21 ottobre 2013

La spina del diavolo

Ci troviamo in Spagna negli anni 30. Mentre il resto d'Europa è sotto i fuochi della Seconda Guerra Mondiale, qui si combatte una sanguinosa guerra civile. Il protagonista di questo film è Carlos, un orfano che viene portato in una sorta di istituto nel bel mezzo del deserto. Subito fa la conoscenza degli altri bambini e, soprattutto, con una presenza che di notte si palesa attraverso un sospiro. Ben presto le vicende ci mostrano che si tratta dello spirito di un bambino, uno dei tanti derelitti dimenticati di quello strano istituto, che è misteriosamente scomparso. Pian piano le vicende prendono forma e ci mostrano lo spettro più desolante dell'animo umano attraverso l'ossessione, l'avidità, la rabbia. La voce narrante chiede che cosa sia davvero un fantasma: se si tratta dello spirito di coloro che sono partiti da questo mondo in modo violento e non vogliono abbandonare il mondo dei vivi, infestando gli ambienti in cui vivono, oppure se si tratta di un'emozione che ha permeato i muri dove gli esseri umani hanno trascorso le loro misere esistenze alla ricerca di un riparo e di un posto dove stare tranquilli. Emozioni che pian piano perdono definizione come una vecchia fotografia scattata chissà quando, chissà perchè. Ciò che davvero inquieta e lascia sgomenti non è lo spettro di quel povero bambino di cui per molto tempo nessuno ne ha saputo il destino semmai la desolazione e la grettezza umana in tempo di guerra. E il finale non lascia nessuna speranza in chi lo vede.
Non sono sicura di volerlo consigliare. Dello stesso regista mi è piaciuto di più Il labirinto del fauno che avevo visto al cinema.

20 ottobre 2013

Le 5 leggende (Rise of the guardians)

Ho messo il titolo originale perchè ho visto questo film in originale con i sottotitoli in inglese. I sottotitoli in italiano non sono pervenuti. Mi direte: ma perchè non l'hai certato in italiano direttamente. Semplice: volevo godermi la voce di Jude Law che fa Pitch The boogeyman. Ed è davvero un bel sentire.
La storia inizia con Jack Frost, che poi diviene la voce narrante per tutto il tempo, che si risveglia in un lago e scopre di essere diventato lo spirito del ghiaccio e della neve. Il ragazzo comincia a provare le sue nuove capacità ma scopre anche che nessuno lo può vedere. Passano 300 anni, ci ritroviamo dalle parti del Polo Nord a casa di Babbo Natale. Improvvisamente il mondo dove vengono contati i bambini che credono diventa scuro e un'ombra si staglia minacciosa. L'ombra di Boogeyman, l'uomo nero. Nord decide che è il caso di chiamare a raccolta i guardiani della fantasia e della speranza dei bambini: Sandman, il coniglio pasquale (doppiato in maniera favolosa da Hugh Jackman) e la fatina dei denti. Manny, il fantomatico uomo sulla Luna proclama che devono proclamare un nuovo guardiano: Jack Frost.
Pitch è tornato e il suo piano è quello di togliere la speranza ai bambini, e agli esseri umani, in modo che la tristezza e la paura regnino sovrani. Rise of the guardians è un racconto di speranza, della bellezza della fantasia. E' un racconto sulla ricerca del proprio posto nel mondo. Jack Frost si interroga su chi è e chi è stato e trova la sua risposta. E' anche un lungometraggio che ci racconta di come affrontare le proprie paure e di come queste possono paralizzarci e prendere il potere su di noi. E' anche un lungometraggio sulla capacità di credere, di continuare a sognare anche quando tutto intorno a te ti suggerisce di smettere. Parla al bambino come all'adulto e il suo messaggio è universale. Ha momenti divertenti e momenti commoventi e alla fine della visione ne esci con il sorriso e una gioia infinita nel cuore.

P.S. Certo che sentire un dolce e morbido coniglietto con la voce di Hugh Jackman è da morire dalle risate.

