6 ottobre 2008

Quando il bambino era bambino...

Scatto dal film Il cielo sopra Berlino.

Rispondo alla domanda di Laura nei commenti: Il cielo sopra Berlino non è altro che la traduzione del titolo originale Der Himmel über Berlin. Wings of desire invece è il titolo che è stato scelto per esportare il film nel resto del mondo. Ci sono film che è difficile, se non impossibile, riuscire a rendere a parole con la dovuta efficacia. Questo è uno di quelli. La mole di temi importanti trattati ne "Il cielo sopra Berlino" forieri di intense riflessioni è talmente vasta che mi risulta difficile seguire il bandolo della matassa dei miei pensieri. Ordine, ci vuole ordine Krishel! Innanzitutto per tutto il film viene recitata una splendida poesia dedicata all'infanzia creata da Peter Handke, autore del film assieme a Wim Wenders, che potete leggere integralmente qui. In questo ci ho letto l'esortazione dell'autore a guardare il mondo con gli occhi di un bambino, occhi non abituati a dare le cose per scontato. Inoltre la poesia ci rimanda a una logica illogica, un modo di considerare gli eventi per quello che sono e non cercare per forza una spiegazione. Altro tema importante del film è la testimonianza degli eventi, il ricordo. In tutto il film si fa menzione a un cantore che ricorda e tesse le fila degli eventi dell'universo. E' anche il ruolo che Damiel e Cassiel, i due angeli protagonisti del film, hanno: registrare gli eventi e i pensieri dell'uomo per poter tramandare la memoria all'eternità. Ma questo processo ha un grandissimo limite come ci viene illustrato dallo stesso Damiel: "Sì, è magnifico vivere di solo spirito e giorno dopo giorno testimoniare alla gente, per l'eternità, soltanto ciò che è spirituale. Ma a volte la mia eterna esistenza spirituale mi pesa, e allora non vorrei più fluttuare così in eterno. Vorrei sentire un peso dentro di me, che mi levi questa infinitezza legandomi in qualche modo alla terra, a ogni passo, a ogni colpo di vento. Vorrei poter dire: ora, ora e ora! E non più: da sempre, in eterno. Per esempio, non so, sedersi al tavolo da gioco ed essere salutato, anche solo con un cenno. Ogni volta che noi abbiamo fatto qualcosa era solo per finta: ci siamo lussati l'anca facendo la lotta di notte con uno di quelli, sempre per finta. E ancora per finta abbiamo preso un pesce. Per finta ci siamo seduti ad un tavolo, abbiamo bevuto e mangiato. Ci siamo fatti arrostire l'agnello e abbiamo chiesto il vino, per finta, sotto la tenda nel deserto, solo per finta." Non è possibile capire per davvero l'impatto che ha la realtà e gli eventi sull'uomo se non ti lasci coinvolgere in prima persona, se non li vivi sulla tua pelle. Questo è uno di quei dilemmi con cui faccio i conti tutti i giorni, lo sapete molto bene. Cosa non meno importante: il tutto si svolge a Berlino. Una città ancora divisa dal muro, che porta ancora addosso i segni della guerra. Segni visibili e invisibili, segni tangibili fatti di macerie, di palazzi divelti, di piazze che non esistono più. Segni invisibili di vita vissuta e perduta: la Posdammer Platz tanto cercata da Homer e mai ritrovata. E potrei continuare all'infinito ma mi fermo qui. E' un film di un'incredibile vena poetica. Lasciatevi sommergere da quest'immenso incanto. E ricordatevi: "siamo tutti nella stessa barca"...

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