30 settembre 2013

Arietty Il mondo segreto sotto il pavimento

Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento (借りぐらしのアリエッティ Karigurashi no Arrietty?, lett. "Arrietty la prendimprestito") è un film animato giapponese prodotto nel 2010 dallo Studio Ghibli, tratto dalla serie di racconti fantasy per ragazzi Gli Sgraffignoli (The Borrowers) dell'autrice inglese Mary Norton. Gli stessi racconti nel 1997 avevano già ispirato il film I rubacchiotti per la regia di Peter Hewitt.
Il film, proiettato per la prima volta il 1º luglio 2010 in occasione del Tokyo International Forum Hall, ha segnato l'esordio alla regia del trentaseienne Hiromasa Yonebayashi che già si era messo in luce come animatore nei film La città incantata e Ponyo sulla scogliera. Alla sceneggiatura c'è Hayao Miyazaki, che aveva letto la storia in gioventù e che l'ha trasposta dall'originale ambientazione dell'Inghilterra degli anni 50, ad una Tokyo del 2010.Arrietty ha ormai 14 anni, ma non è una ragazzina normale. È infatti un esserino alto non più di dieci centimetri e appartiene alla razza dei prendimprestito; vive con la sua famiglia composta da sua madre Homily e dal padre Pod sotto il pavimento di una grande casa di campagna, dove i "grandi" umani sono inconsapevoli della loro presenza. La famiglia di Arrietty si nutre degli scarti degli umani ed è solita "prendere in prestito" (per così dire) gli oggetti d'uso comune lasciati in giro o dimenticati, che quindi "spariscono" misteriosamente, per poi essere riutilizzati in modo creativo dai prendimprestito nella loro vita di tutti i giorni. La vita della ragazza cambia però improvvisamente quando nella grande casa viene ad abitare Shō. Lui è un ragazzo della sua età, che deve trascorrere un periodo di assoluto riposo prima di un'importante operazione al cuore a cui deve sottoporsi di lì a qualche giorno. Al suo arrivo nella vecchia casa dove la madre ha trascorso l'infanzia, Shō riesce a scorgere Arietty nel giardino mentre lei si nascondeva dietro una pianta. Tra i due, dopo l'iniziale diffidenza, si fa strada la curiosità reciproca che diventa poco a poco un profondo legame che va al di là della semplice amicizia, nonostante le differenti dimensioni ed il divieto di farsi vedere dagli umani imposto ad Arrietty dai genitori. (trama tratta da Wikipedia) Sono le classiche tematiche care a Miyazaki: il rispetto per la natura, la critica verso il consumismo, la bellezza dell'amicizia nella diversità. In un personaggio e nelle sue azioni ho visto una critica alle persone abituate ad ottenere tutto e subito, indipendentemente dal fatto che ci sono cose in natura che vanno trattate con i propri ritmi e con il dovuto rispetto. Ho avuto un po' di rimpianto e di tristezza per il finale anche se, nonostante tutto, viene lasciato un minimo di spiraglio per la speranza. In questo film c'è anche un fortissimo tributo all'amore per la vita e anche questo credo che sia un tratto tipico del buon Hayao. I disegni sono una gioia per gli occhi, basterebbe da solo la scena della pioggia.

29 settembre 2013

On writing

Si possono dire molte cose contro Stephen King tranne che non sia un narratore onesto. Ed è una delle cose su cui punta questo libro: la sua narrazione di come è diventato uno scrittore, di cosa ha imparato a fare e non fare nella sua carriera. On writing di Stephen King è allo stesso tempo un'autobiografia e un manuale sulla scrittura, sulle motivazioni che l'hanno portato a questo mestiere ma, soprattutto, contiene tutte quelle piccole minuzie e perle che si possono raccogliere in una vita. King non ci risparmia nulla nemmeno il resoconto del suo incidente avvenuto nel giugno del 1999 quando fu investito a poca distanza da casa sua. Incidente che gli è quasi costato la vita e, secondo il mio modesto parere di lettrice, ha influito non poco anche sulla sua capacità di narratore. Se amate scrivere, se come me vi fate tremila paranoie ogni volta che vi accingete a tirare su carta, o su pc, quello che avete in mente.. questo libro è per tutti noi che amiamo la storia sopra ogni cosa.

