24 ottobre 2009

Io preferisco così...



Lascio la tag così com'è anche con orrore ortografico. Non potrei raccontarvi quello che sto per dire se la modificassi o se la correggessi. Questo che vedete è il primo maldestro tentativo di partecipazione al tema settimanale sull'amicizia. Ero contenta che ci fosse un tema a cui potevo partecipare dopo due a cui ho dovuto rinunciare per motivi personali che non sto a spiegare ma, chi mi conosce e segue il forum di grafica, sa. Ho dato la mia adesione entusiasta, ho preso il materiale. C'erano diverse immagini che mi piacevano. Al momento della realizzazione il vuoto assoluto. Non sapevo cosa fare. Il tema settimanale se non altro mi ha dato modo di impratichirmi con un effetto di psp chiamato Viraggio. Il primo tentativo è questo, il secondo più bello l'ho usato per la gara. Ma tra voi e me, credo che avrei potuto fare meglio di quello che ho fatto. Non ero ispirata per niente. E non è colpa delle immagini messe a disposizione per la gara, ce ne erano di diverse e tutte molto belle. No. La colpa, se questa si può chiamare tale, è semplicemente mia. Questa tag descrive molto bene in che periodo mi trovo. Pur essendo conscia che le persone entrano ed escono dalla mia vita con una semplicità che mi disarma, non riesco a non starci male. Anche se avevo ampiamente previsto come sarebbe andata a finire, sono delusa lo stesso. Inutilmente ho sperato di poter fare la differenza almeno una volta. Ma. Ma... la vita continua ad insegnarmi che non ho voce in capitolo in ogni maledetta cosa che mi riguarda. Che peccato. Ho finito la recensione complessa. Sto aspettando il momento propizio per pubblicarla, adesso non lo è. La sto lasciando decantare e la rileggerò con calma per vedere se funziona tutto, se devo fare correzioni o aggiunte. Ci ho messo veramente l'anima e il cuore in quello scritto consapevole del fatto che, quando verrà pubblicata, arriverà il coglione di turno a rompere con le sue questioni di poco conto. Forse è quello che sto aspettando. Sto aspettando di avere lo spirito giusto di controbattere parola per parola a sta gentaglia. E ora penso di non esserlo abbastanza. La soglia insieme a Yule è il periodo più destabilizzante dell'anno per me. Ma quando io sono veramente stabile? Bella domanda...
P.S. *Risata satanica mode on* Il tema grafico di questa settimana è Halloween. Io gioco praticamente in casa. Loro non sanno che ho avuto un blog chiamato Haunted House e che ho moolta dimestichezza con l'argomento. Ho già creato due tag e ancora mi viene voglia di creare. Questa settimana mi scateno.  *Risata satanica mode off*

15 ottobre 2009

White Apples









La mia ultima creazione come prova libera di un tutorial che ho trovato su Nuvola Bianca Grafica.
E' partito tutto dalla donna. Mi capita di rado, e nei materiali grafici ancora più di rado, di imbattermi in un'immagine di nudo di donna così raffinato. Per questo non appena l'ho vista ho capito che dovevo farci qualcosa. Mi ci ero innamorata. Ha un'espressione così dolce. Sono cresciuta molto anche in questo. Tempo fa mi sarei fatta delle paranoie incredibili per postare un'immagine del genere, ora non solo la pubblico ma la creo direttamente io. Ho messo le mani sopra uno dei tanti libri di Jonathan Carroll che mi mancano e, come al solito, è uno spettacolo. Questo scrittore ha un profondo amore per la vita e non manca mai di raccontarcelo attraverso i suoi personaggi. Poi si sa, o almeno chi ha letto quest'autore sa benissimo che è anche un folle visionario. Mi paice la sua concezione dell'universo. Per lui si tratta di un mosaico, un mosaico in cui tutti i tasselli sono fondamentali. E la nostra vita, la nostra esistenza è parte integrante di quel mosaico. Ogni pezzo, ogni evento vissuto, dolore e gioia compresa, tutto quanto è importante non solo perchè siamo noi a viverlo ma per l'economia dell'intero creato. Una concezione davvero molto bella. Fatevi un favore leggete Mele Bianche di Jonathan Carroll. Mi ringrazierete.

13 ottobre 2009

Last train home


Si ringrazia Maurizio Zanella per la splendida immagine.


Quella che vedete qui sopra è la stazione del mio quartiere. Stamattina c'era sciopero degli autobus, uno sciopero che è ancora in corso visto che finisce alle 5. Stamattina ho deciso di prendere il treno anche all'andata. Se c'è una cosa che adoro molto quando viaggio in treno è osservare chi aspetta e i viaggiatori. Mi sembra quasi di carpirne la loro storia. Si è levato un ventaccio freddo e come al solito ero vestita troppo leggera. Mi sono rifugiata nella sala d'attesa ricolma di persone. C'era chi leggeva il giornale, chi chiacchierava con l'amica, chi aveva le borse con dentro una scatola di scarpe, chi ancora aveva la canna da pesca. Entro nel vagone e poco dopo si siede una ragazza che lavora a maglia.  Forse non sapete che mia madre lavorava a maglia e qualche volta ha fatto dei maglioni per noi figli. Ho intensi ricordi fatti di gomitoli di lana, di urla perchè Birillo si andava a fregare i gomitoli e ci giocava rendendo la lana una massa indistricabile. Quando ho visto una ragazza così giovane sferruzzare beh non ho resistito al chiederle che stesse facendo di bello. Stava facendo una sciarpa. Sono scesa, sono andata in ufficio e quando era ora di andare ho ripreso il treno. E' un mezzo che mi piace molto, invita alla riflessione, il paesaggio che scorre sembra sempre uguale e sempre diverso.

