29 marzo 2009

Il mistero della natura



A un giorno dalla chiusura della mostra mi sono voluta fare questo regalo. E che regalo devo dire... Ho impiegato più di un'ora in fila per prednere i biglietti. Passata ad origliare le conversazioni altrui. Verso l'entrata all'interno del Palazzo Reale hanno riprodotto una versione realistica dell'Impero delle luci. L'allestimento voleva avvertire gli spettatori che il 2 giugno 2009 verrà inaugurato il Museo Magritte a Bruxelles. Entro, faccio il biglietto e poi scopro di filato con indicazione "Questa non è un audioguida". Come avrà modo di spiegare la gentilissima receptionist per rispetto alla figura e all'arte di Magritte non hanno voluto fare una solita audioguida dove i dipinti vengono spiegati, bensì afermazioni di magritte stesso sulla sua arte e sull'arte del genere. Per me che sono davero appassionata è stato un invito a nozze. Il ritratto che ne esce fuori è di un artista al di fuori dei canoni della pittura del suo tempo. Lui stesso diffidava degli artisti e dell'arte che secondo lui era imbrigliata in determinati canoni. Aveva scelto il surrealismo perchè, fondamentalmente a lui interessava ricreare lo stupore e la magia che aveva provato nell'infanzia. Sentiva che ci fosse molta più meraviglia nella natura che nell'arte. Il suo scopo era stravolgere gli oggetti e le figure, toglierle dal contesto a cui si era soliti porli. Ho visto anche un Magritte inedito, nella tecnica impressionista. Era la sua reazione di fronte alla guerra, all'orrore degli eventi che si stavano svolgendo. Ciò che lo atterriva era la scienza al servizio della distruzione. Per reazione, per far sentire il suo urlo decide di dipingere tutta una serie di tele con tecnica impressionista - chiariamoci però sempre nel contesta dell'arte di Magritte quindi sempre presente lo straniamento e l'a-logicità degli oggetti e degli animali - coloratissimi.  Mi ha colpito molto il dipinto in cui c'era il corpo nudo di una donna disteso, purtroppo non ricordo il nome e internet non mi aiuta molto, e ogni parte era colorato. Ogni parte un suo colore. La voce di Renè alle mie orecchie che risuona: Ho visto una donna che era ferma ad attendere il tram con il suo corpo". Quando ho visto "L'uccello del cielo" ,il dipinto che vedete a destra, c'è mancato poco che scoppiassi a piangere. Credetemi è quanto di più vicino ho visto finora al mio dipinto preferito, che purtroppo non c'era. Poterlo vedere da vicino, vedere i colori con il loro spessore, vederne le pennellate. Potete immaginare il pittore intento nella sua opera. Nessuna raffigurazione, nessuna riproduzione vi può  restituire questa esperienza. Renè Magritte è un uomo, un mistero, un grandissimo artista. Fondamentalmente un abitudinario: la sua giornata iniziava immancabilmente con la sua passeggiata mattutina, lui e il suo cane. La sua era una casa come tante altre, passava inosservato e dipingeva in una stanza. Ma non era quella che si poteva immaginare teneva pochissime cose, lo stretto necessario per creare e la sua mente.  Dalle sue stesse parole: essere surrealista significa bandire dalla mente 'il già visto'  e ricercare il non visto. E se volete avere un'idea minima di quello che ho visto beh qui trovate un piccolo assaggio con commento e presentazione. Chissà che prima o poi nella vita non riesca a fare la scappata a Bruxelles per vederlo nella sua terra. Tutto è possibile...

27 marzo 2009

Krishel, respira! Respira!





Aiuto.



Mi è piombata sta notizia come un fulmine a ciel sereno. A me piacerebbe tanto esserci ma non so ad oggi come sarà possibile visto che il 13 ho i Depeche. Dopo questo tour i Nin si fermano per una pausa che non so quanto sarà lunga. Quindi questo mi spinge ancora di più a esserci. Allo stato attuale delle mie finanze però non me lo posso permettere. Vediamo se riesco a mettermi i soldi da parte per i biglietti. Io vorrei tanto esserci. E ci sarò.

