18 dicembre 2013

Il talento di Mr Ripley

Se potessi tornare indietro, se potessi spazzare via tutto, inizierei da me stesso, inizierei da quella giacca prestata da un amico...
Sentiamo queste parole all'inizio del film dette da Tom Ripley stesso, un giovane americano di bassa estrazione che si presta a fare mille lavori per sbarcare il lunario. Quella giacca riporta lo stemma dell'università di Princeton e viene notata, durante un concerto dove Tom suona divinamente il pianoforte, da Herbert Greenleaf un ricco armatore. In una casuale conversazione tra i due l'uomo gli dice che anche suo figlio ha studiato alla stessa università e nella sua mente comincia a meditare un piano. Poco dopo Greenleaf si presenta a Tom Ripley con una proposta d'affari: gli offrirà una cospicua somma di denaro se riuscirà a convincere suo figlio Dickie a tornare a casa e a riprendere le sue responsabilità come erede dell'impresa di famiglia. In breve Tom viene catapultato in una avventura che non poteva minimamente immaginare, in una Italia del sud da cartolina, viene chiamato Mongibello il posto ma si tratta di Ischia, parecchio stereotipata con la gente aperta con i turisti e quelli che si mettono a cantare improvvisamente nel bel mezzo della strada. Non è quella la cosa importante. Tom riesce a far breccia nel mondo di Dickie diventandone amico, imparando a condividere i gusti musicali e provando anche una sorta di attrazione. Marge, la sua ragazza, lo descrive bene: quando è al suo meglio è come se un raggio di sole avesse illuminato la tua vita, ti fa sentire importante e al centro della sua attenzione ma è anche lunatico, incostante, uno che si annoia facilmente capace di scaricarti non appena decide che è il momento. Qualcosa nell'amicizia tra Dickie e Tom si incrina ed è come se il sole fosse scomparso e avesse lasciato il posto a delle ombre e a un'oscurità capace di rabbrividire e lasciare il segno sullo spettatore. Il film si regge tutto sulla bravura di Matt Damon perfetto nel suo delinerare la figura e la psicologia di Tom e sul bravissimo Jude Law nel ruolo di Dickie. Rimangono troppo sullo sfondo, schiacciate da questi due, le figure di Marge, una Gwyneth Paltrow non sempre convincente nel suo ruolo, e Meredith Logue interpretata da Cate Blanchett che vediamo per un brevissimo istante e non riesce a coinvolgere lo spettatore per davvero. Come recita la frase nell'immagine il film è un perfetto capolavoro dell'inaspettato e lascia interdetti, quasi senza fiato. Se potete, se riuscite a farlo, consiglio la visione del film in originale con i sottotitoli. Il film ci guadagna, soprattutto la famosa scena del trio vocale Fiorello/Law/Damon a cantare 'Tu vuoi far l'americano" che assume un lieve tono surreale all'interno del film.

17 dicembre 2013

La doppia vita di Veronica



Weronika è una ragazza polacca con una voce sublime. Si sposta a Cracovia per far visita alla zia malata. Durante le prove musicali di un coro Weronika si mette a cantare, il direttore d'orchestra la nota e le chiede di fare un'audizione in seguito alla quale otterrà una parte in un concerto. Un giorno, per le strade della città, vede salire su un pullman una turista che ha il suo identico aspetto. Più avanti nel film Krzysztof Kieślowski  ci mostra la vita di quella turista. Il suo nome è Veronique, una parigina con lo stesso dono per il canto a cui lei rinunciare per problemi cardiaci. Ogni scelta matura una strada diversa, una strada non presa.Veronique insegna musica ai bambini e durante una rappresentazione incontra un marionettista e ne viene affascinata. Tra i due nasce una relazione. Quando scoprirà di avere fotografato la ragazza polacca, Veronique intuisce la verità. Il marionettista, Alexandre Fabbri, costruirà in seguito due marionette con l'aspetto di Veronique e vuole raccontare la storia della donna. Mi è piaciuto molto il fatto che il film fosse diviso in due parti come voler dividere fisicamente le due vite. Una ambientata in Polonia, dove gli attori parlano in polacco, per me letteralmente un'esperienza sentire una lingua diversa dall'inglese e dallo spagnolo; l'altra a Parigi e doppiata in italiano. C'è un sapiente uso di luci e ombra, di inquadrature che quasi ci rendono partecipi del dolore e della vita delle due donne in maniera toccante mai volgare. La vita o meglio due vite raccontate senza aggiungere niente di superfluo. Come dovrebbe essere sempre...

9 dicembre 2013

Recensioni minime libri

Ormai lo sapete. Quando leggo libri o ascolto dischi in quantità tale che non riesco a farci una recensione sincola ricorro a quelle cumulative. Inoltre nel caso di questi libri sinceramente non è proprio il caso. Ok iniziamo:

Dean Koontz Io & Trixie. Il sospetto che sia nato per calcare l'onda dei famosi libri come quello su Dewey un po' ti viene. Però si tratta di uno degli autori che amo di più attualmente e avere comunque la possibilità di sbirciare la sua vita al di la dei libri non è da prendere sottogamba. In realtà quella di Trixie è una storia speciale di amicizia tra l'autore e la sua fedele amica pelosa di razza Golden Retriever. Chi conosce questo autore si è imbattuto spesso in personaggi o che hanno questo cane, oppure in cui è il cane a essere protagonista. Dopo che hai letto questo libro capisci perchè. Consigliato a tutti gli amanti degli animali.

Carlos Ruiz Zafón Le luci di settembre.
Francia, anni Trenta. Armand Sauvelle muore all'improvviso, lasciando la moglie Simone e i due figli, Irene e Dorian, a sopravvivere in gravi condizioni economiche. Simone, tormentata dai creditori, inizia a lavorare come insegnante e perfino la piccola Irene è costretta ad ingegnarsi per guadagnare qualcosa.
Finalmente nell'estate del 1937 si presenta una buona occasione: a Simone viene offerto un posto di lavoro come governante nell'abitazione del ricco Lazarus Jann, noto ingegnere e proprietario di una fabbrica di giocattoli. La famiglia Sauvelle si trasferisce dunque nel piccolo paese di Baia Azzurra, sulle coste della Normandia, dove si trova Cravenmoore. (trama tratta da Wikipedia) Il problema di questo autore? Inizia sempre in maniera troppo lenta e poi fa accadere tutto negli ultimi secondi. L'elemento perturbatore che doveva essere inquietante non funziona. E poi scusami tesoro hai mai visto Doctor Who? Vuoi che non ci mettiamo in allarme quando sentiamo parlare di angeli? - don't blink  questa la capiranno solo i fan del dottore -
Andrea De Carlo I veri nomi.  È la storia di due amici, Alberto e Raimondo, che per sfuggire alla noia e alla mancanza di prospettive delle loro esistenze da giovani milanesi senza una vera occupazione, si inventano una serie di interviste con alcuni famosissimi personaggi della scena rock, e riescono a venderle a uno sprovveduto quanto presuntuoso editore. Da qui nascono anche le occasioni per diversi viaggi. Anche se c'è una storia in realtà non si tratta di un racconto lineare ma spesso è intervallato anche dalla corrispondenza tra i due. Sinceramente non posso dire se mi è piaciuto oppure no. 
Ian McEwan L'inventori di sogni. Questo lo sto ancora leggendo ma posso già farvi una minima recensione. Il protagonista è Peter Fortune, un bambino che ha una particolare tendenza: quella di fare sogni ad occhi aperti. Il libro vuole semplicemente raccontare questi sogni. Però ecco più di una volta ho pensato che non funzionasse molto. Non si capisce qual'è il target delle storie: se è per i bambini, non funziona, se è per gli adulti che vogliono tornare bambini o che sperano di capirne di più il loro mondo secondo me fallisce ancora una volta. Ritorna alle tue storie adulte, ti prego.

28 novembre 2013

Through the looking glass

Oggi sono stata alla conferenza stampa di Discovery Italia assieme a Silvia. Non vi parlo di quello che hanno detto semplicemente perchè l'ho già fatto, assieme alla mia socia, attraverso un articolo apparso su Apollo News. (Cliccate pure se siete interessati a sapere quale novità ci saranno su DMAX, Real Time, K2, Frisbee e Giallo. Accenno brevemente il fatto che se siete appassionati di rugby c'è una succosa novità per voi). Quello che mi preme di più raccontare semmai è quello che ho provato quando sono arrivata alla Diamond Tower, una sorta di grattacielo di vetro a forma di diamante appunto, e tutta la zona ancora in via di costruzione nella ricerca di una sua stabilità. Dico spesso che mi accade poche volte di sentirmi nel mio ambiente. Ecco oggi è una di quelle poche volte. Essere in quella conferenza stampa con la mia agendina a prendere appunti... mi sentivo nel mio ambiente. C'erano persone che facevano esattamente come me, alcuni addirittura avevano un pc e, sinceramente parlando, li ho invidiati perchè il mio compito sarebbe stato enormemente facilitato. Per una volta mi sono sentita come se fossi stata dietro le quinte di ciò che vedrò, alcuni dei programmi citati li conoscevo come spettatrice quindi ho potuto coglierne i riferimenti. Siamo anche riuscite a perderci in un certo senso e, nel chiedere informazioni, ci siamo imbattuti nel sosia di John Gallagher Jr che vedete nella foto lassù. Io non so se questo ragazzo è tra i miei lettori e, soprattutto se si ricorderà di noi, ma eravamo al secondo piano e ci ha fatto presente che potevamo tentare di avere un'intervista o con Benedetta Parodi o con il re del cioccolato (chi vede Real Time sa di cosa sto parlando). Ecco se ci sei e ti riconosci sappi che non solo sei un sosia perfetto fisicamente ma anche nel modo di agire. Ah e stavo dimenticando che mi sono imbattuta con delle persone vestite in modo curioso. Lei aveva uno splendido vestito rosso, l'uomo sembrava uscito dalla descrizione l'uomo in frac. Erano splendidi. Mi ha confortato tantissimo anche rifugiarci nell'università di Silvia a creare l'articolo. Io non so se davvero riuscirò mai a trarre guadagno da quello che scrivo ma di una cosa sono sicura: questo pomeriggio  e questa conferenza me la ricorderò per un bel po'.

