27 novembre 2009

I'm talking to you now.






Cercare di trovare le parole, di nuovo, e non essere sicura di riuscirci pienamente. Avete presente certe famiglie solide quando cerca di proteggere un membro in difficoltà? Ecco è la sensazione che ho avuto ieri sera con i Depeche Mode. Per quanto mi riguarda Dave Gahan non era al massimo della forma vocale ma questo non gli ha impedito di fare il suo spettacolo, di tenere il palco con la consueta energia che lo contraddistingue. La vera stella della serata però è stata Martin Gore. Martin... che dire di lui? Ha scritto forse tra le più belle canzoni di sempre e ieri sera ha brillato come non mai e non solo nei pezzi che ha cantato da solo. Insight che ti entra nelle pieghe del cuore con quel "Gotta give love" finale e lo cantavamo tutti quanti, non solo con Home commovente, perfetto anche nei gesti che faceva a mo di direttore d'orchestra. Dirigeva noi intenti a cantare la parte che, nella versione originale è suonata da un chitarra. Era perfetto con la sua chitarra. In I feel you mi hanno levato la pelle. Ci hanno dato pesante da morire, pesante rapportato a una band che si è costruita una carriera basata sull'elettronica. E ho vissuto tutto questo in mezzo alla folla, nel punto più torrido del parterre e ci siamo scatenati davvero tantissimo. A momenti mi è pure mancata l'aria. Solitamente non spendo molte parole per la band spalla ma ieri sera c'erano i Soulsavers. La cosa che mi è dispiaciuta di più è che a parte me nessuno sembrava conoscerli. Un vero peccato perchè Lanegan ha cantato davvero da dio e... beh.. ha fatto Kingdom of rain. E se è possibile dal vivo è ancora più bella che su disco. Non mi fraintendetemi ieri sera per me è stata una serata speciale e non riesco a farvi capire perchè e percome. Dovete viverlo. Nel mio angolino di stanza da cui vi scrivo, taccio, faccio partire il video che ho messo nel post e continuo a commuovermi con il cuore gonfio di tutte le emozioni che ho provato ieri sera. Grazie di esistere ragazzi. Grazie di essere quello che siete.

P.S. Se volete leggere qualcuno che invece è riuscito a raccontare quello che ho provato inutilmente... lo trovate qui.

24 novembre 2009

Tour of the universe, again.



Vi do un'altra possiblità di mettervi in pari con il mio blog. Domani andrò in quel di Bologna per assistere al cocnerto dei Depeche Mode. Direte di nuovo? Eh si. Dovrei essere contenta e sprizzare gioia da tutti i pori, in realtà non è proprio così. E non saprei nemmeno spiegarvi il perchè.  Alla fine poi il mio scazzo si toglierà domani quando comincerò a viaggiare. Comunque se riesco a ritornare indenne vi racconterò il tutto, ammesso che ci riesca.

22 novembre 2009

Voices



Per la prima volta i Pearl Jam hanno dato il permesso ai produttori di una serie televisiva di usare come colonna sonora la loro musica. E' accaduto per gli ultimi due episodi della sesta stagione di Cold Case. Per me appassionata di questo telefilm è stata una splendida notizia. E devo dire che sono stata ripagata ampiamente . Gli episodi andati in onda ieri sera sono stati favolosi. Non solo perchè la colonna sonora è stata curata nei minimi particolari, della serie il brano giusto al momento giusto, non solo perchè ha dato una nuova luce sulla protagonista della serie ma anche perchè mi ha portato ad alcune riflessioni. Ieri sera vedendo l'episodio ho pensato a come ci sono delle voci che ti rimangono dentro nel cuore. La voce di Eddie Vedder è una di quelle. Risentendo i brani ho avuto come un tuffo al cuore, sembrava che risentissi la voce di un vecchio amore perduto. E' stato bello. Qui sopra c'è Black e avevo dimenticato quanto fosse bella. Grazie per così tanta bellezza.

19 novembre 2009

Foto di gruppo con chitarrista.