24 settembre 2013

And I'll scratch yours


Vi avevo parlato di Scratch my back come di un operazione di scambio brani ora vi parlo dell'altra parte ossia vari artisti che fanno cover di Peter Gabriel. E dato che non ho intenzione di pubblicare questo scritto da nessun altra parte tranne che in questo blog dirò esattamente cosa penso delle cover in maniera colorita e senza peli sulla lingua.

1. I don't remember David Byrne. La cosa che non capisco è perchè debba cantare per forza in falsetto. Musicalmente non sarebbe male, sembra un brano dei Talking Heads, e ci può anche stare. Caruccia la coda finale.
2. Come Talk to me Bon Iver. Ora io sono di parte, adoro questo artista. Inoltre il brano originale sta in uno dei dischi di Peter Gabriel che amo di meno. La cover è stupenda, una versione capace di aprirti il cuore e farti sorridere da quanto è bella. Lo ammetto candidamente: per me è anche più bella dell'originale che sta su Us. Quella su disco. Perchè esisterebbe una versione di questo pezzo fatta da Gabriel che sarebbe molto meglio di quella cosa moscia che è finita su Us. Ma questa è un'altra storia.
3. Blood of Eden Regina Spektor Promossa. Una versione molto semplice, tranquilla e rilassata. Brano minimale che ricorda da vicino l'originale della colonna sonora del film Fino alla fine del mondo.
4. Not one of us Stephin Merritt Credo che una versione migliore e più personale di questa cover non si potesse trovare. Considerata l'epoca in cui Not one of us è stata creata direi che è perfetta. Molti ovviamente storceranno il naso ma a me piace davvero molto. E' curioso: la versione originale se la ascolti sembra prodotta ora e la cover invece che è fatta ora sembra degli anni 80. Quando si dice cortocircuito temporale...
5. Shock The monkey Joseph Arthur Sentire questa cover è come vedere un vecchio film. Si porta addosso tutte le imperfezioni e i segni sulla pellicola. Ed è così che la vedo: come una bella signora che ha le sue rughe e il vestito con qualche piega di troppo. Ma non appena lei sorride si intravede tra le tracce del tempo passato l'antica bellezza.
6. Big Time Randy Newman Finisce l'incanto e ci troviamo in qualche locale per fighetti dove il pianista di turno suona la sua versione di pezzi famosi per intrattenere i clienti che stanno sorseggiando con piglio annoiato la bevanda cool del momento. Sinceramente potevamo anche farne a meno di questa cover. Brutta.
7.  Arcade Fire Games without frontiers. Ero pronta a massacrarli solo per aver osato avvicinarsi a un brano del Sommo. In realtà trovo che abbiano fatto una cover personale e rispettosa dello spirito originario del pezzo.
8. Elbow Mercy Street. Lo stesso Garvey, voce solista del gruppo, ha affermato: "Ho tentato disperatamente di non farla come quella di Peter Gabriel, fallendo miseramente." Adoro gli Elbow e adoro la voce di Guy Garvey. La cover? Non si discosta molto dall'originale,  effettivamente. Però nonostante tutto non me la sento di bocciarla. Perchè è bella, è fatta bene, e lui ha una gran bella voce. Promossa a pieni voti anche solo per la candida ammissione di colpa, ammesso che colpa ci sia nell'amare tanto un artista.
9. Brian Eno Mother of Violence Sono indecisa. Nel senso non riesco a capire se è una cover orribile oppure è talmente stravolta che devo fare come ho fatto per la cover di Street Spirit: dimenticarmi il pezzo originale e ascoltare solo quello che mi dicono le orecchie. Il problema è che come pezzo in se non funziona tantissimo. Perchè? Perchè hai deciso questa strada? Non lo capiremo mai.
10 Feist feat. Timber Timbre Don't give up. Mi piace questa versione a parti invertite. Sorrido perchè mi riporta alla mente un ricordo personale. Mi piace molto che abbia deciso di asciugarla totalmente e ridurla musicalmente all'osso con le voci in evidenza. Molto bella la voce maschile considerato il fatto che non ha una parte facile da cantare. Promossa a pieni voti.
11 Lou Reed Solsbury Hill.  Magnifica. Sorrido ancora prima di sentirlo cantare. Lou Reed ha preso un pezzo, l'ha stravolto, l'ha reso personale e funziona al contrario della versione di Brian Eno. Funziona perfettamente. Diavolo di un Lou Reed.
12 Paul Simon Biko. Brano fatto con la chitarrina senza infamia e senza lode.

