27 luglio 2010

Tutta un'altra musica



Annie e Duncan sono una coppia inglese, senza figli e non più giovanissima, la cui esistenza trascorre noiosa nella tranquilla cittadina di Gooleness, sulle coste del mare inglese. Mentre la donna sente crescere in lei il forte desiderio di maternità, la vita ed il tempo libero di Duncan sono completamente risucchiata dalla sua ossessione per Tucker Crowe, cantante americano non più in attività da anni. Duncan, condivide su internet la propria passione con uno sparuto gruppo di fan sparsi per tutto il mondo, grazie al quale riceverà il nuovo album del cantante intitolato Juliet, Naked. Questo avvenimento darà il via ad una serie di eventi che porteranno proprio Tucker Crowe ad entrare nella vita della coppia.
Finalmente il caro e vecchio buon Nick Hornby che ci parla di musica e lo fa con la consueta passione. Ma diversamente dal solito invece di soffermarsi sulla musica in se descrive in maniera magistrale tutto il contorno costituito da internet e da gente disposta a passare al setaccio la musica in cerca di un fantomatico significato nascosto che possa rivelare loro il segreto per vivere. A ogni pagina che leggevo non potevo fare a meno di notare che quel mondo io lo conosco fin troppo bene, conosco virtualmente gente esattamente come Duncan, con lo stesso tipo di ossessione, con la stesso tipo di presunzione di sapere tutto il possibile sulla band che ama, incapace di rendersi conto che magari la verità potrebbe stare da un'altra parte. Inoltre il libro da anche spunto per una riflessione sull'arte, sulla creatività. Un unico appunto: il finale. Secondo me Hornby ha gettato al vento la possibilità di dare un'ultima stoccata verso il mondo dei fan. O forse chissà in un futuro prossimo ci scriverà di nuovo un libro. Per favore Nick, niente più esercizi di stile. Scrivi quello che sai fare perfettamente, non hai bisogno di cambiare. Non per me.

26 luglio 2010

Bad day

Si ringrazia Zemex per la splendida foto

Al momento avrei bisogno di un abbraccio. A chi caxxo lo chiedo? A Birillo?
Sinceramente al momento non ho molta voglia di raccontare la giornata. L'unica cosa che mi dico è che so benissimo le cose come stanno.

E allora co....na patentata che non sei altro perchè ci piangi pure dietro ancora???

E si che il sogno che ho fatto stanotte mi avrebbe dovuto avvertire che oggi sarebbe stata una pessima giornata.

No dai raccontiamo così non mi tengo tutto dentro. Sono mesi che chiedo a mio fratello della mia situazione lavorativa. Più che altro perchè è la ditta per cui ancora lavora e che lui sente tutti i giorni. Bene siamo a luglio e le cose le devo scoprire io da sole. La comunicazione mi è stata fatta ad aprile. E io non ho mai saputo nulla. Mi vengono a dire ma perchè hai vissuto sugli allori? Semplicemente ho fatto conto sbagliando che visto che mio fratello li sente tutti i giorni gli avesse almeno chiesto qualcosa. Ora devo fare tutto di corsa e rischio di perdere il diritto alla disoccupazione per colpa sua. L'ennesima riprova che a mio fratello di me non gliene fotte un'emerita cippa volante. Questo ormai dovrei saperlo da tempo se non fosse che da coglioni quale sono ci piango pure dietro. Fankyulo. IO SONO SOLA. IO SONO SOLA. IO SONO SOLA. Non ho un fratello, non ho una sorella. Non ho nessuno in famiglia. NESSUNO!! A questo punto devo cominciare a pensare io a me stessa. Inoltre stamattina ho pagato la bellezza di venti neuri per cosa? Dieci minuti di colloquio per sapere cosa? Che molto probabilmente non avrò cure psicolologiche fornite dal servizio sanitario locale. In pratica hanno una sola psicologa ed è oberata di lavoro e quindi non so quando verrò chiamata. Fantastico. Mi hanno detto dovrebbe cominciare una terapia farmacologica. Gli ho risposto sinceramente preferirei di no. Mi ha fatto un discorso alla caxxo. Mi si dovesse di nuovo presentare l'occasione sarò più schietta. Non voglio un benessere artificiale indotto da delle pastiglie. Il giorno che per un motivo qualsiasi dovessi smettere cosa succede, ripiombo nel solito inferno che ben conosco? No, grazie. O supero il mio stato con le mie forze e il mio cervello oppure mi tengo il mio stare male. Avrei bisogno di un abbraccio come ho già scritto ma a chi lo chiedo visto che non ho nessuno intorno? Non ho neanche voglia di andare a trovare l'unica amica che ho a Genova perchè so che sarebbe capace di rimproverarmi che non mi sono svegliata prima. E scusami Dani, scusami Barbara ma adesso non ho bisogno di questo. Ho solo bisogno di due braccia e nessuna domanda. Ma ovviamente visto che sono io è impossibile chiedere anche questo.

