30 aprile 2006



Se vedete che mi dedico al blog con meno ispirazione del solito è perchè sono dietro alla preparazione per le celebrazioni di Beltane. Vi parlerò in anticipo di questa festa: Beltane, grande festa di Fuoco, è arrivata! Il fuoco che divampa nei falò accesi sulle colline, sulle spiagge lambite dal mare, dentro i nostri cuori, in cima alla timida candela accesa sul davanzale dell’appartamento di città è fuoco di amore, passione e ispirazione. Fuoco che divampa e produce. Non è come la calda brace che ci riscalda l’inverno o come la fiamma dell’incendio che lascia fredda e grigia cenere dietro di sé. Il fuoco dell’ispirazione è nutrimento per la vita. È forza che ci spinge al movimento; ci chiama fuori e riscalda il nostro cuore che ritrova l’amore. Il giorno di Beltane è festa di bellezza, di allegria e di manifestazione della sensualità. Si credeva anticamente che la rugiada del mattino di Beltane facesse fiorire la bellezza delle donne per tutto l'anno. I fuochi che ancora oggi accendiamo, celebrano il potere della vita e della fecondità della terra. L’obiettivo delle celebrazioni è quello di propiziare abbondanza, fortuna economica superiore, nella duplice natura materiale e spirituale. Beltane è la porta che si apre verso una consapevolezza maggiore, ma è anche la forza interiore che ci aiuta nel quotidiano. I giovani un tempo saltavano sopra il fuoco per propiziarsi la fortuna nella ricerca della sposa o dello sposo, i viaggiatori saltavano il fuoco per assicurarsi un viaggio sicuro e le donne incinte per assicurarsi un parto facile. Oggi si salta sul fuoco per ritrovare nuova energia, per portare positività dentro di noi e nella realtà che viviamo. E quindi a tutte le mie sorelle che festeggeranno nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio auguro un felice Beltane.



Le più grandi virtù: saper udire i segreti del mondo portati dal vento, aver la vista raffinata per vedere oltre l'apparenze, saper camminare con sicurezza sullla pelle di Madre Natura e solcare gli eventi con l'animo più leggero della piuma.

28 aprile 2006


Attraverso quella porta in quale arcana dimensione arriveremo? Approderemo ad una convenzione che nessuno ha mai accettato.

E' legge di natura: quello che sale prima o poi deve scendere. Dopo il brevissimo momento di esaltazione per aver visto l'Euroflora e per essermi dedicata una giornata solo per me ora sono in fase calante, priva di ispirazione insomma la solita ameba ambulante. Inoltre oggi c'è sciopero degli autobus e si che torno in treno a casa ma un pezzetto a piedi me lo dovrò comunque fare lo stesso. Il solito tran tran quotidiano: torno a casa, mangio quello che capita ossia un panino con il philadelphia al salmone e un pò di insalata. Stasera di nuovo insalata con forse surimi o forse no. Certo che se ci arrivo con questo stato d'animo a Beltane farei meglio a non celebrarlo nemmeno. Cos'è? Ve ne parlerò a tempo debito. Ho già l'articolo pronto. E lascio parlare le immagini per me oggi, visto che manco totalmente di ispirazione.

27 aprile 2006


Ho deciso che il post di Beltane lo rimando al 30. Cazzeggiando tra i blog linkati al mio, in totale mancanza di ispirazione, ho trovato una cosa davvero carina. Il blog è questo: http://lost-island.splinder.com/ e nel post di oggi... "Mi piace questa recensione di Up e quindi la inserisco:
E' un disco dalle tematiche profonde: si parla dell'essere umano dalla nascita, la crescita, la vita e la morte. Racconto svolto non solo attraverso testi profondissimi ma, soprattutto, reso vivo dalla musica. Toccante, persino struggente, come racconta di come ci si sente dopo che si è persi una persona cara descritto perfettamente nel trittico No way out/I grieve/My head sounds like that. La sua opera raggiunge la vetta delle vette con Signal to noise. E' la canzone che lui ha dedicato a Nusrat Fateh Ali Khan suo amico e voce eccezionale ma è anche una riflessione su come lasciare un segnale che possa durare e farsi sentire anche dopo di noi, anche dopo il rumore rappresentato dalla morte. E se non bastasse il tutto visionato e prodotto da Tchad Blake noto per la sua tecnica di produzione di musica binaurale che ha dato il suo tocco magico al disco rendendolo quasi come una creatura viva, che cambia ad ogni ascolto. By Darkerstar/Krishel" Grazie mille, non sai dell'enorme piacere che mi hai fatto. Darkerstar è uno dei nick con cui mi potete trovare in giro. E' il titolo del telefilm per cui Gabriel ha composto la base musicale che poi è diventata Darkness su Up e c'è una frase in quella canzone che mi rappresenta in pieno: "Don't mess with me my fuse is short" Non mi provocate perchè ho la miccia corta. Insomma checchè ne dicano i detrattori Up è un vero e proprio capolavoro, Peter Gabriel allo stato di grazia distillato puro a 100%. Quand'è che potremo sentire il nuovo disco? Mi sembra di essere in una vecchia pubblicità di un noto whiskey dove una tenera bottiglia chiede "sei pronto per me?". La botte risponde "è ancora presto". La bottiglia ribatte: "ma sono passati cinque anni!" e, sospirando, se ne va.

