18 settembre 2009

Everyman


«Il destino dell'"Everyman" di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall'osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un'agenzia newyorkese, è padre di due figli di primo letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece lo adora. E l'amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l'ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere. »(da ibs) E' un libro molto fisico, incentrato sul corpo umano, sulla sua caducità. La percezione che ho avuto di questo libro è che fosse l'espressione pura delle riflessioni dell'autore sulla vita e sulla morte. Philip Roth ha 74 anni quando scrive questo libro e si sente tutta l'inesorabilità del tempo che passa, degli errori umani fatti, dei rimpianti, del passato che non può più tornare. Ma anche della vita che va avanti, nonostante tutto.
Ogni tanto mi soffermo a leggere i commenti dei libri soprattutto in siti come ibs ed è curioso come ognuno veda a modo proprio un'opera a volte elogiandola, a volte stroncandola. Ho letto anche molte recensioni di questo libro ma nessuna mi ha soddisfatto pienamente. C'erano quelle che si soffermavano sul curriculum di Roth, che è impressionante davvero, altri invece che si soffermavano su altri particolari del libro. Non che fossero scritte male o incomprensibili o troppo lunghe. Semplicemente non erano scritte secondo la mia personale chiave di lettura.

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