11 novembre 2013

Babelfish


Il tema che fa da sfondo a tutte le trame è il “nomadismo esistenziale”, ossia il saper vivere nell'ambientazione allargata del mondo facendosi strada in mezzo alle molteplici contaminazioni socio-culturali che ne fanno parte.
Questo è una parte di quello che viene indicato nella quarta di copertina di questo libro. In realtà non sono sicura che le cose stiano proprio in queti termini. Partiamo dall'inizio che è forse la cosa più semplice.
Babelfish è composto da sei racconti in cui il filo rosso sembra essere il viaggio e come il protagonista di turno affronta questo viaggio. Sembra perchè non abbiamo realmente la prova che questi viaggi siano accaduti veramente. Volendo potrei trovare un punto di unione tra il primo racconto, "Il toro di Pamplona", Sakura e Il dazio. Effettivamente si potrebbe immaginare che la voce narrante di questi tre racconti siano la stessa persona in momenti diversi della propria vita. Caso a sé stante sono Holly, un bellissimo racconto sulle percezioni e sulla natura umana a confronto con l'imponderabile e Miss France, adorabile nel suo tratteggiare come siano importanti anche le piccole cose che noi diamo per scontato e ci accorgiamo di questo solo quando vengono a mancare. Ho adorato anche il fatto che il protagonista pensava di essere l'unico a preoccuparsi per Miss France e, con suo grande stupore, scopre che non è così. Ho sempre avuto poi la predilezione per i mercatini e per la vita raccontata attraverso gli oggetti. In questi due racconti l'autore sembra quasi svelare un brandello della propria anima, incarnarsi nella voce narrante con una forza e una bellezza che era mancata nei racconti precedenti. Leggendo ho anche avuto l'impressione che i racconti siano stati raccolti in momenti diversi della vita dell'autore. Ho percepito una diversità di stile e di forza narrativa molto forte tra "Il toro di Pamplona" e "Michelangelo, Gineva e io". In entrambi i racconti poi ho trovato due idee molto belle che, secondo me, avrebbero meritato un ben altro utilizzo.

21 ottobre 2013

La spina del diavolo

Ci troviamo in Spagna negli anni 30. Mentre il resto d'Europa è sotto i fuochi della Seconda Guerra Mondiale, qui si combatte una sanguinosa guerra civile. Il protagonista di questo film è Carlos, un orfano che viene portato in una sorta di istituto nel bel mezzo del deserto. Subito fa la conoscenza degli altri bambini e, soprattutto, con una presenza che di notte si palesa attraverso un sospiro. Ben presto le vicende ci mostrano che si tratta dello spirito di un bambino, uno dei tanti derelitti dimenticati di quello strano istituto, che è misteriosamente scomparso. Pian piano le vicende prendono forma e ci mostrano lo spettro più desolante dell'animo umano attraverso l'ossessione, l'avidità, la rabbia. La voce narrante chiede che cosa sia davvero un fantasma: se si tratta dello spirito di coloro che sono partiti da questo mondo in modo violento e non vogliono abbandonare il mondo dei vivi, infestando gli ambienti in cui vivono, oppure se si tratta di un'emozione che ha permeato i muri dove gli esseri umani hanno trascorso le loro misere esistenze alla ricerca di un riparo e di un posto dove stare tranquilli. Emozioni che pian piano perdono definizione come una vecchia fotografia scattata chissà quando, chissà perchè. Ciò che davvero inquieta e lascia sgomenti non è lo spettro di quel povero bambino di cui per molto tempo nessuno ne ha saputo il destino semmai la desolazione e la grettezza umana in tempo di guerra. E il finale non lascia nessuna speranza in chi lo vede.
Non sono sicura di volerlo consigliare. Dello stesso regista mi è piaciuto di più Il labirinto del fauno che avevo visto al cinema.

20 ottobre 2013

Le 5 leggende (Rise of the guardians)

Ho messo il titolo originale perchè ho visto questo film in originale con i sottotitoli in inglese. I sottotitoli in italiano non sono pervenuti. Mi direte: ma perchè non l'hai certato in italiano direttamente. Semplice: volevo godermi la voce di Jude Law che fa Pitch The boogeyman. Ed è davvero un bel sentire.
La storia inizia con Jack Frost, che poi diviene la voce narrante per tutto il tempo, che si risveglia in un lago e scopre di essere diventato lo spirito del ghiaccio e della neve. Il ragazzo comincia a provare le sue nuove capacità ma scopre anche che nessuno lo può vedere. Passano 300 anni, ci ritroviamo dalle parti del Polo Nord a casa di Babbo Natale. Improvvisamente il mondo dove vengono contati i bambini che credono diventa scuro e un'ombra si staglia minacciosa. L'ombra di Boogeyman, l'uomo nero. Nord decide che è il caso di chiamare a raccolta i guardiani della fantasia e della speranza dei bambini: Sandman, il coniglio pasquale (doppiato in maniera favolosa da Hugh Jackman) e la fatina dei denti. Manny, il fantomatico uomo sulla Luna proclama che devono proclamare un nuovo guardiano: Jack Frost.
Pitch è tornato e il suo piano è quello di togliere la speranza ai bambini, e agli esseri umani, in modo che la tristezza e la paura regnino sovrani. Rise of the guardians è un racconto di speranza, della bellezza della fantasia. E' un racconto sulla ricerca del proprio posto nel mondo. Jack Frost si interroga su chi è e chi è stato e trova la sua risposta. E' anche un lungometraggio che ci racconta di come affrontare le proprie paure e di come queste possono paralizzarci e prendere il potere su di noi. E' anche un lungometraggio sulla capacità di credere, di continuare a sognare anche quando tutto intorno a te ti suggerisce di smettere. Parla al bambino come all'adulto e il suo messaggio è universale. Ha momenti divertenti e momenti commoventi e alla fine della visione ne esci con il sorriso e una gioia infinita nel cuore.

P.S. Certo che sentire un dolce e morbido coniglietto con la voce di Hugh Jackman è da morire dalle risate.

18 ottobre 2013

Di tutte le ricchezze

Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere ai margini di un bosco: è una nuova stagione della vita, vissuta con consapevolezza e arricchita dai ricordi e dalle conversazioni che Martin intrattiene con il cane Ombra e con molti altri animali bizzarri e filosofi. In questa solitudine coltiva la sua passione di studioso per la poesia giocosa e per il Catena, un misterioso poeta locale morto in manicomio. Questa tranquillità, che nasconde però strani segreti, è turbata dall'arrivo di una coppia che viene a vivere in un casale vicino: un mercante d'arte in fuga dalla città e Michelle, la sua bellissima e biondissima compagna. L'apparizione di Michelle, simile a una donna conosciuta da Martin nel passato, gonfia di vento, pensieri e speranze i giorni del buon vecchio professore. Il ritmo del cuore e il ritmo della vita prendono una velocità imprevista. Una velocità che una sera, a una festa di paese, innesca il vortice di un fantastico giro di valzer.  (Trama presa da ibs) La capacità di questo autore è di raccontare la vita attraverso situazioni surreali. Il libro è costellato di personaggi curiosi come Vudstock oppure i vari animali con cui Martin chiacchiera di tanto in tanto. Non viene risparmiato nulla e nessuno nella descrizione del mondo di paese e di certe dinamiche che, sono sicura, ci richiamano situazioni che ben conosciamo. La cosa che però mi ha colpito di più di tutta questa storia oltre alla decisione che, grazie a Michelle, Martin capisce che il suo autoesilio era ormai finito, è il finale del libro. Martin o meglio Stefano Benni si rivolge direttamente a noi lettori trovando parole e immagini che noi appassionati conosciamo benissimo. E' quello che ci accomuna ed è la bellezza di questo curioso oggetto chiamato libro.