26 aprile 2006

Il video della canzone che ho messo in sottofondo si apre mostrandoci una bella donna che si reca in un tipico drugstore americano a comprare delle bottiglie di alcool. La marca non viene mostrata. Tornata a casa incomincia la discesa verso l'inferno. Le bottiglie d'alcool diventano sempre di più e il man mano che viene ingerito sempre più quel liquido maledetto, più lei si vuole abbruttire come se il dolore fosse così insopportabile da doverlo annegare. All fine sente l'esigenza di uscire da casa anche se si trova in uno stato pietoso, subito non sappiamo se lo fa per andare a cercare altri litri di quell'infernale intruglio. Cammina per le strade della città incurante del pericolo che potrebbe correre. Trova una panchina in un parco e li ci si sdraia con la faccia cotta dall'alcool. E' un video davvero angosciante e la canzone dai tratti blues non fa che accentuare la drammaticità delle immagini che la accompagnano.Ogni volta che vedo questo video rimango come paralizzata. A che abissi può arrivare un essere umano in preda alla disperazione...

24 aprile 2006

Ricordi in fiore




Questa foto non è stata scattata in un qualsiasi giardino nipponico, bensì alla manifestazione Euroflora che si svolge a Genova puntualmente ogni cinque anni. Ovviamente la vostra padrona di casa appassionata di fiori e di giardini non ha potuto esimersi dal visitare quest'esposizione. Vi trascrivo le mie segnazione che ho segnato a caldo su carta: "Euroflora è stato un vero e proprio spettacolo. Ho visto piante di tutti i tipi e di tutte le provenienze del mondo. Ho scattato all'incirca 65 foto. Ho visto la rosa mistica dall'incarnato soave e sublime. Ha vinto il concorso indetto dal Vaticano per eleggere la rosa più bella per dedicarla alla Madonna (una delle tante trasformazioni di Dea Madre Terra), ho visto il cedro "Mani di Budda": i suoi frutti crescono curiosamente molto similmente a una mano umana. Ho visto i mille papaveri rossi donati dalla Fondazione De Andrè come monito contro ogni violenza e ogni guerra. Hanno persino chiesto la collaborazione degli allievi della scuola d'arte per dipingere coprivasi splendi con su temi di fate dei fiori. E mi sono lasciata incantare dal "Teatro dei fiori" dove i più bravi compositori floreali si sono cimentati nell'arte difficile di ricreare opere di De Chirico.  Un'ideale anticipazione della mostra di Magritte che vedrò a Maggio. E tutto questo l'ho visto da sola. Ero io e solo io con i miei personalissimi tempi, la mia voglia di camminare, di giocare e illudermi di essere una piccola esploratrice in un immensa foresta fatta di luci, ombra, suoni (incantevole l'allestimento di un piccolo giardino Zen con tanto di tipiche campanelline con attaccati cartoncini scritti con ideogrammi vari), profumi e come corollario una giornata stupenda piena di Sole e della sottile e magica energia tipica della primavera. Sono stanca ma con il sorriso sulle labbra. Per un'impercettibile istante non mi sono più sentita sola. Era come se accanto a me ci fosse la presenza di mia madre. Lei che da sempre è stata appassionata di fiori e di piante e che solo il suo cuore malandato le avrebbe impedito di perdersi un'occasione simile. Era come se fossimo insieme, come ai vecchi tempi. Come a quell'edizione in cui ho dovuto convincerla a partecipare ad una gara di composizione floreale dove, con pochissimi fiori, ha fatto una splendida composizione. E lo speaker additandola diceva: "vedete a volte non servono molti fiori per fare una bella composizione". Come nella vita: quasi sempre le cose che riescono meglio sono quelle più semplici.

22 aprile 2006



Visto che mi trovo di nuovo in una di quelle giornate nerissime evito di ammorbarvi la giornata e vi parlo di un'iniziativa che una mia cara amica di Rieti sta organizzando e promuovendo: L'Associazione Musicale Poggio Bustone, in collaborazione con l’Etichetta Discografica Indipendente Song, di seguito denominata “Organizzazione” del Premio "Poggio Bustone", indice l’Edizione 2006 del “Premio Poggio Bustone" (di seguito denominato anche Concorso o Premio) dedicato alla Canzone d’autore. Il Concorso ha come obiettivo la valorizzazione delle capacità di artisti, singoli o gruppi, che siano meritevoli per le loro qualità musicali, artistiche, letterarie ed interpretative. L'Organizzazione, indice un Concorso canoro per nuovi talenti, interpreti e compositori, con brani editi ed inediti. Il concorso è aperto a tutti i generi musicali, solisti o associati in gruppi musicali (di seguito denominate Band). Per aderire al concorso, si richiede un'età minima di anni sedici.
Vi saranno quattro categorie di vincitori, come segue:
1) Premio speciale Dedicato alla Personalità artistica.
2) Primo, secondo e terzo classificato.

Il premio Speciale dedicato alla “Personalità artistica" è un'importante riconoscimento come borsa di studio del valore di € 500.00 ché verrà riservato all'artista che a parere della giuria, avrà rappresentato la propria polivalenza come performance, immagine, presenza scenica ed altro. Si tratta di una borsa di studio che permetterà al vincitore, di proseguire il percorso artistico che ha intrapreso.
Se siete interessati trovate il bando di gara e i moduli di iscrizione in questo sito: http://www.premiopoggiobustone.it/pagine/associazione.htm

21 aprile 2006

Oggi ho dovuto copiare le ennesime cifre per l'ennesiamo gara d'appalto.  Ho i numeri che mi ballano in mezzo agli occhi e ho fatto anche il mio solito errore. Io odio questo lavoro ogni giorno che passa eppure mi tocca dire che sono fortunata perchè ci sono delle persone che non hanno nemmeno quello che ho io. Sono queste le volte che mi verrebbe voglia di molalre tutto e mettermi a fare la cartomante o l'astrologa di professione. E' sicuramente più remunerativo. Sono certa che il giorno che mi decido davvero passerà una legge che proibirà il ricorso ad ogni tipo di divinazione. Si. Ne sono certa. D'altronde la prima e mitica legge di Murphy dice: se una cosa può andare male sicuramente lo farà. Però cerchiamo di vedere le cose positive: lunedì 24 sono di nuovo in giro per la città, una cosa che adoro anche se penso che farò meno della metà di ciò che devo fare. E' il lunedì prima del 25 aprile e dubito che troverò qualche ufficio aperto. Staremo a vedere. Mal che vada ho fatto un giro per la città. Odio starmene rintanata in un ufficio dove non vedo neanche l'ombra del sole. D'inverno andava bene ma adesso che c'è la bella giornata vorrei poterlo vedere e invece nulla...

