26 maggio 2012

Inside Out


Quando ho scritto la mia prima fan fiction non sapevo assolutamente se ne avrei scritte altre, ma soprattutto non sapevo che sarebbe piaciuto a qualcuno. Di base mi ritengo una pessima narratrice e continuo a pensarmi tale. Di nuovo si tratta di una fiction a tema Fringe e a cavallo tra le terza e la quarta stagione. Se non siete a pari con l'America non leggete dopo il salto.

Capitolo 1

E' una corsa contro il tempo la mia, una corsa per impedire che gli eventi prendano la loro forma. Una forma che sto cercando disperatamente di impedire, da troppo tempo ormai.
Ho dimenticato tutto.
Il mio nome, la mia faccia, i miei occhi.
Ma non ho dimenticato quello a cui sto dando la caccia.
Era iniziato come un giorno normale anche se avevo uno strano presentimento addosso.
Poi tutto è precipitato.
Passato, presente e futuro si sono sgretolati di fronte ai miei occhi. Ho vissuto contemporaneamente la mia nascita e la mia morte, ma nulla mi ha preparato a vivere lo stesso per le persone che amo.
Corri, ragazzo, corri.
Rimpiango di non aver amato abbastanza.
Rimpiango di aver odiato troppo.
Il mio vero rimpianto è quello di non aver vissuto.
Tutto quello che mi era familiare, tutto ciò che amavo, tutti quelli con cui avevo vissuto per anni ora sono altrove. Non esistono più se non nella mia mente sotto forma di ricordi. Mi sto aggrappando a questo ora, è ciò che mi fa andare avanti. Corri, non c'è più tempo, non c'è più tempo...
Prendo la rincorsa e urlando mi lancio di corsa a perdifiato, buttandomi dall'alto di un palazzo. Improvvisamente mille voci esplodono nella mia testa. E'la mia vita, i miei ricordi, la mia coscienza. Sono tranquillo, so che non mi farò del male.
Buio.
Riapro lentamente gli occhi, ho paura di vedere dove sono capitato.
La luce intensa del neon mi acceca. Sono in una stanza di ospedale ma non c'è nessuno vicino a me. Devo alzarmi e vedere dove mi trovo. Mi tolgo da dosso tutti gli elettrodi. Poi mi alzo dal letto e indosso alcuni vestiti dentro l'armadio. Comincio ad incamminarmi per i corridoi ma non c'è nessuno. E' come se fosse tutto deserto. Intravedo una sagoma scura con la coda dell'occhio.
- Ehi, c'è nessuno qui? - urlo ma la mia voce rimbomba con uno strano eco.
Ancora quella sagoma, comincio a inseguirla, sento che devo sapere di chi si tratta. E' come se giocasse con me. Per quanti sforzi faccia per avvicinarmi, non riesco a colmare la distanza. Comincio a essere stanco, temo che la mia mente mi stia giocando brutti scherzi. Se non altro ancora non ho visto i soliti segni. Dove sono?
E perchè sembra non esserci anima viva?
Mi fermo. E anche la sagoma sembra fermarsi.
Lentamente si avvicina. E' una figura tutta nera, con il cappuccio tirato su. I suoi gesti sono lenti, armoniosi. Pian piano scopre il volto e mi ritrovo a fissarmi come in uno specchio.
- Chi sei?
Sorride ma non risponde. L'uomo si gira verso lo specchio che si trova dietro di lui, poi ritorna verso di me. Mi saluta con la mano e si avvicina allo specchio. Non riesco a toglere gli occhi da lui, da quello che sta facendo. Pian piano entra dentro lo specchio, e scompare. Al suo posto rimane solo il riflesso dei miei occhi sconvolti.