15 ottobre 2013

La tredicesima storia

Margaret Lea è una giovane libraria di Cambridge, che conduce una vita quieta e colta, divisa tra l’attività della sua libreria antiquaria e la passione per le biografie letterarie. Un giorno Margaret riceve una strana lettera che, senza troppe spiegazioni, la convoca nella residenza della più grande scrittrice d’Inghilterra, Vida Winter.  Personaggio affascinante circondata da tanti misteri, la Winter, ormai al termine dei suoi giorni, vuole svelare tutti i segreti del suo passato, e ha scelto la giovane e inesperta Margaret come sua biografa; solo a lei racconterà la verità sulla sua vita. (Trama presa qui: http://bloglibri.hoepli.it/dblog/articolo.asp?articolo=152) Vida Winter tra i vari romanzi scritti ha creato una raccolta di racconti. Il titolo menziona la presenza di 13 racconti ma quando lo leggi scopri che la tredicesima non esiste. E tra gli appassionati ricorrono spesso le ipotesi su dove possa essere questa fantomatica storia. Man mano che Vida comnincia a raccontare la storia della propria vita viene fuori il ritratto di una famiglia nello Yorkshire, in un paesino chiamato Angelfield. Una storia di una famiglia disfunzionale e di due gemelle dal carattere insolito. Il libro si dipana piano piano intorno alla vita di queste persone, che rivivono grazie alla memoria di Vida, fino a giungere alla soluzione. Anche Margaret ha una sua personale storia che trova compimento alla fine del libro, lasciando il lettore con un senso di compiutezza e di serenità.
Il libro si legge in maniera scorrevole, peccato per alcune imperfezioni dovute alla poca attenzione del traduttore nel vergare le sue parole con un minimo di sapienza e di attenzione alla forma appunto.

14 ottobre 2013

Una storia vera

Una storia vera è un film di David Lynch del 99 basato, appunto, su una vicenda realmente accaduta. Alvin Straight, un contadino dell'Iowa che nel 1994, a 73 anni di età, intraprese un lungo viaggio a bordo di un trattorino rasaerba per andare a trovare il fratello reduce da un infarto. Straight coprì in 6 settimane la distanza di 240 miglia (386 chilometri circa), viaggiando a 5 miglia all'ora (8 km/h).E' uns storia piena di umanità con i suoi momenti commoventi e poetici e quelli devastanti. In questo film vediamo all'opera un Lynch diverso dal suo solito, più canonico in un certo senso anche se ha voluto lo stesso lasciarci delle tracce del suo modo di fare cinema. Mi riferisco soprattutto a certe inquadrature, come quella della finestra iniziale oppure il particolare dei gemelli. Il regista non ha voluto risparmiarci nulla, perchè è così l'uomo. Ci ha portato di fronte all'orrore della guerra attraverso i racconti di Alvin e di un altro veterano della guerra, ma ci ha mostrato anche la bellezza della famiglia e i valori sani di solidarietà, come quelli visti quando ha quasi rischiato un reale incidente. E non nascondo di aver provato un'emozione fortissima e indescrivibile quando il protagonista si trova sul ponte sopra il fiume Mississipi, mi piace immaginare che sia la stessa che ha provato Alvin. Le inquadrature, il sole che sorge e che tramonta, i campi di grano, i ciclisti che passano e che accolgono Alvin come un adepto della bellezza della lentezza, esattamente come loro. Riflessioni sulla vita, sulla gioventù, sul rimorso e su come ci sono cose che non possono essere cancellate neanche da un litigio.
Alla fine del viaggio, quando Alvin incontra suo fratello Lyle finalmente, sei felice, hai il cuore in gola e gli occhi lucidi. E ringrazi per essere stato partecipe di una storia così bella. Alla fine è solo questo che conta: la storia. Consigliatissimo.

13 ottobre 2013

Mr Nobody

Tutto inizia con la storia di un uomo e una donna che si incontrano, si amano e hanno un figlio: Nemo. Tutto precipita quando i genitori di Nemo si separano e lui è costretto a una scelta impossibile: andare con la mamma o restare con il papà. Da quel momento noi vediamo frammenti di storia, di eventi vissuti e raccontati attraverso lo stesso principio di Sliding Doors e di Fringe: "ogni scelta porta a un nuovo cammino, una nuova strada". Ed è questo che vediamo. In realtà il film inizia con le vicende di un uomo ultracentenario in un mondo in cui nessuno invecchia più grazie a un principio di rinnovamento delle cellule. Nemo è l'unico uomo ad aver rifiutato il trattamento e sta per morire. Tutti si affannano a carpire i suoi segreti e la sua morte viene mostrata in una sorta di reality show. Ancora una volta vediamo Nemo seduto di fronte alla macchina da scrivere intento a creare una storia di un futuro di una stazione spaziale in orbita su Marte. Frammenti di una storia, frammenti di una vita che si intrecciano e si rincorrono in maniera non lineare, tutto si riduce a una scelta. Ma finchè non scegli tutto è possibile. Anche non scegliere alla fine è una scelta e ha la sua strada.
Cose positive del film: ho trovato originale il lettering che di tanto in tanto sbuca nel film, le riprese a ritroso nel tempo, la continua ossessione sul tempo e i vari accenni a teorie di fisica quantistica decisamente interessanti. Il film è originale ma... è come se il regista non avesse avuto il coraggio, o le capacità, di portare a compimento l'opera. Si tratta di un film visionario e di difficile comprensione - io stessa alla fine non avevo capito appieno - ma non tutto funziona come dovrebbe.

9 ottobre 2013

Nel segno della pecora


Nel segno della pecora (羊をめぐる冒険 Hitsuji wo meguru bōken) è un romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami. La prima edizione originale è stata pubblicata nel 1982. In Italia il testo venne pubblicato nel 1992 da Longanesi & C. con il titolo Sotto il segno della pecora e nel 2010 da Giulio Einaudi Editore con la traduzione di Antonietta Pastore e il titolo Nel segno della pecora. Le vicede di questo libro iniziano quando uno strano tipo entra in un agenzia pubblicitaria dove lavora il nostro protagonista. E' lui a raccontare in prima persona le vicende e l'autore non ci rivela mai il nome. Ho scoperto tramite ricerche su internet che questo personaggio è lo stesso di Dance Dance Dance, che ho recensito tempo fa, e che quest'ultimo è il seguito di Nel segno della pecora. Ecco perchè all'inizio del libro ho come avuto l'impressione di averlo già letto. Poi però la storia si differenzia. Il protagonista riceve la visita di quest'uomo con una roposta d'affari molto curiosa: deve ritrovare il luogo dove è stata scattata una foto che il nostro protagonista ha usato per la sua rivista. Ad uno primo sguardo disattento si tratta di una foto di un gregge di pecore come possono essercene tante, in realtà non è così. Tra gli animali presenti nel gregge ce n'è una che è particolare: ha il manto bianco e sul dorso ha una stella. La richiesta viene fatta da un uomo chiamato "il Maestro". Si tratta di un membro di spicco della politica della città dove vive il nostro protagonista ed ha talmente tanto le mani in pasta ovunque che non esita minacciare il nostro protagonista di rendergli la vita difficile a livello lavorativo se non adempie al suo compito. In realtà quella foto non è sua gli è stata recapitata da un vecchio amico dei tempi del liceo chiamato il Sorcio. Parte così la ricerca verso il luogo della foto, un viaggio che è allo stesso tempo reale e metaforico, un viaggio fatto di alcune rivelazioni e scoperte come solo i veri viaggi possono essere. In qusto libro ritroviamo in pieno lo stile onirico e surreale di Murakami raccontato attraverso gli occhi del protagonista e attraverso diversi personaggi curiosi. Se vi piace questo autore, lo amerete senz'altro.

8 ottobre 2013

Un viaggio lungo 27 anni


Come dice il titolo del post vi racconterò una tappa di quel viaggio ancora in corso che dura da 27 anni. Un viaggio che mi ha portato a scoprire una delle più belle voci del pianeta, Peter Gabriel appunto, un viaggio che mi ha portato ieri sera a vedermelo davanti e al mio tanto desiderato autografo. Gli ho potuto dire personalmente "Thank you" e non solo per la firma. Ieri sera Peter Gabriel si è esibito al forum di Assago riproponendo per intero il disco So più un'altra manciata di brani. La voce c'era tutta. Era in stato di grazia. Il brano che vi ho messo qui è ancora inedito e mi aveva commosso fino al midollo sin dal soundcheck. Tutto è iniziato con un "certo che se mi regalassero il biglietto ci andrei" a essere li, vedere le prove e vedere anche il resto dello show. Il momento più alto del concerto per me è stata Mercy Street. Bella, ipnotica, sono andata in trance secchissima quasi dopo il primo secondo. Al secondo posto metto Family Snapshot che non mi aveva mai commosso come ha fatto ieri sera. Nel finale sono scappate delle lacrime intense. Splendida Red rain con la sua pioggia infuocata, molto belle Obut (il brano del video) che anche qui mi ha fatto tornare alle origini, a me che ascoltavo i concerti dove Peter provava canzoni ancora non finite - ma stavolta posso dire ' io c'ero ', molto bella Why don't you show yourself dove Gabriel a mio avviso palesa le sue origini puramente beatlesiane - origini che lui non aveva mai nascosto molto. Il resto è un saliscendi emotivo che non posso e non voglio raccontare. Il mio decimo concerto e So, il disco a cui devo tutto, il disco della scoperta. Non poteva essere più appropriato di così.
Grazie a tutti quelli che l'hanno reso possibile, grazie a te Peter per essere sempre la voce più bella del pianeta musicale. Thank you.

P.S. Però la prossima volta ti porti un batterista diverso, per favore?? Per favore! Peter, please!!

3 ottobre 2013

One week

"Cosa fareste se vi fosse rimasto un giorno, un mese o una settimana da vivere?"

