22 dicembre 2011

Forever lost


Avvertenze per l'uso: questa che sto postando è una mia fiction dedicata a Fringe. E' ambientata a cavallo tra la terza e la quarta stagione. Quindi se non siete a pari con la serie non la leggete perchè contiene un casino di anticipazioni sugli eventi. Se invece siete a pari allora continuate pure. E' la prima fan fiction che scrivo e forse pure l'unica. I don't know.

20 dicembre 2011

First time

Primo post direttamente scritto su blogspot ed è uno sfogo. Come sicuramente avrete già letto: il 31 gennaio 2012 splinder chiude. E già questo da solo mi fa incazzare a bestia. Tutti quanti fanno guide di qua e guide di la e ti assicurano che l'esportazione va sicuramente a buon fine. Datemi retta, palle. In questo momento sto ripristinando i vecchi post in pratica pezzo per pezzo, perchè ne mancano un casino. Sto controllando tag per tag. Se da una parte sono dispiaciuta che Splinder chiuda, dall'altra parte alla fine doveva andare così. Perchè non ho visto nessuna piattaforma gestita con lo stesso pressapochismo di questa. Ora salviamo il salvabile e le tracce che ho sparso le cancellerò, piano piano.

18 dicembre 2011

With Teeth

Vi voglio parlare di un disco che mi è arrivato emotivamente due anni dopo la sua uscita nei mercati discografici. Non mi chiedo neanche il perchè. Sono semplicemente contenta di ciò perchè è come se fossero usciti due album, invece di uno, quest'anno. Per me una goduria massima. Questo disco arriva cinque anni dopo il suo predecessore "The Fragile" e devo essere sincera all'inizio non mi è mai arrivato. Ho provato molte volte ad ascoltarlo perchè mi sembrava un sacrilegio ma non c'era nulla da fare. Dovevo cambiare io dall'interno e la magia di una Only eseguita dal vivo a Bologna mi ha fatto capire che era il momento. E' un disco pieno di resoconti. Mr. Selfdestruct sta risalendo faticosamente la china cercando di ripulirsi da un passato pieno di ferite, graffi, depressione e droga. Ne esce fuori un disco che alcuni, quelli che ancora non hanno capito, definirebbero di transizione. Con il senno di poi e avendo alle orecchie ancora i suoni di Year Zero posso dire che è il dovuto percorso artistico: in With Teeth ci sono i germi e le sonorità che poi esploderanno più in avanti. Parte All the love in the world e c'è qualcosa che non mi torna. La musica va in una direzione la solita, quella disturbata, mentre nel testo si parla d'amore. E' quella la soluzione contro le tenebre? Andiamo avanti e arriva You know what you are una canzone dai suoni pesanti, accelerati, corposi che ti fa venire voglia di di fare headbanging e di prendere la prima cosa che ti capita sotto mano e spaccarla. Spacca tutto. Tu non sai che cosa sei, non sai che cosa cazzo sei. Odio, fiele allo stato puro distillato accellerato. Anche la voce è aggressiva, tagliente, urlata. Non puoi cambiare niente di quello che sei. Bastardo sei e bastardo rimarrai. Ora spaccherò la faccia al primo che mi dice che The hands that feed è brutta. Non lo è. Ha una ritmica che farebbe ballare pure la persona più piantata dall'universo e dal vivo spacca da morire. Infatti mentre la sento mi sto esibendo nella danza della scrivania (un giorno ve ne parlerò). E il coro finale è assolutamente imperdibile: Combatterai la mano che ti nutre anche quando sarai in ginocchio? Sembra un'ideale domanda in riferimento a "I'd rather die but give you control..." e parte una disamina lucida e disillusa sull'amore: "Love is not enough" A volte  le cose non vanno come si è programmato e l'amore non basta per tenere le cose in piedi. Questa canzone ha un incedere sinuoso, molto accattivante. La novità di questo disco è che il suono è molto presente, molto corposo. Le percussioni sono molto secche, squadrate, le chitarre presenti e graffianti. C'è molta più strumentazione convenzionale rispetto al passato. Come ha detto un mio amico: "è l'anima rock di Reznor che prende il sopravvento sull'industrial"(vero Gekko?). L'amore non è abbastanza e le giornate passano tutte allo stesso modo. "Everyday is exactly the same" è l'alienazione fatta persona. Ogni giorno passa nello stesso modo e non puoi farci nulla. Pensi di essere felice con i giorni tutti uguali ma alla fine sai che la tua anima ci morirà e non sai cosa fare per rimediare...il brano si chiudo con note che riportano alla mente il finale di Closer. Da studio Only non rende assolutamente come dal vivo. Quel "there is no fucking you there is only me" in concerto è un urlo, un pugno allo stomaco da dedicare a tutti quelli che ci hanno ferito e che ci stanno ancora ferendo nel profondo. "Sunspot" è calore liquido che scorre nelle vene e si impossessa della tua anima e della tua carne. Caldo, fa molto caldo qui dentro...ho bisogno di una doccia fredda. Arriva con il suono greve e pesante di The line begins to blur ma si prosegue e arriva uno di quei brani che, quando lo senti, l'ambiente dove ti trovi si dissolve. Siete solo tu e la musica: "Beside you in time." E' una botta emotiva clamorosa, tutto si dissolve, lo scorrere del tempo. Tutto passa e tu sei un semplice spettatore. Eppure senti le tempie pulsare forte. E' una chiamata: Trent Reznor moderno e diabolico pifferaio magico sta delicatamente, subdolamente richiamando all'appello tutti i suoi adepti. E come rimanere insensibili? Right Where It Belongs, il brano che chiude il disco, parte con incedere decisamente scanzonato. All'interno della canzone c'è una parte pubblico festante registrato dal vivo e mi viene in mente che questa canzone descrive esattamente tutto il mondo che gravita i concerti. C'è l'attesa spasmodica per l'evento, la festa, il fatto di sentirsi al posto giusto al momento giusto, feedback tra pubblico e autore, la tensione da parte sua per rendere al meglio la sua opera. E quella lieve tristezza che arriva inevitabile quando tutto finisce. Un cerchio si è chiuso, ora tutto è al proprio posto.  Questo gruppo ha preso una parte importante nella mia anima. Trent Reznor con questo disco, e poi con quello successivo, ha dimostrato ancora una volta di essere un'artista con la A maiuscola capace di mettersi totalmente in gioco. Fedele soltanto a se stesso e a Dea Musica.