23 luglio 2010

Welcome back old Krishel...



Faccio una premessa, così poi sarà più comprensibile quello che dirò. Il mio imprinting musicale è di tipo radiofonico. Ho cominciato ad ascoltare seriamente musica da quando nel Natale 1982 mi è' stata regalata una vecchia radio a transistor. Non ho avuto modo di adoperarla molto durante l'anno scolastico perchè lo studio era importante e occupava gran parte del mio tempo ma d'estate... in estate eravamo solo la radio e io. Il mio giardino segreto era una poltrona in un angolo nascosto della sala, che ormai non esiste più, e la mia radio. E allora c'erano quelle radio che trasmettevano musica senza mai  dire l'autore e con pochissimi stacchi pubblicitari. Poi passato il tempo mi sono imbattuta in Planet Rock sulla Rai. Non esagero nel dire che quel programma mi ha educato ad ascoltare la musica in un modo che un ragazzino di adesso semplicemente si sogna. C'era Claudio Sorge, Mixo e tantissimi altri che avevano a cuore la musica e volevano semplicemente comunicare questo amore. E' stata un'esperienza irripetibile. E in quel periodo mi capitava di interagire. A Planet Rock ho mandato le mie prime embrionali recensioni, quando non le mandavo a riviste specializzate, sono stata premiata con un cappellino, delle maglie. Il premio migliore per me era semplicemente sentire che leggevano quello che scrivevo alla radio. Ieri sera sono tornata indietro nel tempo. E' parecchio tempo che seguo in streaming Radio Rock, radio che alcuni amici di Roma mi hanno consigliato per la programmazione. Effettivamente come ho potuto rendermi conto da sola avevano ragione e ieri sera ho preso coraggio, ho preso il contatto skype e ho cominciato a mandare messaggi. Ho trovato dall'altra parte Simone, persona appassionata di musica, simpatica. E alla fine sono stata pure citata un paio di volte. Mi mancava questa parte di me. Mi mancava da morire. Bentornata vecchia Krishel.

20 luglio 2010

La ragazza che giocava con il fuoco



Un avvocato, un giornalista una laureanda in criminologia. Tre omicidi e una sola accusata: Lisbeth Salander.  E' la persona perfetta con il suo passato pieno di perizie psichiatriche, di dichiarazioni di pericolosità e di asocialità fatte dai vari medici che l'hanno esaminata. Torniamo indietro di poco nel tempo. Micheal Blomkvist è tornato alla direzione della rivista Millennium ed è pronto a lanciare un numero scottante del giornale dedicato al "trafficking". Ossia al commercio di ragazze a scopop sessuale.  Un mercato di ragazze provenienti principlamente dalle repubbliche baltiche e dall'Europa mondiale. Quest'articolo si sarebbe dovuto basare sulle ricerche che Dag Svensson e la sua compagna Mia Bergman stavano facendo da anni ma poco prima che lo scabroso articolo viene mandato in stampa succede qualcosa di terribile che ne rende impossibile l'edizione.
Quando sente la notizia Micheal non crede alle accuse, ma crede ancora meno a tutte le dichiarazioni che i medici fanno su Lisbeth. Si può dire tutto di lei tranne che sia incapace di intendere di volere come vorrebbero far credere. Pian piano la mano abile di Larsson ci conduce avanti nella narrazione alla scoperta della verità, di cosa si cela dietro al doloroso passato di Lisbeth e dietro a quello che lei definisce "Tutto il Male".
Era da parecchio tempo che non mi accadeva di andare a dormire tardi la notte perchè non potevo lasciare a metà la lettura di un libro da tanto era appassionante. Personalmente ho trovato migliore questo libro del precedente ma solo per un motivo. Finalmente si mettono le carte in tavola, finalmente viene raccontato cosa si nasconde dietro la reticenza e tutti gli sforzi per passare invisibile di Lisbeth. Finalmente riusciamo a capire il suo modo di essere, la sua personalità, la sua passione per gli enigmi, la sua intelligenza, la sua immensa fragilità. E stavolta non ho niente da dire contro l'autore, il libro è godibile, non da l'impressione di dilungarsi troppo come era apparso nel precedente. Anche di questo libro esiste il film. Quando avrò finito la trilogia penso che li recupererò. Se vi piace il genere, questo libro fa per voi.

