presunzione di detenere la sapienza rivelata. C'è una cattiveria nel mondo di internet, nel mondo di chi commenta, che forse non c'era - o era stemperata - quando ho iniziato. Sono abbastanza stanca dentro, per tutta una serie di motivi personali che non ho voglia di raccontare, troppo per sopportare certa gentaglia. Con Blogger poi non c'è  mai stato feeling sin dall'inizio. Non che Wordpress sia meglio, chiariamoci, ed è pure più difficile da personalizzare.
Quindi? Quindi si chiude. Magari un giorno, un futuro, mi tornerà la voglia di scrivere qualcosa in queste pagine. O di creare qualcosa altrove, in una piattaforma più simile a com'era Splinder, qualcosa non differente da ciò che è stato questo posto. Lo lascio online, finché Blogger esisterà.
So long Krishel's house and thanks for the fishes.
09/2005 - 12/2019

19 gennaio 2019

Maleducazione 2.0: l'anonimato


Premessa doverosa: i commenti di questo blog sono moderati. Per cui decido io se e quando pubblicare quello che mi direte.
Perché c'è una cosa che mi manda direttamente in bestia: le persone che non hanno il coraggio di metterci la faccia nelle cose che dicono. Io ce l'ho. Questo blog ne è una prova.
Io mi immagino che tutte le mamme giuste di questo mondo insegnino ai propri figli le norme basi della convivenza civile. Tra cui credo ci sia anche quello di presentarsi quando si inizia una conversazione telefonica, oppure di non entrare in casa d'altri se non espressamente invitati a farlo e comunque rispettare il padrone di casa.
Ieri sera questo è stato disatteso in più punti.
Ho chiesto diverse volte a qualcuno che ha commentato un post di mettere un nome, una firma. Richiesta respinta. Bene signori miei ora non potete più fare il bello e il cattivo tempo qui dentro. Decido io.
Mia casa. Mie opinioni. Mie regole. 

Se non vi sta bene, non scomodatevi nemmeno a perdere tempo a scrivere.
E soprattutto per me l'opinione di chi non ha il coraggio di metterci la faccia, di chi si nasconde nell'anonimato vale meno del palo della luce nella strada. Almeno questa ha una sua funzione. Almeno.
Per colpa di alcuni maleducati, chiamiamo le cose con il proprio nome, ho dovuto mettere la moderazione. Che per me, blogger da più di dieci anni, è la cosa più schifosa che possa esserci. Ma me l'avete fatto fare voi.
Ho scelto quell'immagine apposta. E' una perla di saggezza. Fatela vostra.

18 gennaio 2019

Fringe - 6 years -


Devo avere una sorta di vena masochista in me. Come se potessi dimenticare che oggi, 18 gennaio, ricorre il 6 anniversario della messa in onda dell'episodio conclusivo di Fringe sulla Fox. Una serie che ha avuto diversi problemi per quanto riguarda il rinnovo - e purtroppo si sono visti tutti nella gestione - ma che mi ha lasciato tantissimo in termini personali.
I miei collage. La saga "La memoria del tempo". Il mio inglese che è migliorato. Persone che ho conosciuto con quella serie. Twitter e le dirette alle tre di notte. Ci vorrebbe una vita per poter raccontare tutto quanto e non saprei da dove iniziare. E' stato speciale ed è un peccato che non si è avuti la fine che doveva essere. Spero sempre che JJ, adesso che ha in mano tutti quei soldi e quel potere, possa fare un colpo alla Cloverfield e darci un po' di giustizia. Per citare Peter Bishop: There's always hope, right?

15 gennaio 2019

Gimp - Un anno tra apprendimento e improperi vari.