17 dicembre 2011

Fragile



Si ringrazia Artfinale per la splendida immagine.


Si avvisa i gentili ospiti della casa che parlerò di materiale scomodo. Proprio così se siete ipersensibili non vi ci dovete nemmeno avvicinare a questo disco. Di questo genio del male vi ho già parlato più volte ma non di questo disco. E' un disco fragile ma non per questo privo di aggressività. Trent Reznor ha sempre avuto una caratteristica che me l'ha fatto amare: è capace di prenderti l'anima, ridurtela a brandelli e stare li a fissarti sorridente mentre raccogli i cocci. The fragile non fa eccezione: è un disco disturbato e disturbante, una vera lametta a tagliarti in due e esporre a nudo le miserie e l'immensa fragilità dell'animo umano. E' un disco diviso in due parti chiamato, secondo me non a caso, "left" e "right". Come il cervello. E' il disco più ambizioso e personale di Trent Reznor. C'è la sfiducia verso il mondo, il pessimismo eppure l'amore può essere una soluzione (We're in this together e la toccante The fragile) ma c'è come una patina oscura che permea tutta l'opera. E' come una perenne cortina che non riesce a far trapassare del tutto la luce. Una lotta interiore ed esteriore: "Just like you immagined"...è come avevi immaginato, è anche peggio."Even deeper" inizia con un suono pericolosamente cavernoso come se provenisse dagli abissi più devastanti e se ti trovi li non puoi sentire nulla, non ti arriva nulla ("And I wish I felt something"), quando pensi che sia tutto finito l'orrore e la disperazione si insinuano dentro di te ancora più in profondità. Vuoi provare ad aiutarmi ad andare avanti? E' la silente preghiera alla fine del pezzo. Si continua, Reznor ci lascia scampo, "baby's got a problem"... ma tenta di nasconderlo. Però non si può non è possibile. No you don't è quanto di più aggressivo e violento ci possa essere: una vera mazzata per l'anima e le orecchie. La mer. Come descrivervela? E' un canto della sirena, vi ammalia, sempre rilassarvi eppure c'è tensione. E' come il suono del carillion nei film dell'orrore. Pensate sia qualcosa di innocente e invece...arriva la botta. Arriva The great below. Questa la dovete sentire. E' semplicemente meravigliosa. E' il canto di un'anima disperata. Monumentale come canta "And I descend from grace/in house of undertow/I will take my place in the great below"(discendo dalla grazia/nella casa della risacca/e prenderò il mio posto nel grande abisso). Niente tregua, siamo ancora in una guerra con l'anima e i sentimenti. Si ricomincia con The Way Out Is Through, quasi come dire: proviamo a uscire dal grande abisso. E' un'illusione, solo questo, e ce lo conferma nel brano successivo con incedere scanzonato eppure il testo recita: "Try to save myself but myself keep slipping away". Ci provo a salvarmi ma c'è qualcosa che mi sguscia dalle mani. E provi anche a cercare l'aiuto delle persone ma dove diavolo siete finiti? "Where is everybody?". Perchè scappate quando ho più bisogno di voi? E se The Mark Has Been Made è un altro ottimo esempio di incrocio tra strumenti classici e campionamenti aggressivi e rabbiosi, chiuso alla fine dalla voce spezzata di Trent che pronuncia poche e arcane parole ("I'm getting closer, I'm getting closer, I'm getting closer all the time"), Please è un pezzo di psicotica e paranoica elettronica derivante in linea diretta