Quando il film ha inizio ci troviamo nell'ufficio di un medico e Ben Tyler, interpretato da Joshua Jackson, riceve la devastante notizia che ha un cancro allo stadio terminale. Fino a quel momento la sua vita aveva seguito dei binari abbastanza regolari e prestabiliti: insegna letteratura inglese a Toronto, è fidanzato in procinto di sposarsi con la sua ragazza, ha tentato diverse volte di far pubblicare una storia scritta da lui senza molto successo e non viene lasciato spazio per molto altro. Quando quella notizia arriva dentro Ben scatta qualcosa e, complice un incontro casuale con un uomo che vuole vendere la sua moto, comincia a viaggiare in giro per il Canada. All'inizio quel viaggio pare una semplice fuga da una notizia terribile, pian piano assume connotati diversi. In quel viaggio Ben ritrova se stesso, ritrova una voglia di sognare e di immaginare che aveva perso nel percorso tra la fanciullezza e l'età adulta ma soprattutto una nuova consapevolezza sulla sua vita. La malattia in un certo senso gli ha aperto gli occhi su cosa è davvero importante. Per tutto il film abbiamo una voce narrante che si fa carico dei pensieri del protagonista . Ci sono situazioni esilaranti e situazioni di una poesia infinita. E se non bastasse per tutto il tempo siamo immersi nella bellezza della natura canadese. E' alla fine un bel film che offre diversi spunti di riflessione.

Quando si hanno quei rari attimi di lucidita, quelle brevi sequenze in cui l'universo sembra avere un senso, tu cerchi disperatamente di aggrappartici. Sono le scialuppe di salvataggio per i momenti piu' bui, quando l'immensita' di tutto, l'inspiegabile natura della vita e' completamente ingannevole. Quindi la domanda diventa, o sarebbe dovuta sempre essere: cosa faresti se sapessi di avere solo un giorno, una settimana, o un mese da vivere?
A quale scialuppa ti aggrapperesti?
Quale segreto racconteresti?
Che gruppo musicale andresti a vedere?
A chi dichiareresti il tuo amore?
Quale desiderio realizzeresti?
In quale posto esotico andresti a prendere un caffe'?
Che libro scriveresti?

P. S. Questa è la seconda volta che vedo One Week ma la prima volta non ho fatto la recensione perchè... non lo so nemmeno io perchè. E quando l'ho visto la prima volta ho pensato che avrei avuto la stessa reazione di Ben a una notizia del genere. Adesso però le cose sono un po' cambiate. Ho un piccolo progetto in corso di cui parlerò, se mai lo farò, a tempo debito. E credo che adesso il mio primo pensiero sarebbe di finire quel progetto e il secondo che mi dispiacerebbe lasciare il compito più difficile a chi sta collaborando con me a questo progetto.

1 ottobre 2013

Un'altra giovinezza

Romania: Dominic, anziano linguista rumeno all'epoca dell'invasione nazista, è ossessionato dallo studio del linguaggio e dal ricordo della sua amata Laura, morta di parto molto tempo prima. Una sera viene colpito da un fulmine e da quel momento la sua vita cambia completamente. Ho volutamente scritto queste brevi righe della trama perchè se avessi detto di più, avrei rischiato di fare arrivare il messaggio sbagliato, o ancora di dare un'idea diversa e del tutto errata del film. In giro troverete recensioni redatte da chi ha accostato questo film a Inland Empire di David Lynch e, in un certo senso, non è un paragone azzardato. E' come se Coppola e Lynch avessero fatto una lunga chiacchierata sull'uomo, sul cinema, sul linguaggio e questo film non fosse altro che il risultato di quella chiacchierata. E' un Coppola diverso: più onirico, meno legato alla struttura solita della narrazione. Abbiamo certo comunque una storia ma il divario tra sogno e realtà diventa impalpabile sancito anche da un uso sapiente e personale della macchina da presa. Ci sono delle sequenze di una rara bellezza, sequenze che solo un maestro come Coppola avrebbe potuto girare. E' un film centrato sul linguaggio, sul potere della parola, su come questa riesce a passare indenne attraverso il tempo e lo spazio. E' anche un film centrato sulla scelta. Dominic si troverà di fronte alla devastante scelta tra continuare la propria opera sul linguaggio arrivando a lambirne le origini - e di fatto così diventare dio - e salvare la vita della donna che ama. Dominic è un uomo e, come tutti noi ha una grande domanda che continua a permeare la sua vita e diviene la sua ossessione principale. E alla fine riesce a trovare la sua risposta, una risposta che può essere compresa soltato da lui, una risposta che il regista sceglie rispettosamente di non mostrarci. Perchè è la risposta di Dominic e sua soltanto, impossibile da conoscere per i vivi. Se vi piacciono le esperienze e i film fuori dal comune, ve lo consiglio.

30 settembre 2013

Arietty Il mondo segreto sotto il pavimento

Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento (借りぐらしのアリエッティ Karigurashi no Arrietty?, lett. "Arrietty la prendimprestito") è un film animato giapponese prodotto nel 2010 dallo Studio Ghibli, tratto dalla serie di racconti fantasy per ragazzi Gli Sgraffignoli (The Borrowers) dell'autrice inglese Mary Norton. Gli stessi racconti nel 1997 avevano già ispirato il film I rubacchiotti per la regia di Peter Hewitt.
Il film, proiettato per la prima volta il 1º luglio 2010 in occasione del Tokyo International Forum Hall, ha segnato l'esordio alla regia del trentaseienne Hiromasa Yonebayashi che già si era messo in luce come animatore nei film La città incantata e Ponyo sulla scogliera. Alla sceneggiatura c'è Hayao Miyazaki, che aveva letto la storia in gioventù e che l'ha trasposta dall'originale ambientazione dell'Inghilterra degli anni 50, ad una Tokyo del 2010.Arrietty ha ormai 14 anni, ma non è una ragazzina normale. È infatti un esserino alto non più di dieci centimetri e appartiene alla razza dei prendimprestito; vive con la sua famiglia composta da sua madre Homily e dal padre Pod sotto il pavimento di una grande casa di campagna, dove i "grandi" umani sono inconsapevoli della loro presenza. La famiglia di Arrietty si nutre degli scarti degli umani ed è solita "prendere in prestito" (per così dire) gli oggetti d'uso comune lasciati in giro o dimenticati, che quindi "spariscono" misteriosamente, per poi essere riutilizzati in modo creativo dai prendimprestito nella loro vita di tutti i giorni. La vita della ragazza cambia però improvvisamente quando nella grande casa viene ad abitare Shō. Lui è un ragazzo della sua età, che deve trascorrere un periodo di assoluto riposo prima di un'importante operazione al cuore a cui deve sottoporsi di lì a qualche giorno. Al suo arrivo nella vecchia casa dove la madre ha trascorso l'infanzia, Shō riesce a scorgere Arietty nel giardino mentre lei si nascondeva dietro una pianta. Tra i due, dopo l'iniziale diffidenza, si fa strada la curiosità reciproca che diventa poco a poco un profondo legame che va al di là della semplice amicizia, nonostante le differenti dimensioni ed il divieto di farsi vedere dagli umani imposto ad Arrietty dai genitori. (trama tratta da Wikipedia) Sono le classiche tematiche care a Miyazaki: il rispetto per la natura, la critica verso il consumismo, la bellezza dell'amicizia nella diversità. In un personaggio e nelle sue azioni ho visto una critica alle persone abituate ad ottenere tutto e subito, indipendentemente dal fatto che ci sono cose in natura che vanno trattate con i propri ritmi e con il dovuto rispetto. Ho avuto un po' di rimpianto e di tristezza per il finale anche se, nonostante tutto, viene lasciato un minimo di spiraglio per la speranza. In questo film c'è anche un fortissimo tributo all'amore per la vita e anche questo credo che sia un tratto tipico del buon Hayao. I disegni sono una gioia per gli occhi, basterebbe da solo la scena della pioggia.

29 settembre 2013

On writing

Si possono dire molte cose contro Stephen King tranne che non sia un narratore onesto. Ed è una delle cose su cui punta questo libro: la sua narrazione di come è diventato uno scrittore, di cosa ha imparato a fare e non fare nella sua carriera. On writing di Stephen King è allo stesso tempo un'autobiografia e un manuale sulla scrittura, sulle motivazioni che l'hanno portato a questo mestiere ma, soprattutto, contiene tutte quelle piccole minuzie e perle che si possono raccogliere in una vita. King non ci risparmia nulla nemmeno il resoconto del suo incidente avvenuto nel giugno del 1999 quando fu investito a poca distanza da casa sua. Incidente che gli è quasi costato la vita e, secondo il mio modesto parere di lettrice, ha influito non poco anche sulla sua capacità di narratore. Se amate scrivere, se come me vi fate tremila paranoie ogni volta che vi accingete a tirare su carta, o su pc, quello che avete in mente.. questo libro è per tutti noi che amiamo la storia sopra ogni cosa.

24 settembre 2013

And I'll scratch yours


Vi avevo parlato di Scratch my back come di un operazione di scambio brani ora vi parlo dell'altra parte ossia vari artisti che fanno cover di Peter Gabriel. E dato che non ho intenzione di pubblicare questo scritto da nessun altra parte tranne che in questo blog dirò esattamente cosa penso delle cover in maniera colorita e senza peli sulla lingua.