22 marzo 2009

Il conto alla rovescia è iniziato


Come dice il titolo il conto alla rovescia per il nuovo disco dei Depeche Mode è iniziato da ieri quando, finalmente, hanno presentato il nuovo singolo. Grazie anche a Gidan Razorblade su Rock e dintorni ho potuto anche leggere il testo. Si candida a diventare un'altra mia canzone. Wrong. Sbagliato. Non avete l'idea di quante volte mi sia sentita e mi sento ancora sbagliata. Il pezzo? Notturno da morire. I suoni sono senza tempo. Il cantato è anni 90, i suoni ritornano indietro alle loro origini. Ti si pianta nel cervello con estrema facilità. Infatti poco dopo che l'ho sentita la prima volta già la canticchiavo tra me e me. Insomma che dire le premesse paiono molto buone. Stasera c'è la premiazione degli Oscar. Ovviamente il mio pensiero va a Peter Gabriel e alla sua Down to the Earth che è candidata come migliore canzone originale. Non dico nulla per scaramanzia. E come ogni anno quando ci sono le premiazioni il mio pensiero va a un post del 2007 che ho scritto per introdurre chi mi legge alle atmosfere malate di Year Zero dei Nine inch nails. Per quelli che sono arrivati tardi e non possono ricordarselo, eccolo qui: Hollywood in memoriam. Sconsigliato agli ipersensibili.

Tornare bambini



Festeggiare l'arrivo della primavera cuocendo una torta e tornando bambini non ha prezzo. Ogni tanto qualcuno lassù mi ama e mio fratello sabato mi dice: io domenica sera sono fuori. Dentro di me ho fatto i salti di gioia. Primo mi sono messa a preparare la torta di carota con il giusto quantitativo. E' venuta una delizia rossa morbidissima!! Quasi si scioglie in bocca. Poi decido di dedicarmi a una delle mie tante passioni: il cinema. E per la precisione vado a vedere Ponyo sulla scogliera di Hayao Miyazaki. Il piccolo Sosuke vive in una cittadina in riva al mare, proprio sulla scogliera che si affaccia sul Mare Interno. Un giorno, mentre gioca sulla spiaggia, trova la pesciolina Ponyo, che ha la testa incastrata in un barattolo di marmellata: la salva, la porta con sè e le promette di prendersi cura di lei. Ma il padre di Ponyo, Fujimoto, una volta umano e ora stregone che abita negli abissi, vuole che la figlia torni da lui, e la costinge a lasciare Sosuke. Ponyo, però, vuole tornare dal suo salvatore, e, per farlo, è disposta a diventare umana. Così, prima di lasciare il mare per tornare sulla terraferma, versa nelle acque una pozione magica di Fujimoto, l’ Acqua della Vita con conseguenze che metterà a repentaglio l'equilibrio del mondo.  E' un lungometraggio che ha toni molto innocenti eppure tocca tematiche importanti. C'è semrpe presente il rapporto tra uomo e ambiente, una delle tematiche più care a Miyazaki. Onestamente c'è stato un punto in cui mi sono vergognata come essere umano per come trattiamo la terra e il mare. Ma è anche fondamentalmente un lungometraggio dedicato all'amore nelle sue diverse forme: quello tra genitori e figli, tra amici, l'amore e il rispetto tra la generazione che sta appena iniziando a vivere e quella che invece è vicina alla fine. Graficamente il tratto è infantile ma penso che sia voluto. E' l'ennesimo richiamo all'innocenza, alla purezza. E che dire della bellezza di GranMamare, raffigurata nell'immagine che ho voluto farvi vedere. E' la madre di Ponyo ma è anche la Dea del Mare, di una bellezza, di una vitalità e una serenità talmente intensa da togliere il fiato.  E' bello quando esci dalla sala con il sorriso sulle labbra...

11 marzo 2009

Another day






Ore sei e mezzo del mattino... mao, mraow maaaaao. Birillo che reclama il suo pasto. Lo sbatto fuori dalla camera ma lui, non so come riesce ad aprirsi la porta. Un'ora dopo sento qualcosa di morbido posarsi sulla mia faccia. Apro gli occhi e vedo un bel musetto. Mreeeeow. Ho capito Birillo vuoi da mangiare. E mi metto a sporcare il piatto con un po' di cibo non specializzato per ingannarlo. Lui crede che sia il cibo che gli piace ma in realtà sta mangiando quello che deve. Un bambino. Mi alzo, mi vesto vado a lavorare. Torno a casa. A momenti il piccoletto non mi fa entrare in casa. Nel buio lo riconosco per il fanalino bianco di coda. Mi miagola felice, cibo e poi va a schiacciare un pisolino nell'unico angolo illuminato di casa. Quando si sveglierà farà il diavolo a quattro. Corse impazzite per il corridoio di casa mia, lotte, inseguimenti, agguati e miagolii. Finchè non arriva mio fratello. Lui accoglie le sue coccole con le fusa. Adesso sta dormendo. So che poi quando sarà il mio turno di andare a dormire, verrà come al solito a reclamare il suo posto. Vediamo se siete buoni osservatori e notate quello che c'è da notare in questa foto.

Concludere la giornata al suono di Cedars of Lebanon e un sorriso sulle labbra. Nonostante tutto, nonostante l'ascesso ancora in corso ma penso in via di guarigione. Dopo tanto stress emotivo il mio corpo doveva reagire in qualche modo. E' tutto naturale...

