21 gennaio 2009

Divagazioni...


Lo so che vi aspettate da me che vi faccia il resoconto della puntata di ieri di X-factor ma cosa potrei dirvi che già non ho detto la volta scorsa? Penosa la cover dei Depeche Mode, sembra un rituale ogni anno prendere una loro canzone e martoriarla ma pazienza, penoso il pubblico da casa che decide di salvare le Spice Girls o le All saints de noantri... lasciamo perdere e ritorniamo alla musica... pardon alla Musica. E un brano come quello che vi ho postato, I believe in you dei Talk Talk spazza via ogni domanda, ogni amarezza, ogni dubbio. Riporta l'attenzione a ciò che davvero sa comunicare la musica. Non sto ascoltando più nulla. Il pc è ancora fuori uso e il lettore sta perdendo colpi. Brutta combinazione davvero per me... Oltre ad essermi divorata il nuovo di Hornby, ho letto in poco tempo Chesil Beach di Ian McEwan. Mi ha lasciato anche questa un'amarezza di fondo incredibile. «Chesil Beach è il luogo dove si incontrano 'fisicamente' per la prima volta due giovani degli anni '60, appena sposati: il luogo della loro luna di miele. Entrambi cresciuti male affettivamente, si ritrovano finalmente sposati e altrettanto terrorizzati uno di fronte all'altro nella camera d'albergo della loro prima notte di nozze. La vicenda porta via lo spazio di meno di una notte, con qualche flash back sulla storia affettivo - sentimentale di entrambi. Analfabeti dei sentimenti e delle emozioni, entrambi vergini perché prigionieri dei tabù di un'epoca (quella del disfacimento dell'impero britannico e di J.F.Kennedy), assistono con orrore crescente, in una sorta di sdoppiamento che li vede protagonisti ma anche spettatori esterni, come quasi da fuori, al trasformarsi in un incubo della notte che doveva essere il loro ingresso nell'età adulta,la liberazione dai divieti sociali e dalla dipendenza familiare. Scoprono così attraverso il dramma, la vergogna, il senso di colpa l'uno nei confronti dell'altro, che nell'età adulta non si entra nello spazio di un'ora attraverso quella comoda porta dell'approvazione sociale chiamata matrimonio, ma che la ricerca del proprio equilibrio e della propria maturità affettiva è un percorso ben più lungo e graduale che non può aversi senza libertà interiore.» (Da Wikipedia) Oltre a quello che viene descritto qui io ho trovato anche che ci fosse una sorta di mancanza di comunicazione totale: verbale, dei sentimenti, fisico, carnale. Il finale poi mi ha fatto davvero stare male. Ti fa dire, poteva essere diverso, c'era dell'amore comunque. Amore che non è stato possibile esprimere come doveva essere espresso...

Nessun commento: