22 ottobre 2010

Kafka sulla spiaggia




"Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia."





Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Taka-matsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. E' diviso in vari frammenti e ha l'andamento dei sogni. In realtà è molto centrato sui sentimenti e su come gli esseri umani trovano il modo di farci i conti. C'è una storia di abbandono con tutto il carico di rabbia, di sensi di colpa, di domande che si trascinano. Tamura Kafka si trova di fronte all'eterno dilemma umano: seguire il proprio destino predetto da un padre artista totalmente estraneo oppure decidere di andargli incontro, di compierlo, affrontando i propri demoni. Sinceramente parlando però sono altri i personaggi che hanno attirato la mia attenzione nella narrazione fatta da Murakami. Non sto parlando solo di Nakata, vecchio bambino che ha dimenticato tutto, ha dimenticato come si legge e si scrive ma è libero da tutte le domande inutili che le persone pensanti si fanno, ma anche della signora Soeki, una donna dalla vita spesa piena di rimpianti, incapace di accettare la morte del suo uomo. con lo sguardo sempre rivolto al passato. Alla fine arriverà il momento anche per lei di tirare le somme e di lasciare che tutto  scorra come la sabbia nella clessidra. E' un libro molto particolare, a tratti assurdo, a tratti offre ottimi spunti di riflessione sull'animo umano.

3 commenti:

willa ha detto...

un libro meraviglioso :)

nicio957 ha detto...

Al solito becchi l'essenza delle cose... e leggerti è un raro piacere. Su quanto i personaggi "secondari" contino in questo libro posso dirti che a distanza di molti mesi (l'ho letto lo scorso inverno) il personaggio che più mi è rimasto in testa è "l'erede" di Nakata... il buon signor Hoshino, la cui crescita nel libro è tra le cose più belle da leggere... pensa solo al suo interesse per la musica. Cito spesso Hoshino nei miei dialoghi con mia figlia, molto appassionata di Murakami... Ciao Krish, F.

moltozen ha detto...

Non l'ho mai letto, ma lo farò, grazie per questo splendido post