12 febbraio 2011

Dance Dance Dance

Si ringrazia Glenn Waters per la splendida immagine

Un sogno, un albergo, un uomo, una ragazzina sensibile, il divario tra ciò che è reale e quel che sembra reale ma non si è sicuri che lo sia. Alla fine Dance Dance Dance di Murakami è tutto qui. Viene annunciato come un folgorante noir giapponese ma chi ha scritto queste parole non ha colto l'essenza dell'opera. Il protagonista di questa storia è un 35enne scrittore freelance. La sua non è una vera passione per la scrittura. Lo definisce: spalare la neve. E con questa espressione lui definisce tutti quegli incarichi che di solito è difficile da accettare. Ma qualcuno deve assumersene la responsabilità e deve essere fatto nel migliore dei modi possibili. E' un uomo senza riferimenti, senza molta passione per la propria esistenza, nè per il mestiere che fa. Non riesce a sentirsi davvero coinvolto e questo è uno dei motivi per cui il suo matrimonio è naufragato. Il suo sogno ricorrente è sentirsi parte dell'Albergo del Delfino. Si tratta di un modesto albergo in un anonimo quartiere di Sapporo dove il protagonista aveva alloggiato diverso tempo fa. Un albergo strano, una sorta di forma di vita orfana che una volta che ha estinto il suo vettore evolutivo era rimasta sospesa come in un limbo. Il sogno era sempre lo stesso: lui faceva parte di quel posto e in una stanza c'era sempre una persona che piangeva per lui. Deciso a comprendere le motivazioni di quel sogno ricorrente, telefona per prenotare una camera al Dolphin Hotel. E scopre che è tutto cambiato ma una parte del vecchio albergo rimane ancora intatto, in una maniera inusuale. Il protagonista rincontra il vecchio proprietario dell'albergo che gli rivela che è stato cambiato tutto tranne il nome, in modo che il giornalista  potesse tornare, perchè potesse ritrovare qualcosa che lui aveva smarrito. E gli da un consiglio: qualsiasi cosa accada non smettere di ballare. La danza diventa la metafora della vita stessa. Infine il protagonista ritrova il contatto con la realtà, riesce a farsi finalmente coinvolgere. La cosa curiosa di questo libro è che davvero non ricordo se è mai stato detto il nome del protagonista. Ma anche se così non fosse non sarebbe un male. Alla fine certe riflessioni possono essere fatte da ognuno di noi.

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