Capitolo 2


Mi avvicino lentamente allo specchio con la mano protesa in avanti. Ho paura di scoprire la verità ma non mi lascio fermare da questo. Vicino, sempre più vicino finchè non arrivo a toccare la superficie riflettente. E' fredda e dura come deve essere. Non capisco. Dov'è andato a finire?
Improvvisamente una voce di donna dietro di me: - Vedo che certe abitudini sono dure a morire.
Mi giro per vedere da dove proviene ma non vedo nessuno. Quella voce ancora:
- Tu pensi troppo. Dovresti aprire la mente. Dovresti vivere, semplicemente, senza farti troppe domande.
- Non sei reale.
- La realtà è una questione di percezione. La mia voce è reale ed è qualcosa a cui tu ti devi aggrappare se ti vuoi salvare.
- E' tutto perduto, non c'è possibilità di salvezza.
Una risata in lontananza.
- E' qui che ti sbagli, ragazzo. Rimane sempre una possibilità. Per quanto possa sembrare assurda, esiste. Quando smetterai di cercare di capire chi sono, tutto ti sembrerà più chiaro. Ti meraviglierai persino di non averci pensato prima.
Un filo d'aria profumato arriva sulla mia pelle, mi giro e vedo una finestra aperta che da su un balcone. Lentamente mi dirigo in quella direzione con la speranza di capire dove mi trovo. Sono sul balcone e quello che vedo mi terrorizza. Il tessuto stesso della realtà si sta sgretolando, non è più una questione di tempo. Persino i miei pensieri stanno perdendo coerenza. Devo andarmene da qui. Ripenso a ciò che ha detto quella voce. Devo vivere. Devo vivere, voglio vivere. Mi isso sul ciglio della balconata. Mi giro lentamente e chiudo gli occhi. Mi lascio cadere, dopotutto è una sensazione piacevole da vivere. Io so che vivrò, sempre che questa sia vita.

Capitolo 3


In lontananza sento dell'acqua zampillare da una fontana. Improvvisamente sono preda di una sete infinita. Non so da quanto tempo non mangio e non bevo ma il mio corpo non se n'è mai lamentato e, ad essere onesti, non mi sono mai posto il problema. Finora. Mi accosto cauto alla fontana e con i miei sensi cerco di capire se l'acqua è potabile oppure no. Sembra scorrere forte e pulita, nessun segno di inquinamento, come se provenisse da una fonte primordiale, intonsa. Finalmente un posto dove tutto sembra tranquillo, dove non ci sono segni di sfaldamento. Bevo a grandi sorsate, immergo totalmente la testa, lascio che l'acqua si porti via l'immensa stanchezza che mi sta infestando il corpo e la mente.
- Stai migliorando ma ci vorrà ancora del tempo perchè tu accetti la verità.
Questa voce di donna la conosco, l'ho già sentita prima.
- Chi sei?
- Posso solo dirti che noi due ci siamo già incontrati altrove. E comunque per te non è importante scoprire chi io sia. L'essenziale per te è che ti aiuti a fare luce sul grande mistero che avvolge la tua vita.
- Un mistero? Quanto grande?
- Più di quanto tu possa lontanamente immaginare. Può creare o distruggere interi universi, modificare il tessuto stesso del tempo e della realtà. Imparerai ad accettarlo. Sei solo lento e, anche se tu pensi il contrario, abbiamo tutto il tempo necessario perchè tu ne comprenda in pieno le implicazioni.
E dicendo questo sorride, mi prende per mano e mi conduce ad un casolare a poca distanza dalla fontana. Sono confuso, non ho ancora capito dove mi trovo. Il sorriso della donna si allarga ancora di più e improvvisamente nella mia mente arriva un'esortazione a non aver paura.
Arriviamo vicini ad una tavola imbandita piena di cibo. Cerco di capire se si tratta di uno scherzo, di una trappola, mi azzardo a staccare un acino dall'uva al centro tavola e lo metto in bocca. E' la frutta più dolce che mi sia capitato di mangiare. A voce bassa dico: - Non avevo nemmeno il sospetto che potessi avere fame. Ancora una volta quella voce risponde: - Per essere una persona totalmente inconsapevole hai un controllo notevole di te.
Mi giro e domando: - Che intendi dire con "inconsapevole"?
- Presto capirai cosa intendo.