"Il nastro partì e il volume lasciò Sonny di stucco. Era la prima volta che metteva piede in uno studio di registrazione e in quel momento si rese conto che non aveva mai nemmeno immaginato si potesse ascoltare musica con quel suono e a quel livello. Era potente e morbida allo stesso tempo, gli strumenti riempivano lo spazio intorno e una voce femminile dal timbro nasale e seducente, che Sonny non riuscì a riconoscere, galleggiava sinuosa e appassionata sopra a tutto e a tutti, avvolta da un leggerissimo velo di riverbero"

E così inizia un romanzo che descrive la passione per la musica dall'altra parte del vetro ossia dalla parte di chi la musica la crea e la suona. Il protagonista di questo libro di Mauro Pagani è Sonny un chitarrista da sempre innamorato della musica che viaggia per il mondo ovunque ci sia una band in cui suonare. E i sogni passano, la realtà cambia, gli ideali svaniscono con il tempo. Ma una cosa rimane immutata: l'amore per la musica. Che va oltre tutto persino oltre la morte. Mi hanno commosso particolarmente le parole spese per quel grandissimo che era Demetrio Stratos e il personalissimo modo che ha trovato Pagani per dirgli arrivederci. E' esattamente il tipo di libro che adoro: una biografia espansa in cui la passione per la musica la fa da padrona.

17 novembre 2009

Scratch my back



«Come ogni progetto di Peter Gabriel, anche l’album di cover “Scratch my back” era in cantiere dalla notte dei tempi. Ma ora finalmente ci siamo: il disco è pronto e  uscirà (in Italia) per la Virgin/EMI il 22 gennaio del 2010. Registrato al Real World Temple agli Air Lyndhurst Studios di George Martin, editato ai Real World Studios di Box, realizzato con la collaborazione del celebre produttore Bob Ezrin (già al fianco di Gabriel in occasione del suo primo album solista del 1977), del fonico/produttore Tchad Blake e del compositore/arrangiatore John Metcalfe (ex Durutti Column), il disco contiene un mix di brani antichi e moderni, di classici e di brani di “culto”, riarrangiati per sola voce e strumenti d’orchestra. Un paio di canzoni (“The boy in the bubble” di Paul Simon e “The book of love” dei Magnetic Fields) erano già state proposte dal vivo in occasione del concerto che il musicista inglese ha tenuto la scorsa estate al festival WOMAD di Charlton Park: altre, come “Waterloo sunset” dei Kinks, sono nel frattempo scomparse dalla scaletta. Il progetto prevede la pubblicazione successiva di un album gemello e speculare, in cui altri artisti sono invitati a incidere canzoni di Peter Gabriel. Di seguito la tracklist definitiva così come pubblicata sul sito ufficiale dell’artista, PeterGabriel.com, che riporta anche la riproduzione della copertina; tra parentesi l’artista o i gruppi titolari della versione originale:   “Heroes” (David Bowie) “The boy in the bubble” (Paul Simon) “Mirrorball” (Elbow) “Flume” (Bon Iver) “Listening wind” (Talking Heads) “The power of the heart” (Lou Reed) “My body is a cage” (Arcade Fire) “The book of love” (Magnetic Fields) “I think it's going to rain today” (Randy Newman) “Apres moi” (Regina Spektor) “Philadelphia” (Neil Young) “Street spirit (Fade out)” (Radiohead).» (Fonte Rockol.it)
Ovvio che non vedo l'ora che esca anche perchè ci sono giusto un paio di brani che amo alla follia e che sono curiosissima di vedere come verranno. Come ha giustamente detto davide: "un disco di Peter Gabriel, anche se di cover, è comunque meglio che stare senza dischi". Eh si lui è fan peggio di me...
P.S. Mancano 8 giorni a Bologna...