1. I don't remember David Byrne. La cosa che non capisco è perchè debba cantare per forza in falsetto. Musicalmente non sarebbe male, sembra un brano dei Talking Heads, e ci può anche stare. Caruccia la coda finale.
2. Come Talk to me Bon Iver. Ora io sono di parte, adoro questo artista. Inoltre il brano originale sta in uno dei dischi di Peter Gabriel che amo di meno. La cover è stupenda, una versione capace di aprirti il cuore e farti sorridere da quanto è bella. Lo ammetto candidamente: per me è anche più bella dell'originale che sta su Us. Quella su disco. Perchè esisterebbe una versione di questo pezzo fatta da Gabriel che sarebbe molto meglio di quella cosa moscia che è finita su Us. Ma questa è un'altra storia.
3. Blood of Eden Regina Spektor Promossa. Una versione molto semplice, tranquilla e rilassata. Brano minimale che ricorda da vicino l'originale della colonna sonora del film Fino alla fine del mondo.
4. Not one of us Stephin Merritt Credo che una versione migliore e più personale di questa cover non si potesse trovare. Considerata l'epoca in cui Not one of us è stata creata direi che è perfetta. Molti ovviamente storceranno il naso ma a me piace davvero molto. E' curioso: la versione originale se la ascolti sembra prodotta ora e la cover invece che è fatta ora sembra degli anni 80. Quando si dice cortocircuito temporale...
5. Shock The monkey Joseph Arthur Sentire questa cover è come vedere un vecchio film. Si porta addosso tutte le imperfezioni e i segni sulla pellicola. Ed è così che la vedo: come una bella signora che ha le sue rughe e il vestito con qualche piega di troppo. Ma non appena lei sorride si intravede tra le tracce del tempo passato l'antica bellezza.
6. Big Time Randy Newman Finisce l'incanto e ci troviamo in qualche locale per fighetti dove il pianista di turno suona la sua versione di pezzi famosi per intrattenere i clienti che stanno sorseggiando con piglio annoiato la bevanda cool del momento. Sinceramente potevamo anche farne a meno di questa cover. Brutta.
7.  Arcade Fire Games without frontiers. Ero pronta a massacrarli solo per aver osato avvicinarsi a un brano del Sommo. In realtà trovo che abbiano fatto una cover personale e rispettosa dello spirito originario del pezzo.
8. Elbow Mercy Street. Lo stesso Garvey, voce solista del gruppo, ha affermato: "Ho tentato disperatamente di non farla come quella di Peter Gabriel, fallendo miseramente." Adoro gli Elbow e adoro la voce di Guy Garvey. La cover? Non si discosta molto dall'originale,  effettivamente. Però nonostante tutto non me la sento di bocciarla. Perchè è bella, è fatta bene, e lui ha una gran bella voce. Promossa a pieni voti anche solo per la candida ammissione di colpa, ammesso che colpa ci sia nell'amare tanto un artista.
9. Brian Eno Mother of Violence Sono indecisa. Nel senso non riesco a capire se è una cover orribile oppure è talmente stravolta che devo fare come ho fatto per la cover di Street Spirit: dimenticarmi il pezzo originale e ascoltare solo quello che mi dicono le orecchie. Il problema è che come pezzo in se non funziona tantissimo. Perchè? Perchè hai deciso questa strada? Non lo capiremo mai.
10 Feist feat. Timber Timbre Don't give up. Mi piace questa versione a parti invertite. Sorrido perchè mi riporta alla mente un ricordo personale. Mi piace molto che abbia deciso di asciugarla totalmente e ridurla musicalmente all'osso con le voci in evidenza. Molto bella la voce maschile considerato il fatto che non ha una parte facile da cantare. Promossa a pieni voti.
11 Lou Reed Solsbury Hill.  Magnifica. Sorrido ancora prima di sentirlo cantare. Lou Reed ha preso un pezzo, l'ha stravolto, l'ha reso personale e funziona al contrario della versione di Brian Eno. Funziona perfettamente. Diavolo di un Lou Reed.
12 Paul Simon Biko. Brano fatto con la chitarrina senza infamia e senza lode.

Ho due rimpianti per questo disco: non aver potuto sentire cosa avrebbe scelto e soprattutto come sarebbe venuto un brano qualsiasi fatto da David Bowie e sentire i Radiohead alle prese con Wallflower. L'ho recensito giusto perchè ogni storia deve essere raccontata dall'inizio alla fine. E ora speriamo che Peter Gabriel si decida a fare il suo disco di inediti. Presto che qui si sente decisamente la sua mancanza. Messaggio per Peter Gabriel: la prossima volta che non sai dove sbattere la testa per fare una copertina decente fammi un fischio. Lavorerei anche gratis ma sta pur sicuro che questa grafica dilettante riuscirebbe a fare un'opera migliore di quello schifo che hai messo come copertina del disco. Fidati.

23 settembre 2013

The house in the wood

Esiste una casa in Finlandia, in cui vivono una miriade di animali tra volpi, tassi, topi, uccelli e molto altro. Una casa abbandonata dopo che il padrone è morto in un incendio. Attratto dalla desolazione del luogo, Kai Fagerström, fotografo, si è avventurato tra le case abbandonate di Suomusjärvi, nella campagna finlandese, vicino alla residenza estiva della sua famiglia. Lì, scrutando attraverso le finestre rotte, ha scoperto come, in realtà, ci fosse vita, tanta vita.Ci sono voluti dieci anni per immortalare con giusitizia la bellezza di quella vita che occupava quella casa. Un progetto che è diventato un libro e alcune delle immagini le trovate direttamente sul suo sito:
http://www.kafa.fi/pages/gallery/30662.php

22 settembre 2013

The saw lady



This will be a double post. Both in english and italian. This is why I love twitter. I wrote what I think about Another Earth and, after than, she contact me just to let me know that she was her on the most high and touching scene of all. I already knew the potential and sounds that this instrument gives thanks to Amiina, who play for some time, yet I could not help but wonder in the face of so much beauty of sound.
If I write this post is to thank you. It's been a pleasure to know about this, but even more it was a pleasure that you have contacted me. Thank you for all the beauty you create and give to all of us.

Questo sarà un post doppio sia in inglese che in italiano. Questo è il motivo per cui amo twitter. Ho scritto quello che pensavo a proposito di Another Earth e subito dopo mi ha contattato per farmi sapere che era lei a suonare nella scena più alta e più commovente di tutto il film. Conoscevo già le potenzialità di questo strumento, grazie alle Amiina, che lo suonano da diverso tempo, ma allo stesso tempo non ho potuto fare a meno di meravigliarmi di fronte a tanta bellezza nel suono. Se scrivo questo post è per ringraziarti. E' stato un piacere venire a conoscenza di questo particolare, ma è stato ancora più un piacere che mi hai contattato. Grazie per tutta le bellezza che crei e che regali al mondo.

21 settembre 2013

Another Earth


Rhoda Williams, una studentessa recentemente accettata al MIT, è alla guida di ritorno da una festa quando alla radio viene annunciata la scoperta di un nuovo pianeta, visibile ad occhio nudo come un puntino blu vicino alla stella Polare. Anche Rhoda lo vede, e, affacciandosi dal finestrino per vedere meglio, si scontra con un'altra macchina, con al suo interno il compositore John Burroughs, la moglie incinta e il figlioletto. Il bilancio dell'incidente è tragico: l'unico sopravvissuto è Burroughs, il quale rimane in coma. Rhoda viene condannata a quattro anni di prigione.
Scontata la pena, Rhoda è carica dei sensi di colpa, e in evidente stato depressivo. Nonostante sia molto intelligente richiede un lavoro dove poter star distante dalle persone; diventa così la bidella di un liceo.
Recatasi nel luogo dell'incidente in uno dei suoi vagabondaggi, scopre che Burroughs si è risvegliato dal coma. Con l'intento di chiedergli scusa per l'enorme danno che ha causato, si reca a casa sua. Al momento di parlare con lui non riesce però a dirgli la verità e, per giustificare la visita, si spaccia per una ragazza delle pulizie, offrendosi di pulirgli la casa. Rhoda comincia così a recarsi ogni settimana a casa di John.
Il pianeta intanto si rivela un pianeta specchio della Terra; oltretutto, è apparentemente abitato dalle stesse persone. Diventato un caso mediatico, viene indetto da un'agenzia spaziale un concorso, in cui il vincitore può partecipare a un viaggio verso lo strano pianeta. Mentre il pianeta si avvicina alla Terra, Rhoda considera la possibilità di visitarlo per scoprire che tipo di vita sta vivendo il suo "specchio" nella Terra "alternativa", e scrive il tema richiesto per partecipare al concorso. (trama presa da wikipedia)
Il film si tratta di un'opera prima del tutto indipendente uscita per la prima volta nel 2011 per il Sundance Film Festival. E in un certo senso si vedono tutti i limiti di un'opera indipendente. Immagino tutti quelli che sono andati a vederlo al cinema che si aspettavano di vedere un'opera di fantascienza stile Guerre Stellari o Star Trek e si sono trovati di fronte alla storia di una depressione. Il film in quanto storia non riesce del tutto a ingranare mandando al macero alcuni momenti belli e poetici che si possono trovare qua e là. Non si riesce a partecipare totalmente al dolore e al senso di colpa di Rhoda, nè ai momenti di catarsi. Neanche nella decisione più importante di tutto il film e della sua vita. Neanche quando tutto si muove per ritrovare una sorta di equilibrio. Alcune delle teorie sulla realtà alternativa sono lasciate al caso e trattate come se davvero non fossero importanti. Non funziona. E' una storia bella, avrebbe un potenziale enorme per esplodere ma non lo fa. Ed è davvero un peccato. Una occasione sprecata.

18 settembre 2013

Trilogia del Ritorno

Si ringrazia Liberation from the lie per la splendida immagine.

