8 luglio 2010

Rivelazioni




Ispirata dall'ultimo post scritto sul blog del mio fratellino, vi devo fare una confessione. Tempo fa vi avevo fatto una recensione dell'ultimo disco dei Sigur Ros, dal titolo We play endlessy, ma non avevo detto tutto quello che c'era da dire del disco. Ci sono dischi che ti possono distruggere dentro, sono capaci di portare alla luce le tue ferite più grandi, di metterci il sale sopra quelle ferite. Per molto tempo sono stata lontana da quel disco perchè mi ricordava troppe cose e per niente piacevoli. C'è un brano in particolare di quel disco che si chiama Fljótavík ed è il rimpianto fatto musica. Sono tante le cose che rimpiango di non aver fatto ma ancora di più sono quelle che rimpiango di aver fatto perchè hanno rovinato qualcosa di prezioso. A volte. A volte no. La musica dei Sigur Ros è talmente forte emotivamente parlando che se non siete un minimo sereni può farvi male peggio di una rasoiata.  Recentemente ho fatto pace con questo disco perchè ormai, ormai quello che mi feriva non esiste più a parte forse ancora un eco pallido della delusione per non aver capito per tempo. Ora la recensione vera e propria, quello che non vi ho detto allora perchè non riuscivo a sentirlo. Med sud si apre con una canzone fresca, gioisa solare. E' un brano che spiazza parecchio chi li ha sempre seguiti. E' un soffio di vita caldo e fanciullesco come dei bambini che giocano sul mare festose. Niente li turba, il mondo per loro è una novità. Il brano successivo ha la stessa tonalità, la stessa gioia. Il giorno è appena iniziato e non si sa cosa può riservare. Góðan daginn ha una dolcezza infinita ma non è triste. E' solo soffusa come può essere la luce del giorno in certe ore del mattino. Ha la stessa dolcezza dei borghi di prima mattina quando ancora la maggior parte delle persone sono assopite e pian piano si inizia a lavorare, pian piano i negozi riaprono ma poco prima, quell'impercettibile istante... Tutto è così irreale e sorridi.  Si arriva pian piano a Festival. Diversamente dal solito qui la voce di Jonsi è in netto primo piano. Lui ha una voce incredibile, questo ve l'ho già detto, e il brano assume toni spirituali elevatissimi.  Il linguaggio mi è estraneo eppur familiare: come se si trattasse di un'antica preghiera, un'inno alla vita in tutti i suoi aspetti. E niente ti prepara a tale bellezza, puoi solo ammirarla in un silenzio attonito. Ci si prepara alla sera, i toni della musica sono ancora festosi ma più pacati, quasi sussurrati. C'è ancora molto da fare, molto da pensare. Sentimenti di nostalgia, eventi felici che mai più torneranno fanno capolino nella mente. Una lieve nuvola nello splendore della giornata questo e anche altro Ara Batur. Uno di quei pezzi che solo i Sigur Ros sono capaci di scrivere e ideare.  I Sigur Ros creano mondi a se. Li ascolti e si ferma tutto, tu non sei più nella stanza, nell'angolo di universo dove ti trovi. Sei altrove. Vedi la perfezione, una perfezione fatta di vita, di gioia, di amore, di bellezza ma anche  dolore, di rimpianti, di eventi non accaduti, di persone trovate e poi perse per strada.
La perfezione.
In queste note.

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