28 febbraio 2011

And the winner is...



Si ringrazia il forum di Nin.com per la splendida immagine.

Categoria Original Score 2011 vince:

Trent Reznor e Atticus Ross per The Social Network!!

Sono contenta come se l'avessi vinto io stessa quel premio. Sono contenta per due motivi: primo perchè Reznor è uno degli artisti che io amo di più, secondo perchè è uno schiaffo in faccia a tutti quelli che lo volevano artisticamente morto. Questo premio è la dimostrazione che è ancora vivo e vegeto e capace di fare grandissime cose. Segnalo anche la vittoria di Natalie Portman come migliore attrice per The Black Swan. E' un premio assolutamente giusto e sacro santo. Il suo ruolo in quel film è la dimostrazione di cosa vuol dire recitare dannatamente bene. Un po' triste per Inception che ha preso solo premi tecnici. Pazienza, le occasioni per Christopher Nolan non mancheranno, ne sono sicura.

26 febbraio 2011

Codex


Esecuzione libera del tutorial Kalem di Yaelle.



«No one gets hurt
 You've done nothing wrong.»


Ci sono voci e brani che ti entrano nella pelle e scovano esattamente la tua paura più grande. Ci sono voci e brani che evocano alla mente qualcosa che induce a chiudere gli occhi e semplicemente sentire. Brani che sono pace, sono rimpianto, sono memoria, sono speranza e disillusione. In fondo la musica è fatta in questo modo. E' un codice da decifrare ed esperire, un dialogo ideale tra l'autore e chi l'ascolta. Codex ha quell'incedere elegante che la rende sorella di altri brani sontuosi e emotivamente intensi quali Kid A o Videotape. Sono acquarelli sonori: ritraggono un semplice istante per quanto effimero. E quelle sono parole che sarebbe bello sentirsi dire di tanto in tanto. Non si è fatto male nessuno, non stai facendo nulla di sbagliato.
Questo acquarello avrebbe potuto mostrarmelo chiunque e sarei rimasta ugualmente folgorata. Il fatto che dietro la penna ci sia quell'animo poetico e sensibile di Thom Yorke me lo rende ancora più prezioso. Ma è solo un particolare, niente più...

21 febbraio 2011

Una voce nella notte



Una voce nella notte di A. Maupin racconta una doppia storia. Quella di uno scrittore cinquantenne omosessuale di San Francisco che fa i conti autoironicamente con la sua età, con il compagno sieropositivo che lo sta lasciando e con la prima presa di coscienza che all'AIDS si può sopravvivere, con suo padre, la sua carriera e la vita da gay single. Con grande sincerità e nessun pudore, rendendo finalmente commoventi e accessibili vicende e condizioni non consuete ai lettori eterosessuali. Ma l'intreccio, che tiene sospesi e avvinti come pochi racconti in circolazione, è la storia del ragazzino sieropositivo fuggito a un'infanzia di abusi che ha scritto la sua storia in un libro meraviglioso e l'ha mandato allo scrittore di San Francisco. I due inventano un rapporto telefonico tra padre e figlio, straordinario per ciascuno dei due, che si evolve in una ricerca e in un mistero hitchcockiano fino a un innevato villaggio del Wisconsin. E' lo stesso autore di cui vi avevo parlato tempo fa, quello de I racconti di San Francisco. Quello che mi avevo catturato allora, e la magia continua con questo libro, è la naturalità con cui lui racconta lgli eventi. Il romanzo prende lo spunto da una vicenda realmente accaduta all'autore ed è in fondo una storia sull'amore e sui danni che può portare quando non viene espresso oppure quando la paura prende il sopravvento. Alla fine della storia non è importante che il ragazzino esista o no, non importa che la seconda storia è inventata oppure no. Come al solito con questo autore, ciò che importa sono le emozioni delle persone, la loro umanità, virtù e debolezze comprese. E come ogni buon libro quando lo finisci sorridi ma sei anche un po' triste dentro, come se avessi perso di vista un vecchio amico.

17 febbraio 2011

Mau.