©Krishel
Ripristinando i post di questo blog mi sono resa conto di una cosa a cui non avevo pensato.
E' passato un anno da quando, per la prima volta, mi sono imbattuta in Gimp. Per chi ancora non lo sapesse Gimp è un programma grafico gratuito che ti permette di fare alcune cose. Non è Photoshop ma, da quel poco che ho visto, è un programma di tutto rispetto. L'immagine che vi ho messo per prima, è l'ultima che ho creato nell'ordine di tempo. E mi ci sono picchiata parecchio perché sembrava non voler venire fuori. Complice la visione della bozza con un editor online mi ha fatto capire cosa c'era che non andava e ho rimediato nel programma grafico. A volte è necessario. Immagino che quei pochi che sono rimasti a leggere - sì, certo, illudiamoci - si chiederà come mai sono passata da Corel Paint Shop Pro X2 a Gimp. La motivazione è semplice: il pc da cui vi sto scrivendo ha Bodhi Linux come sistema operativo e lì gli altri programmi grafici non girano. Sso, ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Sarà un post pieno di immagini o quasi ma in qualche modo devo mostrarvi i miei progressi. Sono partita da cose come questa. 
© Krishel
Quello che non è stato immediato per me è capire che, al contrario di Corel, l'effetto trasparenza non è dato per scontato ma devi darglielo tu aggiungendo un canale alpha dove non c'è. Però non devi se hai copiato e incollato l'immagine sul tuo foglio di lavoro. Altra cosa che ho dovuto apprendere è il fatto di pensare prima all'effetto che volevo dare e poi eseguirlo mentre con l'altro programma non dovevo farlo. Si possono fare esperimenti in Gimp ma con modalità diverse da Corel. Sono passata a questo, grazie a un tutorial trovato su youtube: Effetto disegno di GioDesign666, che mi ha illuminato parecchio sull'effetto maschera e su come potevo utilizzare i pennelli.



Da qui c'è stata la svolta per me. Ho ritrovato quell'effetto maschera di Corel che io amavo tantissimo, che usavo come base integrante dei miei collage ma meglio in maniera più raffinata. Perché se con il primo programma dovevo cercarmi la maschera adatta per avere ciò che volevo, e non sempre si trovava, con Gimp devo cercare i pennelli e poi la regolazione dell'effetto è tutto interamente personalizzato. Ho capito quali sono i pennelli che mi piacciono. Ne ho diversi acquarellati, che simulano il tratto grafico di una matita, altri invece che hanno la griglia del computer o dei codice binario e potrei continuare all'infinito. E ci sono dei plugin molto interessanti, che ho installato, e che non vedo l'ora di poter sperimentare in qualche modo. Insomma sono partita da un "oddio non ci capisco un kaizer" a "ok, proviamo a vedere cosa succede se faccio in questo modo. E non mi dilungherò su effetti come modificare i canali dei colori, le curve, le saturazioni e tante altre piccole cose tecniche che capirebbe solo chi fa grafica. Dopo un anno che mi ci picchio non posso dire di essere un'esperta ma neanche una neofita. I tutorial ci sono su youtube e pian piano cercherò di provarli nelle mie immagini. Quindi se volete tentare una sortita nel mondo grafico ma non avete un pc che vi supporta photoshop, mi sento di consigliare Gimp. Non è un programma user friendly - come non lo è nemmeno il programma di adobe - ma con un po' di tentativi e aggiustamenti si possono fare cose molto carine. E io non vedo l'ora di imparare. Lo trovate qui: Gimp download.

26 ottobre 2018

Parole per definire emozioni.