18 ottobre 2013

Di tutte le ricchezze

Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere ai margini di un bosco: è una nuova stagione della vita, vissuta con consapevolezza e arricchita dai ricordi e dalle conversazioni che Martin intrattiene con il cane Ombra e con molti altri animali bizzarri e filosofi. In questa solitudine coltiva la sua passione di studioso per la poesia giocosa e per il Catena, un misterioso poeta locale morto in manicomio. Questa tranquillità, che nasconde però strani segreti, è turbata dall'arrivo di una coppia che viene a vivere in un casale vicino: un mercante d'arte in fuga dalla città e Michelle, la sua bellissima e biondissima compagna. L'apparizione di Michelle, simile a una donna conosciuta da Martin nel passato, gonfia di vento, pensieri e speranze i giorni del buon vecchio professore. Il ritmo del cuore e il ritmo della vita prendono una velocità imprevista. Una velocità che una sera, a una festa di paese, innesca il vortice di un fantastico giro di valzer.  (Trama presa da ibs) La capacità di questo autore è di raccontare la vita attraverso situazioni surreali. Il libro è costellato di personaggi curiosi come Vudstock oppure i vari animali con cui Martin chiacchiera di tanto in tanto. Non viene risparmiato nulla e nessuno nella descrizione del mondo di paese e di certe dinamiche che, sono sicura, ci richiamano situazioni che ben conosciamo. La cosa che però mi ha colpito di più di tutta questa storia oltre alla decisione che, grazie a Michelle, Martin capisce che il suo autoesilio era ormai finito, è il finale del libro. Martin o meglio Stefano Benni si rivolge direttamente a noi lettori trovando parole e immagini che noi appassionati conosciamo benissimo. E' quello che ci accomuna ed è la bellezza di questo curioso oggetto chiamato libro.

15 ottobre 2013

La tredicesima storia

Margaret Lea è una giovane libraria di Cambridge, che conduce una vita quieta e colta, divisa tra l’attività della sua libreria antiquaria e la passione per le biografie letterarie. Un giorno Margaret riceve una strana lettera che, senza troppe spiegazioni, la convoca nella residenza della più grande scrittrice d’Inghilterra, Vida Winter.  Personaggio affascinante circondata da tanti misteri, la Winter, ormai al termine dei suoi giorni, vuole svelare tutti i segreti del suo passato, e ha scelto la giovane e inesperta Margaret come sua biografa; solo a lei racconterà la verità sulla sua vita. (Trama presa qui: http://bloglibri.hoepli.it/dblog/articolo.asp?articolo=152) Vida Winter tra i vari romanzi scritti ha creato una raccolta di racconti. Il titolo menziona la presenza di 13 racconti ma quando lo leggi scopri che la tredicesima non esiste. E tra gli appassionati ricorrono spesso le ipotesi su dove possa essere questa fantomatica storia. Man mano che Vida comnincia a raccontare la storia della propria vita viene fuori il ritratto di una famiglia nello Yorkshire, in un paesino chiamato Angelfield. Una storia di una famiglia disfunzionale e di due gemelle dal carattere insolito. Il libro si dipana piano piano intorno alla vita di queste persone, che rivivono grazie alla memoria di Vida, fino a giungere alla soluzione. Anche Margaret ha una sua personale storia che trova compimento alla fine del libro, lasciando il lettore con un senso di compiutezza e di serenità.
Il libro si legge in maniera scorrevole, peccato per alcune imperfezioni dovute alla poca attenzione del traduttore nel vergare le sue parole con un minimo di sapienza e di attenzione alla forma appunto.