14 novembre 2009

Ragazza in giardino


Come al solito versioni decenti della copertina in italiano non ce ne sono e posto quella dell'originale. Ho avuto un po' di problemi a recensire questo libro. Avete presente quando leggete qualcosa, non pensate che sia brutto, ma c'è qualcosa che non vi torna e non capite cos'è. Ecco questo mi è successo con "Ragazza in giardino" di Anne Tyler.
Pamela Emerson è rimasta vedova da poco e vive da sola, a Baltimora, in una grande casa piena di orologi, di cui il marito era un appassionato collezionista. Ha appena licenziato il giardiniere che lavorava per lei da più di venticinque anni e, mentre sta cercando di spostare dei vecchi mobili da giardino, si offre di aiutarla una ragazza che passa di lì per caso, Elizabeth Abbott. La giovane sta cercando un lavoretto estivo, e la signora Emerson le offre un posto da tuttofare, in quella sua enorme casa bisognosa di mille piccoli interventi.
L’arrivo di Elizabeth nella famiglia Emerson, composta da sette figli adulti che raramente fanno visita all’anziana madre, fa scattare una molla nascosta: la ragazza si trova fatalmente legata a questo bizzarro gruppo di persone, che ben presto sembrano non poter più fare a meno di lei. Passano gli anni, cambiano gli scenari, ma sarà sempre la ragazza, pur nel suo improbabile disordine e nella coriacea gelosia della propria indipendenza, ad assumersi il faticoso compito di tenere vivo il senso della comune appartenenza. (tratto da Liber on web) Dicevo qualcosa non torna. La famiglia Emerson è una famiglia che si fa  un vanto di essere strana. Uno depresso, uno in clinica, matrimoni falliti, una vedova che non si riesce a rassegnare che le cose sono cambiate, i bambini cresciuti e che loro si sono allontanati dalla famiglia. In questo quadro si incastona Elisabeth che vive al di fuori i problemi della famiglia, che non chiede nulla. Ragazza che si vive per caso, che non da importanza all'apparenza. E' una ragazza alla ricerca di un senso anche se questo la Tyler non ce l'ho racconta. A pensarci bene mi ricorda qualcuno di mia conoscenza. Alla fine Elisabeth viene travolta da questa famiglia e un evento tragico le fa decidere di tornare dalla sua vera famiglia di origine. Però ancora una volta sente che non è quello il suo posto nel mondo, lo trova per caso, accettando di diventare il nuovo perno su cui ruoterà tutta la famiglia Emerson. Non so cosa dirvi su questo libro, mi ha lasciato dentro la sensazione di qualcosa di incompiuto ma non saprei dirvi cosa. O forse semplicemente non è il libro giusto per la me adesso.

11 novembre 2009

Millennium Actress



In questi giorni mi sto mettendo alla pari con il cinema di Satoshi Kon, dopo il delirante e splendido Paprika e il più convenzionale Perfect Blue, di cui non vi ho parlato perchè non invogliava molto, ieri sera ho messo gli occhi sopra Millennium Actress. Genya Tachibana, il boss di uno studio televisivo è intenzionato a realizzare un documentario sulla stella cinematografica del secolo passato, la famosa Chiyoko Fujiwara, ormai settantenne e insieme ad un collaboratore raggiunge l'abitazione di questa, collocata in un posto piuttosto sperduto. Infatti la bellissima Chiyoko dopo una lunga carriera cinematografica si ritirò misteriosamente nell'anonimato. Una volta giunti a casa dell'anziana donna, Genya Tachibana, che aveva lavorato in passato con la donna, si fa trasportare dal racconto della donna che mischia vita privata ad aneddoti relativi al suo lavoro, fino a confondere sempre più le sue esperienze personali alla trama di tutti i suoi film. Filo conduttore è ciò che le è accaduto da giovane: un fuggitivo, da lei curato, le lascia una chiave che apre qualcosa di molto importante, senza però rivelarle cosa sia. Non le rivela neanche il suo nome e dove trovarlo. Chiyoko diventa quindi attrice, sperando che l'uomo la veda sul grande schermo e in qualche modo si metta in contatto con lei. La meraviglia è proprio come questo racconto si svolge, come viene mostrato allo spettatore. E' un racconto di vita, di emozioni, di amore vissuto. E come dice un personaggio dell'anime, è la ricerca di questo fuggitivo, la speranza di poterlo incontrare un giorno o l'altro che mantiene Chiyoko giovane dentro. E poi la conclusione finale, bellissima e commovente. E non poteva che essere così, non poteva andare diversamente. Ci sono delle immagini poi che ti tolgono il fiato per la loro bellezza. Consigliatissimo, in particolar modo a tutte le anime sensibili.