5 marzo 2009

Aggiornamenti



A tutti quelli che mi hanno chiesto e mi chiedono dico grazie. Come sta? Beh direi che sta un po' meglio. Stamattina prima di uscire da casa abbiamo fatto persino un accenno di lotta. Era una settimana che non accadeva e francamente ne sentivo un po' la mancanza. Mi è tornato dalla clinica un gatto profondamente affamato. Ed è dura metterlo a regime alimentare abituato com'era a prendere contentini a destra e a manca. Oggi per esempio ho dovuto chiuderlo fuori dalla porta della cucina per mangiarmi in santa pace i wurstel. Ogni tanto gli do un po' di yogurth, spero non gli faccia male. Non penso. Adesso è in quella che una volta era camera mia a dormire. Il nasino mi sembra caldo. Lo osservo molto.. Il suo cibo specifico umido comincia a stufargli mentre i croccantini ancora ancora me li mangia. Meglio che niente.  Cerco di essere comunque abbastanza ottimista. Oggi mi è arrivata la fattura degli esami. Domani proverò ad andare in clinica per sapere cosa devo fare. Ancora non so nulla. Sono qui a scrivere queste parole di corsa e poi devo recarmi dal tecnico a portare il pc dell'ufficio, il portatile, a riparare. Con questo tempo non è che la voglia mi assale. Ho incontrato sulla mia strada una persona molto simile a me, ormai un po' le richiamo da sola. E' un periodo di riflessioni questo e di stanchezza, profonda stanchezza interiore. Passerà, come è passato tutto...

P.S. Però che bello ritrovare casualmente i vecchi preferiti dopo che ormai ti eri rassegnata ad averli persi.

2 marzo 2009

Let me in the sun

In attesa che si sblocchi splinder ho imbastito la recensione nel mio indirizzo di blogspot che non uso mai. Incomincio a essere stufa. Penso che potrebbe essere l'occasione per me di ripartire da zero da un'altra parte. Ma torniamo al disco. Let me in the sun, let in the sun, lasciami nella luce così posso vedere meglio quello che succede. E' un mantra che ricorre in tutto il disco sia nella musica sia nel testo. Finalmente sono tornati gli U2 che amavo. Per intenderci quelli capaci di giocare con la musica e con se stessi. Evocativi, gioiosi, pieni d'anima e di speranza. Ma anche consapevoli della realtà in cui vivono. Sono tanti gli episodi felicissimi di questo disco. E vi parlerò solo di questi perchè una recensione brano per brano non avrebbe molto senso. Moment of surrender stupisce per l'intro in cui sembra esserci un doppio ritmo. Alla fine poi si scoprirà che ce n'è solo uno. Bono canta come sa davvero fare. Una delle caratteristiche più presenti in questo disco sono le parti corali che arricchiscono e danno profondità al testo e al brano stesso. Il singolo Get on Your boots è esplosivo. Dal vivo farà venire giù lo stadio. Viene proprio voglia di muovere il culo. Ma la cosa più bella di questa canzone è il ritornello: "You don't know how beautiful you are..." Già. Nessuno di noi lo sa veramente. Fez-Being Born è forse il brano più strano del disco. Nell'introduzione si sente il mantra di cui vi parlavo prima "let in the sun". Si apre con una tessitura sonora che richiama alla mente certe cose di Peter Gabriel o dei Depeche Mode più notturni. Sei in punto, sull'autostrada alla fine il sole africano. La luce che richiama il passato. Una mente che va avanti e indietro nel tempo veloce. Sono nato, prima la testa e poi i piedi e il cuore può spiccare il volo... e quella parte corale ancora a richiamare la parte più profonda, la parte animica. Quella che spesso mettiamo in disparte presi come siamo nella corsa contro il tempo. White as snow è maledettamente notturna e invernale. Il sole africano citato poco prima è un lontano ricordo. Qui siamo in Irlanda. L'atmosfera, il cantato, l'incedere mesto richiamano lontani ricordi della terra d'origine della band che, evidentemente, hanno lasciato involontariamente il segno. Qui Bono ha una forza evocativa pari a quella mostrata nel passato. Non mi stupirei affatto se prima o poi diventasse un classico. E poi... si chiude il cerchio, il sole tramonta e quello che possiamo fare è ammirare spettacoli come quelli descritti in Cedars of Lebanon. Il brano più bello in assoluto dell'intero disco. Bono mi ha letteralmente stregato in questo pezzo. Ha lasciato la sua impronta trasformandosi in osservatore imparziale eppure non meno vivido, profondo. Il disco è alle sue ultime note, il viaggio sta per concludersi.
 I'm here 'cos I don't wanna go home...