27 agosto 2010

Una donna, un trauma.



Si ringrazia Hoschie per la splendida immagine

L'immagine li è apposta per coccolarmi. Se volete, se ne avete bisogno, usatela anche voi come coccola.
Stamattina mi sono svegliata e prima cosa: non riuscivo ad aprire l'occhio sinistro. Ho cercato di aprirlo delicatamente e, quando mi sono vista allo specchio, c'è mancato poco che urlassi dallo spavento. Era rosso. Completamente rosso. Dopo il panico iniziale ho chiamato al cellulare il mio medico di famiglia che mi ha consigliato di andare al pronto soccorso. L'unico pronto soccorso oculistico a Genova è all'ospedale S. Martino. Praticamente dall'altro capo della città rispetto a dove sto io. Per cui avviso mio fratello, sempre della serie sono una cogliona che non riesce nemmeno occuparsi di se stessa prima di avvisare tutti, che potrei fare tardi oggi spiegando il perchè e mi avvio. E nel tragitto mi vengono addosso tutti i pensieri più foschi, mi viene in mente quando al mio posto, con le debite differenze, c'era mia madre... Oltretutto per gli occhi ho una specie di trauma derivato da quando all'età di 4/5 anni mi hanno dovuto curare per uno strabismo. Per questo non porto le lenti a contatto, non riuscirei a metterle, per questo vado pochissimo dall'oculista e quando uno prova soltando ad avvicinare un dito all'occhio io ho una reazione esagerata. Quindi sommate una persona che per quasi ogni ospedale di Genova, ha un ricordo personale a una che ha avuto il trauma infantile degli occhi e cosa esce fuori? Una donna, un trauma come recita il titolo del post. Per chi sta leggendo e frigge di sapere come sto: niente di grave è solo un capillare spezzato. A detta del medico si risolverà in una quindicina di giorni e dentro di me lo sospettavo, spavento a parte. E qui iniziano i miei anticorpi, quelli che mi sono costruita in anni e anni di lotta contro l'impossibile: invece di andare direttamente a casa, mi sono fermata a mangiare un panino in Via XX settembre e mi sono fatta mezzo giro. Musica e il mio sport preferito: osservare la gente da distante. Madre Natura probabilmente sapeva che avevo bisogno di conforto e mi ha rimandato alcune tra le cose che amo vedere nella gente: un bimbo placidamente addormentato nella carrozzina, un cagnino che faceva i salti mortali pur di ottenere un pezzo del panino dei padroni, un uomo sorridere perso nei suoi pensieri. E sull'autobus un dolce cagnone steso ma con la schiena arrembata ai piedi della sua padrona.

26 agosto 2010

Il tempo che vorrei



Il protagonista di questo libro si chiama Lorenzo, è sulla trentina e come lavoro fa il creatore di slogan pubblicitari. E' un uomo fragile il cui passato l'ha segnato così tanto da renderlo incapace di dimostrare i propri sentimenti a chiunque, incapace di aprirsi agli altri. Il punto focale di questo libro è che se dal punto di vista professionale ha successo, nella vita privata ha due grandi amori tutti da ricostruire. Il rapporto con il padre e quello con Lei, con quello che ha capito dopo essere la donna della sua vita, sappiamo il suo nome solo praticamente nelle ultime righe. Tecnicamente Fabio Volo ha la dote di scrivere cose banalissime e fartele passare come grandi perle di saggezza. Ci vuole arte per farlo ed essere credibili, non tutti ci riescono, altri si circondano di un'aria spocchiosa che alla fine diventa nociva. Pregi di questo libro: tutta la descrizione del passato di Lorenzo e il suo rapporto con il padre. Mi ha commosso davvero. La parte peggiore? Lei. Ti fa venire voglia di urlare: lei se ne è andata, sveglia! Non c'è solo lei nella vita, ritenta sarai più fortunato. Invece no. Insiste, se prima cade nell'errore di non dimostrare i propri sentimenti dopo Lorenzo cade in quello opposto. Non la ascolta quando le dice: è troppo tardi. Sei arrivato tardi bello mio. Irritante, decisamente irritante. Dopo un po' non vedevo l'ora di finire sto libro. Vi fidate di me e del mio metro di giudizio sui libri? Evitatelo come la peste.

18 agosto 2010

Toy Story 2


Finito per errore tra gli oggetti di una svendita da cortile nell'intento di salvare un altro giocattolo, Woody viene rubato da un collezionista che lo riconosce per quello che è: un modello rarissimo degli anni '60, parte di un set western più grande. Proprio grazie a Woody infatti il set diventa completo e assume un valore astronomico per il museo dei giocattoli di Tokyo. Il resto della banda (capitanata per l'occasione da Buzz Lightyear) ha pochissimo tempo per salvare l'amico prima che venga spedito. Sempre che lui voglia essere salvato.  In poche parole ecco qui la trama di Toy Story 2. Giusto? Sbagliato. Perchè quelli della Pixar sanno bene quello che fanno. Sanno creare un film che sia godibile a più livelli e per tipi diversi di spettatori. Sa essere divertente per i più piccoli con una riflessione per il pubblico più adulto. Woody ritrova la sua origine, che è esattamente l'origine della quasi totalità dei giocattoli: il merchandising. Eppure scopre anche la sua unicità, proprio perchè appartiene ed è amato da un singolo bambino Andy. E non importa se non durerà, se verrà dimenticato quando Andy sarà grande. Sarà comunque valsa la pena di aver fatto parte della vita di quel bimbo. C'è pure una bella riflessione sulla solitudine e su come questa possa incattivire l'animo. E tutto questo non viene relegato in un angolino dedicato, fatto apposta, è parte integrante di un lungometraggio con  momenti di azione dal ritmo vorticoso e parodie dei più grandi classici della fantascienza. Ne ho contati almeno due: una poi è davvero palese, a momenti  morivo dalle risate. E la perla alla fine del film con gli errori delle riprese. L'ho trovato sublime. Consigliato ai piccoli ma anche ai grandi che continuano a coltivare il bambino che è in loro.

13 agosto 2010

Rain day


Versione personale del tutorial Happy Autumn di Leidy trovato su maidiregrafica.



Stanotte, precisamente alle tre di notte, Madre Natura ha dato spettacolo con un temporale che sembrava la versione in miniatura dei Diluvio Universale. Birillo da par suo coraggiosamente si è nascosto sotto il letto e non ne è uscito fuori finchè il tempo non si è calmato e sono spariti i tuoni. Mi ero addormentata ad un'ora decisamente più decente del solito, quindi a quell'ora dormivo ma mi sono svegliata per il rumore dell'acqua e dei tuoni. La mia non è paura, anzi un'altra delle cose che amo di più è proprio il rumore del temporale. Solo che il primo pensiero va alle prese di corrente e alla paura che si possa fulminare qualcosa. Quindi mi sono alzata di corsa per togliere tutte le prese e poi sono tornata a letto. A godermi il suono della pioggia scrosciante, l'odore intenso che ogni volta la terra bagnata sprigiona, all'energia viva e possente dei tuoni e dei fulmini. Pian piano sono scivolata verso un sonno davvero ristoratore. Tanto che stamattina mi sono alzata prima del solito riposata e pronta per fare un'altro dei miei lavaggi rapidi con asciugatura istantanea e ovviamente la spesa per staser. Ora non mi rimane che stirare il capo e fare un po' di pulizie in casa. Stavo riflettendo che anche cinque anni fa di questi tempi c'era il temporale. Ah già che ci siete fatevi un favore, leggete il post con il sottofondo che ho scelto, penso che vi rilasserà non poco...

11 agosto 2010

Le cose che piacciono a me




Il profumo del cocco e del gelsomino, il falco con il suo volo maestoso, il mio gatto tutto intero con il suo essere gatto, la musica, i libri, la scrittura di cui non potrei fare a meno. La cioccolata, il succo d'arancia, il gusto della frutta quando riesci a trovarla che sa di qualcosa. Il cocco tagliato che trovi alle fiere. L'odore e l'energia dell'autunno, gli occhi delle persone. Chi non sopporta di essere guardato negli occhi non sa che spettacolo si perde. Vedere qualcuno sferruzzare a maglia, starei a guardare incantata per ore. Il tramonto, l'alba, la Luna in tutte le sue fasi. Il rumore e l'odore della pioggia soprattutto dopo una settimana in cui il caldo ci ha fatto morire. Il gelato sia quello artigianale fatto bene, sia quello industriale quando è fatto bene anche quello. La carne, tutta tranne quella di agnello, preparata alla brace, i ripieni di verdure che qui si usano tantissimo. Le panisse e le panelle. I cannoli siciliani. Il pane di Trapani, i mustazzoli (qui solo i miei parenti trapanesi possono capire). Il couscous di pesce come da tradizione della mia famiglia, la cima - anche se è una vita che non ne mangio e non sapete cosa darei per mangiarne un po' - la farinata e la focaccia fatta bene. Un abbraccio disinteressato, la gioia negli occhi di chi riceve un regalo da te inaspettato e gradito ugualmente. Il pigolio delle rondini che annunciano l'arrivo della primavera, il frinire delle cicale tipicamente estivo, il silenzio innaturale e il candore, la capacità di purificare gli animi e la città che ha la neve d'inverno. Via XX settembre e il suo riappacificarmi l'anima ogni volta che la vedo e faccio una passeggiata per questa via. Forse c'è anche dell'altro ma adesso non mi viene in mente. Queste sono le piccole cose che piacciono a me. So che non capirete il perchè faccio questo elenco proprio oggi. Ne ho semplicemente bisogno. Chi sa, chi mi conosce da tempo sa il perchè...