 
Torno alla cosa che mi interessa di più, il mio personale pallino. Chi ha seguito la Krishel's house, quei pochi che sono rimasti, sanno che ho un pallino particolare per le parole e la loro importanza. L'uomo che vi presenta questo singolare dizionario si chiama John Koenig - ok si chiama come il capitano di Spazio 1999 ma non è lui, ovviamente - e ha fatto un dizionario ( The Dictionary of  obscure Sorrows, che è anche un sito potete visitarlo cliccandovi sopra con il mouse) in cui ha creato delle parole per definire tutta quella gamma di emozioni umane per cui non esiste una parola. Sto sentendo già il brusio mentale delle persone che stanno leggendo - o almeno spero che ci sia qualcuno - e che pensa: non è possibile. Non esistono sentimenti per cui non abbiamo parola. Invece sì, è così. Ci sono tutta una serie di emozioni, di modi di essere tipico di questa buffa unità carbonio chiamata uomo per cui non esiste una specifica parola per questo. Perché è così importante trovare - o inventare - parole che ci diano la possibilità di esprimere qualcosa che abbiamo dentro? Perché è possibile che qualcun altro abbia provato la stessa cosa e non sia riuscito a farlo, proprio perché gli mancava la parola giusta. Le parole non solo formano il nostro cervello e il nostro modo di vedere il mondo (la tesi su cui gira l'intero film Arrival di Denis Villeneuve, nel caso non vi fosse ancora chiaro. - considerando quello che mi è capitato di leggere su facebook permettetemi di dubitare e di dirvelo a chiare lettere) ma pone una base comune di comprensione per tutti. Ancora non siamo arrivati alla lettura del pensiero, e sono parecchio scettica ma aperta sul fatto che in un futuro sia possibile. Quale mezzo migliore abbiamo, adesso, di accesso al cervello di un altra persona della parola? Ecco è questo. Le parole sono importanti, per citare il buon Moretti. Definiscono la nostra realtà ma soprattutto squarciano quel velo di impenetrabilità del pensiero umano di ogni singolo individuo creando un campo comune in cui incontrarsi. E chiudo dicendo: se davvero pensate che il linguaggio umano, la parola sia qualcosa di statico allora forse non avete idea di cosa stiamo parlando. La parola è viva e pulsante e muta esattamente come ha fatto il genere umano fino ad ora. Ha bisogno di una sua struttura logica condivisa per poter essere compresa ma non è statica, anzi. E' un po' come l'acqua. Trova sempre il modo per arrivare esattamente dove deve essere quando c'è bisogno di lei. Consiglio: guardatevi il video che è davvero illuminante. Ha i sottotitoli in italiano quindi può comprenderlo chiunque. Buona visione.

22 ottobre 2018

Farewell blog Krishel House? Maybe. Maybe not

Sto meditando se chiudere qui la mia avventura con i blog. La mia riflessione nasce da un post di Arwen Lynch in cui esorta i suoi lettori a non abbandonare i blog e dice peste e corna di facebook. Come ben saprete sono anche io in questo social network, anche se non avrete il profilo ed effettivamente porta via un sacco di tempo che potrebbe essere speso per scrivere un post. In realtà non è poi così tanto negativo perché ti tiene davvero in contatto con la gente che vuoi tu e, soprattutto, puoi discutere in tempo reale delle cose che ti appassionano. Questo inevitabilmente però si ripercuote sul tempo che ho da dedicare a questo posto che si riduce davvero al lumicino. Quando ho tentato la prima volta di recuperarlo, avevo detto che avrei parlato di un sacco di cose diverse. But.  Ci sono molte cose che mi scaricano e mi stanno facendo balenare l'idea di chiudere questo posto dopo più di dieci anni che gravito nel mondo blog. La prima è che mi occupo di un sito a carattere culturale: Over There. Io sono una delle due persone che si gestiscono tutto. Mi occupo di correzione di bozze, di impaginazione e troppo spesso - incredibile ma vero nel 2018 ci sono persone che non sono capaci di caricare su un sito una foto, figuriamoci poi metterla nel posto giusto all'interno di un articolo - devo io fare cose che invece sarebbero di competenza degli articolisti ossia caricare le foto, mettere i banner pubblicitari e molto altro ancora. Lo faccio ma preferirei non farlo, preferirei avere delle persone che, oltre che scrivere, sappiano anche fare il resto, in modo che l'unica cosa di cui mi debba occupare è pubblicizzare l'articolo. La seconda motivazione è che non riesco più a trovare gli stimoli giusti. Pensavo che trovare un video di qualcosa che mi interessava e farci un post con le mie riflessioni potesse essere abbastanza soddisfacente ma non lo è. E, come corollario, c'è il fatto che devi elemosinare i commenti. A parte la mia socia Silvia e un paio di altre persone, mie amiche, commenti zero. Una situazione frustrante, soprattutto se uno ne viene da una realtà come quella di Splinder che, nonostante i suoi "technical fuck ups", aveva costruito una sorta di comunità per cui, prima o poi, ti capitava di beccare qualche blog che non conoscevi e lasciare un commento, anche se si trattava di un perfetto estraneo e viceversa. La terza motivazione, ed è quello che mi fa perdere totalmente la voglia di scrivere un pezzo nel blog è che la gente non legge. Si ferma al titolo e alla descrizione aggiuntiva al massimo. Quindi come posso pretendere che qualcuno mi commenti, se nemmeno fanno lo sforzo di leggere? E il blog è fatto apposta per gente che ha il desiderio di leggere qualcosa di più lungo di un link volante o di un'immagine meme. Esistete ancora? Comincio ad avere qualche dubbio. Ho poca voglia di scrivere, pochi argomenti e quei pochi che ho me li tengo per il sito. Ma non sapete quanta voglia avrei di tornare a quegli anni in cui dovevo pianificare la pubblicazione dei post perché ne scrivevo a continuazione.  Ma il viaggio nel tempo non è possibile, se non nella fantasia e onestamente parlando non so più cosa fare per recuperare questo angolo trascurato.