Non avendo foto recenti di Birillo, celebro la Festa nationale dei mici con un bel video di Maru. E' un bel gattone giapponese ripreso dal suo amico o dalla sua amica. E' un gatto abbastanza famoso, conta un sacco di visite. E per la stazza che ha è di una vivacità unica. 
Il 17 febbraio è il giorno della Festa nazionale del gatto. Iniziativa nata dalla fervida mente della giornalista e gattofila Claudia Angeletti che nel 1990, attraverso le pagine della rivista "Tuttogatto", promosse un referendum tra i lettori per scegliere il giorno dell'anno più adatto a festeggiare questo nostro straordinario amico. 

E' stato scelto il mese di febbraio perché è nel segno dell'Acquario, segno zodiacale degli spiriti liberi, intuitivi ed anticonformisti come solo i gatti sanno essere. Il giorno 17, numero scaramantico perché si può leggere 1 e 7, una vita per sette volte e il gatto, per tradizione popolare, ha sette vite. 
Si è voluto così ripristinare una tradizione molto antica. Ad esempio, in Egitto, si adorava la dea Bastet, divinità dal corpo umano e dalla testa di gatta, associata alla gioia, alla musica, alla sensualità e alla danza. Una volta all'anno numerosissime persone si riunivano presso il delta del Nilo per festeggiarla. Tra i Celti, ai piedi dei Menhir, si svolgevano cerimonie sacre, alle quali partecipavano i gatti come tramite tra cielo e terra. Inoltre nei culti pre-colombiani, in onore del mese PAX, associato al Felino sacro, si tenevano spettacolari feste. Ma anche ai nostri giorni ci sono paesi che ricordano il nostro amico a quattro zampe. Ad esempio in India, ogni sei mesi si festeggia, come simbolo dell'amore e della maternità, la dea Sashti che cavalca un gatto bianco. Nel tempio di Nikko, in Giappone, il celebre Gatto Dormiente riceve tuttora offerte da turisti e fedeli. (Info da Gatto Web) Ci sono varie iniziative. Per esempio nella colonia felina di Pallosu, in Sardegna, si festeggia in questo modo, mentre a Cento ci sarà l'Aperimicio, organizzato dall'E.N.P.A. locale; ma se avete un peloso in casa non c'è modo migliore di celebrare la festività se non facendogli molte coccole e giocando con lui. Mi chiederete: e Birillo? Al momento in cui vi scrivo sta dormendo dentro l'armadio in un angolino che si è ritagliato, tutto comodamente acciambellato. In fatto di comodità loro la sanno lunga. Buona festa a tutti i gatti e a tutti i devoti del Dio Gatto.

13 febbraio 2011

Buon compleanno Mastro Gabriel.



Buon compleanno di cuore.
Grazie per tutto quello che hai saputo regalarci con la tua musica.
Grazie per tutte le emozioni che mi hai regalato.
Grazie per la Luce che porti nel mondo essendo semplicemente te stesso.
Happy Birthday Master Peter Gabriel.