Non ho trovato la copertina del libro e ho ripiegato su questa che credo comunque spieghi benissimo l'atmosfera dei tre libri. Perchè alla fine si tratta di un viaggio nel tempo. Avevo già letto tempo fa L'amico ritrovato, se cliccate sul titolo trovate anche la recensione che ne ho fatto allora, e chiudevo la recensione dicendo che rimanevano al lettore domande per cui era impossibile trovare risposte. Alcune di quelle risposte le abbiamo trovate nel secondo libro della trilogia, Un'anima non vile, in cui finalmente sentiamo la voce di Konradin Hohenfels attraverso una lettera trovata negli incartamenti della famiglia. Una lettere indirizzata all'amico in cui lui spiega le sue ragioni, mostra gli eventi vissuti e quell'amicizia che è sempre stata preziosa, un tradimento che non è mai stato tale. Esce fuori il ritratto di un giovane travolto dagli eventi e guidato da una mano infelice, quella della madre di Konradin, che infine non riesce ad accettare la realtà quando le si mostrerà in tutta la sua devastante crudezza. Siamo negli anni 40 e parliamo della seconda guerra mondiale e della disfatta di Hitler. Per alcune domande risposte ce ne sono altre che comunque non ne trovano. E le ultime parole di Konradin riecheggiano nella testa in tutta la sua desolante tristezza.
Il terzo volume è Niente resurrezioni per favore. Il pittore Simon Elsas ritorna nella sua città di origine, ritorna in Germania dopo essere fuggito in America per scampare alle persecuzioni naziste. Lui stesso non sa perché si trova lì. Non c'è più niente di quello che lui ricordava, i palazzi sono stati abbattuti, la gente che lui conosceva e che abitava quei posti sono morti o sono comunque invecchiati e irriconoscibili. In una caffetteria incontra per caso un vecchio compagno di scuola e viene trascinato, suo malgrado, ad una rimpatriata. Il divario tra Simon e gli altri diviene evidente e palpabile. I suoi ex compagni non possono capire cosa ha perso, non possono capire il senso di vergogna che lui ha provato per essere stato scacciato, per un'idealismo sbagliato, dalla sua terra di origine. Non possono capire che cosa ha perso in termini di vite umane. Il titolo del libro è emblematico. Ciò che è andato perduto non può più essere recuperato, nè fatto rivivere. Ancora una volta Fred Uhlman ci lascia a riflettere in silenzio, a guardare attoniti il ritratto di un uomo che ormai ha perduto tutto per cui anche l'arte, quello strumento espressivo che è diventato proprio di Simon Elsas, fallisce nella sua funzione salvifica. 

16 settembre 2013

In viaggio con Erodoto


Questo libro è diviso a metà. Da una parte ci sono le vicende personali dell'autore, un giornalista polacco, appena laureato, inviato all'estero per la prima volta. Lui non aveva ben chiaro cosa volesse dire uscire dalla Polonia e vedere il resto del mondo. Narra dei viaggi in Africa, Egitto, Iran, poi di nuovo in Africa, rievocando sotto una luce nuova e con mano leggera contesti storici e avvenimenti privati. Ci rivela le difficoltà incontrate di fronte alla vastità della materia da dominare, interpretare e giudicare. Dall'altra parte ci sono le vicende di Erodoto, la persona chiave di lettura dell'autore verso gli altri. Kapuscinski ritiene Erodoto come il primo e vero reporter della storia: un uomo che viaggia per il mondo conosciuto alla ricerca di storie da raccontare, di eventi da tramandare agli uomini del presente e, forse anche quelli del futuro. Ne escono fuori riflessioni sull'uomo, sulla scrittura, sulla narrazione in genere. Cosa ha mosso l'uomo all'epoca di Erodoto? Cosa lo muove ora? Esiste realmente una differenza? Il finale del libro arriva inatteso e in sordina. Le vicende narrate da Erodoto in pratica si possono dire finite, quelle dell'autore ovviamente no. E' la tipi stasi nell'attesa che tutto si muova, tutto ricominci da capo a mostrare un angolo diverso e inaspettato dell'animo umano. 

13 settembre 2013

Torch



Mi è bastato condividere un piccolo sfogo su un browser che usavo, Google Chrome, su facebook e un mio amico mi ha consigliato di provare questo. Detto fatto. L'impostazione è identica a quella di Chrome ma attualmente sembra migliorato. I difetti che riscontravo in Chrome non li vedo, i video sono ripartiti a funzionare senza andare a scatti, mentre i giochi che richiedevano l'utilizzo del plugin shockwave - plugin che si piantava una volta si e anche pure su Chrome - sembrano essere più fluidi. Attualmente non so indicarvi dei difetti ma lo sto anche provando da due giorni. Si è preso da solo preferiti, impostazioni dei plugin, tutto quanto apparteneva al vecchio Chrome senza che io gli dicessi nulla o senza che io dovessi andare a cercare qualcosa. Ha delle funzioni in più che ancora non ho esplorato, tipo la ricerca tramite immagini. Da quel che mi è stato riferito è qualcosa di simile a quello che fa il vecchio sito tineye. Insomma se avete avuto problemi simili ai miei, dategli una chance.

30 agosto 2013

Minime recensioni musicali

Si lo so, sono usciti un sacco di dischi di gruppi che amo e non ci ho scritto sopra manco una parola. Quindi farò un mini riassunto di quello che penso. Con alcuni sarò molto dura con altri mi limiterò solo ad esprimere le mie opinioni.

Nine Inch Nails Hesitation Marks. Ci sono delle belle idee sparse per tutto il disco. Alcune sono venute a compimento, altre invece sono state sommerse da materiale che non si sa bene dove voglia andare a parare. Solo in un caso si è davvero sentita la vecchia magia di Reznor ossia Various Methods of Escape. Bel brano anche se non è propriamente una novità nell'ambito della discografia del gruppo. Altri brani degni di nota sono il singolo apripista Came back haunted, che mi aveva illuso e mi aveva fatto sperare in un ritorno davvero in grande stile, e While I'm still here/Black Noise che se non altro è piacevolmente interessante. Il resto... non saprei manco come definirlo se non deludente.

Editors The Weight of your love. In una parola: brutto. Non si capisce dove voglia andare e non basta la sola Nothing, un vero e proprio colpo basso emotivo, un brano confezionato ad arte per prenderti in contropiede e commuoverti nel profondo, non basta a tenere in piedi un disco che mi sembra povero di idee. Aggiungo anche che ho avuto la sensazione che il cantante volesse dimostrare a tutti i costi che ha una bella voce e che sa andare oltre al tono simile a quello di Ian Curtis, risultando in più punti stucchevole.

God is an astronaut Origins. Loro sono una sicurezza. Fanno un post rock molto semplice e d'atmosfera sempre evocativo ed accattivante. Origins non è da meno. Piazzano a metà disco un pezzone come Autumn Song che è struggente ma anche ha un briciolo di speranza dentro e ci vuole coraggio perchè il resto deve poter reggere il colpo. Origins regge tranquillamente. E' un disco che alla fine ti mette proprio voglia di riascoltarlo.

Sigur Ros Kveikur. Sono rimasta letteralmente spiazzata dal cambio di direzione di questo gruppo. Il disco funziona, anzi, va a solleticare il mio lato oscuro che ringrazia per quel lauto pasto. Quello che mancava al disco dei Nine Inch Nails, sicuramente in questo disco c'è. E' un disco dalle tinte forti, oscure, un disco profondamente industriale, rumoroso. E' il disco dell'umanità che ormai ha rinunciato ad osservare il paradiso, perchè troppo doloroso in quanto ci ricorda che è un sogno impossibile e irraggiungibile, e si è immerso totalmente nell'habitat sulfureo dell'inferno post industriale. Non sempre la voce di Jonsi riesce a scampare indenne da tutto quel rumore, risultando a volte troppo debole. La title track è la migliore di tutto il disco e la conclusiva Var è intensa e malata, la degna conclusione per un disco di questo tipo.

Pian piano mi metterò in pari con altri dischi. Sui Depeche Mode mi riservo il diritto di pensare a fare una recensione come si deve. Sempre che riesco...