1 aprile 2018

Fringe - What if....



Visto che non si riesce a trovare il modo di far ripartire il mio blog (e non starò a scrivere i motivi per cui questo succede. Sono imputabili un po' a me e un po' a cause esterne) alla fine decido che lo userò come deposito delle varie cose che scrivo e che rischiano di perdersi per strada. Una di queste è il brano che state per leggere, sempre che siate in pari con tutte le stagioni di Fringe. Altrimenti lasciate perdere. NON LEGGETE SE NON SIETE IN PARI CON LA SERIE. Capito? Diversi anni fa un sito che parla di serie tv ha lanciato un contest. What if. Ossia come immaginate il finale diverso da quello che è andato in onda. E se c'è una cosa che, chi mi conosce, sa alla perfezione è che penso che il finale di Fringe andato in onda non era quello previsto. Non era nemmeno lontanamente quello che doveva essere dopo i vari rimaneggiamenti e le scene rigirate all'ultimo momento perché, grazie a un giornalista che ha visionato in anteprima, sappiamo che mancano 20 minuti di girato - è stato detto all'epoca su twitter, un post che è misteriosamente sparito. Chissà come mai. La maggior parte di noi aspetta e spera che JJ, forte del potere che ha ora grazie a Star Wars, prima o poi faccia una cosa alla Cloverfield, in gran segreto - così nessun beota gli romperà le scatole con i propri deliri - e metta una pezza al disastro andato in onda la notte (per l'Italia) del 18 gennaio 2013. Ma se siete in pari con le 5 serie di Fringe... questo è il finale che la mia socia Silvia e io abbiamo pensato di scrivere. Avevamo anche un limite di parole. E' uno scritto di qualche anno fa. Stiamo ancora adesso dietro a teorizzare su cosa pensiamo sia accaduto. Siamo anche quasi riuscite a determinare chi era il fantomatico scienziato di Oslo. E su una cosa siamo d'accordo: Se volevate farci credere che Micheal era il vero bambino importante non ci siete riusciti. Non ce la siamo bevuta neanche un po'. Here, if you want, il nostro what if. L'immagine di copertina l'ho fatta io, by the way.

26 agosto 2017

Una vecchia tradizione della casa.

