29 dicembre 2008

Maybe...



Ecco qui, nero su bianco. E so che la cosa vi sorprenderà. Mentre tutti quanti non fanno altro che scrivere auguri e dire il 2008 è stato così e spero che il 2009 sarà diverso io invece sento come un fischio. Il fischio del vento che risuona in una stanza vuota. Sono molti anni che non dico più speriamo che il prossimo anno sia migliore perchè puntualmente poi tutte le speranze vengono disattese. Speravo di non arrivare di nuovo alla fine dell'anno con il cuore spezzato. Speravo di riuscire a imparare a sorridere. Speravo... non lo so nemmeno io che speravo. Invece mi sono ritrovata con un fine 2008 ancora più pesante. Con crisi di pianto sempre più faticose, sempre più spossanti, sempre più devastanti e stancanti. E ci sono momenti in cui neanche la musica riesce più a dare sollievo. Non ho neanche troppo voglia di scrivere quello che ho dentro perchè alla fine sono stanca anche di questo. In questi giorni mi sono trovata davanti l'esempio di come i miei lamenti siano alla fine quella di una bambina viziata, quando c'è invece qualcuno che ha persino difficoltà a fare le cose più elementari da solo. Pare che non riesco neanche a fare il fine anno che desidero da una vita: da sola a casa a dormire, a fregarmene del passaggio da un giorno all'altro, da un mese all'altro, da un anno all'altro. Perchè mi guardo indietro e non vedo la differenza.

Ho un gran desiderio, forte, smisurato, di un'immenso silenzio. Invece il mondo non fa altro che ributtarmi indietro il suo rumore. State zitti, tutti zitti. Ah non volete? Non ce la fate? Comincio io allora. Smetto di scrivere per un po'.  Un po'... non so quanto. Decido io.  Auguri a tutti. Decidete voi per cosa...

28 dicembre 2008

Umanità varia





Il 4 Giugno 1968 all'Holtel Ambassador, fervono i preparativi per l'arrivo del Senatore Robert Kennedy che avrebbe pronunciato un discorso dopo l'esito delle primarie per la presidenza degli Stati Uniti. I dipendenti latino americani si sentono maltrattati dal responsabile delle cucine, cinico e razzista, che li obbliga a fare un doppio turno, una giovane cameriera sogna un giorno di entrare ad Hollywood mentre una famosa cantante sulla via del declino riesce solo a farsi del male. La moglie del direttore, parrucchiera nell'albergo, distribuisce consigli sul matrimonio mentre suo marito la tradisce con una centralinista. Una giovane donna sta per sposare un suo compagno di scuola per evitargli il Vietnam mentre una coppia sposata da tempo, lui è più vecchio di dieci anni, spera in una seconda luna di miele. Un vecchio dipendente dell'hotel in pensione non riesce ad abbandonare il luogo dove è stato per anni, mentre dei giovani volontari della campagna per Kennedy provano gli effetti delle droghe. Queste ed altre sono le storie che si intrecciano all'Hotel Ambassador in quel giorno così importante, e alla fine così tragico. Ne esce fuori il ritratto di varia umanità che crede possibile l'avverarsi di un sogno. Bob Kennedy venne raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco, insieme ad altre cinque persone, poco dopo la mezzanotte nelle cucine dell’Ambassador Hotel, pochi momenti dopo aver pronunciato il suo discorso per festeggiare la vittoria delle primarie, crollando tra le braccia di un inserviente messicano. Colpito alla testa da distanza ravvicinata, Bob Kennedy morì il giorno successivo a soli 42 anni. E con lui muore anche il sogno di tutte le persone che avevano visto in lui la possiblità di cambiare, di creare un mondo nuovo. Non è un semplice film didascalico, non è un film storico tout court, è un film riflessione sull'umanità, sui veri valori, su ciò che davvero può fare la differenza. E si parte dai piccoli gesti, da un regalo fatto da un'appassionato di baseball ad un altro, dall'amore che può fare la differenza in un mondo in cui l'odio prevale su tutto. Sno diversi i punti che mi hanno colpito di questo film. "Cosa potrai offrire al mondo se tutto quello che hai è la tua rabbia?" Fino al discorso di Robert Kennedy messo a commento delle immagini che ci rimandano gli occhi di una generazione smarrita. C'è un passo che voglio condividere con voi e che reputo assolutamente significativo. E il passo che mi ha commosso davvero più di tutto il film: «Quando si insegna un uomo a odiare, ad avere paura del proprio fratello, quando si insegna che un uomo ha meno valore a causa del colore della sua pelle o delle sue idee o della politica che segue, quando si insegna che chi è diverso da te minaccia la tua libertà o il tuo lavoro o la tua casa o la tua famiglia, allora si impara ad affrontare l'altro non come un compatriota ma come un nemico, da trattare non con la collaborazione ma con la conquista. Per soggiogarlo e sottometterlo. Impariamo, in sostanza, a guardare i nostri fratelli come alieni. Uomini alieni con cui dividiamo una città ma non una comunità. Uomini legati a noi da un'abitazione comune ma non da un impegno comune. Impariamo a dividere soltanto una paura comune, soltanto un desiderio comune di ritirarci gli uni dagli altri, soltanto un impulso comune a reagire al disaccordo con la forza.» E' proprio questo il punto. Finchè sarà l'odio a prevalere il mondo andrà come sta andando ora.