20 aprile 2006

Oggi la vostra padrona di casa è andata in giro per il centro genovese. A cosa fare? Beh dovevo consegnare importanti documenti per l'ufficio. Già che c'ero ho fatto anche un salto in biblioteca. Praticamente ho fatto dalla stazione Principe a P.zza Brignole, in autobus ovvio, e poi da Brignole a P.zza Fontane Marose (bus + piedi) e poi da li fino a via Fieschi a piedi. Non avevo lo zaino pieno come in questa foto ma poco ci mancava. Un'insalata, un pacchetto di bocconcini di pollo da 6 e una coca cola light consumata al McDonald (lo so che cominciate a borbottare leggendo questo nome ma vi assicuro che se non sapete dove mangiare e non avete  voglia di farvi spennare come polli - e succede in ogni bar nella zona Via XX settembre o giù di li - quello è la soluzione migliore)  e una macedonia di frutta al bar della biblioteca Berio. Alla fine sono tornata a casa allo stesso orario in cui torno di solito ma con l'umore decisamente molto ma molto più alto. Mi chiedo perchè quello scriteriato del mio capo non abbia cercato il nuovo ufficio in centro. Ah si forse un motivo lo so: lì gli uffici costano cari come il sangue della Dea.

19 aprile 2006

Il disegno che vedete qui è stato realizzato da Francesca Da Sacco, una mia cara amica e fan di Peter Gabriel, diversi anni fa ed è finita come copertina del numero tre o quattro, adesso non ricordo con precisione, della newsletter semiseria chiamata Cynthia Rael. Dieci anni fa la vostra padrona di casa armata di fantasia, passione e pochissimi mezzi (una macchina da scrivere e qualche foto e disegni sparsi) ha creato una fanzine, una newletter molto scherzosa ad argomento Peter Gabriel costituita di soli sei numeri. Ho dovuto smettere per moltissimi motivi: primo rientravo a malapena delle spese delle fotocopie e della spedizione dei numeri; secondo avevo perso parecchi lettori; terzo andavo ancora a scuola e lo studio mi lasciava pochissimo tempo anche solo per un giornaletto come questo. Per i pochi numeri che abbiamo scritto Davide, io, Francesca, Roberta da Ferrara e molti altri, ci siamo divertiti davvero tanto. Come mai ve ne parlo adesso? Sto scannerizzando i sei numeri per poterli pubblicare come archivio nel mio gruppo di discussione su yahoo. In modo che i miei iscritti capiscano perchè l'ho chiamata così. Anni addietro mi ero promessa che, se mai fossi riuscita a mettere le mani su un pc avrei riprovato a farla uscire. Ma adesso in tempo di internet vale la pena di fare uscire una fanzine semiseria cartacea? Temo proprio di no. Mi rimarranno dentro i ricordi bellissimi di quei giorni, quando sognavo di poter diventare una giornalista musicale. La realtà ha deciso diversamente per me...

18 aprile 2006


Se vi faccio vedere questa foto cosa vi viene in mente? Vi do un suggerimento: fantascienza, mondi impossibili, scambio di genitori. Ok va bene vi dico io di cosa si tratta. Dagli anni 60 nelle tv andavano in onda delle serie di telefilm ad argomento fantastico che andavano sotto il nome di "Ai confini della realtà". La stagione a cui sono più affezionata è quella che andava in onda engli anni 80, veri e propri capolavori tratti dalla migliore narrazione fantascientifica dell'epoca. Ci sono degli episodi che mi rimarranno dentro nel cuore. Alcuni esempi? "Lo zoo dei bambini", "Tempo per leggere"(anche al contrario del protagonista avrei smosso il mondo per costruirmi gli occhiali giusti per leggere. Potete levarmi tutto ma non i miei amati libri), "Una questione di minuti" ma sicuramente ce ne saranno altri di cui non ricordo il titolo che ho visto. Per cui vi chiedo: li avete visti? E se si quali sono gli episodi che ricordate con maggior affetto? Parlatemene nei commenti, sono curiosa.  (Con questo articolo sto cercando di disinnescare la tristezza che mi pervade da ieri sera quando ho visto l'ennesimo lungometraggio di Miyazaki, ma questa volta davvero tristissimo. Forse ve ne parlerò, forse no) C'era un motivo per cui ve ne parlavo: il primo episodio del telefilm 4400 me l'ha ricordato tantissimo. Un applauso agli autori, siete stati davvero bravi.