3 novembre 2009

I racconti di San Francisco


«San Francisco, 1976: Mary Ann Singleton si trasferisce in città, decisa a mettere fine alla routine di una vita di provincia scandita dalle attenzioni di genitori troppo ansiosi. Nella metropoli in cui tutto sembra possibile, il nuovo paradiso dei gay e dei single d'America, la ragazza si trova improvvisamente circondata dai bizzarri personaggi che popolano il numero 28 di Barbary Lane, il condominio gestito dalla signora Madrigal - perfetta padrona di casa nonché coltivatrice di marijuana in giardino - e abitato da inquilini euforici e travolgenti. Grazie a loro Mary Ann viene a contatto con la realtà più divertente, irresistibile e provocatoria della città in cui tutto è permesso e in cui l'unico imperativo è scandalizzare. Qui, tra crisi esistenziali, inevitabili problemi di cuore, droghe più o meno leggere e un'inedita libertà sessuale, uomini e donne - omosessuali ed eterosessuali - con uno stile di vita nuovo e un nuovo modo di affrontare le follie della vita urbana danno origine a un'inarrestabile girandola di situazioni, superando le barriere sociali e sessuali di un'intera epoca - quegli anni Settanta post-hippie e pre-Aids, liberi e anticonformisti, che sono diventati un mito e un punto di riferimento per le generazioni successive e conducendo il lettore attraverso l'avvicendarsi di ansie, illusioni e speranze, senza mai perdere la capacità di far ridere e far piangere. E, soprattutto, di raccontare qualcosa che riguarda ognuno di noi. Nati nel 1976 sulle pagine di un quotidiano americano, I racconti di San Francisco hanno saputo mantenere vivo per anni l'interesse dei lettori, rappresentando con sapienza e ironia la realtà trasgressiva di una città e di un mondo, e divenendo in breve tempo un libro di culto e un classico della narrativa contemporanea.» Dal sito della rizzoli. Ci sono dei libri che sono speciali e ti rimarranno per anni dentro. E' il caso di questo libro. A essere onesta non è la prima volta che la copertina colorata dei libri di quest'autore mi attiravano, c'era qualcosa che mi chiamava ma prima non avevo risposto alla chiamata. Non era il momento giusto. Ora mi rammarico di non averlo letto prima e sono sicura che andrò a cercare gli altri libri che questa magnifica penna ha creato. Perchè i personaggi di cui ha parlato sono reali e li potete incontrare ovunque come giustamente lui stesso fa notare in questa bellissima postfazione che mi ha commosso nel profondo. Sono personaggi pieni di vita, di umanità, con le proprie gioie i propri dolori, le paure, le speranze e il loro bisogno di essere amati e di amare per quello che sono. Niente di più e niente di meno.
«Il mio libro è diventato un mezzo per scoprire spiriti affini, dare forma ai propri sentimenti e riconoscere il valore delle proprie tradizioni. So di non essere l'unico scrittore che si è sentito dire cose del genere, ma nulla, nella mia esperienza, mi aveva preparato alla soddisfazione di avere instaurato un legame così intimo con i miei lettori.»
Armistead Maupin lo so che non capiterai mai da queste parti, e anche se ci capitassi non capiresti la mia lingua, ma sappi che il tuo è un dono prezioso e prego la Dea che lo preservi esattamente così com'è. Fatevi un favore grosso, leggete I racconti di San Francisco di Armistead Maupin. Lo adorerete, ne sono sicura.

1 novembre 2009

Sono un po' stanchina...


Che dire? Sono un po' stanchina. E' arrivata mia sorella che starà qui per quindici giorni. Viene per una supplenza e la prima cosa che si è messa a fare è pulire casa, che effettivamente era sporca. Alla fine ho colto l'occasione per sistemare un po' di cose che dovevano essere sistemate. In pratica ho celebrato Samhain facendo le pulizie di camera mia. Adesso però sono soddisfatta di avere quasi tutto il mio armamentario in camera dove dormo. Dico quasi perchè dovrò trasferire ancora qualcosetta che non capisco dove sia finito. Va beh finirò oggi più tardi. Per il resto niente di nuovo sotto il sole. Se siete interessati a leggere la mia recensione, che però sono più considerazioni raccolte in tre anni di vita del disco lo trovate qui. Non sparate sullo scrittore. Anche il prossimo tema settimanale pare alla mia portata. Devo solo dare un occhiata al materiale e decidere se partecipo o no. In teoria sarebbe per un si... Notte Krishel e un felice Samhain ai fratelli e alle sorelle che passeranno di qui.