Capitolo 4



E' tutto così buio. Non faccio in tempo a pensare che ci vorrebbe una luce per vederci meglio che l'ambiente si rischiara, improvvisamente. Ho la sensazione di essere osservato, è una sensazione strisciante che non riesco a levarmi da dosso. Sono in un'ambiente chiuso sembrerebbe quasi una caverna. La luce sembra seguirmi ad ogni passo che faccio. Ancora una volta intravedo quella sagoma. - Dove sei? So che hai il mio volto, non ho paura di te.
Una risata in lontananza.
- La mia cara amica ha ragione: hai un controllo quasi perfetto di te stesso.
La mia voce è un ringhio: - Che intendi dire? Chi è lei? Chi sei tu?
- Troppe domande mio giovane amico e le risposte a volte conducono ad altre domande.
Con rabbia penso che neanche lui riesce a parlare chiaramente. Vedo me stesso farsi una bella risata. La luce che ha negli occhi la conosco. E' il vecchio me, è colui che non pensava alle conseguenze, il disilluso, il truffatore, il fuggitivo.
- Devi imparare il dono della pazienza, ragazzo. Tutto ti sarà più chiaro, a tempo debito. Una cosa posso dirti. Tu puoi fare quello che vuoi. La luce è solo un'esempio ed è anche piuttosto rudimentale, se me lo permetti. Ora la prima lezione: imparare a difenderti.
E senza neanche darmi il tempo di ribattere comincia ad aggredirmi. Mi difendo con tutta la forza possibile ma lui sembra anticipare le mie mosse senza sembrare troppo affaticato. Ripenso alle sue parole e nella mia mente parte un mantra veloce: tutto questo non è reale.
Comincio a reagire velocemente ai suoi colpi, ora non sono più in svantaggio, arrivo quasi ad ucciderlo ma non riesco. Lui è me, non posso uccidermi. Io voglio vivere.
- Per essere la prima lezione sei stato bravo, ma non abbastanza. Nel momento decisivo, ti sei fatto fermare. Tu sei il problema. Tu sei il peggior nemico di te stesso.
Improvvisamente un vortice si è aperto nel pavimento. Questa storia deve finire prima o poi, penso arrabbiato, ci deve essere un modo.
Prendo la rincorsa e mi tuffo dentro. L'ultima cosa che sento è una risata che risuona sinistra alle mie orecchie.

Capitolo 5


Un rumore di passi. Qualcuno si avvicina, lentamente. Le luci cominciano a spegnersi l'una dopo l'altra. Chi sei? Chi sono io? La scena cambia, tutto è diverso, suoni di lampi e tuoni ma niente pioggia. Il mio sguardo è lontano, è come se questa realtà non mi appartenesse. Come se non mi fosse mai appartenuta. Devo andare via di qui e ritrovare il mio posto. Ancora un cambio di scena. Sono in un laboratorio e una donna sta ripulendo per bene l'ambiente. In lontananza un rumore di tasti premuti ma non c'è nessuno dietro la tastiera. Osservo la scena da lontano, guardo lo stupore dipinto nel volto della donna. E ancora una volta le immagini cambiano, in una danza che non comprendo appieno. Adesso sono a quel giorno. Il giorno in cui tutto è cambiato. Il giorno in cui ho rischiato di distruggere tutto. L'ho fatto ma non è stata una soluzione. Sono tornato indietro nel tempo ma neanche questa è stata una soluzione. Ti ho visto ed eri molto bella. Scusami se ho deciso per te cosa fare, scusami se ancora una volta ho tirato le fila degli eventi. Non sapevo, non ero pronto alle conseguenze. Sembra che non lo sia mai.
Ora è tutto così confuso. Io stesso sono confuso. Una voce lontana di donna mi dice:
- Puoi fare quello che vuoi, ce la puoi fare.
Chi sei? Chi sono io? Dove mi trovo? Perchè ovunque vada il tempo e la realtà sembrano sgretolarsi. Troppe domande e nessuna risposta.
Ora so. Tutto ha a che fare con me. Così è sempre stato.