E' un film talmente umano e poetico che vi consiglio assolutamente di vederlo.

22 dicembre 2008

Tradizioni



Si ringrazia dcrrld per la splendida immagine.



Anche se dico di non sentire il Natale ci sono delle tradizioni che continuano ad esercitare il loro fascino su di me. Sabato pomeriggio via msn Davide mi chiede se ho voglia di fare una passeggiata in centro. Invito che accetto di volata. Così mi sono immersa nella pazza folla e siamo passati anche a vedere il Mercatino di S. Nicola allestito in Piazza Piccapietra a Genova. Per chi non c'è mai stato è un incanto. Il personaggio che vedete ritratto qui sopra è un esempio di cosa puoi vedere. Sono banchetti in cui si possono trovare oggetti fatti a mano, dove puoi sentire che l'artigianato è ancora vivo e le tradizioni si perdono nel tempo. Chi lavora nello stand è vestito secondo abiti tradizionali. E tutto questo mi affascina. Voi conoscete la mia passione per le maschere e per il travestimento. Anche se poi è una passione solo visiva. Il calore umano che non avevo trovato nei giorni passati l'ho ritrovato in quel mercatino. E ha lenito un pochino il mio dolore. Ho anche scoperto che hanno aperto un negozio dedicato alla birra. Spero prima o poi di potermi regalare qualche buon esemplare, è una vita che non bevo una birra come si deve...

Ho capito che le tradizioni si possono anche creare dal nulla. Penso che oggi pomeriggio tirerò giù una scatola per veder di recuperare un piccolo alberello che so di avere e lo allestirò in camera mia. Lo spazio per mettercelo ce l'ho, l'ho creato facendo pulizie. Vediamo di recuperare qualcosa per strada che ce n'è gran bisogno...

16 dicembre 2008

Risposte



Rispondo qui al commento di Laura perchè la questione è lunga e non basta un commento. Vedete casa mia... casa mia non è casa mia. Vi spiego. Ho sempre pensato che una casa per essere tale si debba sentire un po' di calore umano dentro. Ecco da me tutto questo manca. E' più un'abitazione, un posto dove ci sono due persone che dormono, mangiano, hanno dei vestiti, delle scarpe e cose di questo genere. Un albero di Natale andrebbe bene per una casa che sia tale. Ma in casa mia, così anonima, stona. Ai miei occhi la vedo come una forzatura, una farsa. Forse si potrebbe obiettare che un bell'albero porta un po' di calore umano. Non so. Alla fine a me vederlo porta tristezza e basta. Come le luci di Natale in giro per la città. Genova è bella così illuminata ma allo stesso tempo fa contrasto con quello che ho dentro e c'è tutto tranne che voglia di festeggiare. Quindi non mi faccio condizionare. Se davvero avessi la voglia e l'entusiasmo direi "alza il culo si fa l'albero" e tirerei giù tutto. E si perchè le decorazioni varie e l'albero stanno in cima all'armadio in camera mia. E' l'entusiamo che manca, la voglia di festeggiare, l'idea che Natale sia un giorno speciale, un giorno da attendere tutto l'anno con gioia. Invece, per me, è un giorno come un'altro. Anzi peggio. Perchè mi devo organizzare con largo anticipo per quello che dovrò fare da mangiare altrimenti rischio di non trovare la materia prima. Temo di starmi trasformando in una creatura davvero amara...

11 dicembre 2008

Let it snow 2



Si ringrazia La Lontra per la splendida immagine.



Questa che vedete ritratta è Busalla ma vi posso giurare che ieri a Pontedecimo, quartiere di Genova dove lavoro, lo spettacolo non era molto diverso. Arrivo in ufficio e a momenti rischio di scivolare. Fortunatamente uno del concessionario di moto vicino all'ufficio mi vede e mi da una mano per non cadere. Gentilissimo davvero. Grazie mille per la tua gentilezza, se mai passassi da queste parti. E quando esco il dramma: ancora peggio di come sono arrivata. Rassegnata mi incammino verso la fermata dell'autobus usando una vecchia tecnica sempre efficace: camminare sulle orme di chi ha calpestato la neve prima di me. E mentre tornavo a casa sull'autobus il mio sguardo era fisso sul paesaggio imbiancato. Nonostante tutto, nonostante le varie difficoltà a muoversi io adoro la neve. Sorridevo mentre vedevo i bambini giocare a battaglia di palle di neve. Mi piace il candore e l'innocenza che regala alla città. Stamattina c'era ancora qualche debole traccia bianca.  Onestamente ero talmente infreddolita che ho preparato per cena un sugo con le patate che già erano in casa. Ero talmente cotta e infreddolita che mi sono concessa un'ora di sonno. E al risveglio ho preparato una tazza di the fumante. Sono queste le cose che amo di più. E se poi avete addosso una stufa pelosa è meglio...