1 agosto 2006



Inizio l'articolo di oggi augurando a tutti i miei fratelli e le mie sorelle di magia un buon Lughnasad.  Nel pieno della manifestazione materiale della natura, del calore del Sole e sotto la Luna del Raccolto, si svolgevano in Europa le feste del grano. Il periodo è quello a cavallo fra i mesi di luglio ed agosto. Lughnasadh è la festa celtica che dà il nome ad uno degli otto passaggi della Ruota dell'Anno.Ma il grano veniva festeggiato in tutte le culture: “Misteri iniziatici come quelli di Eleusi ad esempio, che avevano proprio il chicco di grano come simbolo di morte e rinascita al centro, venivano probabilmente celebrati fin dal neolitico, anche se altrettanto probabilmente erano presieduti da divinità femminili quali la ‘dea uccello’, di cui sono state rinvenute numerosissime raffigurazioni, o le più celebri Demetra e Persefone. Il chicco di grano dell’ultima spiga del raccolto rappresenta simbolicamente lo spirito della divinità del grano che si sacrifica e che giacerà nel freddo grembo della Madre Terra per tutto l’inverno, in modo da assicurare così un nuovo raccolto.”C’è in questa festa di prosperità e convivialità una nota di riflessione: le giornate hanno già invertito l’equilibrio e il buio della notte sta sopravanzando sulle ore di luce; mentre si celebra l’abbondanza, si prende atto del ciclo delle stagioni che si rincorrono e si mette da parte una porzione di grano per le semine: sono i chicchi che si sacrificano per seminare il nutrimento del futuro. Si dimostra, con questo atto di responsabilità, di essere ben coscienti che lavoro, fatiche e attese si ripresenteranno con il cambiare delle stagioni e che i festeggiamenti collettivi che caratterizzano questa festa sono un ringraziamento per il compimento di un’opera che in sé non può trovare mai la fine, che si rinnova continuamente. È il mistero della vita, dei suoi ritmi. In questo periodo, il medesimo in cui possiamo osservare, nella volta celeste, Vega e Altair, tra il 31 Luglio e il 2 Agosto l’ultima festa del fuoco, Lughnasad rappresenta un momento di grande intensità per i popoli che vivevano di agricoltura: il momento della mietitura del grano poteva significare abbondanza o carestia per l’anno a venire. Lughnasad era la festa più popolare e più sociale, a cui partecipavano proprio tutti, perfino le tribù in guerra, che facevano una pausa di due giorni. La tregua era propizia per banchetti, giochi, corse di cavalli, scambi commerciali, per ascoltare poeti e musicisti in gara tra loro. Inoltre si celebravano matrimoni, spesso per legalizzare la situazione delle coppie che avevano partecipato ai fuochi di Beltane, alle quali gli dei avevano concesso il dono di una nuova vita. A Lughnasadh quindi la gente si riuniva per svolgere tutte quelle attività che richiedono ampia partecipazione sociale: era un momento di grande convivialità. Le persone che si erano riunite per collaborare alla mietitura, lavorando a grandi squadre, a turno, nei campi coltivati dall’una o dall’altra famiglia, ora si riunivano tutte insieme per ringraziare, riposarsi, godere della reciproca compagnia, sviluppare i legami sociali, dirimere le questioni di comune interesse, compresa l’amministrazione della giustizia. Nel nostro tempo la festa coincide generalmente con l’inizio delle ferie estive, la pausa più importante di riposo annuale.
