25 dicembre 2009

Madre di malattia...









Chi dice che il fumetto non può avere la poesia e la bellezza di un libro, o della letteratura in genere, non sa cosa sta dicendo. E molto probabilmente non ne ha mai letto uno. Ho ricominciato a leggere Dylan Dog qualche mese fa e vi avevo detto che era come ritrovare un vecchio amico. Molte storie si sono succedute ma nessuna mi aveva colpito nel profondo come questa. La trama? Dylan Dog è malato di un male sconosciuto e si trova ad affrontare la trafila di esami necessari a scoprire la causa del suo male, arrivando ad un passo dalla morte. E incontra sulla sua strada Mater Morbi una Dea terribile come poche ce ne sono e poche sono state inventate. Roberto Recchioni ha il dono della scrittura ed è evidente che questa storia lo tocca da molto vicino. Questo albo ha tirato fuori dei nervi scopertissimi per quanto mi riguarda. Chiariamoci, non sono mai finita in terapia intensiva ma ho potuto comunque vedere. Ha tirato fuori tutto quello che ho vissuto nei quasi 18 anni in cui, per amore di mia madre, ho lasciato da parte paura e disperazione e ho provato a giocare una partita all'ultimo colpo con la Nera Signora. Sono riuscita a vincere molte battaglie ma la guerra, sapete bene che quella è impossibile da vincere contro di Lei. Nell'albo viene presa una posizione anche sull'eutanasia che mi trova fondamentalmente d'accordo. Mater Morbi mi ha ricordato perchè mi sono affezionata tanto a questo fumetto, perchè mi sono affezionarta a Dylan Dog. Mi ha ricordato che in Italia esiste una nostra creatura capace di colpire la sensibilità dei propri lettori. I disegni lasciatemelo dire sono davvero  belli, sembra quasi che i personaggi debbano sbucare fuori dalla carta da un momento all'altro e non nascondo che ci sono stati momenti in cui un brivido è passato attraverso la spina dorsale. Ho dovuto centellinarlo. E' stato un numero difficile per me da leggere, troppi brutti ricordi, fantasmi che venivano fuori dal mio passato. Ma fanno parte di quello che sono, non posso di certo ignorarli. Grazie Rrobe per averci regalato questa bella storia. Grazie Massimo per aver reso in immagine quello che Roberto aveva in mente.

5 commenti:

Lindadicielo ha detto...

ma lo sai che hai ragione? Poesia è la parola giusta. Dylan Dog ha quel non so che di immensamente fragile pur nella grande forza e determinazione che lo rende il più umano dei fumetti. Io ho sempre amato di più Martin Mystère, ma ricononosco che Dylan Dog ha un'anima...
Un bacio, Krishel, spero che per te questo sia un periodo liero e almeno sereno.
Linda

pfSPLEEN ha detto...

Verissimo.... Del nostro Dylaniato, "Il Lungo Addio" l'hai letto? Uno degli albi più belli di sempre, scritto dal papà Sclavi...

krishel ha detto...

No mi manca. Spero di trovarlo prima o poi.

pfSPLEEN ha detto...

http://www.sergiobonellieditore.it/auto/alborist?collana=18&numero=74&subnum=0

Silvietta ha detto...

Gran bella recensione cara. Si sente come hai vissuto questa storia sulla tua pelle. Recchioni espresse un punto di vista molto bello, da una parte accettare la malattia, viverla, godendosi quello che si riesce a godere delle vita anche stando male, ma avere la libertà di coscienza di decidere cosa farne