17 aprile 2006




Sabato sera ho visto un'altro pezzo del mio archivio Miyazaki: Kiki consegne a domicilio. La storia è quella di una piccola streghetta che, compiuti tredici anni, va a vivere da sola in un altra città per iniziare il suo apprendistato da strega come vuole la tradizione della sua famiglia. C'è una bellissima riflessione di uno dei personaggi del lungometraggio sui vari talenti dell'uomo.  Accade quando Kiki, abituata da sempre a volare, perde questa sua caratteristica. Incontra sul suo cammino una pittrice che le rivela che ci sono momenti in cui anche lei entra in crisi. Non se la prende più di tanto, fa una passeggiata e prima o poi le ritorna il fuoco della pittura. Secondo questo personaggio esiste il sangue di strega, il sangue del pittore, il sangue del panettiere... Non vi racconto la fine per non rovinarvi il piacere della visione. E' un lungometraggio più convenzionale. Mi ha colpito un sacco quel discorso anche perchè è tutta la mia vita che passo a cercare di capire quale sia il mio talento senza ovviamente esserci riuscita. Davide continua a dirmi che il mio talento è quello di scrivere le poesie. Mah... mi piacerebbe trovare qualcosa che mi piace, mi viene bene e che in qualche modo posso farlo diventare un lavoro. Oddio una cosa ci sarebbe, però non so se ne ho il fegato.

16 aprile 2006




Questo che vedete qui sopra è un'altro dei miei esperimenti culinari in cui mi sono cimentata ieri. E' un tortino simil torta pasqualina alla genovese con ripieno di spinaci. Non è venuta poi malaccio visto che era la prima volta che lo facevo. Avrei dovuto solo metterci un pochino di sale in più o di formaggio in più nell'impasto. Ok vi do la ricetta:  ho messo a rosolare in una padella 10 cubetti di spinaci surgelati conditi con pochissimo olio, sale e uno spicchio d'aglio che va levato quasi subito. Gli spinaci praticamente si cuociono con l'acqua che esce fuori dal processo di scongelamento. Prima di fare l'impasto però comunque cercate di schiacciarli in modo che tutto il liquido venga fuori, deve essere tutto asciutto. Poi mescolate agli spinaci ricotta quanto basta (deve essere tutto bene amalgamato), tre uova intere, formaggio e noce moscata grattugiati. Come sfoglia per l'impasto ho usato quella già pronta ma se siete abili a fare la sfoglia sappiate che deve essere abbastanza sottile. Oliate la teglia ben bene, mettete il primo strato di sfoglia e poi sopra l'impasto. Fate dei buchi ogni tanto per metterci delle uova (io ne ho messe cinque) in modo che, nella cottura, diventano sode e ricoprite con una seconda sfoglia. La seconda sfoglia la sollevate in alcuni punti e ci soffiate con una cannuccia. A parte un piccolo lieve dramma, della serie il primo strato di sfoglia ho dovuto reimpastarlo perchè si era attaccato tutto al mattarello , non è venuto poi così malaccio. La prossima volta devo metterci o più formaggio o più sale. Uff non riesco mai a regolarmi con il sale, faccio le cose insipide.

13 aprile 2006

 


Questo dipinto si chiama "Conchiglie" ed è di Suzuki Kiitsu. Fa parte della copertina di un libro che ho cercato da anni e, più precisamente, da quando il Maestro della musica che vi ho fatto ben conoscere, ha parlato di haiku descrivendo una delle sue opere più belle e delicate: "Lead a normal life". Il libro in questione si chiama "L'eterno nel tempo" ed è a cura di Irene Iarocci. Ho scoperto che è la stessa che ha curato il libro "Cento haiku". La Dea benedica questa donna per averci introdotto in maniera sapiente all'interno della poesia giapponese. Dalle antiche, vaste raccolte del Manyoshu e del Kokinshu, ai liebi, mirabili haiku di Basho e Buson e all'ampio respiro metrico del Waka, fino ai moderni, a un Novecento che si rivela denso e smagliante quanto la grande letteratura narrativa del secolo: l'antologia curata da Irene Iarocci ci restituisce lo splendore di una poesia che non smette mai di essere grande nel suo lungo itinerario temporale: dal secolo 8° (il periodo Nara) fino ad oggi. Suddivisa secondo i grandi periodi che l'hanno cadenzata, sistemata in un preciso quadro storico-critico, la lirica giapponese è presentata in tutta la varietà delle sue forme, dell sue tecniche, e in tutta la sua ampiezza tematica: gli aspetti della natura (il passare delle stagioni, il mutare del tempo, la vita delle piante e dei fiori: un argomento molto presente); i commiati, le separazioni, i viaggi; l'amore in tutte le sue sfumature, ma soprattutto nel suo trascorrere e morire; il rituale, come momento sacro di contatto con la natura e l'eterno; il tempo, la vecchiaia, la morte (il sentimento della fine, del declino, dell'effimero è vivissimo nei lirici giapponesi). Un'incomparabile ricchezza di motivi e di forme, che è patrimonio e conquista di una grandissima civiltà letteraria.  Cos'è un haiku?  Con il termine haiku si intende un componimento breve di 5-7-5 sillabe privo di titolo, fiorito  anticamente in Giappone. In questa forma poetica si riflettono tipicamente l'amore della cultura nipponica per il minimalismo e per le cose asciutte e compatte (scrive, infatti, Sei Shonagon: "in verità, tutte le cose piccole sono belle"). Negli haikai il poeta diviene solo uno strumento e l'oggetto che anima il componimento diviene soggetto. Secondo Barthes lo haiku non descrive, ma si limita ad immortalare un'apparizione, a fotografare un attimo ed è per questo che tra le sue peculiari caratteristiche troviamo la brevità, la leggerezza e l'apparente assenza di emozioni secondo i canoni del buddhismo zen. L'unico elemento che presagisce al sentimento che pervade un haiku è il kigo, una parola che per metonimia indica la stagione a cui si riferisce la poesia e che ci fa immergere, almeno in parte, nell'atmosfera descritta nei versi. Come l'alternarsi delle stagioni, anche queste brevi poesie annoverano temi contrastanti fra loro come il mistero (yugen), la povertà (wabi), l'instabilità (aware) e l'isolamento (sabi).  In una delle mie vite precedenti devo essere stata giapponese. Si spiegherebbe così la mia passione per il sushi e l'insolita abilità a maneggiare il cibo con le bacchette.    (oggi la vostra Krishel sta appena appena meglio. Questo fino alla prossima crisi...)