In effetti anche nella società odierna è un periodo maggiormente dedicato alla convivialità; se alcune delle antiche attività ormai le svolgiamo nel corso dell’anno (contratti, giudizi ecc.) è di solito proprio in agosto che riusciamo a dedicare del tempo agli amici, alla famiglia e allo sport e ai divertimenti. Abbiamo più tempo per stare con gli altri, le persone che amiamo oppure intrecciare nuove amicizie, spesso nuovi amori… Ed in ogni città e paese, ormai, viene programmata una serie di manifestazioni estive che comprende spettacoli, concerti e gare, spesso all’aria aperta, sotto il fresco serale del cielo stellato. Solo pochi di noi partecipano al rito della mietitura (che nelle campagne continua a conservare la sua aura di sacralità, anche se più sommessa perché, grazie al progresso tecnologico, meno condivisa) ma comunque, per quasi tutti noi, l’anno di lavoro si conclude qui e si stempera in questa pausa estiva di riposo. È dunque tempo di godere dei propri sforzi, mentre ci si concede un sano ozio ristoratore, e fare serenamente un bilancio del raccolto personale, osservare quanto di buono si è prodotto, mettere da parte l’esperienza migliore per farla rigermogliare nel prossimo raccolto. Nell’immaginario collettivo le vacanze sono il momento in cui ci si concede molto, sia in termini di godimento personale che di scambio e di rigenerazione. Le attendiamo lungamente e vagheggiamo di tutte le cose che riusciremo a fare e spesso rimandiamo ad esse il momento in cui concederci ciò che desideriamo. Salvo poi scontrarci con la realtà… A chi non è capitato di arrivare all’agognata data della partenza per il mare, i monti (o dovunque il desiderio lo ha portato) per rendersi conto di essere ormai così stanco e prosciugato da non riuscire altro che a lasciarsi andare, dormire, fermarsi? E allora si sviluppa il rimpianto che in quei giorni tanto sognati (che sembravano un lungo periodo, visti in prospettiva) ora sfuggano via veloci sulle pagine del calendario, senza che riusciamo a rallegrarli con tutte le attività progettate, senza che riusciamo a trovare l’energia per vedere e godere della compagnia di tutte quelle persone con cui durante l’anno ci siamo ripromessi “Quest’estate, insieme, faremo…”. Nel moderno occidente non dobbiamo essere molto saggi se questa verità ogni anno ci sorprende, quando addirittura non ci spiazza o ci delude. Gli orientali probabilmente la sanno più lunga di noi: secondo la cosmogonia taoista, in Cina, la stagione estiva si divide in due fasi, estate e tarda estate. L’estate corrisponde all’elemento Fuoco e la tarda estate corrisponde all’elemento Terra che però, ha momentaneamente, esaurito il suo ciclo dopo l’ultimo raccolto. La terra arsa e brulla, si riposa in una morte rigeneratrice, dopo il raccolto e poco prima di una tarda semina più o meno in settembre, considerata punto di congiunzione tra estate e autunno. In effetti anche per noi il periodo dopo il raccolto, è un periodo di morte simbolica e reale: la mente ed il corpo, hanno un momento di disgregazione: quasi nessuno (salvo i giovani che hanno forti capacità di recupero) riesce a stare bene nel periodo in cui, per convenzione sociale, si “dovrebbe” stare bene. Sono tempi esterni, dettati dal mondo e dai ritmi del lavoro: nei ritmi interni... la terra è arsa, brulla: ha dato tutto quel che poteva dare... che ci aspettiamo ancora da noi stessi, se non un riposo pre-morte? Se riusciamo a prendere atto in anticipo di tutto questo, possiamo progettare il nostro riposo estivo con un’iniziale pausa di recupero delle energie. E possiamo progettare di concederci anche l’ozio come simbolo di moderna prosperità, senza doverlo per forza riempire a tutti i costi con tutto quello che non siamo riusciti a fare nel corso dell’anno. Possiamo quindi selezionare le cose da fare e le persone con cui condividerle, scegliendo il meglio e quello che ci dà più piacere, senza strafare, ma godendo più della qualità che dell’eccesso delle attività e degli incontri. In questo modo l’abbondanza della stagione si concentra nella qualità del riposo che porta rigenerazione. I contatti umani ridiventano vivificanti e il piacere della compagnia onora lo spirito conviviale di Lughnasadh. Come sempre è una questione di consapevolezza: la Ruota che gira ci dà delle indicazioni, così come la tradizione… ma solo noi possiamo sapere cosa è giusto e adatto in questo o quel momento per il nostro cammino. A buon conto, quale che sia il nostro stato energetico, Lughnasadh è un momento favorevole per procedere al ringraziamento per l’abbondanza ricevuta durante l’anno e per svolgere qualche rito per propiziarne la continuità nel futuro. Ovviamente io farò qualcosa mirato al recupero delle mie energie che, in un modo o nell'altro vengono scippate e alla grande. Ma in fondo lo decido io per cui mi posso lamentare fino ad un certo punto.

Nessun commento: