24 ottobre 2008

We're going down to the ground...




La mia seconda recensione per la webzine "Il cibicida" è del film Wall.E. Erano anni che un prodotto Disney non mi coinvolgeva e non mi emozionava così tanto. Non esagero nel dirvi che è un'opera degna dei grandi classici.

Il pianeta Terra è stato abbandonato dai suoi abitanti al degrado, all’inquinamento e alla sporcizia, e l’unico abitante rimasto è un robottino, WALL-E, un acronimo che sta per Waste Allocation Load Lifter-Earth-class, è rimasto in funzione per settecento anni e continua imperterrito a fare quello per cui è stato costruito: raccogliere e ammassare rifiuti. E’ autosufficiente, batteria ricaricabile ad energia solare, pezzi di ricambio disponibili sempre e ovunque perché se sei in mezzo agli scarti è davvero facile trovarli. Tutto sommato non se la passa neanche troppo male: ha la sua routine, colleziona oggetti di varia forma e natura, vestigia di una cultura che ha ormai abbandonato la sua terra natia: il cubo di Rubik, le forchette di plastica, le lucine natalizie che usa come illuminazione della sua abitazione, videocassette di musical romantici ed un giorno, con sua grande sorpresa, vede uno strano oggetto con le foglie. Wall-E capisce che è speciale e lo conserva al pari del resto della sua collezione. Il suo linguaggio è minimale e la sua espressività ispira tenerezza come se fosse un cucciolo. Quelli della Pixar sanno bene quali corde toccare nello spettatore e subito ci si affeziona a questo personaggio, come da programma. La routine di Wall-E viene turbata dall’arrivo di una sonda di nome Eve: un robot femmina molto decisa e pericolosa. Subito Wall-E è spaventato, poi piano piano viene conquistato dalla sua bellezza e se ne innamora. Qui la prima chiave del successo di questo lungometraggio: un robot così profondamente umano negli approcci di avvicinamento goffi e timidi verso l’amata. Quanti di noi possono dire di non essersi trovati nella stessa situazione? Pochissimi, crediamo. E come nei corteggiamenti più classici, Wall-E regala ad Eve una piantina. La scoperta della possibilità di vita sulla Terra dopo settecento anni porterà a delle conseguenze tali da rendere cosciente l’uomo, finora lontano nello spazio, che è ora di tornare a casa. Come da tradizione del cinema di animazione Disney, assistiamo ad un’opera complessa e dalle mille sfaccettature. Un’opera sicuramente godibile a più livelli, sia per i bambini che assistono alle vicende di questo simpatico robot, un piccino capace di fare la differenza; sia per gli adulti che rimarranno incantati dalla sua perfezione grafica, poetica e narrativa, con citazioni cinematografiche che scomodano persino il buon vecchio Kubrick ed il suo “2001: Odissea nello Spazio”. Le tematiche sono importanti: l’amore che vince su ogni cosa e rende capaci di qualsiasi impresa per il bene amato, l’irresponsabilità passata del genere umano verso il pianeta Terra, ridotto ad una discarica a cielo aperto, e la consapevolezza futura che basta poco per ricominciare tutto da capo senza ricommettere gli stessi errori. Se non ci occupiamo noi stessi del nostro ecosistema nessun’altro lo farà. E se questo non fosse ancora sufficiente, alla fine del lungometraggio il nuovo corso dell’umanità viene raccontato attraverso la storia dell’arte: dai pittogrammi rupestri tipici di certi ritrovamenti nelle caverne ai geroglifici, passando persino per il pointillismo. Per i creatori di Wall-E la vera rinascita può partire solo riscoprendo la vena migliore del genere umano: quella creativa. Come dar loro torto?

P.S. Ringrazio Max per l'aiuto e l'ispirazione nella recensione. Tu sai.

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