19 luglio 2010

Uomini che odiano le donne



Era diventato un rito che si ripeteva ogni anno. Il destinatario del fiore ne compiva stavolta ottantadue. Quando il fiore arrivo, aprì il pacchetto e lo liberò dalla carta da regalo in cui era avvolto. Quindi sollevò il ricevitore e compose il numero di un ex commissario di pubblica sicurezza che dopo il pernsionamento era andato a stabilirsi sulle rive del lago Siljam. I due uomini non erano solo coetanei, ma erano anche nati nello stesso giorno - fatto che in quel contesto poteva essere considerato come una sorta d'ironia. Il commissario, che sapeva che la telefonata sarebbe arrivata dopo la distribuzione della posta alle undici, nell'attesa stava bevendo un caffè. Quest'anno il telefono squillò già alle dieci e trenta. Lui alzò la cornetta e disse ciao senza nemmeno presentarsi.
«E' arrivato»
(cut)

«Nessuna lettera, suppongo?»
«No. Niente altro che il fiore. La cornice è la stessa dell'anno scorso.»

Inizia così il libro Uomini che odiano le donne nel modo più classico in cui si possa iniziare un romanzo di questo tipo. Già da subito l'autore incatena i suoi lettori con un mistero, stuzzicando la loro attenzione con la domanda: perchè qualcuno sta mandando un fiore in una cornice come regalo di compleanno? Che cosa significa? Lontano da quegli avvenimenti il giornalista economico Mikael Blomkvist, direttore della rivista Millennium, perde la causa che lo vede accusato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del finanziere Wennerström. Sa che il suo nemico numero uno non demorderà finchè non avrà schiacciato il nemico e Mikael per salvare la rivista si dimette dal suo incarico. A quel punto riceve un'offerta curiosa da Henrik Vanger. Formalmente il suo compito sarà quello di scrivere una biografia sulla famiglia Vanger, un'antica famiglia industriale attualmente in decadimento, in realtà quello che Henrik vuole da lui è che scopra cosa è successo 36 anni fa a sua nipote Harriet che sembra essere scomparsa nel nulla. Nel corso delle sue indagini Mikael si imbatte in Lisbeth Salander. Strana donna davvero: di mestiere fa la ricercatrice, le sue relazioni sono le più esaurienti possibili, esaurienti ad un livello che nessuno dei suoi colleghi riesce lontanamente ad arrivare. Il suo passato è un mistero e lei stessa non ne vuole parlare. Di indole scostante e taciturna, Lisbeth è una delle tante donne in Svezia che sono sottoposte a tutela psicologica ed economica stabilita dallo stato. Il suo problema? Essere totalmente fuori da qualunque schema, non rispondere a nessun tipo di classificazione nè a qualsiasi interrogazione posta dagli psicologi e psichiatri che hanno avuto a che fare con lei. Il suo è apparentemente un profilo basso di una persona asociale e problematica.
Alla fine anche la vostra padrona di casa è riuscita a mettere le mani sopra la trilogia Millennium. Al momento in cui vi parlo sono a più della metà del secondo libro. Sinceramente parlando non è un libro originalissimo, molto inserito nel suo genere. Le vicende si sosterrebbero tranquillamente da sole se non fosse per quello che definisco il quid, il suo colpo di genio: Lisbeth appunto. E' un personaggio talmente interessante che da sola vale tutto il libro. Ho trovato molto agghiaccianti le statistiche che l'autore getta qua e la, durante tutta la narrazione, statistiche di una percentuale alta di violenze subite dalle donne. Temo che quelle statistiche siano a ribasso purtroppo.  Ricapitolando: il libro è ben scritto, le vicende bene esposte e ti cattura talmente l'attenzione che non puoi fare a meno di continuare la lettura. E poi c'è Lisbeth. Un paio di appunti: primo forse sarebbe stato necessario fare un piccolo taglio di qualche pagina nella narrazione qua e la, ma lo si può perdonare perchè comunque anche così scorre bene lo stesso. Secondo appunto. L'autore è morto nel 2004, un vero peccato perchè avrei sicuramente seguito la sua evoluzione molto volentieri.  E' stato tratto un film da questo libro che non ho visto ma forse recupererò prima o poi. Ho visto qualche immagine in giro su internet e devo fare i complimenti al regista per la scelta dell'attrice per impersonare Lisbeth. E' esattamente come me la immaginavo.