12 aprile 2006

"il sogno è un altro mondo in cui guardare
qualunque terra si può fare mare
non c'è un posto migliore in cui sognare


così insegniamo ai più pesanti a mettere le ali
ricordiamo ai parlamenti di mettere le ali
invitiamo gli insegnanti a mettere le ali
non è mai troppo tardi
non si è mai troppo vecchi


per insegnare agli elefanti a mettere le ali
per ricordare ai musicanti di mettere le ali
per invitare tutti quanti a mettersi le ali" Nicolò Fabi



La canzone non è un gran che ma fa comunque riflettere. Chi sarebbe disposto a insegnarmi a mettere le ali e, soprattutto, una volta che le ho messe, insegnarmi anche a non lasciarmele tarpare? O, peggio, insegnarmi a non farmi catturare e imprigionare in una gabbia di cui sono la vera e sola carceriera? Il mio umore di ieri non è migliorato molto. I pensieri che vi ho espresso sono solo la punta dell'iceberg che costituiscono la mia depressione cosmica. Molti amici telematici mi hanno esortato a parlarne e quando mi chiedono il perchè di quello che ho dentro non so cosa rispondergli. Davvero. Comincio a raccontare quello che ho vissuto, le cose che ho visto anche solo l'anno scorso... non lo so. Mi sembrano parole al vento, parole che dico per giustificare la mia malattia. L'unico vero motivo è che dentro di me, dentro il mio cervello qualcosa è andato storto soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti ormoni della felicità. Questa è solo un'ipotesi visto che ho una paura folle di andare da un medico competente per farsi degli esami approfonditi. Non ho voglia di dover affrontare quell'idiota del mio medico di famiglia che ha sempre bollato il mio stare male come quisquilie. Semplicemente perchè sono giovane. Forse se fossi vecchia avrei più considerazione da lui. Forse. O forse mi imbottirebbe di tranquillanti come ha fatto nell'ultima fase di vita di mia madre... Dovrei smettere di scrivere quando sono in questa fase. Grazie a quelli che hanno commentato: mi avete strappato un mesto sorriso. Non è molto ma non è neanche poco.

10 aprile 2006

Questo che vedete qui accanto è il ibro che sto leggendo in questo momento. Fa parte di una di quelle scoperte fortuite che mi capita ogni tanto di fare nelle biblioteche, quando meno me lo aspetto. La trama: È un pomeriggio d'estate, verso la fine dell'era Meiji (1912 circa), nel quartiere dei piaceri di Osaka. Nella stanza d'ingresso della rinomata casa da tè Tsuijiiro, una bambina di incantevole bellezza ha appena finito di danzare sul pavimento di terra battuta. È arrivata in risciò, in compagnia di un uomo che, durante il percorso, non ha fatto altro che celebrarle le virtù delle maiko, le allieve-geishe, che indossano "meravigliosi kimono", hanno "tutto il denaro che vogliono", "infilano anche dieci anelli alle dita" e "gustano i cibi più prelibati". Sotto lo sguardo attento delle geishe, riccamente abbigliate nei loro sgargianti kimono, la bambina ha mostrato tutte le sue incerte e acerbe movenze, e ora vorrebbe soltanto scappare da quel luogo, allontanarsi al più presto dalla casa da tè. I suoi occhi sono rivolti all'ingresso quando, all'improvviso, la stanza è invasa da "una splendida ondata di colori". Una maiko, con un kimono dalle lunghe falde che sembra un "meraviglioso mazzo di fiori", e spilloni d'argento che le pendono dai capelli e scintillano come se concentrassero "ogni raggio di luce", è apparsa sulla soglia… Così, apprendiamo dalle pagine di questo libro, ha inizio l'irripetibile vita di Tami: da un'apparizione fatale che la spinge irrefrenabilmente a desiderare di essere una maiko e, dopo essere stata acquistata dalla più famosa okiya (casa di geishe) di Kyoto, a diventare una delle più ricercate geishe giapponesi, ammirata e amata da nobili, industriali, uomini politici.  Romanzo che ci conduce nelle stanze segrete dell'animo femminile, là dove la "virtù" contempla anche il coraggio della trasgressione e la forza di imporre il desiderio, La virtù femminile ci restituisce anche, attraverso la narrazione della vita di Tami, l'irrisolto conflitto tra tradizione e modernità che ha caratterizzato, e seguita tuttora a farlo, il Giappone moderno. Tami ama i kimono dalle falde larghe che si agitano "come una marea che si ritiri da una spiaggia", ama truccarsi come "una marionetta del Bunraku" e ubbidire ai riti più sottili dell'arte di essere una geisha, ma non esita a fuggire con il suo amante a Hollywood, a vestirsi all'occidentale, a gettarsi tra le braccia di una giovane ereditiera americana, a invaghirsi di un giovane studente a Parigi e, infine, a ritirarsi in un piccolo tempio tra i boschi di bambù di Saga e, col nome di Loto della Saggezza, condurre una rigorosa vita monacale e lasciare ancora nutrirsi alla fiamma del desiderio soltanto i suoi bellissimi occhi.

