10 marzo 2008

Zodiac



Ho sempre amato il cinema di David Fincher. Se vi dico Seven, Fight Club, The game vi si accende una lampadina? Sono tutti film suoi. L'unico film che ancora mi mancava di vedere era proprio questo Zodiac incentrato sulla storia di un serial killer, esistito veramente, che ha terrorizzato San Francisco alla fine degli anni '60 e di cui ancora non si sa con certezza l'identità. Il regista ha scelto di sceneggiare la storia prendendo spunto dai libri che Robert Graysmith, nel film interpretato da uno splendido Jake Gyllenhaal, ha scritto su questo assassino. Fincher decide di mettere in scena la storia di un serial killer "mediatico" in maniera asciutta secca, con uno stile che oserei dire quasi giornalistico. Fondamentalmente ci rende la storia di un'ossessione e di quello che può portare nella vita delle persone. Sono due ossessioni di tipo diverso: quella del poliziotto bruciato dalla consapevolezza di essere vicino al suo colpevole ma di non avere abbastanza elementi per incastrarlo, il suo fallimento come investigatore che brucerà per sempre. Quella del vignettista Graysmith folgorato, fascinato dal lato oscuro dell'animo umano. "Voglio guardarlo negli occhi", dice. E' la ricerca della realtà attraverso uno sguardo, finchè non lo guarda negli occhi non potrà mai credere che sia reale. E la scena in cui c'è questo incontro di sguardi vale oro. Continuo ad amare questo regista...

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