12 febbraio 2011

Dance Dance Dance

Si ringrazia Glenn Waters per la splendida immagine

Un sogno, un albergo, un uomo, una ragazzina sensibile, il divario tra ciò che è reale e quel che sembra reale ma non si è sicuri che lo sia. Alla fine Dance Dance Dance di Murakami è tutto qui. Viene annunciato come un folgorante noir giapponese ma chi ha scritto queste parole non ha colto l'essenza dell'opera. Il protagonista di questa storia è un 35enne scrittore freelance. La sua non è una vera passione per la scrittura. Lo definisce: spalare la neve. E con questa espressione lui definisce tutti quegli incarichi che di solito è difficile da accettare. Ma qualcuno deve assumersene la responsabilità e deve essere fatto nel migliore dei modi possibili. E' un uomo senza riferimenti, senza molta passione per la propria esistenza, nè per il mestiere che fa. Non riesce a sentirsi davvero coinvolto e questo è uno dei motivi per cui il suo matrimonio è naufragato. Il suo sogno ricorrente è sentirsi parte dell'Albergo del Delfino. Si tratta di un modesto albergo in un anonimo quartiere di Sapporo dove il protagonista aveva alloggiato diverso tempo fa. Un albergo strano, una sorta di forma di vita orfana che una volta che ha estinto il suo vettore evolutivo era rimasta sospesa come in un limbo. Il sogno era sempre lo stesso: lui faceva parte di quel posto e in una stanza c'era sempre una persona che piangeva per lui. Deciso a comprendere le motivazioni di quel sogno ricorrente, telefona per prenotare una camera al Dolphin Hotel. E scopre che è tutto cambiato ma una parte del vecchio albergo rimane ancora intatto, in una maniera inusuale. Il protagonista rincontra il vecchio proprietario dell'albergo che gli rivela che è stato cambiato tutto tranne il nome, in modo che il giornalista  potesse tornare, perchè potesse ritrovare qualcosa che lui aveva smarrito. E gli da un consiglio: qualsiasi cosa accada non smettere di ballare. La danza diventa la metafora della vita stessa. Infine il protagonista ritrova il contatto con la realtà, riesce a farsi finalmente coinvolgere. La cosa curiosa di questo libro è che davvero non ricordo se è mai stato detto il nome del protagonista. Ma anche se così non fosse non sarebbe un male. Alla fine certe riflessioni possono essere fatte da ognuno di noi.

4 febbraio 2011

The octopus


Ho passato giorni ad ascoltare questo disco e a tentare di scrivere qualcosa di sensato per far capire di cosa si tratta. Ho fallito miseramente. Allora facciamo le cose per bene. Prima di tutto il gruppo. Questa che vedete è la copertina dell'ultimo disco degli Amplifier, The Octopus, uscito il 31 gennaio 2011.  Per chi non li conoscesse gli Amplifier sono una band di Manchester composta da Sel Balamir, chitarrista e cantante; Neil Mahony, bassista e Matt Brobin, batterista. In giro vedrete un sacco di definizioni per questa band: alt rock, space rock, alcuni addirittura prog. Un consiglio spassionato: scordatevi le definizioni non vi portano da nessuna parte, soprattutto con loro. Al loro attivo gli Amplifier hanno tre dischi e due Ep. Tre dischi compreso questo. Un mostro composto da due cd belli pieni zeppi di suoni e parole. E per suoni intendo non solo quelli canonici della chitarra, basso, batteria ma anche rumori di passi, orologi a cucù, carillion. Evidente sin dall'inizio che gli autori vogliono raccontare una storia e cercano di farlo nel migliore dei modi anche se a volte si rischia di eccedere. L'idea sottesa a questo disco sarebbe questa: qualcosa ti sta controllando. Qualcosa che ti è talmente vicino, talmente a pelle che nemmeno te ne accorgi. Quello che stupisce subito al primo ascolto è la sua compattezza. Trattandosi di un doppio disco composto da 16 brani non è cosa da poco. Al di là dei vari suoni di cui è composto non c'è un'episodio meno che felice. Anche Minion's song che ha richiesto un ascolto più attento e accurato da parte della sottoscritta, è stato il brano che mi è piaciuto di meno al primo ascolto e che ho rivalutato con il tempo essendo quello che apre le danze, il prologo di The Octopus. E' un disco fatto per persone che sono abituate a sedersi, inforcare le cuffie e dedicare tutto il tempo necessario per eviscerare nel profondo quello che stanno ascoltando. C'è un'infinità di piccoli dettagli, introdotti sottilmente qua e la nelle canzoni, dettagli che facilmente possono essere perduti.  Si può rimanere colpiti dalla grandiosità, dai riff micidiali di The emperor, il suono introduttivo di The wave, singolo apripista del disco, è il suono di una campana tibetana quasi a richiedere agli ascoltatori un salto di coscienza, un cambiamento totale del proprio stato percettivo per meglio comprendere cosa si sta ascoltando. E sicuramente si rimane sedotti dall'incedere sinuoso di The Octopus che contiene al suo interno una componente melodica tale da farmi innamorare all'istante e da indurmi all'ossessione.  Devi ascoltarlo. Ancora e ancora... Golden Ratio si apre con un'invocazione da muezzin del ventesimo secolo, altro brano dall'andamento sinuoso, orientaleggiante cattura istantaneamente la tua attenzione e ti induce a volerne sapere di più, andare avanti con le tracce del disco. Immagino che l'industria di Hollywood non gradirebbe molto essere mandata a quel paese come tranquillamente ci canta Sel in Oscar Night/Embryo. E' affascinante come il testo è una dura invettiva contro il mondo dello spettacolo e, in antitesi, la musica è dolce e suadente. Direi che il connubio è perfetto. Potrei starvi a parlare per ore di questo disco e comunque non riuscire ad arrivare al punto. Quindi mi fermo qui e dico: procuratevi The  Octopus. Chiudete tutto quanto e dedicategli il tempo giusto. E' un disco che saprà ripagare ampiamente le attenzioni che gli dedicherete.
Ma soprattutto supportate gli Amplifier. Questi ragazzi se lo meritano alla grande. 
Sito ufficiale: http://www.amplifiertheband.com/news.php/
Sito dedicato a The octopus: http://www.theoctopus.info/