10 luglio 2010

Shutter Island



Nell'autunno del 1954 gli agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, al largo di Boston, in un ospedale psichiatrico nel quale sono detenuti numerosi criminali psicopatici. I due agenti sono incaricati di trovare Rachel Solando, una pericolosissima detenuta condannata per omicidio e misteriosamente scomparsa, ma un uragano si abbatte sull'isola complicando la situazione.
E mi fermo qui con la trama perchè se solo proseguissi a raccontare vi rovinerei il piacere della visione. Una cosa è certa: Martin Scorsese rimane un grande regista quando si limita a raccontare della violenza. E' un argomento che conosce molto bene e sa come maneggiarlo. Il film è tutto incentrato sul binomio sanità/follia, gli eventi che si rincorrono tra verità e idee paranoiche di fondo. Nel film ci sono diverse scene di fortissimo impatto emotivo e la riflessione finale fatta da Teddy ci rivela in fondo quanto siamo fragili noi essere umani e quanto a volte possa essere impossibile accettare la realtà.

8 luglio 2010

Rivelazioni




Ispirata dall'ultimo post scritto sul blog del mio fratellino, vi devo fare una confessione. Tempo fa vi avevo fatto una recensione dell'ultimo disco dei Sigur Ros, dal titolo We play endlessy, ma non avevo detto tutto quello che c'era da dire del disco. Ci sono dischi che ti possono distruggere dentro, sono capaci di portare alla luce le tue ferite più grandi, di metterci il sale sopra quelle ferite. Per molto tempo sono stata lontana da quel disco perchè mi ricordava troppe cose e per niente piacevoli. C'è un brano in particolare di quel disco che si chiama Fljótavík ed è il rimpianto fatto musica. Sono tante le cose che rimpiango di non aver fatto ma ancora di più sono quelle che rimpiango di aver fatto perchè hanno rovinato qualcosa di prezioso. A volte. A volte no. La musica dei Sigur Ros è talmente forte emotivamente parlando che se non siete un minimo sereni può farvi male peggio di una rasoiata.  Recentemente ho fatto pace con questo disco perchè ormai, ormai quello che mi feriva non esiste più a parte forse ancora un eco pallido della delusione per non aver capito per tempo. Ora la recensione vera e propria, quello che non vi ho detto allora perchè non riuscivo a sentirlo. Med sud si apre con una canzone fresca, gioisa solare. E' un brano che spiazza parecchio chi li ha sempre seguiti. E' un soffio di vita caldo e fanciullesco come dei bambini che giocano sul mare festose. Niente li turba, il mondo per loro è una novità. Il brano successivo ha la stessa tonalità, la stessa gioia. Il giorno è appena iniziato e non si sa cosa può riservare. Góðan daginn ha una dolcezza infinita ma non è triste. E' solo soffusa come può essere la luce del giorno in certe ore del mattino. Ha la stessa dolcezza dei borghi di prima mattina quando ancora la maggior parte delle persone sono assopite e pian piano si inizia a lavorare, pian piano i negozi riaprono ma poco prima, quell'impercettibile istante... Tutto è così irreale e sorridi.  Si arriva pian piano a Festival. Diversamente dal solito qui la voce di Jonsi è in netto primo piano. Lui ha una voce incredibile, questo ve l'ho già detto, e il brano assume toni spirituali elevatissimi.  Il linguaggio mi è estraneo eppur familiare: come se si trattasse di un'antica preghiera, un'inno alla vita in tutti i suoi aspetti. E niente ti prepara a tale bellezza, puoi solo ammirarla in un silenzio attonito. Ci si prepara alla sera, i toni della musica sono ancora festosi ma più pacati, quasi sussurrati. C'è ancora molto da fare, molto da pensare. Sentimenti di nostalgia, eventi felici che mai più torneranno fanno capolino nella mente. Una lieve nuvola nello splendore della giornata questo e anche altro Ara Batur. Uno di quei pezzi che solo i Sigur Ros sono capaci di scrivere e ideare.  I Sigur Ros creano mondi a se. Li ascolti e si ferma tutto, tu non sei più nella stanza, nell'angolo di universo dove ti trovi. Sei altrove. Vedi la perfezione, una perfezione fatta di vita, di gioia, di amore, di bellezza ma anche  dolore, di rimpianti, di eventi non accaduti, di persone trovate e poi perse per strada.
La perfezione.
In queste note.