8 aprile 2006

Nel 2019 la Terza Guerra Mondiale è appena terminata: le grandi città del mondo sono state messe a dura prova dalle nuove armi di distruzione su di esse sperimentate durante il conflitto. Nella megalopoli di Neo-Tokyo, la rinascita dopo la guerra non è facile: la città è un gigantesco mostro urbano in cui smisurati palazzi e frastornanti neon si alternano a quartieri devastati e in rovina. E' proprio in questi recessi malfamati che assistiamo alle scorribande della gang di motociclisti capeggiata dal giovane Kaneda. Inizialmente Kaneda e i suoi amici sembrano solo violenti teppisti di periferia impegnati a lucidare le loro futuristiche moto, a dare sprangate in testa ai rivali ed a prendere in giro il più piccolo della banda, Tetsuo. Ma le cose cambiano quando un inquietante bambino dai lineamenti stranamente invecchiati compare all'improvviso in mezzo alla strada su cui sta passando in moto il giovane Tetsuo: un incidente, un'inspiegabile esplosione, ed ecco che tempestivamente giunge un grande spiegamento di forze armate a "requisire" Tetsuo ed il bambino. Evidentemente c'è sotto qualcosa, tanto più che poco prima avevamo visto quello stesso bambino fuggire inseguito dalla Polizia, e reagire manifestando uno spaventoso potere che aveva fatto letteralmente andare in pezzi vetri, auto e palazzi. Il mistero si infittisce quando Kaneda e i suoi compagni scoprono che Tetsuo è tenuto in isolamento. Frustrato e confuso di fronte alla mancanza di informazioni sull'amico, Kaneda riuscirà a scoprirne di più grazie all'aiuto di Kay, una ragazza dai molti segreti, appartenente ad una sorta di gruppo di ribelli che si oppone alle segrete trame dell'Esercito e del Governo. Ma quali segreti, quali progetti si stanno sviluppando nei laboratori top-secret di Neo-Tokyo? Il mistero è tutto da scoprire, e la storia prende una piega ancor più inquietante e drammatica quando Tetsuo ricompare, confuso e diverso dal solito, preda di frequenti visioni e improvvisi, lancinanti dolori. Il piccolo Tetsuo è cambiato; il suo futuro sarà segnato dal dolore, dalla follia, dal delirio di onnipotenza, dal potere smisurato, dalla mutazione fisica, dalla distruzione. Il ribaldo Kaneda imparerà la virtù e il coraggio, trovandosi di fronte ad eventi apocalittici in cui dovrà fronteggiare vecchi amici divenuti nemici di tutta l'umanità. Insieme alla coraggiosa Kay, farà luce sugli atroci misteri custoditi nelle viscere della città, e conoscerà la verità su Akira, fulcro di tutto il progetto. Ma basterà questo a salvare la città, e il mondo intero? Ho prova a vedere questo anime spnta dalla fama di titolo cult che ariegga e non solo non ci ho capito assolutamente nulla ma mi sono perfino addormentata. La trama a vederla non è così lineare come scritto prima e ci sono dei punti decisamente oscuri. Secondo me l'autore ha mischiato troppe carte in tavola, troppi argomenti da trattare in una volta sola. Mischia una ipotetica terza guerra mondiale, una feroce critica aigovernanti di tutto il mondo, una storia sulle mutazioni genetiche, sui poteri extrasensoriali e alla fine sulla composizione del cosmo. Volendo si potrebbe anche cercare di mischiare tutti questi ingredienti ma poi bisogna avere un minimo di talento per saperli gestire. Ed è quello che è mancato in questo anime, secondo me.

7 aprile 2006

E poi non dite che non penso ai miei lettori. Ieri vi avevo parlato della mostra di Magritte a Como? Immagino che un lettore occasionale potrebbe anche chiedersi: chi è questo Magritte? Tranquilli ci pensa la vostra padrona di casa a togliervi i dubbi. Il pittore belga René Magritte (1898-1967) è tra i pittori surrealisti più originali e famosi. Dopo aver studiato all’Accademia di Bruxelles, i suoi inizi di pittore si muovono nell’ambito delle avanguardie del Novecento, assimilando influenze dal cubismo e dal futurismo. Secondo quando egli stesso ha scritto, la svolta surrealista avvenne dopo aver visto il quadro di De Chirico «Canto d’amore», dove sul lato di un edificio sono accostati la testa enorme di una statua greca e un gigantesco guanto di lattice. Nel 1926 prese contatto con Breton, capo del movimento surrealista, e l’anno successivo si trasferì a Parigi, per restarvi tre anni. Dopo di che la sua vita artistica si è svolta interamente in Belgio. Magritte è l’artista surrealista che, più di ogni altro, gioca con gli spostamenti del senso, utilizzando sia gli accostamenti inconsueti, sia le deformazioni irreali. Ciò che invece è del tutto estraneo al suo metodo è l’automatismo psichico, in quanto egli, con la sua pittura, non per vuole far emergere l’inconscio dell’uomo ma vuole svelare i lati misteriosi dell’universo. Ed è proprio su questo punto che la sua poetica conserva lati molto affini con quelli della Metafisica. I suoi quadri sono realizzati in uno stile da illustratore, di evidenza quasi infantile. Volutamente le sue immagini conservano un aspetto "pittorico", senza alcuna ricerca di illusionismo fotografico. Già in ciò si avverte una delle costanti poetiche di Magritte: l’insanabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione. E spesso il suo surrealismo nasce proprio dalla confusione che egli opera tra i due termini. È il caso del quadro «Ceci n’est pas une pipe», dove una riproduzione perfetta di una pipa è accompagnata dalla scritta "questa non è una pipa". L’iniziale mistero di una simile incongruenza va ovviamente sciolto nella constatazione che un quadro, anche se rappresenta una pipa, è qualcosa di molto diverso da una pipa reale. In altri quadri Magritte gioca con il rapporto tra immagine naturalistica e realtà, proponendo immagini dove il quadro nel quadro ha lo stesso identico aspetto della realtà che rappresenta, al punto da confondersi con esso. Di notevole suggestione poetica sono anche i suoi accostamenti o le sue metamorfosi. Combina, nel medesimo quadro, cieli diurni e paesaggi notturni. Accosta, sospesi nel cielo, una nuvola ed un enorme masso di pietra. Trasforma gli animali in foglie o in pietra. Il suo surrealismo è dunque uno sguardo molto lucido e sveglio sulla realtà che lo circonda, dove non trovano spazio né il sogno né le pulsioni inconscie. L’unico desiderio che la sua pittura manifesta è quello di "sentire il silenzio del mondo", come egli stesso scrisse. In ciò quindi il surrealismo di Magritte si colloca agli antipodi di quello di Dalí, mancandovi qualsiasi esasperazione onirica o egocentrica. E' proprio questo che mi piace di magritte, la ricerca di una visione del mondo diversa da quella solita e convenzionale.  Torniamo a noi, sempre che ce l'avete fatta ad arrivare in fondo. L'articolo precedente l'avevo scritto all'una di notte per cui in realtà era del giorno prima. Siete stati fortunati non avete visto il mio umore di ieri che era più nero della pece. Avrei scritto cose terribili su di me e sulle persone che stanno accanto a me. Ve le ho risparmiate ma questo non vuol dire che non le penso più. Stamattina sono in coma, ci ho messo più del dovuto a scrivere l'articolo di oggi e quindi avrò meno tempo a mia disposizione per fare lo scanner della mia vecchia fanzine. Un giorno vi racconterò di quando questa povera pazza ha creato una fanzine durata la bellezza di sei numeri. Ma questa è un'altra storia...