10 agosto 2013

Terminator 3 Rise of the machine


Faccio una premessa: per molto tempo mi sono rifiutata di vedere questo film perchè, per quanto mi riguarda, la storia era fiinita narrativamente con il secondo film. Ho scoperto in seguito che gli autori avevano in mente un finale molto più chiuso, un finale che è stato effettivamente girato e si trova ne contenuti speciali del dvd del secondo film. Finale che io ho visto, molto bello devo dire. Quindi ho cominciato a vedere questo film solo perchè la mia coautrice Silvia mi ha convinto a farlo. Ed effettivamente dopo averlo visto... ne valeva la pena.
Los Angeles, 2004. Dieci anni dopo la distruzione della Cyberdyne Systems, John Connor, vive senza una casa, un telefono, documenti di identità, privo di un lavoro fisso. Sua madre, Sarah, è morta di leucemia poco tempo dopo l'atteso 1997, in cui non è scoppiato l'olocausto nucleare che si attendeva a causa degli eventi narrati nei film precedenti. Ma qualcosa di strano, negli ultimi giorni, sta succedendo per il mondo: i servizi segreti americani stanno ultimando le modifiche finali sul supercomputer Skynet, ma inaspettatamente è stata riscontrata l'esistenza di un virus informatico che sta mettendo fuori uso i computer, gli armamenti, le comunicazioni ad ogni livello. A sorpresa, dal futuro, giungono due nuovi cyborg. Il T-850, esteriormente identico al T-800 incaricato di proteggerlo nel 1994 ma leggermente più avanzato, ha il compito di proteggere il ventenne John, mentre l'altro, un cyborg dalle fattezze femminili, una Terminatrix, di un modello ultramoderno, ha ricevuto da Skynet l'incarico di uccidere i suoi futuri luogotenenti, poiché in questo periodo John risulta irreperibile. (Trama presa da Wikipedia) In pratica ci troviamo a riprendere le vicende narrativamente da dove l'avevamo lasciate, e gli autori sono riusciti a farlo in un modo che risulta credibile e accettabile persino per una come me, che aveva ritenuto la questione chiusa al secondo film. Sarah Connor aveva detto che il destino finalmente era sconosciuto ma, come sostengo io, ha trovato comunque la sua strada per compiersi ugualmente, indipendentemente dalla chiara volontà di Sarah e John di far tutto il possibile per evitarlo. Di nuovo destino e libero arbitrio si fondono in un film tutto sommato gradevole, molto buona l'interazione tra John e la sua futura moglie ignara di essere tale all'inizio, con una solida storia e un finale che vi consiglio assolutamente da vedere. Tutto giocato negli ultimissimi minuti, agghiacciante nella sua verosimiglianza. Un finale perfetto.

9 agosto 2013

Libri mon amour



Se siete amanti dei libri come lo sono io, sicuramente amerete questo video in slow motion realizzato dal negozio americano Type Books. Come ha detto in modo poetico un mio amico: finalmente sappiamo cosa succede nelle librerie quando le luci si spengono e non ci sono gli umani a guardare. Godetevelo.

2 agosto 2013

"La recensione": Speciale Fringe

Buon venerdì a tutti!
Il socio Francesco, la socia Silvietta ed io abbiamo scritto una lunga recensione speciale di Fringe.
Qui sotto troverete l'inizio:





SPECIALE FRINGE

Approfondimento sulla serie creata da J.J. Abrams.

ATTENZIONE SPOILER.

Introduzione

Fringe è una serie tv di fantascienza, andata in onda  dal 2008 al 2013, creata da J.J. Abrams, Roberto Orci, Alex Kurtzman e scritta da Jeff Pinkner e Joel Wyman, che ha rivoluzionato “il concetto stesso di serie tv” per citare un celebre critico statunitense. In Italia è stata trasmessa su Italia Uno e la quinta e ultima stagione è attualmente ancora inedita.
Fringe, infatti, non era solo un telefilm, ma una vera e propria saga fantascientifica e familiare con un filo conduttore ben preciso che, purtroppo, non sempre è stato rispettato sia dagli scrittori sia da alcuni fan.
Incentrato principalmente sui tre protagonisti:
Peter Bishop, interpretato da un sorprendente Joshua Jackson che, dai tempi di Dawson’s Creek, ha fatto un notevole salto di qualità interpretativa, affrancandosi una volta per tutte, dal clichè che si portava dietro, ovvero “l’attore che faceva Pacey”;
Walter Bishop, interpretato da quel Dio della recitazione chiamato John Noble;
Olivia Dunham, interpretata dalla semisconosciuta e singolare Anna Torv.
La serie non disdegna di approfondire anche i personaggi secondari di notevole fascino e caratura anche per merito dei suoi interpreti.

Le vicende prendono vita dall'incidente al volo 627 per Amburgo che si rivelerà ben presto essere un attentato terroristico ad opera della ZFT.
I membri di questa organizzazione sono convinti che stia per scoppiare una guerra ed usano il mondo come loro laboratorio per difendersi.
Non è ancora chiaro se la ZFT si riferisse alla guerra tra universi oppure alla guerra contro i misteriosi Osservatori.
Nasce così la Fringe Division, per indagare sui casi “ai confini della realtà” riconducibili allo Schema (The Pattern); al comando della speciale divisione della FBI, il Colonnello Philip Broyles, onesto e integerrimo, duro e esigente, capace di incutere timore con quei suoi occhioni di ebano, ma leale e protettivo nei confronti dei suoi subalterni, interpretato da un bravissimo Lance Reddick.

Il resto lo troverete cliccando qui su Apollo News

6 luglio 2013

Zooropa: 20 anni.


Sto facendo un esperimento con questo post. Ossia sto cercando di mettere una playlist direttamente da spotify. Non so come verrà però vale la pena di tentare. Sono passati 20 anni dalla nascita di Zooropa. Un disco che i vecchi lettori di questo blog sanno che amo tantissimo. Un disco a cui ho fatto una recensione molto intensa in questo blog (nel caso ve lo siate perso: Zooropa on Krishel house). Ogni volta che lo sento si rinnova la meraviglia e sono bei ricordi che partono. Sono passati così tanti anni ma ci scappa sempre la lacrimuccia alla fine di Lemon, o la commozione e la meraviglia per The First Time. These days, days, days run away like horses over the hill...

2 luglio 2013

La leggenda del vento

La leggenda del vento di Stephen King è di fatto l'ottavo libro della saga "La torre nera". In realtà cronologicamente il libro si situa a cavallo tra il quarto e il quinto libro. Quando Roland Deschain, in viaggio con i suoi amici, grazie a un vecchio scopre l'arrivo dello Starkblast, una tempesta di incredibile potenza capace di congelare qualsiasi cosa al suo tocco e uccidendola, la compagnia trova rifugio in un villaggio abbandonato. Per combattere la paura e la noia, Roland racconta due storie, una racchiusa nell'altra, come matriosche. Tutte e due le storie riguardano l'infanzia di Roland. La prima narra di quando un tempo, il padre lo mandò al confine del territorio a combattere lo skin-man, la seconda, racchiusa nella prima storia, è una favola che Gabrielle Deschain, raccontava al figlio Roland quand'era bambino, solo che questa volta era Roland stesso a narrarla. (Trama presa da wikipedia) Fondamentalmente non aggiunge nulla a quanto già narrato nella saga ma, per tutti quelli che l'hanno amata, è stata una ventata di freschezza e un sapiente reimmergersi nelle vicende, nei mondi e nei colori di una storia che abbiamo amato alla follia. Due cose mi hanno reso caro subito questo libro. Il primo: la frase detta da Roland all'unico sopravvissuto di una famiglia dello skin-man. Non si è mai troppo grandi per ascoltare una storia - e in fondo è proprio quello che cerchiamo ogni volta che vediamo un film o leggiamo un libro. E senza saperlo potremmo essere noi stessi una storia fatta da chissà quale narratore. La seconda: mostrare finalmente in tutta la sua bellezza il legame tra Roland e sua madre.
P.S. Perchè ho messo l'immagine di una tigre? Leggete il libro e capirete.

29 giugno 2013

Invito a cena con delitto


In una tetra e nebbiosa serata, cinque vetture si dirigono al castello di Lionel Twain, milionario eccentrico e misterioso. Sono i cinque più grandi investigatori viventi, invitati per il fine settimana con i rispettivi accompagnatori: Sidney Wang e suo figlio Willie, Dick Charleston e sua moglie Dora, Milo Perrier e il suo autista Marcel, Sam Diamante e la sua segretaria Tess, Jessica Marbles e la sua infermiera. Film del 1976 con un cast stellare: Alec Guinness, David Niven, Truman Capote nell'unica apparizione cinematografica, Peter Sellers, Maggie Smithe e Peter Falk. Voi già sapetedel mio amore per quest'attore che è aumentato a dismisura ieri sera quando ho sentito la sua voce originale. Ebbene si, la visione di questo film è stata effettuata in originale con i sottotitoli ed è stata una goduria infinita. Primo per il piacere di sentire la varietà di accenti, varietà voluta per rimarcare la diversità di provenienza geografica dei vari detective, varietà che si è un po' persa nel doppiaggio italiano, secondo per i giochi di parole che ovviamente si sono persi nella traduzione. Il film è volutamente una parodia della letteratura noir e gialli. Diventa palese quando uno dei protagonisti, il detective Milo Perrier, afferma: "non sono francese, sono belga". Frase che Poirot ripeteva spesso nei libri di cui era protagonista. Sam Diamond vuole essere la parodia dei dectective dei libri noir un misto tra Sam Spade e Richard Diamond, il cinese rimanda a Charlie Chan e Jessica Marble è ovviamente la parodia di Miss Marple. Alla fine del film c'è anche una critica agli autori e lascia gli spettatori con l'amaro in bocca perchè realmente non abbiamo la soluzione del caso. Non sappiamo chi è stato e credo che non sia importante. E' un bel film, recitato splendidamente da tutti, divertentissimo da matti. Se non l'avete ancora visto, recuperatelo. Se l'avete già visto e avete bisogno di ridere, guardatelo.

27 giugno 2013

Brain

Sito ufficiale: http://www.wowscienza.it/in-mostra/brain/
Orari d'apertura:
    Lunedì 24 giugno dalle 10 alle 19
    Da martedì a venerdì dalle 10 alle 18.
    Sabato e domenica dalle 10 alle 19.
Costi: 8 € Adulti 7 € Ragazzo (4/12 anni) Gratis Bambini dai 0 ai 4 anni Ridotto 7 €, scuole o gruppi (minimo 25 persone + 1 in omaggio) obbligo prenotazione.