Edit del 8/2 Se volete leggere qualcuno che è stato più capace di me a raccontare questo disco andate qui:
Il cibicida: The Octopus

3 febbraio 2011

Ricapitoliamo...


Ho un po' di considerazioni da fare, in generale. Considerazione triste: oltre che parlare poco, a casa mia si ride poco. Sento già la vocina di un certo gatto dire: Male! Si hai ragione ma che ci posso fare se proprio non mi viene? Ho mia nipote qui a casa, insieme a mia sorella, e oggi è capitato che ospitasse una sua compagna di università. Tra il dire e il fare, ci è scappata pure una risata e come mio solito mi ha fatto impressione e mi è sembrato strano sentire di nuovo qualcuno ridere per casa. Una volta ero io quella matta che faceva casino. L'avreste mai detto? Eppure era così. E' uno dei tanti lati della Krishel che si è perso. Ho anche visto una scena che non ho compreso e che mi ha ferito. Premetto: sono contenta che mio fratello sia attaccato a mia nipote e che gli venga naturale che la coccoli, che ci scherzi. Non sono gelosa di questo. Mi chiedo però cosa io abbia fatto di tanto atroce perchè invece lui non mi considera manco di striscio. Se viene naturale con lei la coccola perchè con me no? So di essermi chiusa un casino e più vado avanti e più mi chiudo. Dai non può essere perchè ho 37 anni. Da quando l'età è una scusante per non mostrare affetto per una persona che hai accanto? Non capisco. Non so neanche se dovrei farglielo presente e non so neanche con quali parole francamente. Ho un po' il timore che se lo facessi presente scoperchierei il vaso di Pandora e puntualmente sarebbe colpa mia. Di cosa? Forse di non essere l'immagine della sorella piccola che ha maturato in questi anni.
Considerazione felice: se quasi 25 anni fa mi avessero detto che avrei celebrato il 13 febbraio, compleanno di Peter Gabriel, andando a mangiare fuori con della gente appassionata quanto me, se non di più, non ci avrei mai creduto. Miracoli di facebook. Mi si prospetta una bella giornata.
Chi mi segue da tempo, ed è anche mia amica avrà sicuramente letto il post Bad day.  Aspettavo una telefonata dal luglio scorso che non è mai arrivata. In pratica quello stronzo che mi ha visitata ha deciso che o prendevo gli psicofarmaci o li prendevo. Alternative non ce ne erano. E se non mi informavo io la mattina per sapere come muovermi potevo aspettare ancora in eterno. Ho cominciato a capire come mai gente che ha problemi ben più seri di me non vengono fermati se non quando succede la tragedia. Se l'assistenza che offrono è quella, lo capisco perfettamente. Grazie ad una mia amica ho contattato una naturopata. Ho scritto una mail difficile. Ho dovuto descrivere sia come sono, sia i problemi che ho. Ad una perfetta estranea che non solo mi ha ascoltato, ma da quello che ho capito ha compreso in pochi tratti come sono dentro. E da pochi giorni sono in cura con fior di bach e pillole di pulsatilla. Ne ho per due mesi. Auguratemi... no. Non auguratemi nulla, per scaramanzia.