6 aprile 2006



Panda di tutto il mondo, unitevi. A volte girando per internet si fanno delle belle scoperte e riesci a vedere le persone da un'angolatura diversa dal solito. Ovviamente questo non ha modificato per niente la mia opinione nè la stima. Maggio sarà un mese cruciale per la vostra padrona di casa. So già che vi starete chiedendo, perchè? Ve lo dico subito: il 24 maggio 1986 è uscito So. Questo è il disco che ha segnato la mia vita. E' il disco con cui ho conosciuto Peter Gabriel, il disco da cui tutta la mia passione è partita. Si da il caso che quest'anno sia il 20° anniversario di quell'uscita. Vent'anni di passione pura e limpida, vent'anni fatti di dischi, attese interminabili, concerti, amici conosciuti tramite lettere e persi per strada (mai fidarsi delle Poste Italiane..) e amici conosciuti via internet. Una fanzine fatta con molto divertimento ma durata pochissimo - come per tutte le belle cose, una-due-tre mailing list. E la sua voce, una voce unica, un'artista irripetibile, una mente geniale. Vi chiederete anche come intenderò festeggiare questa ricorrenza. Sarà una festa in due tempi. La prima è realizzare un mio sogno di sempre ossia vedere dal vivo i quadri di Magritte. C'è una sua mostra a Como fino al 16 di luglio e, riuscendo per la prima volta a stupirmi dopo un sacco di tempo, Davide ha proposto di andarla a vedere e prendere l'occasione di farci un weekend sul lago. La seconda tappa dei miei festeggiamenti sarà a giugno. Per ora di certo c'è solo una cosa: Peter Gabriel farà un'apparizione nel Mandela festival a Firenze l'11 di giugno. Ovviamente la vostra padrona di casa ci sarà. Che la Dea mi assista quel giorno, che metta a dormire i miei dolori di schiena e che mi faccia reggere la giornata. Sarà una vera prova. Ma per Mastro Gabriel si fa questo e altro.

5 aprile 2006


Ci sono cose per cui non riesco ad entusiasmarmi, è più forte di me. Ho appena letto, in uno dei blog di cui ho messo il link qui, che il fratello dell'autrice sta per avere un bambino. Ecco io di fronte a queste notizie non so come comportarmi. Non riesco a provare tutto questo entusiasmo. Sta nascendo un nuovo essere umano. E allora? Un'altro qui sulla Terra, come se non fosse già sovraffollato questo povero pianeta. L'assurdo che mentre qui ci sono delle coppie che fanno salti mortali per avere dei figli (ho sentito i racconti agghiaccianti di quello che è capitato ad Alessandra Casale per avere sua figlia. Se non vi ricordate chi è vi rinfresco subito la memoria: anni e anni fa conduceva sulle reti Mediaset una meravigliosa rubrica dedicata ai libri. Molte delle mie letture le devo a lei)in altri angoli del mondo vengono naturalissimi. Peccato che poi non hanno di che nutrirsi, non hanno una casa, dei vestiti, un istruzione decente, finiscono in mano a pedofili etc etc. Sono sempre stata dell'idea che prima di mettere al mondo una nuova creatura bisognerebbe prima riuscire a sistemare le migliaia di bambini che già esistono e che soffrono. L'apice del non entusiasmo poi l'ho provato una famosa Pasqua in cui, per il senso del dovere, sono stata trascinata da mia madre ad un pranzo dai miei parenti, gli stessi con cui ho litigato. Stavo malissimo, avevo un brutto raffreddore ed ero nera perchè mia madre era più in apprensione per il fatto che lo attaccassi ai figli di mio cugino, che in quel momento detestavo cordialmente, piuttosto che preoccuparsi della mia precaria salute. Però ho sfruttato come arma a mio vantaggio lo stesso senso del dovere per sgattaiolarmene a casa di Davide dove mi sono sfogata giocando ad Unreal Tournament a sparare agli alieni. E menomale che esistono questi videogiochi perchè se avessi avuto in mano un'arma quel giorno avrei sicuramente ucciso qualcuno. Forse è proprio da quella famosa Pasqua che mi sono guadagnata la fama di persona fredda.

