11 novembre 2007

Pictures of you



Ieri sera ho chiuso il capitolo "Christopher Nolan" con Memento. La trama è a grandi linee questa: Leonard Shelby veste costosi abiti firmati e guida una vecchia Jaguar, ma vive in economici e anonimi motel che paga in contanti con un rotolo di banconote. Sebbene abbia l'aspetto di un uomo d'affari di successo, il suo unico scopo è la vendetta: trovare chi ha violentato e ucciso sua moglie. Una ricerca resa ancora più difficile dall'incurabile e rara forma di amnesia di cui Leonard soffre: mentre ha alcuni ricordi della vita precedente la disgrazia, gli è impossibile ricordare quello che gli succede quindici minuti prima, dov'è, dove sta andando e perché. Come è solito nei film di Nolan la vicenda è una sorta di puzzle narrativo in cui sei portato a ricostruire a fatica gli eventi. E' voler portare lo spettatore allo stesso livello del protagonista, con lo stesso identico sentimento di spaesamento al risveglio. La vita di Leonard è tutta legata agli appunti che ha preso, alle fotografie che ha in tasca, ai tatuaggi che ha in corpo per non dimenticare. Come dice uno dei protagonisti, ricorda quello che era non ciò che è ora. I ricordi recenti sono altrettanto importanti di quelli a lungo termine. Inoltre mi ha colpito molto la riflessione finale del protagonista. Lui afferma che molto spesso noi mentiamo a noi stessi per sentirci migliori. E, in molti casi, è vero. E Leonard lo sposta su un livello diverso. Approfittando del suo stato, della sua malattia, può decidere cosa ricordare o no. Questo mi conduce alla domanda principale che mi ronza da parecchio tempo: le persone che dicono di essere sempre se stesse alla fine lo sono davvero? So già che mi risponderete: ma farti domande meno complicate, no eh?

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