Rivive una vecchia tradizione di questa casa. Ossia: prendere spunto da qualcosa letto in un altro blog per farci un post. Era qualcosa che amavo parecchio quando stavo su splinder e mi piacerebbe ricominciare a farlo qui dentro. Così mi sono approfittato delle domande che ho trovato nel blog Vibrazioni Nell'etere e, per la precisione, il post Notes of Another, e risponderò scrivendolo nella mia casa.
  1. Che ruolo ha la musica nella vostra vita?
  2. Che tipo di emozioni cercate nella musica che ascoltate?
  3. Quali sono le caratteristiche di una musica che vi fanno dire "mi piace" o "non mi piace"?
  4. E, infine, se doveste indicare i 5 vostri autori preferiti di sempre e i vostri 5 album preferiti sia di quest'anno che di tutti i tempi, chi indichereste?
  1. Mi ha salvato la vita. E non scherzo. E' stata la mia compagna fedele praticamente da quando ho cominciato ad ascoltarla quando avevo all'incirca dodici anni. Adesso ne ho 43 fatevi un po' di conti. Mi sono aggrappata a lei nei momenti più difficili della mia vita, in alcuni frangenti mi ha aiutato a dormire, in altri a non impazzire. Non riuscirei a scrivere se non avessi la colonna sonora adatta. Molte delle parole, o interi capitoli, della saga di fantascienza che ho scritto li devo alla musica. Per cui direi che è importante. Non sono una musicista però. Non fa per me temo.
  2. Ecco questa è difficile da rispondere. Nel senso che temo di non essere abbastanza chiara nello spiegare che tipo di emozioni cerco. Qualcosa che mi commuove nel profondo ma che non sia così immediato o sfacciato nel farlo. Ecco perché per esempio amo alla follia gente come Einaudi o Max Richter oppure ancora Johann Johannsson e non Allevi per esempio, o perché io sia diventata fan di Peter Gabriel e mi piacciono solo alcune canzoni del collega Phil Collins. Cerco qualcosa che mi tocchi nel profondo, qualcosa a cui a volte devo dare la caccia e a volte no. Una sintonia particolare. Non credo di essere stata abbastanza chiara.
  3. La musica che mi piace è evocativa e ha una sua ricercatezza. Le mie orecchie riconoscono quando c'è un lavoro certosino dietro, qualcosa con dell'anima. Non mi piacciono le cose facili. Non mi piacciono i tormentoni estivi, la musica fatta apposta per... "ehi dobbiamo essere allegri per forza" oppure "devi per forza muovere il sedere e dimenarti come un beota" e chi se ne frega se il testo ha un senso o che altro. L'intelligenza dietro al brano composto, la sua complessità, la poesia con cui si rievoca qualcosa o si ritrae qualcosa (No way out di Peter Gabriel, è un esempio di perfezione in questo senso), la capacità di sfidarmi dell'autore, di propormi soluzioni che al mio orecchio suonano inusuali. Queste sono le cose che mi fanno dire: mi piace.
  4. 5 autori preferiti di sempre o di oggi. Difficile ma ci provo. Farò una cosa a metà dai. Peter Gabriel sicuro. Poi Brendan Perry dei Dead Can Dance, Patrick Watson - i suoi dischi sono veramente incantevoli - Olafur Arnalds compositore davvero meraviglioso e metto un italiano giusto perché, anche se sono più per la musica straniera qualche autore di casa nostra lo adoro: Fabrizio De André. Dimenticavo i 5 titoli... aiuto!! Facciamo che metto uno di ogni artista diverso anche se di uno in particolare, Peter Gabriel, ho il mio quartetto perfetto (PG III - IV - Passion - UP) Peter Gabriel 3° album Dead Can Dance Into the labyrinth Tool Lateralus Radiohead Kid A Depeche Mode Violator.
Non è stato semplice fare delle scelte. In realtà per i dischi potrei nominarvi altri che adoro. Chi ha letto il mio blog nel passato si è reso conto che i miei gusti sono eclettici e spaziano dalla new classica al metal. E' perché sono convinta che si riesce a trovare sempre qualcosa di interessante in musica, basta solo cercare. Un disco come Non Zero Sumness dei Planet Funk in teoria non dovrebbe piacermi visto è molto vicino alla mia odiata dance eppure lo apprezzo. Amo i Massive Attack - tranne il disco 100th windows celebrato da molti inspiegabilmente, per me - e ho scoperto da poco i Carbon Based Lifeforms. Come ho scoperto sempre da poco gente come Keith Keniff o i 3epkano.

25 agosto 2017

Anonimo? No grazie.


Mettiamo con ordine le varie e poche cose di cui voglio parlare in questo articolo. Ancora non capisco perché continuo a insistere nel voler gestire questo posto quando, chiaramente, non interessa a nessuno leggere tranne, ovvio, ai miei cari amici. Devo anche decidere che indirizzo dare in effetti. Potrei renderlo lo sfogatoio sulle stronzate che leggo e vedo su facebook. Sì, avete letto bene, sono su facebook e... no! Non vi do il mio account. Non voglio ritrovarmi con tremila richieste di gente con cui non voglio avere a che fare, e sono stata buona. La prima cosa di cui voglio parlare è che sto ripartendo da zero, o quasi, dopo anni di grafica con Corel Paint Shop Pro. Sto ripartendo con Gimp. La questione è semplice: su linux Corel purtroppo non gira, non esiste nemmeno un emulatore che rende compatibile il prorgramma per questo sistema operativo quindi faccio prima a imparare a usare questo nuovo, per me ovviamente, programma grafico sperando di riuscire ad arrivare a livelli quanto meno accettabili Magari a fine articolo vi posto una cosuccia che ho fatto. Niente di eclatante ma... ok. Ritorniamo a bomba. Se siete come me a contatto con i social network avrete senz'altro sentito parlare, o visto degli screen di Sararah. Come quello che io ho rimaneggiato con Gimp. Questa app è nata per essere impiegata in ambito lavorativo - dando uno strumento di valutazione anonima sulle persone - e, ovviamente è diventato altro. E' quel anonimo la parola chiave. Vi tolgo subito la sedia da sotto il sedere, caso mai vi facciate delle illusioni: non mi sono iscritta e non ho nessunissima intenzione di farlo. Semplicemente per un motivo: troppo facile tirare cattiverie in modo anonimo verso la gente. E' l'equivalente del mantello dell'invisibilità di Harry Potter. Potete tranquillamente prendere a pugni metaforicamente il vostro Draco Malfoy, senza prendervi la responsabilità di quello che state scrivendo. Grazie al fatto che viene garantito l'essere anonimo di chi scrive. E tanti saluti al principio: "Se hai qualcosa da dirmi, dimmelo in faccia." Io sono una persona adulta e ormai ho imparato a farmi scivolare di dosso certe cose. Mi metto però nei panni di un ragazzino, debole, privo di autostima, che cerca delle conferme anche attraverso programmi come questo. E poi dall'altra parte c'è il bullo, che gode nel prendere di mira il povero debole di turno. Con una app come Sararah ci va semplicemente a nozze. In un momento in cui, forse, c'è qualcosa da rivedere nel concetto di preservare la privacy e l'anonimato di una persona. Perché è giusto preservare i miei dati sensibili ma è sbagliato dal punto di vista etico, proteggere i vili che feriscono e inducono anime fragili al suicidio con la scusa "sono anonimo, nessuno saprà mai chi sono quando mi scaglio contro il debole." Invece di incentivare i piccoli cyber bulli senza palle con programmi che permettono sempre di più di commentare senza metterci la faccia o il nome, cominciamo a rivedere le basi. Ossia: cominciamo con lo smettere di minimizzare il bullismo con frasi del tipo: "sono ragazzate." Cominciamo a metterci dalla parte della vittima finendola con le accuse del genere: non si sa difendere. In un mondo civile e degno di questa definizione non dovrebbe nemmeno esserci il concetto della difesa da qualcuno o qualcosa, perché non dovrebbe nemmeno essere concepibile venire attaccati come prima cosa. Cominciamo ad educare al diritto e al rispetto della fragilità. Siamo tutti fragili e chi pensa di non esserlo è ancora più fragile delle persone che lo ammettono apertamente. Ma, soprattutto, cominciamo a educare e crescere degli empatici. Perché ce ne sarebbe un gran bisogno. Forse sono esagerata ma penso che per alcuni elementi di cui mi è capitato, purtroppo, di leggere i loro commenti illuminati avrebbero bisogno del trattamento dell'episodio di Ai confini della realtà chiamato l'uomo invisibile. Vi metto il video qui sotto. Guardatelo. Sono sicura che capirete al volo.