7 agosto 2010

This time is all we have.





Ci sono momenti che amo particolarmente. Amo quando lentamente il giorno lascia il passo alla sera e poi alla notte. Amo quando ci sono i passaggi di stagione che si preannunciano timidamente. Sono giorni che sento qualcosa di strano nell'aria come se si preannunciasse l'autunno. O forse è semplicemente la mia voglia di rincontrare una stagione che, per nascita e per elezione, mi è congeniale. E' proprio li, sulla soglia quando le cose non sono più ma non sono ancora divenute altro tutto assume una luce diversa, una consapevolezza diversa. In questi giorni strani il vento gioca volentieri con i miei capelli e il riflesso mi rimanda contro una figura appesantantita dai chili, appensantita dai mille pensieri e dal tempo passato che non torna più. E realizzo infine che sono riuscita a chiudere le questioni in sospeso che volevo risolvere. Altre mi sa le metterò da parte per la prossima vita. Si può aggiustare quello che una volta era rotto, ma non sarà mai comunque come prima. Le cose cambiano anche quando non vogliamo, cambiano anche quando non accettiamo il cambiamento. Le cose mutano il loro corso sia che decidiamo di agire, sia che decidiamo di restare fermi vicino al fiume ad aspettare che passi il cadavere del nemico. Ma troppo spesso il vero nemico di noi stessi siamo noi. Troppo spesso ci perdiamo bloccati dalla paura.Come si fa a trovare il giusto equilibrio tra non essere avventati e non farsi bloccare dalla paura? Lo chiedo al vento, chissà che un giorno non possa sussurarmi dolcemente la risposta.

3 agosto 2010

Delfini




Vi faccio una raccomandazione: prima di leggere questo libro non guardate assolutamente le recensioni che ci sono in giro. Vi rovinano il piacere della lettura, soprattutto perchè vi spiattellano così in quattro e quattr'otto la rivelazione del libro. Invece penso che sia bello arrivarci allo stesso tempo del personaggio protagonista, arrivarci con tutto il suo carico di riflessioni, di dubbi, di tensioni ma anche allo stesso tempo di pace e di bellezza. Una giovane e solitaria scrittrice di romanzi d'amore di nome Kimiko, cambia il corso della sua vita dopo una visita all'acquario di Tokyo per vedere i delfini. In questa occasione è accompagnata da Goro, grafico della sua casa editrice, personaggio schietto che convive con Yukiko, parente più grande di lui da cui non ha intenzione di separarsi. Trascorrono insieme la notte, e qualcosa in Kimiko si rompe, portandola ad allontanarsi da Tokyo per rifugiarsi in un tempio vicino al mare. Kimiko si mette a lavorare come cuoca ed ha modo di vedere tutta una serie di ospiti, la maggior parte donne, che hanno affrontato le miserie e la violenza del genere umano. Attraverso la storia di queste donne Kimiko ha modo di cominciare a riflettere sulla condizione della donna in Giappone divisa tra tradizione e modernità. Nel tempio incontra Mami, una ragazza scampata da un'incendio appiccato dal padre, una ragazza dalla sensibilità molto particolare che le fa una rivelazione sconcertante. Questa rivelazione cambierà per sempre la sua vita e la aprirà a tutta una serie di affetti, e di relazioni con le persone. Questa rivelazione la renderà una persona più sicura di se, più serena.
Adoro questa scrittrice perchè ha un tono lieve anche quando si tratta di descrivere questioni serie oppure di una tristezza devastante. In Delfini la penna della Yoshimoto si intinge di un'intimismo, di una dolcezza tipicamente femminile. E' la scrittrice che meglio descrive al mondo quanto anche le cose comuni di tutti giorni, quanto anche un piccolo sorriso, o un semplice buon giorno possano essere in verità eventi speciali. Se avete bisogno di un libro che possa essere una carezza per l'anima, beh questo libro fa per voi.

1 agosto 2010

Cooper, il gatto fotografo




Il regista Micheal Cross e sua moglie Deirdre hanno avuto l'idea di dotare Cooper, il loro micio di casa di 5 anni, di una macchina fotografica in grado di scattare automaticamente foto ogni 2 minuti. Lo scopo è quello di mostrare il mondo di tutti i giorni dalla prospettiva di un'essere a quattro zampe. L'iniziativa è stata così sorprendente e ha riscosso tale successo che i Cross hanno già realizzato due mostre con le foto di Cooper, diventato famoso in tutto il mondo anche grazie alla sua pagina di Facebook. In questo link potrete vedere alcuni esempi delle foto scattate. Notazione mia personale: Cooper assomiglia un casino a Birillo.