14 ottobre 2013

Una storia vera

Una storia vera è un film di David Lynch del 99 basato, appunto, su una vicenda realmente accaduta. Alvin Straight, un contadino dell'Iowa che nel 1994, a 73 anni di età, intraprese un lungo viaggio a bordo di un trattorino rasaerba per andare a trovare il fratello reduce da un infarto. Straight coprì in 6 settimane la distanza di 240 miglia (386 chilometri circa), viaggiando a 5 miglia all'ora (8 km/h).E' uns storia piena di umanità con i suoi momenti commoventi e poetici e quelli devastanti. In questo film vediamo all'opera un Lynch diverso dal suo solito, più canonico in un certo senso anche se ha voluto lo stesso lasciarci delle tracce del suo modo di fare cinema. Mi riferisco soprattutto a certe inquadrature, come quella della finestra iniziale oppure il particolare dei gemelli. Il regista non ha voluto risparmiarci nulla, perchè è così l'uomo. Ci ha portato di fronte all'orrore della guerra attraverso i racconti di Alvin e di un altro veterano della guerra, ma ci ha mostrato anche la bellezza della famiglia e i valori sani di solidarietà, come quelli visti quando ha quasi rischiato un reale incidente. E non nascondo di aver provato un'emozione fortissima e indescrivibile quando il protagonista si trova sul ponte sopra il fiume Mississipi, mi piace immaginare che sia la stessa che ha provato Alvin. Le inquadrature, il sole che sorge e che tramonta, i campi di grano, i ciclisti che passano e che accolgono Alvin come un adepto della bellezza della lentezza, esattamente come loro. Riflessioni sulla vita, sulla gioventù, sul rimorso e su come ci sono cose che non possono essere cancellate neanche da un litigio.
Alla fine del viaggio, quando Alvin incontra suo fratello Lyle finalmente, sei felice, hai il cuore in gola e gli occhi lucidi. E ringrazi per essere stato partecipe di una storia così bella. Alla fine è solo questo che conta: la storia. Consigliatissimo.

13 ottobre 2013

Mr Nobody

Tutto inizia con la storia di un uomo e una donna che si incontrano, si amano e hanno un figlio: Nemo. Tutto precipita quando i genitori di Nemo si separano e lui è costretto a una scelta impossibile: andare con la mamma o restare con il papà. Da quel momento noi vediamo frammenti di storia, di eventi vissuti e raccontati attraverso lo stesso principio di Sliding Doors e di Fringe: "ogni scelta porta a un nuovo cammino, una nuova strada". Ed è questo che vediamo. In realtà il film inizia con le vicende di un uomo ultracentenario in un mondo in cui nessuno invecchia più grazie a un principio di rinnovamento delle cellule. Nemo è l'unico uomo ad aver rifiutato il trattamento e sta per morire. Tutti si affannano a carpire i suoi segreti e la sua morte viene mostrata in una sorta di reality show. Ancora una volta vediamo Nemo seduto di fronte alla macchina da scrivere intento a creare una storia di un futuro di una stazione spaziale in orbita su Marte. Frammenti di una storia, frammenti di una vita che si intrecciano e si rincorrono in maniera non lineare, tutto si riduce a una scelta. Ma finchè non scegli tutto è possibile. Anche non scegliere alla fine è una scelta e ha la sua strada.
Cose positive del film: ho trovato originale il lettering che di tanto in tanto sbuca nel film, le riprese a ritroso nel tempo, la continua ossessione sul tempo e i vari accenni a teorie di fisica quantistica decisamente interessanti. Il film è originale ma... è come se il regista non avesse avuto il coraggio, o le capacità, di portare a compimento l'opera. Si tratta di un film visionario e di difficile comprensione - io stessa alla fine non avevo capito appieno - ma non tutto funziona come dovrebbe.

