23 gennaio 2009

Il diavolo veste Prada





Ho capito che se voglio qualcosa me la devo procurare da sola, oppure lo devo fare da sola. E' passata una settimana da quando ho chiesto a mio fratello di aiutarmi a portare in camera il televisore. Almeno sto comoda la sera dopo mangiato. E indovinate chi ha fatto il trasferimento con tutto che non dovrei farle certe cose? Indovinato.  Ma andiamo avanti. Ieri era una di quelle rare sere in cui c'era un film degno di questo nome da vedere. Cosa? Il diavolo veste Prada. La trama che vi riporto qui sotto è presa da Wikipedia.

«Andy Sachs (Anne Hathaway) è una neo-laureata con un curriculum degno di nota che sogna di fare la giornalista. Ma ben presto si troverà ad occupare una scrivania che, seppure molto importante ed ambita, concerne il lavoro della moda, cui Andy non si è mai interessata, prediligendo le profonde indagini agli articoli sull'apparenza estetica. Ma il suo lavoro alla rivista di moda "Runway", al servizio della famosa Miranda Priestley (Meryl Streep), nota come "il diavolo", la costringerà ad avvicinarsi sempre più a un mondo a lei estraneo, fatto di abiti firmati, feste vip e viaggi a Parigi, guadagnato grazie alla sua caparbietà e all'aiuto di Nigel (Stanley Tucci), il collaboratore fotografo della temibile direttrice. Ma il contrasto tra la sua vita reale e la vita imposta dal lavoro, che costituisce la colonna vertebrale del film, continuerà a condizionarla.» Inutile dire che la Streep è strepitosa nel suo ruolo, come sempre. Poi lei si diverte davvero e si vede, oh se si vede. C'è anche un'altra contrapposizione nel film, una domanda che perme tutta la vicenda: quanto sei disposto a sacrificare per la carriera? Amore, amicizia, affetti vengono messi da parte in nome della carriera. Alla fine Andy guarda Miranda e si rende conto che lei potrebbe invecchiare in quel modo, si rende conto che sta vendendo la sua anima al diavolo, da qui il titolo, per dei valori effimeri che la porteranno inevitabilmente alla solitudine. Il finale non ve lo svelo, vedetevelo...

21 gennaio 2009

Divagazioni...


Lo so che vi aspettate da me che vi faccia il resoconto della puntata di ieri di X-factor ma cosa potrei dirvi che già non ho detto la volta scorsa? Penosa la cover dei Depeche Mode, sembra un rituale ogni anno prendere una loro canzone e martoriarla ma pazienza, penoso il pubblico da casa che decide di salvare le Spice Girls o le All saints de noantri... lasciamo perdere e ritorniamo alla musica... pardon alla Musica. E un brano come quello che vi ho postato, I believe in you dei Talk Talk spazza via ogni domanda, ogni amarezza, ogni dubbio. Riporta l'attenzione a ciò che davvero sa comunicare la musica. Non sto ascoltando più nulla. Il pc è ancora fuori uso e il lettore sta perdendo colpi. Brutta combinazione davvero per me... Oltre ad essermi divorata il nuovo di Hornby, ho letto in poco tempo Chesil Beach di Ian McEwan. Mi ha lasciato anche questa un'amarezza di fondo incredibile. «Chesil Beach è il luogo dove si incontrano 'fisicamente' per la prima volta due giovani degli anni '60, appena sposati: il luogo della loro luna di miele. Entrambi cresciuti male affettivamente, si ritrovano finalmente sposati e altrettanto terrorizzati uno di fronte all'altro nella camera d'albergo della loro prima notte di nozze. La vicenda porta via lo spazio di meno di una notte, con qualche flash back sulla storia affettivo - sentimentale di entrambi. Analfabeti dei sentimenti e delle emozioni, entrambi vergini perché prigionieri dei tabù di un'epoca (quella del disfacimento dell'impero britannico e di J.F.Kennedy), assistono con orrore crescente, in una sorta di sdoppiamento che li vede protagonisti ma anche spettatori esterni, come quasi da fuori, al trasformarsi in un incubo della notte che doveva essere il loro ingresso nell'età adulta,la liberazione dai divieti sociali e dalla dipendenza familiare. Scoprono così attraverso il dramma, la vergogna, il senso di colpa l'uno nei confronti dell'altro, che nell'età adulta non si entra nello spazio di un'ora attraverso quella comoda porta dell'approvazione sociale chiamata matrimonio, ma che la ricerca del proprio equilibrio e della propria maturità affettiva è un percorso ben più lungo e graduale che non può aversi senza libertà interiore.» (Da Wikipedia) Oltre a quello che viene descritto qui io ho trovato anche che ci fosse una sorta di mancanza di comunicazione totale: verbale, dei sentimenti, fisico, carnale. Il finale poi mi ha fatto davvero stare male. Ti fa dire, poteva essere diverso, c'era dell'amore comunque. Amore che non è stato possibile esprimere come doveva essere espresso...