11 ottobre 2009

For the first time...


Per la prima volta dopo quattro anni e passa il contatore dei post fatti durante la settimana segnava zero. Pochissima ispirazione per qualsiasi cosa. Per creare tag, per scrivere. Sto componendo una recensione difficile e non sono contenta di come sta venendo. Ho troppe paranoie come al solito. Vorrei finirla ma so che se la tiro via senza ponderare bene quello che scrivo non me la perdono. Questa tag l'ho fatta ieri sera dopo aver imparato un altro effetto molto carino a dir la verità. Chissà che non lo utilizzi di nuovo. Si avvicina la soglia...

3 ottobre 2009

La bussola di Noè


«A sessant'anni Liam Pennywell – un uomo «in tono minore» con due matrimoni falliti alle spalle, tre figlie, e un unico amico – è costretto a lasciare il suo lavoro da insegnante. Di fronte alla necessità di reinventarsi una vita, decide di iniziare dalla casa e trasloca da una palazzina in centro a un triste appartamento di periferia. Dopo la prima notte, però, aggredito da un ladro, si risveglia in un letto d'ospedale. Ossessionato dalla propria incapacità di ricostruire gli eventi e il volto dell'intruso, nello studio di un neurologo incontra Eunice, una donna ingenua e spontanea, non particolarmente femminile ma dolce e paziente, molto più giovane di lui, che lo colpisce per il suo ruolo di «ricordatrice di professione »: fa da assistente a un anziano signore fungendo per lui da «memoria esterna ».
Attratto da quella donna e dal suo mistero, Liam comincia a frequentarla e scopre con incredulità che le giornate che aveva immaginato di dedicare a letture solitarie, sprofondato nella sua sedia a dondolo, possono riempirsi di sentimenti dimenticati, e della presenza a volte ingombrante di una famiglia chiassosa, con diciottenni iperattivi e un nipotino curioso di vedere il mondo con occhi diversi da quelli dei suoi genitori bigotti.» Trama da Liberonweb.
Anne Tyler l'ho scoperta grazie a Nick Hornby e devo dire che è sempre una sicurezza. Una sicurezza per come descrive i sentimenti. E in questo libro non è da meno. Descrive un personaggio assolutamente comune con i suoi pregi e i suoi difetti. Un uomo che in materia di relazioni interpersonali ha sicuramente tutto da imparare. E alla fine la vera chiave del libro. Dice "probabilmente io ti chiederei ma mi sono divertito?" Liam è un persionaggio assolutamente in balia degli eventi, che ha commesso degli errori senza esserne perfettamente consapevole. Le ferite, le mancanze nei confronti delle sue donne passate non sono per niente consapevoli. Si è lasciato vivere e continuerà sempre così. Alla fine accettare i propri limiti potrebbe essere una delle tante chiavi verso la felicità. Leggetelo.

2 ottobre 2009

Trilogia della città di K


Si ringrazia Photoggletoffee per la splendida immagine.

Prima che vi parli di uno dei due libri che ho finito di recente, l'altro me lo riservo per domani, vi racconto una cosa che mi è capitata in questi giorni. Dovete sapere che il prossimo novembre i Depeche Mode tornano in Italia per un'altra serie di concerti, e io ovviamente non mi perdo l'occasione di rivederli. Avevo anche preso un biglietto in più per una persona che alla fine ha dovuto rinunciare. Per cui in questi giorni sono stata alla ricerca di qualcuno a cui venderlo, cosa che si è rivelata semplicissima visto che non si trovano biglietti almeno non per la posizione che io avevo scelto. Mi hanno fatto mille ringraziamenti e mille complimenti perchè l'ho rivenduto a prezzo di costo senza guadagnarci nulla. Ecco non mi sembra di aver fatto niente di eccezionale. Odio chi specula sulla passione altrui e mi consola sapere che quel biglietto andrà in mano a chi vive la musica dei Depeche Mode, e i concerti, almeno come me la vivo io. Come dicono i francesi: ça suffit. Ora veniamo al libro in questione. Si tratta della trilogia della città di K di Agota Kristof. Sono arrivata a questo libro perchè se n'è parlato tanto nei forum che frequento ed ero molto curiosa. E' un libro dolente, descrive alla perfezione l'orrore, la miseria dei sentimenti prima che dei mezzi di sussistenza, che porta la guerra. L'autrice non dice mai di quale guerra si tratta e non localizza mai in modo preciso dove gli eventi si svolgono. Lascia al lettore il compito di intraleggere queste coordinate perchè in definitiva non è quello che conta. Tutto inizia con la storia di due gemelli affidati dalla loro madre ad una nonna che non hanno mai visto fino a quel momento. Questa donna anziana non ha stima della figlia nè dei nipoti che apostrofa con epiteti del tipo "figli di cagna". I due gemelli sono costretti ad imparare subito l'arte dell'arrangiarsi e riescono a vivere dei pochi mezzi a disposizione e a una presenza di spirito forti del loro legame gemellare. La guerra li porta a dividersi, li porta a vivere una vita diversa, distaccata e uno di loro vivrà sempre in funzione della ricerca e del ritorno del gemello perduto. Non dico altro per non rovinarvi la lettura. Il ritratto che ne esce fuori è una favola nera, come solo la realtà può esserlo, in cui sono evidenti ferite, cicatrici lasciate dalla follia umana.