Molto spesso mi piace fare la turista in casa mia e aprofittarne per vedere le mostre che Genova offre in questo periodo. Sapevo dell'esistenza di questa mostra da diverso tempo ma solo ieri mi sono decisa ad andarla a vedere. E' una mostra interamente dedicata al cervello umano sviluppata in due piani (e un terzo solo adibito ai laboratori per la scuola). Se avete la possibilità di farvi accompagnare da una guida è meglio. Sono tutti ragazzi giovani, con la mente fresca e con la capacità e la volontà di riuscire a spiegare in parole semplici quello che si va a vedere. La mostra offre uno spaccato abbastanza semplice ma comunque affascinante di come funziona la nostra mente. Il primo piano è maggiormente centrato sulla fisiologia, con confronti anche tra il cervello umano e vari esempi dal mondo animale. Viene riportato anche il famoso caso di Phineas Gage (se siete interessati cliccate sul nome) e ci sono anche riportati alcune illusioni ottiche, forse un po' poche per i miei gusti, per far capire come lavora il nostro cervello. Il secondo piano invece è più dedicato a come allenare la mente, a quali sono le varie malattie e alle dipendenze e al mondo onirico. In realtà avrei gradito un maggiore sviluppo della mostra sull'elaborazione delle percezioni, sulle illusioni ottiche e ovviamente sui sogni. Mi è sembrato davvero esiguo dedicare a una materia così vasta e caleidoscopica un bugigattolo con due video di cui uno non funzionava mai. Però tutto sommato non è stata male e chissà che non possa essere ampliata e modificata. Se vi trovate a Genova e avete voglia di andarci, fatelo.

25 giugno 2013

So Long, Richard.

Mi sento sempre più sola. Quando se ne vanno gente come queste, scrittori grandissimi come questi, non vi nascondo di sentirmi sola. Perchè si tratta di quei geni che ne nasce uno ogni eone e purtroppo, soprattutto nel suo genere, non c'è rimpiazzo. Richard Matheson fa parte dei nomi classici della letteratura di anticipazione. Lo vedrete ricordato per Io sono Leggenda o Duel. Pochi si ricorderanno di Tre millimetri al giorno o di Regola per sopravvivere o ancora Nato di uomo e di donna. La sua scrittura era raffinata, sapeva creare tensione con poco. Inoltre ha anche collaborato alla sceneggiatura di diversi episodi della serie Ai confini della realtà, serie che ritengo l'abc, la base portante di tutte le serie di fantascienza esistenti ora. Ci mancherà la tua voce e la tua penna.

23 giugno 2013

Spotify


SITO: https://www.spotify.com/it/
PRO: Tanta musica, di vario genere. E man mano stanno cercando di arricchire il catalogo. Playllist personalizzabili. Puoi scegliere se per genere oppure creare delle playlist di un disco. Inoltre ha la funzione comparativa. Per ogni artista trovi una serie di altri artisti dello stesso genere o quasi. Spotify può essere usato sul pc e da quel che so anche su altri dispositivi.
CONTRO: la pubblicità. Ogni tot la devi subire. E' il prezzo di avere il programma in prova gratuita.

Tanto tempo fa esisteva la radio di Last.fm che gratuitamente ti faceva scoprire un sacco di musica interessante a partire dai tuoi gusti musicali. Poi però hanno deciso di metterla a pagamento e il sogno è finito. Poi è arrivato Spotify che è una manna dal cielo per gente come me sembra alla ricerca di nuove scoperte musicali. Il catalogo è di tutto rispetto. Ci sono delle lacune (tipo di Peter Gabriel c'è solo l'ultimo disco orchestrale), questo è vero ma in genere ci trovi veramente di tutto e fai scoperte che non pensavi poterle fare. Puoi seguire quello che ascoltano i tuoi amici e provare ad ascoltarli anche tu. Puoi suggerire loro un ascolto, condividere quello che ascolti sia su facebook che su twitter. L'archivio di spotify viene utilizzato anche nei post di Tumblr. Unica nota negativa è la pubblicità. Però anche nelle radio commerciali c'è la pubblicità e la playlist non la decidi tu. Se siete musicalmente curiosi come me, dategli un'occhiata.

22 giugno 2013

All change!


Ho avuto una bella sorpresa tornando nel mio blog oggi: in poche parole evidentemente il sito da dove avevo preso il mio template ormai è morto e quindi ho dovuto cambiare tutto. L'immagine che vedete qui sopra è lo sfondo ed è opera di una mia grandissima amica e dama della fotografia: Riyueren. Tutto è nato da una nostra conversazione in cui dicevo che avrei voluto qualcosa a base d'acqua. Ho visto quest'immagine e ho pensato: io non ho mai avuto un blog viola quindi potrebbe essere il momento giusto per farlo. Detto fatto. Ho ancora alcuni cambiamenti da fare e scusatemi se ci metterò un po' per farli. Tutto questo mi ha riportato indietro nel tempo quando smanettavo per fare i miei template. Rimpiango un po' quei tempi sinceramente. Quindi welcome to Krishel's house new version.

19 giugno 2013

Musica



Shiomi Kazunori è uno psicanalista che lavora nella grande Tokyo. Il suo studio attira i clienti più disparati, ma quello di Reiko Yumikawa è il caso che riesce ad affascinarlo più di ogni altro. Reiko è una giovane donna elegante, una bellissima bambola pura e fredda che, appena giunta nello studio di Shiomi, annuncia la natura del proprio problema: non riesce a sentire la musica. Come si scoprirà più avanti nella storia in realtà per la paziente la musica è il corrispettivo simbolico dell'orgasmo e la malattia di reiko ha radici profonde nel passato così come solo può essere per gli esseri umani. Il libro è un viaggio sia all'interno della psiche umana, e in particolare quella femminile, sia anche uno spaccato della storia della psicoanalisi di quel momento. Nonostante questo è un romanzo semplice, sembra quasi un giallo e si legge in maniera abbastanza tranquilla nonostante la tematica e le infinite ombre che l'autore tratta. L'autore ricorre a uno stratagemma abbastanza conosciuto nella letteratura: quello del manoscritto ritrovato tra le carte dello psicologo, figura realmente esistente. Tutto sommato è stata una lettura interessante.

11 giugno 2013

Le guide del tramonto, Polvere di Luna, Incontro con Rama


Quando il mio rapporto con la lettura diventa complicato ritorno alla fantascienza. Ai classici della fantascienza e Clarke è uno di quei nomi per cui si pensa istantaneamente a un classico. E' un libro composto di tre romanzi di impianto diverso.
Le guide del tramonto si apre con il primo contatto dell'uomo con una civiltà evoluta, che chiamano Superni. I Superni prendono possesso della Terra in maniera non cruenta, e nonostante tutti i tentativi da parte dell'uomo di mettere in discussione la loro dominazione, loro continuano il loro disegno fino alla fine. In realtà questa è una dominazione che porta apparenti benefici all'uomo: di fatto si assiste alla cessazione di ogni tipo di conflitto, le risorse sono disponibili facilmente per tutti gli abitanti del pianeta, tanto che sono distribuite gratuitamente. Si assiste pian piano al declino. L'autore sostiene che mancando i conflitti, manca anche la spinta creativa che ha generato le opere migliori dell'uomo. E nella seconda metà del libro scopriamo che i Superni non sono poi così superiori a noi, che condividono con noi la sorte di trovarsi di fronte a una barriera insormontabile. E c'è il finale che non vi racconto che sinceramente temo di non aver capito.
Polvere di Luna rispetto al precedente è di impianto più canonico. E' ambientato in un futuro in cui gli uomini vanno a visitare la Luna come gita turistica. Succede l'imprevedibile e l'equipaggio della Selene si trova faccia a faccia con l'eterna battaglia dell'uomo contro il tempo per la sopravvivenza. Una battaglia che lascerà il segno in chi l'ha combattuta, che cambierà per sempre la vita dell'equipaggio e dei passeggeri.
Incontro con Rama si svolge nel ventiduesimo secolo dove , dopo un impatto catastrofico avvenuto sessant'anni prima, l'umanità scruta con attenzione il cielo, osservando con cautela gli asteroidi che potrebbero causare una nuova catastrofe. Così, quando un nuovo oggetto celeste, proveniente da fuori il Sistema Solare, appare, viene immediatamente avvistato e catalogato. Esaurite quelle grecoromane, lo si battezza col nome di una divinità indiana: Rama. Ma Rama non è un asteroide. È invece un enorme oggetto artificiale alieno. La sua orbita lo porterà a sfrecciare attraverso il Sistema, passando vicinissimo al Sole per poi allontanarsi definitivamente. Non c'è il tempo di organizzare una spedizione; solo un'astronave, l'Endeavour (dal nome del dell'antico vascello dell'esploratore Cook) si trova casualmente già in una posizione idonea a poter intercettare il misterioso oggetto. Il compito di studiare Rama toccherà quindi all'equipaggio di questa nave "qualunque". (Trama tratta da Terre di confine) Qui l'autore ha voluto mettere l'accento sulla tematica dell'esplorazione, edi limiti del genere umano con un avvertimento: non facciamo tanto gli arroganti. Noi pensiamo di essere al centro dell'universo quando in realtà le cose stanno diversamente.
Riassumendo in breve: Il primo è molto bello anche se il finale è atroce, il secondo pure e ha un finale tutto sommato migliore. Un po' scontato, forse, ma non male. Il terzo mi ha annoiato a morte e non vedevo l'ora di finirlo.