da Pretty Hate Machine. E si arriva a "Starfuckers inc": una tagliente tirata ironica e autoironica sullo star system in generale (nel video tra le varie statuette di personaggi famosi c'è anche quella di Reznor stesso) e su come alcuni personaggi mirano solo ad arricchirsi prendendo in giro chi li segue e li ammira. Complication è un altro pezzo elettronico strumentale, che introduce abbastanza bene I'm Looking Forward to Joining You, Finally, costruita su una batteria dai suoni estremamente originali e avvolta da una tristezza malinconica, le cui parole fanno pensare al fallimento di una persona cara a cui l'autore sente di potersi ricongiungere. Con The big come down si continua la strada della sperimentazione sonora tra furiosi elementi industrial come la voce rabbiosa e i synth graffianti e campionamenti classici di strumenti a corda suonati in maniera psicotica. Ancora una volta l'interpretazione di Reznor ci restituisce tutto il patimento nella ricerca di una pace interiore che sembra non arrivare mai. Lampante in questo senso la martellante Underneath It All. Puoi tentare qualsiasi cosa ma i demoni rimangono al loro posto dove li avevi lasciati. Sembra essere questo il significato profondo della frase "All I do, I can still feel you" ripetuta in maniera ossessiva. Ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati alla fine di questa sorta di percorso analitico nella mente di Trent Reznor e il risultato non è per niente rassicurante: Ripe (with decay) costruita ancora attorno a campionamenti chitarristici distorti digitalmente, la traccia è avvolta da un cupo alone di tastiere e suoni ambient in cui fanno capolino note suonate al basso e al pianoforte, con un crescendo interrotto e poi ripreso, in cui si innestano anche campionamenti vocali di Trent stesso. Se alla fine di questo disco pensate che l'autore abbia trovato una sua serenità interiore siete davvero fuori strada...
P.S. Notazione personale. Ogni volta che ascolto questo disco vengo assalita da pensieri molto "caldi". Cercate di capire da soli che cosa intendo...

14 dicembre 2011

You only see my reflection



Solitamente non riesco a scrivere recensioni di dischi strumentali. Mi è difficile raccontare quello che si agita in me quando ascolto un determinato tipo di musica, le parole mi muoiono nella testa. Però con questo disco voglio fare un tentativo, prendetelo per quello che è. Lo faccio semplicemente per Trent Reznor e sapete da quanto tempo sono legata a questo nome. Si tratta della colonna sonora del remake di "La ragazza con il tatuaggio del drago" film che esce nelle sale in questi mesi. Non è del film che vi voglio parlare ma della musica. Trent Reznor ha un suo tratto distintivo da sempre: è un artista capace di ritrarre alla perfezione il disagio interiore, l'anello che non tiene, l'aria che si increspa prima del temporale. Lui è capace di prenderti il cuore e l'anima, ridurtela a pezzettini e stare li a guardare mentre raccogli i pezzi. Questa colonna sonora non fa eccezione, è vergato a chiare note il suo marchio, il suo modo di agire e di fare musica. Si tratta di un disco dalle tinte oscure adatto ad essere ascoltato di notte oppure nelle giornate invernali più buie. E' come guardarsi allo specchio e vedere oltre le maschere che portiamo ogni giorno. Ascoltatelo, la vostra metà oscura vi ringrazierà.