4 aprile 2006


Da una settimana a questa parte ho scoperto un nuovo cartone animato ad argomento magico. E secondo voi me lo sarei perso? Ma figuriamoci.  Allora le protagoniste principali di questo cartone le vedete li sopra e si chiamano Trollz. Un look moderno dove creature dai capelli selvaggi, che riportano a noi certe acconciature anni '50, le Trollz sono un gruppo di ragazzine che vivono in un mondo spettacolare fatto di orchi, gnomi, dragoni e un pizzico di magia - ma che hanno gli stessi problemi delle adolescenti di tutto il mondo: ragazzi, brufoli, vestiti, soldi, scuola e cercare di capire come possa essere crescere come creature magiche.  Per il resto non ho proprio niente da raccontarvi. Sono di pessimo umore, stanca di vivere la vita in generale e questa in particolare, ho un mal di schiena allucinante e vorrei dormire per non svegliarmi mai più. Sono in fase o fermate il mondo voglio scendere oppure occhio che se avessi un mitra o un sacco di bombe a disposizione farei saltare un casino di persone. Inoltre devo occuparmi di tante cose burocratiche che, se fosse per me, le lascerei a qualcun altro. Odio il mio lavoro, odio le scartoffie, odio me stessa e la vita che sto facendo. Odio la mia totale pigrizia, no. Non è semplice pigrizia è mancanza di stimoli, mancanza di qualsiasi spinta propulsiva che incoraggi a prendere in mano la mia vita e me stessa e portarmi a scoprire come farla brillare e renderla un qualcosa che sia degna di essere vissuta. Sono un vegetale umano. Oggi mi piglia così. Malissimo. Sono bene accetti insulti, improperi, scrollate brutali, urli e consigli psicologici che ovviamente non seguirò. E se avete del Prozac o qualsiasi psicofarmaco a disposizione è ben accetto anche quello...

3 aprile 2006

Oggi per poco non mandavo a quel paese la dietologa. Allora la notizia buona è che la dieta sta funzionando e ho perso dieci chili da quando l'ho iniziata. Secondo la dietologa io dovrei prepararmi il sugo senza fare il soffritto. Mi dite come diavolo si fa? Non è possibile. Inoltre sempre secondo questa brava personcina dovrei fare due sughi separati, uno per me senza soffritto, e uno per mio fratello. Eh si così lavo il doppio delle pentole. Ma per chi mi ha preso per la bella lavanderina? Continuo a seguire l'alimentazione che sto facendo adesso. Tanto funziona. Con qualche piccolo accorgimento, aggiungerò del pesce di tanto in tanto. Di quello già surgelato a tranci. Vediamo cosa riuscirò a combinare... A parte quello la mia schiena si è svegliata nuovamente per cui sono a letto. Ieri sera Davide e io abbiamo visto "Gli Incredibili". Bellissimo lungometraggio della Pixar. Il mio personaggio preferito ovviamente è Violetta una ragazzina con i capelli neri lisci, molto timida e insicura di sé, che ha il potere di rendersi invisibile e di proteggersi con un campo di forza.  Peccato che però a lei riesce il processo di rivalutazione di se stessa.  Comunque a parte questo guardatevelo perchè ne vale la pena. E poi la perla è alla fine, da morir dal ridere.

1 aprile 2006

Gli esseri umani finalmente hanno trovato un modo sano e indolore per dirimerele loro annose questioni: le religioni misogine e che reprimono la sana libertà umana verranno dichiarate fuorilegge. Le persone colte in fragranza di reato subiranno un trattamento rieducativo. Tutte le questioni economiche verranno risolte. Non dovranno più esistere individui che non hanno di che sfamarsi o dei vestiti o un tetto sopra la casa. Verrà garantita un minimo di risorse per vivere in maniera decorosa. I bambini saranno figli di tutti: ogni adulto sarà chiamato a contribuire al loro mantenimento, sviluppo, educazione e altro. Tuttigli animali saranno liberi di vivere nel proprio ambiente, curati, nutriti e rispettati dagli esseri umani. La caccia sarà ammessa solo per quanto riguarda il procacciamento di cibo e non per sport. La medicina sarà dedicata alla cura delle malattie e della persona. Ognuno avrà diritto alle migliori curi possibili e disponibili dalla moderna tecnica. Il compito della scuola sarà quello di fare in modo di crescere delle persone sane, intelligenti, con una cultura media elevata ed incentivare il personale talento dell'individuo. Peter Gabriel il prossimo anno farà un nuovo disco che si chiamerà I/o. Ovviamente la vostra padrona di casa l'ha già sentito ora ed è stupendo. Inoltre annuncio che ho trovato un lavoro degno di questo nome e che mi permette di mantenermi. E' un lavoro flessibile che mi permette di tanto in tanto dei bei viaggi. E' a contatto con il pubblico e più che un lavoro è una gioia. Ho finalmente capito il senso della mia esistenza qui e ora e sono una persona felice e pienamente realizzata. Inoltre annuncio che tra due anni Davide e io ci sposeremo. Stiamo ancora cercando la casa. In fondo al mar In fondo al mar Tutto bagnato è molto meglio Credi a me..