10 novembre 2008

He's lost control

Control manifesto
Alla fine la vostra padrona di casa è riuscita a vedere questo film. Ricordiamo brevemente la trama: si tratta della vita di Ian Curtis, voce e frontman dei Joy Division morto suicida nel 1980 a soli 23 anni. La versione che ho avuto modo di vedere è stata in inglese con i sottotitoli in italiano. Ho potuto quindi sentire tutte le voci originali. La storia è basata parte sulla biografia scritta dalla moglie di Curtis e in parte sulle interviste fatte agli altri membri dei Joy Division e a tutti quelli che sono stati vicini a Curtis nella vita. Però, però...

La sensazione che ho avuto addosso per buona parte del film è che si trattasse di un'occasione sprecata. Corbijn fallisce nel farsi narratore di una scena musicalmente viva e pulsante quale era quella in cui i Joy Division si trovava. Ian Curtis va a vedere un concerto di David Bowie e dove sono le emozioni che lui prova quando lo va a vedere? Missing. Personalmente ho trovato l'idea di far interpretare i brani dei Joy Division agli attori un'idea buona solo sulla carta. Perchè poi nella realizzazione finale non funziona. L'attore che impersona Ian Curtis gli assomiglia in maniera impressionante nel fisico ma non nella voce. E' l'unico che non riesce totalmente a entrare nella parte. Tanto per dirvi: ho stentato a riconoscere Isolation che non è quello che si dice un loro brano sconosciuto, anzi. Due o tre i punti davvero degni di nota: quando nel film si sente Love will tear us apart (felice scelta del momento), la seduta di ipnosi in cui c'è una sorta di presagio su quello che avverrà dopo, e Atmosphere. Il resto? Un'occasione sprecata di raccontare una  persona che ha cambiato un certo mondo musicale, inconsapevolmente forse. Se è una buona prova dal punto di vista della macchina da presa, Corbijn fallisce proprio nel punto centrale: descrivere una persona nella sua totalità, con i suoi dubbi, le sue insicurezze, il malcontento, l'amore, il disagio, fino all'ultimo passo. Mi è sembrato quasi come se si dovesse per forza cercare una giustificazione per qualcosa che alla fine non la avrà mai. Fallisce nel raccontare cosa davvero ha portato Ian Curtis al suicidio. Forse è un compito davvero impossibile per chiunque, non solo per Corbijn...

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