7 luglio 2010

Benjamin Button




Devo ancora trovare un film di Fincher che non mi sia piaciuto. Finora tutti quelli che ho visto li ho amati all'istante e questo non fa eccezione. Il curioso caso di Benjamin Button si apre in una New Orleans alle prese con l'uragano Katrina. Una donna anziana in un letto d'ospedale, in attesa di morire, racconta alla figlia che la veglia la storia di un orologiaio che ha costruito un orologio per la stazione con le lancette dei secondi che va all'indietro. Se si potesse riavvolgere il tempo all'indietro si potrebbero far rivivere i soldati che sono morti in battaglia... questa idea fa da particolare metronomo a tutta la storia di questo personaggio singolare, Benjamin Button, che come lui stesso racconta sul suo diario, è nato in "unusual circumstances". Ben è un uomo che vive la sua vita al contrario. E' nato già vecchio nel 1918 e man mano che gli anni passano ringiovanisce sempre di più. I medici di allora gli avevano pronosticato una vita breve e con questa consapevolezza che lui vive. E' un uomo curioso, non ha paura di vivere come gli viene, senza sapere molto del mondo che lo circonda, con ingenuità, senza mostrare i segni di abitudine che spesso e volentieri ci caratterizzano. Perchè per lui effettivamente tutto è nuovo. Benjamin incontra Daisy, la donna della sua vita, quando lei è bambina e lui ancora è vecchio. Se ne innamora ma il tempo li tiene lontani. Non è mai il momento giusto. E anche quando riescono ad incontrarsi, come vi mostro nello scatto che vi ho messo, è solo per poco. Niente è destinato a durare per sempre. Lo strano caso di Benjamin Button è un lieve racconto sulla vita, sulla morte, sugli addii, sull'esperienza e sull'innocenza. Fincher decide di raccontarlo attraverso il diario di Ben, attraverso lievi istantanee a tratti delicate, colorate di seppia. Impalpabili e evanescenti della stessa pasta di cui sono fatti i ricordi. Tranquilli che non vi racconto la scena finale. Solo un particolare: che è di una bellezza, di una poesia e di un'intensità devastante.