9 ottobre 2013

Nel segno della pecora


Nel segno della pecora (羊をめぐる冒険 Hitsuji wo meguru bōken) è un romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami. La prima edizione originale è stata pubblicata nel 1982. In Italia il testo venne pubblicato nel 1992 da Longanesi & C. con il titolo Sotto il segno della pecora e nel 2010 da Giulio Einaudi Editore con la traduzione di Antonietta Pastore e il titolo Nel segno della pecora. Le vicede di questo libro iniziano quando uno strano tipo entra in un agenzia pubblicitaria dove lavora il nostro protagonista. E' lui a raccontare in prima persona le vicende e l'autore non ci rivela mai il nome. Ho scoperto tramite ricerche su internet che questo personaggio è lo stesso di Dance Dance Dance, che ho recensito tempo fa, e che quest'ultimo è il seguito di Nel segno della pecora. Ecco perchè all'inizio del libro ho come avuto l'impressione di averlo già letto. Poi però la storia si differenzia. Il protagonista riceve la visita di quest'uomo con una roposta d'affari molto curiosa: deve ritrovare il luogo dove è stata scattata una foto che il nostro protagonista ha usato per la sua rivista. Ad uno primo sguardo disattento si tratta di una foto di un gregge di pecore come possono essercene tante, in realtà non è così. Tra gli animali presenti nel gregge ce n'è una che è particolare: ha il manto bianco e sul dorso ha una stella. La richiesta viene fatta da un uomo chiamato "il Maestro". Si tratta di un membro di spicco della politica della città dove vive il nostro protagonista ed ha talmente tanto le mani in pasta ovunque che non esita minacciare il nostro protagonista di rendergli la vita difficile a livello lavorativo se non adempie al suo compito. In realtà quella foto non è sua gli è stata recapitata da un vecchio amico dei tempi del liceo chiamato il Sorcio. Parte così la ricerca verso il luogo della foto, un viaggio che è allo stesso tempo reale e metaforico, un viaggio fatto di alcune rivelazioni e scoperte come solo i veri viaggi possono essere. In qusto libro ritroviamo in pieno lo stile onirico e surreale di Murakami raccontato attraverso gli occhi del protagonista e attraverso diversi personaggi curiosi. Se vi piace questo autore, lo amerete senz'altro.

8 ottobre 2013

Un viaggio lungo 27 anni


Come dice il titolo del post vi racconterò una tappa di quel viaggio ancora in corso che dura da 27 anni. Un viaggio che mi ha portato a scoprire una delle più belle voci del pianeta, Peter Gabriel appunto, un viaggio che mi ha portato ieri sera a vedermelo davanti e al mio tanto desiderato autografo. Gli ho potuto dire personalmente "Thank you" e non solo per la firma. Ieri sera Peter Gabriel si è esibito al forum di Assago riproponendo per intero il disco So più un'altra manciata di brani. La voce c'era tutta. Era in stato di grazia. Il brano che vi ho messo qui è ancora inedito e mi aveva commosso fino al midollo sin dal soundcheck. Tutto è iniziato con un "certo che se mi regalassero il biglietto ci andrei" a essere li, vedere le prove e vedere anche il resto dello show. Il momento più alto del concerto per me è stata Mercy Street. Bella, ipnotica, sono andata in trance secchissima quasi dopo il primo secondo. Al secondo posto metto Family Snapshot che non mi aveva mai commosso come ha fatto ieri sera. Nel finale sono scappate delle lacrime intense. Splendida Red rain con la sua pioggia infuocata, molto belle Obut (il brano del video) che anche qui mi ha fatto tornare alle origini, a me che ascoltavo i concerti dove Peter provava canzoni ancora non finite - ma stavolta posso dire ' io c'ero ', molto bella Why don't you show yourself dove Gabriel a mio avviso palesa le sue origini puramente beatlesiane - origini che lui non aveva mai nascosto molto. Il resto è un saliscendi emotivo che non posso e non voglio raccontare. Il mio decimo concerto e So, il disco a cui devo tutto, il disco della scoperta. Non poteva essere più appropriato di così.
Grazie a tutti quelli che l'hanno reso possibile, grazie a te Peter per essere sempre la voce più bella del pianeta musicale. Thank you.

P.S. Però la prossima volta ti porti un batterista diverso, per favore?? Per favore! Peter, please!!

3 ottobre 2013

One week

"Cosa fareste se vi fosse rimasto un giorno, un mese o una settimana da vivere?"