Ho due rimpianti per questo disco: non aver potuto sentire cosa avrebbe scelto e soprattutto come sarebbe venuto un brano qualsiasi fatto da David Bowie e sentire i Radiohead alle prese con Wallflower. L'ho recensito giusto perchè ogni storia deve essere raccontata dall'inizio alla fine. E ora speriamo che Peter Gabriel si decida a fare il suo disco di inediti. Presto che qui si sente decisamente la sua mancanza. Messaggio per Peter Gabriel: la prossima volta che non sai dove sbattere la testa per fare una copertina decente fammi un fischio. Lavorerei anche gratis ma sta pur sicuro che questa grafica dilettante riuscirebbe a fare un'opera migliore di quello schifo che hai messo come copertina del disco. Fidati.

23 settembre 2013

The house in the wood

Esiste una casa in Finlandia, in cui vivono una miriade di animali tra volpi, tassi, topi, uccelli e molto altro. Una casa abbandonata dopo che il padrone è morto in un incendio. Attratto dalla desolazione del luogo, Kai Fagerström, fotografo, si è avventurato tra le case abbandonate di Suomusjärvi, nella campagna finlandese, vicino alla residenza estiva della sua famiglia. Lì, scrutando attraverso le finestre rotte, ha scoperto come, in realtà, ci fosse vita, tanta vita.Ci sono voluti dieci anni per immortalare con giusitizia la bellezza di quella vita che occupava quella casa. Un progetto che è diventato un libro e alcune delle immagini le trovate direttamente sul suo sito:
http://www.kafa.fi/pages/gallery/30662.php

22 settembre 2013

The saw lady



This will be a double post. Both in english and italian. This is why I love twitter. I wrote what I think about Another Earth and, after than, she contact me just to let me know that she was her on the most high and touching scene of all. I already knew the potential and sounds that this instrument gives thanks to Amiina, who play for some time, yet I could not help but wonder in the face of so much beauty of sound.
If I write this post is to thank you. It's been a pleasure to know about this, but even more it was a pleasure that you have contacted me. Thank you for all the beauty you create and give to all of us.

Questo sarà un post doppio sia in inglese che in italiano. Questo è il motivo per cui amo twitter. Ho scritto quello che pensavo a proposito di Another Earth e subito dopo mi ha contattato per farmi sapere che era lei a suonare nella scena più alta e più commovente di tutto il film. Conoscevo già le potenzialità di questo strumento, grazie alle Amiina, che lo suonano da diverso tempo, ma allo stesso tempo non ho potuto fare a meno di meravigliarmi di fronte a tanta bellezza nel suono. Se scrivo questo post è per ringraziarti. E' stato un piacere venire a conoscenza di questo particolare, ma è stato ancora più un piacere che mi hai contattato. Grazie per tutta le bellezza che crei e che regali al mondo.