Capitolo 6


Mi risveglio lentamente. In lontananza sento il rumore di un esplosione. Sono a terra e sto leggendo una targa. C'è scritto: "Non dimenticheremo mai 11 settembre 2001 dedicato alla loro memoria 11 settembre 2021." Non è possibile. Sono ferito e mi stanno portando in ospedale. Una voce lontana ha detto il mio nome. Peter Bishop. E non appena l'ha pronunciato delle immagini scorrono nella mia mente. Immagini di lei, di mio padre, di quello che ho vissuto. Tento di dire che il mio posto non è qui, non è in questo tempo, vengo dal passato.
Il mio disorientamento dura pochi istanti. Sembra che io sappia cosa fare, sembro ricordare tutto quello che ho vissuto e sto vivendo. Olivia. E' bello rivederti. E' bello accarezzarti in viso. Non importa se sono ferito, devo ritornare al lavoro, l'universo in cui mi trovo è un un mondo morente continuamente attaccato dai terroristi. Sono un agente, sono uno di quelli che dovrebbe lottare per salvare il salvabile. Ammesso che sia possibile. Qual'è stata la mia scelta? Perchè siamo arrivati a questo punto? I sensi di colpa arrivano e mi trafiggono l'anima. Non era questo che io volevo, ne sono sicuro. Non è la scelta giusta. Se solo potessi tornare indietro, cambiare la mia scelta ma non posso. Non posso. Gli eventi si susseguono veloci. L'attentato al teatro, il tempo trascorso con Olivia, la mia caccia a Walter. L'altro Walter, quello dell'altro universo. Pensavo fosse morto insieme all'universo distrutto ma evidentemente ha risorse che ho sottovalutato. C'è lui dietro gli episodi di terrorismo. Chissà perchè non ne sono per niente stupito. "Tu hai distrutto il mio mondo e ora distruggerò il tuo". La mia mente mi mostra cosa succede e si rifiuta di accettarlo. Ecco cosa stavo cercando di evitare disperatamente: Olivia. La sua morte. Non sono riuscito a evitarlo. Walter mi viene a trovare a casa e blatera di una possibilità. "Peter, mi sbagliavo! Non è troppo tardi. Puoi salvare i due universi, puoi rifare tutto da capo. E stavolta fare una scelta diversa. Devi rientrare nella macchina" Ed è quello che ho fatto. Sono rientrato. La mia coscienza interconnessa a quella del passato o, forse, non ho mai perso la connessione. Fa parte di un unico processo. Ho capito, ho capito tutto. Ora ci sono, ora capisco cosa intendevano dire quando dovevo essere più consapevole. Il tempo non è una freccia. Passato presente e futuro coesistono contemporaneamente. Ora ho capito. Sono tornato al momento in cui sono partito. "Peter". "Olivia sei viva". Ho capito tutto. Ora so cosa fare. Ho gli occhi aperti ma la mia mente sta creando un ponte tra due universi. E'l'unico modo possibile, così non morirà nessuno. Ce l'ho fatta, sono riuscito nel mio proposito. E' quello che sto dicendo: "Ho creato aperture in entrambi gli universi e tutte conducono qui, in questa stanza. Un ponte, così potremo iniziare a lavorare insieme per sistemare...
Sparito. Non sono più a Liberty Island.
Non importa. La mia ricerca è finita, ho ottenuto quello che volevo.
Una risata lontana.
"Ti stai illudendo ancora, Peter. Non hai ancora finito. Hai appena cominciato..."

FINE (?)

3 commenti:

Silvietta ha detto...

Amo molto questa storia perché hai saputo sviscerare tutte le anime di Peter attraverso un viaggio tra passato, presente e futuro.
Tra i vari capitoli quello che amo di più è quello della fontana: mi sembra persino di bere con Peter, di vedere la fontana, di sentire la voce della donna
Ed è da quel capitolo che nasce la vera consapevolezza di se per Peter.
Molto bella tesora

Krishel Mir ha detto...

Grazie.

Silvietta ha detto...

p.s: molto molto bello anche il capitolo nella caverna dove Peter lotta con l'altro se stesso, oscuro, antico e tenebroso.
Un omaggio affascinante.
E adoro anche la scena dello specchio, molto suggestiva: l'immagine che hai scelto è perfetta