15 gennaio 2009

Potere alla fantasia



Ogni tanto capita che in tv facciano dei bei film che hai già visto. E, in mancanza di qualcosa di meglio da vedere, è un piacere quando succede. In realtà il film in questione è uno dei più belli e più poetici che mi sia capitato di vedere ultimamente.  Amélie Poulain cresce in provincia, siamo in Francia. Suo padre è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore. La madre, uscita dalla chiesa, viene schiacciata da una suicida. Una volta diventata maggiorenne la ragazza va a Parigi dove fa la cameriera e osserva da vicino l'umanità varia della clientela fissa del locale. Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio dulla morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola. Una scatola nascosta da qualcuno quando era bambino, un tesoro prezioso e nascosto anche se si tratta solo di una foto e qualche vecchio giocattolo. Amèlie decide di ritrovare il proprietario della scatola per restituirgliela. Sa quanto possano essere preziosi i ricordi. In questo modo comincia l'apertura di Amèlie verso il mondo che la circonda, un evento che le cambierà per sempre la vita. Dicevo c'è della poesia in questo film. Poesia e surrealismo che si intrecciano nel descrivere uno dei personaggi più belli e più incantevoli di questo mondo. Una ragazza immersa nel mondo ma che è riuscita a conservare l'anima candida e lo stupore tipico della fanciullezza. E potrei parlare per ore di tutti i piccoli particolari che rendono questo film davvero unico. Ma vi rovinerei il piacere della visione. Se non l'avete ancora visto, beh, cosa aspettate? Non sapete cosa vi siete persi finora...

13 gennaio 2009

Me non capire.



Svelo un mio altarino: sia l'anno scorso, sia quest'anno io ho seguito il programma televisivo X-factor. Ieri sera ho visto la prima prova serale e... mamma mia che tristezza. Innanzitutto ho trovato che il programma sia invecchiato bruscamente in tutto. Le canzoni scelte erano dell'anteguerra oppure al massimo degli anni 80 ma con arrangiamento da crooner. Oddio dai Krishel non essere così cattiva, quella Take on me è stata forse la sola cosa notevole della serata. Dicevo mi è sembrato tutto vecchio: sia per l'abbigliamento, per la scelta delle canzoni, per l'arrangiamento. Ah anche la cover di Paint it Black non era male. Aveva un piglio luciferino che la mia metà oscura ha gradito. Nella scenografia di una delle canzoni c'era una scritta infuocata: Rock never dies. Chiacchiere. Ma poi alla fine lo scandalo: una band perfetta eliminata contro un gruppo di tre ragazze dall'aspetto gradevole che però hanno presentato una noiosissima Manic Monday. Già l'originale non è il massimo della vita ma ste Sister of soul (e qui grido per la disperazione. Hanno poco di sorelle visto che sono tre ragazze che si sono riunite per l'occasione e di soul hanno nulla)svolgono il compitino in maniera svogliata e noiosa. Vanno in ballottaggio con una band vocale della madonna che canta in maniera divina. Nella prova finale... ragazzi io ho fatto fatica a capire cosa stavano cantando, che linea vocale stavano seguendo e addirittura una delle tre stava per cantare e si è accavallata con la voce di un'altra. Insomma in parole povere un disastro. Eppure hanno vinto, i giudici hanno deciso di fare passare ste tre. Come direbbe una mia cara amica: "il sacro potere della gnocca". Spero tanto che le buttino fuori al secondo turno.  Bene quest'anno abbiamo di che ridere: la versione italiana delle spice girls, la brutta copia della brutta copia dei Gipsy Kings (e già non è che facessi i salti mortali per questa band), il Michael Bublè de noantri (detto senza astio perchè il ragazzo in questione è veramente bravo, ha una bella voce però dovrebbero fargli cantare altro) e uno che è uguale a Francesco Renga. Tanto simile che persino la figlia ha detto ad Ambra: "mamma c'è papà in tv!" E poi mi sono rotta delle liti palesemente finte tra giudici, con Pippo Baudo (ciccio non è che sei il padreterno della tv, c'è molto altro oltre a te che sei una vecchia cariatide ormai), con i concorrenti stessi che poi si arrampicano sugli specchi per non fare la figura di quello che sono in realtà: dei piccoli arroganti che si sentono già arrivati. Ok mi sono sfogata...