21 settembre 2013

Another Earth


Rhoda Williams, una studentessa recentemente accettata al MIT, è alla guida di ritorno da una festa quando alla radio viene annunciata la scoperta di un nuovo pianeta, visibile ad occhio nudo come un puntino blu vicino alla stella Polare. Anche Rhoda lo vede, e, affacciandosi dal finestrino per vedere meglio, si scontra con un'altra macchina, con al suo interno il compositore John Burroughs, la moglie incinta e il figlioletto. Il bilancio dell'incidente è tragico: l'unico sopravvissuto è Burroughs, il quale rimane in coma. Rhoda viene condannata a quattro anni di prigione.
Scontata la pena, Rhoda è carica dei sensi di colpa, e in evidente stato depressivo. Nonostante sia molto intelligente richiede un lavoro dove poter star distante dalle persone; diventa così la bidella di un liceo.
Recatasi nel luogo dell'incidente in uno dei suoi vagabondaggi, scopre che Burroughs si è risvegliato dal coma. Con l'intento di chiedergli scusa per l'enorme danno che ha causato, si reca a casa sua. Al momento di parlare con lui non riesce però a dirgli la verità e, per giustificare la visita, si spaccia per una ragazza delle pulizie, offrendosi di pulirgli la casa. Rhoda comincia così a recarsi ogni settimana a casa di John.
Il pianeta intanto si rivela un pianeta specchio della Terra; oltretutto, è apparentemente abitato dalle stesse persone. Diventato un caso mediatico, viene indetto da un'agenzia spaziale un concorso, in cui il vincitore può partecipare a un viaggio verso lo strano pianeta. Mentre il pianeta si avvicina alla Terra, Rhoda considera la possibilità di visitarlo per scoprire che tipo di vita sta vivendo il suo "specchio" nella Terra "alternativa", e scrive il tema richiesto per partecipare al concorso. (trama presa da wikipedia)
Il film si tratta di un'opera prima del tutto indipendente uscita per la prima volta nel 2011 per il Sundance Film Festival. E in un certo senso si vedono tutti i limiti di un'opera indipendente. Immagino tutti quelli che sono andati a vederlo al cinema che si aspettavano di vedere un'opera di fantascienza stile Guerre Stellari o Star Trek e si sono trovati di fronte alla storia di una depressione. Il film in quanto storia non riesce del tutto a ingranare mandando al macero alcuni momenti belli e poetici che si possono trovare qua e là. Non si riesce a partecipare totalmente al dolore e al senso di colpa di Rhoda, nè ai momenti di catarsi. Neanche nella decisione più importante di tutto il film e della sua vita. Neanche quando tutto si muove per ritrovare una sorta di equilibrio. Alcune delle teorie sulla realtà alternativa sono lasciate al caso e trattate come se davvero non fossero importanti. Non funziona. E' una storia bella, avrebbe un potenziale enorme per esplodere ma non lo fa. Ed è davvero un peccato. Una occasione sprecata.

18 settembre 2013

Trilogia del Ritorno

Si ringrazia Liberation from the lie per la splendida immagine.