2 luglio 2010

Dangerous days





Questo kanji ha un suo significato e se come me siete fanatici di un certo film, talmente fanatici da voler vedere pure il making of girato e edito nella versione doppio cd della sua Final Cut, allora saprete che cosa vuol dire. E' difficile per me raccogliere tutti i pensieri che mi corrono per la testa in questo momento. Partiamo dall'inizio. Il film in questione è Blade Runner. Ora onestamente io non me la sento di raccontarvi questo film perchè farei un torto a tutti quelli che si sono impegnati a crearlo e a renderlo così com'è nella sua bellezza. Farei un torto al mio film preferito in assoluto, a ciò che credo sia il più bel film di tutti i tempi e anche il miglior film di fantascienza di tutti i tempi. Tutti i film di genere prima o poi hanno dovuto fare i confronti con questo film e, a mio modo di vedere, ne sono sempre usciti sconfitti. E' un film speciale per un milione di motivi. Quando è stato girato non c'erano computer, non c'era computer grafica, solo effetti ottici, modellini, plastici, disegni e la mente visionaria anzi due menti visionarie: quella di Philip Dick, autore del libro da cui è stata tratta la storia, e quella di Ridley Scott il regista.  Tutto è iniziato parlando con un amico di Blade Runner, come faccio di solito quando mi trovo davanti a qualcuno che lo ama e non lo bolla come noioso - capisco che possa essere un film dalla difficile visione sono la prima ad ammetterlo - e mi rivela che hanno girato una sorta di film del film. Si chiama Dangerous Days, come il titolo della sceneggiatura che poi sarebbe diventata Blade Runner. Mi ha convinto a cercarlo descrivendomi alcune scene che conoscevo tramite il libro ma non avevo avuto l'esperienza diretta visiva. E' continuato poi con una mia scherzosa parafrasi su facebook e una persona davvero generosa mi ha fatto regalo della versione da due dvd della Final cut. Dvd che mi è arrivato stamattina. Così ho deciso che stasera doveva essere la serata Blade Runner e ho fatto la maratona. Ho visto il film trovando delle differenze che forse solo io da fan potevo trovare, in lingua originale con i sottotitoli. Diamine i dialoghi li so a memoria e il famoso monologo lo so a memoria anche in originale. E' stato come ritrovare dei vecchi amici. Ed è stato anche bello avere l'onore di poter assistere al racconto di come è nato questo grandissimo film, delle tensioni, delle vibrazioni in gioco e via dicendo. E i disegni, quei magnifici disegni che hanno preceduto la realizzazione e che servivano per dare l'idea di come doveva essere. E il city-speak assurdo coacervo di esperanto, ungherese, tedesco e la Dea sa ancora cos'altro. E quando senti alcuni dei registi di genere più quotati, tipo Guillermo del Toro o  altri, dire che Blade Runner gli ha cambiato la vita, ti viene da sorridere perchè in un certo senso puoi comprenderli. Ho visto per la prima volta questo film quando avevo all'incirca dodici, tredici anni e mi ha lasciato senza parole. In un periodo in cui mi stavo chiedendo chi fossi e stavo cominciando a farmi le prime domande sugli esseri umani, arriva questo film che si pone esattamente le stesse domande. La sensazione è stata esaltante e di sollievo. Non ero la sola a pormi quelle questioni. Conclusione della storia: se siete appassionati di questo film prendetevi il dvd doppio con Dangerous days e fatevi la maratona come l'ho fatta io. Ne vale dannatamente la pena.
P.S. Grazie Paul. Grazie di cuore.

1 luglio 2010

Thank you for smoking


Nick Naylor (Aaron Eckhart), il protagonista di Thank you for smoking, è il portavoce della Big Tobacco. La sua funzione principale è quella di combattere contro i detrattori delle sigarette convincendoli che fumare non è poi così negativo. I suoi amici sono i lobbisti dell’alcol e delle armi, è buon padre di famiglia, separato dalla moglie, ma adorato dal figlio, e poi ama il suo lavoro. Tutti gli danno addosso, e lui si difende con maestria, favella e arguzia. La sua vita fra minacce, capi poco efficienti che "provengono dai distributori automatici", e problemi quotidiani è tutt’altro che semplice.  Il film parla di sigarette ma noi non ne vediamo mai fumare una tranne in una scena. Ma il protagonista viene ucciso prima di riuscire a fumarsela. E' uno di quei film che ci racconta su quello che viene definito come uno dei mali del mondo, il fumo appunto, ma con una leggerezza e con un ritmo da commedia. Gli unici amici di Nick Naylor sono i portavoce dell'industria dell'alcool e delle armi. Altri che sanno esattamente quello che lui sta passando, altri che sono pagati per essere odiati dalla maggior parte della gente. "Se sei pagato per aver ragione, non puoi avere torto". Alla fine il film è sulla libertà di decisione delle persone e contro uno stato che in certi casi si fa troppo interventista. La gente deve essere lasciata libera di decidere cosa pensa sia meglio per lei. Anche quando pensiamo che si stia facendo del male, anche quando pensa che una sigaretta faccia parte di questa decisione. Un elemento che mi è piaciuto particolarmente e uno invece che non sta in cielo nè in terra: il film si apre con il titolo e i nomi degli attori stampati come se fossero su cartine di pacchetti di sigarette. L'ho trovato di una finezza unica. Ovviamente da grafica incallita prestavo molta attenzione ai vari font. La seconda invece: descrivono una donna favolosa con due tette da spavento e poi la tipa in questione è interpretata dalla attuale signora Cruise ossia Katie Holmes. E' carina ma non corrisponde affatto alla descrizione che ne viene fatta. A parte questo guardatelo primo perchè vi passate del tempo piacevole, secondo perchè magari vi fa anche riflettere sull'atteggiamento che spesso abbiamo sui vizi altrui.
P.S. Commento da appassionata di Blade Runner: l'attore che faceva Sebastian, e che recita qui la parte del senatore antifumo, non è cambiato di una virgola.