11 gennaio 2009

Closer encounters

Sto scrivendo da casa di Riyuerenche gentilmente mi sta ospitando. Nello stesso tempo un bel cagnino mi sta facendo la posta per essere coccolato. E devo dire che la cosa mi fa un enorme piacere. Di solito si dice che il sole bacia i belli allora vorrei capire come diavolo mai sta in fronte alla mia faccia. Oltretutto il sistema operativo da cui sto parlando è Vista.  Boh non posso giudicare ancora. Ho portato il malato dal dottore vediamo cosa mi dirà, speriamo bene. Ho dato un occhiata anche il forum che modero. Quando mi sono iscritta su forumfree non pensavo che prima o poi sarei diventata moderatrice. E invece. Il mio compito, per chi ancora non lo sa, è quello di stare attenti che le cose vadano come devono andare, liscie senza problemi. per ora tutto tranquillo ovviamente. Ho iniziato "La bambina silenziosa" di Hoeg. Poi vi dirò qualcosa di più. Sto ascoltando la voce di Samhain e chissà...

7 gennaio 2009

Neve!


A Vvirtualboy: ho usato la tua immagine per rappresentare l'evento. Se ci sono problemi dimmelo che la tolgo.
Se avete sentito i notiziari saprete che sono immersa nella neve. E con il pc fuori uso non è proprio il massimo della vita. In compenso sto andando avanti con la lettura del libro, bellissimo, e sto vedendo quello che passa il convento in tv. Già cosa passa il convento? Beh mi sono fatta un po' di risate vedendo un'improbabile Veronica Pivetti nel ruolo della Befana, una befana sui generis, un po' come lo sarei io. E ho visto come hanno storpiato la storia di Artù nel telefilm Merlin. La cosa mi dispiace poco visto che storicamente la vicenda era stata creata ad arte per ricondurre ancora quei pochi pagani irrudicibili a credere nel cristianesimo. Bleah. Avevo scritto sull'agenda tutta una serie di cose che mi sarebbero servite per farne un post. Ma ormai le lascio li a decantare. In biblioteca non è che posso portarmi dietro l'agenda. Spero davvero tanto che la neve si fermi così almeno potrò ritornare in ufficio on line. Mi rendo conto che nell'ultimo periodo forse sono diventata troppo dipendente. Però starne lontana non mi ha impedito di rincontrare vecchie amiche e di fare shopping. Questa è un'altra storia e ve la racconterò. Con calma senza fretta. E non c'è piacere  più grande di ritrovare per strada una persona che si pensava di aver perso.

3 gennaio 2009

L'amico ritrovato



Nel silenzio dal blog che mi sono auto imposta sono riuscita a ritrovare un vecchio amico. Un amico londinese, un animo sensibile che indaga negli incubi e nelle zone in ombra dell'animo umano. Certe volte le sue storie sono strazianti. Noi esseri umani riusciamo a essere dei veri propri mostri. E con la lettura di Dylan Dog, perchè è di questo grande personaggio che io sto parlando ora, ho ritrovato anche la voglia di prendere in mano la matita e buttare giù quello che vedo. Peccato che la mia mano sia parecchio arrugginita e il risultato è stato quello che è stato. Ma al di là di questo la sensazione è stata bella e forte e ho capito molte cose. Ho capito perchè il mio bisogno di silenzio, grazie al Negromante, ho capito perchè alla fine mi sono giocata il cuore l'ultima volta. Sono sensibilmente attratta da chi mostra una sensibilità fuori dal comune. Ma soprattutto ho ritrovato un linguaggio che era da parecchio tempo che non sentivo parlare. Mi chiedo perchè ho smesso. Non me lo chiedo, ricomincio da adesso a leggerlo...Niente descrizioni sul personaggio, sul fumetto in se perchè non darebbero comunque l'idea di cosa è e di cosa è stato. Ci sono cose che non possono essere raccontate dopotutto.

P.S. A tutti i lettori: se vi siete mai chiesti com'è il famoso trillo del diavolo che Dylan suona mentre riflette sui suoi casi, beh ora potete togliervi il dubbio. Solo da premere il play...