Non ho trovato la copertina del libro e ho ripiegato su questa che credo comunque spieghi benissimo l'atmosfera dei tre libri. Perchè alla fine si tratta di un viaggio nel tempo. Avevo già letto tempo fa L'amico ritrovato, se cliccate sul titolo trovate anche la recensione che ne ho fatto allora, e chiudevo la recensione dicendo che rimanevano al lettore domande per cui era impossibile trovare risposte. Alcune di quelle risposte le abbiamo trovate nel secondo libro della trilogia, Un'anima non vile, in cui finalmente sentiamo la voce di Konradin Hohenfels attraverso una lettera trovata negli incartamenti della famiglia. Una lettere indirizzata all'amico in cui lui spiega le sue ragioni, mostra gli eventi vissuti e quell'amicizia che è sempre stata preziosa, un tradimento che non è mai stato tale. Esce fuori il ritratto di un giovane travolto dagli eventi e guidato da una mano infelice, quella della madre di Konradin, che infine non riesce ad accettare la realtà quando le si mostrerà in tutta la sua devastante crudezza. Siamo negli anni 40 e parliamo della seconda guerra mondiale e della disfatta di Hitler. Per alcune domande risposte ce ne sono altre che comunque non ne trovano. E le ultime parole di Konradin riecheggiano nella testa in tutta la sua desolante tristezza.
Il terzo volume è Niente resurrezioni per favore. Il pittore Simon Elsas ritorna nella sua città di origine, ritorna in Germania dopo essere fuggito in America per scampare alle persecuzioni naziste. Lui stesso non sa perché si trova lì. Non c'è più niente di quello che lui ricordava, i palazzi sono stati abbattuti, la gente che lui conosceva e che abitava quei posti sono morti o sono comunque invecchiati e irriconoscibili. In una caffetteria incontra per caso un vecchio compagno di scuola e viene trascinato, suo malgrado, ad una rimpatriata. Il divario tra Simon e gli altri diviene evidente e palpabile. I suoi ex compagni non possono capire cosa ha perso, non possono capire il senso di vergogna che lui ha provato per essere stato scacciato, per un'idealismo sbagliato, dalla sua terra di origine. Non possono capire che cosa ha perso in termini di vite umane. Il titolo del libro è emblematico. Ciò che è andato perduto non può più essere recuperato, nè fatto rivivere. Ancora una volta Fred Uhlman ci lascia a riflettere in silenzio, a guardare attoniti il ritratto di un uomo che ormai ha perduto tutto per cui anche l'arte, quello strumento espressivo che è diventato proprio di Simon Elsas, fallisce nella sua funzione salvifica. 

16 settembre 2013

In viaggio con Erodoto


Questo libro è diviso a metà. Da una parte ci sono le vicende personali dell'autore, un giornalista polacco, appena laureato, inviato all'estero per la prima volta. Lui non aveva ben chiaro cosa volesse dire uscire dalla Polonia e vedere il resto del mondo. Narra dei viaggi in Africa, Egitto, Iran, poi di nuovo in Africa, rievocando sotto una luce nuova e con mano leggera contesti storici e avvenimenti privati. Ci rivela le difficoltà incontrate di fronte alla vastità della materia da dominare, interpretare e giudicare. Dall'altra parte ci sono le vicende di Erodoto, la persona chiave di lettura dell'autore verso gli altri. Kapuscinski ritiene Erodoto come il primo e vero reporter della storia: un uomo che viaggia per il mondo conosciuto alla ricerca di storie da raccontare, di eventi da tramandare agli uomini del presente e, forse anche quelli del futuro. Ne escono fuori riflessioni sull'uomo, sulla scrittura, sulla narrazione in genere. Cosa ha mosso l'uomo all'epoca di Erodoto? Cosa lo muove ora? Esiste realmente una differenza? Il finale del libro arriva inatteso e in sordina. Le vicende narrate da Erodoto in pratica si possono dire finite, quelle dell'autore ovviamente no. E' la tipi stasi nell'attesa che tutto si muova, tutto ricominci da capo a mostrare un angolo diverso e inaspettato dell'animo umano. 

13 settembre 2013

Torch



Mi è bastato condividere un piccolo sfogo su un browser che usavo, Google Chrome, su facebook e un mio amico mi ha consigliato di provare questo. Detto fatto. L'impostazione è identica a quella di Chrome ma attualmente sembra migliorato. I difetti che riscontravo in Chrome non li vedo, i video sono ripartiti a funzionare senza andare a scatti, mentre i giochi che richiedevano l'utilizzo del plugin shockwave - plugin che si piantava una volta si e anche pure su Chrome - sembrano essere più fluidi. Attualmente non so indicarvi dei difetti ma lo sto anche provando da due giorni. Si è preso da solo preferiti, impostazioni dei plugin, tutto quanto apparteneva al vecchio Chrome senza che io gli dicessi nulla o senza che io dovessi andare a cercare qualcosa. Ha delle funzioni in più che ancora non ho esplorato, tipo la ricerca tramite immagini. Da quel che mi è stato riferito è qualcosa di simile a quello che fa il vecchio sito tineye. Insomma se avete avuto problemi simili ai miei, dategli una chance.