Quando il film ha inizio ci troviamo nell'ufficio di un medico e Ben Tyler, interpretato da Joshua Jackson, riceve la devastante notizia che ha un cancro allo stadio terminale. Fino a quel momento la sua vita aveva seguito dei binari abbastanza regolari e prestabiliti: insegna letteratura inglese a Toronto, è fidanzato in procinto di sposarsi con la sua ragazza, ha tentato diverse volte di far pubblicare una storia scritta da lui senza molto successo e non viene lasciato spazio per molto altro. Quando quella notizia arriva dentro Ben scatta qualcosa e, complice un incontro casuale con un uomo che vuole vendere la sua moto, comincia a viaggiare in giro per il Canada. All'inizio quel viaggio pare una semplice fuga da una notizia terribile, pian piano assume connotati diversi. In quel viaggio Ben ritrova se stesso, ritrova una voglia di sognare e di immaginare che aveva perso nel percorso tra la fanciullezza e l'età adulta ma soprattutto una nuova consapevolezza sulla sua vita. La malattia in un certo senso gli ha aperto gli occhi su cosa è davvero importante. Per tutto il film abbiamo una voce narrante che si fa carico dei pensieri del protagonista . Ci sono situazioni esilaranti e situazioni di una poesia infinita. E se non bastasse per tutto il tempo siamo immersi nella bellezza della natura canadese. E' alla fine un bel film che offre diversi spunti di riflessione.

Quando si hanno quei rari attimi di lucidita, quelle brevi sequenze in cui l'universo sembra avere un senso, tu cerchi disperatamente di aggrappartici. Sono le scialuppe di salvataggio per i momenti piu' bui, quando l'immensita' di tutto, l'inspiegabile natura della vita e' completamente ingannevole. Quindi la domanda diventa, o sarebbe dovuta sempre essere: cosa faresti se sapessi di avere solo un giorno, una settimana, o un mese da vivere?
A quale scialuppa ti aggrapperesti?
Quale segreto racconteresti?
Che gruppo musicale andresti a vedere?
A chi dichiareresti il tuo amore?
Quale desiderio realizzeresti?
In quale posto esotico andresti a prendere un caffe'?
Che libro scriveresti?

P. S. Questa è la seconda volta che vedo One Week ma la prima volta non ho fatto la recensione perchè... non lo so nemmeno io perchè. E quando l'ho visto la prima volta ho pensato che avrei avuto la stessa reazione di Ben a una notizia del genere. Adesso però le cose sono un po' cambiate. Ho un piccolo progetto in corso di cui parlerò, se mai lo farò, a tempo debito. E credo che adesso il mio primo pensiero sarebbe di finire quel progetto e il secondo che mi dispiacerebbe lasciare il compito più difficile a chi sta collaborando con me a questo progetto.

1 ottobre 2013

Un'altra giovinezza

Romania: Dominic, anziano linguista rumeno all'epoca dell'invasione nazista, è ossessionato dallo studio del linguaggio e dal ricordo della sua amata Laura, morta di parto molto tempo prima. Una sera viene colpito da un fulmine e da quel momento la sua vita cambia completamente. Ho volutamente scritto queste brevi righe della trama perchè se avessi detto di più, avrei rischiato di fare arrivare il messaggio sbagliato, o ancora di dare un'idea diversa e del tutto errata del film. In giro troverete recensioni redatte da chi ha accostato questo film a Inland Empire di David Lynch e, in un certo senso, non è un paragone azzardato. E' come se Coppola e Lynch avessero fatto una lunga chiacchierata sull'uomo, sul cinema, sul linguaggio e questo film non fosse altro che il risultato di quella chiacchierata. E' un Coppola diverso: più onirico, meno legato alla struttura solita della narrazione. Abbiamo certo comunque una storia ma il divario tra sogno e realtà diventa impalpabile sancito anche da un uso sapiente e personale della macchina da presa. Ci sono delle sequenze di una rara bellezza, sequenze che solo un maestro come Coppola avrebbe potuto girare. E' un film centrato sul linguaggio, sul potere della parola, su come questa riesce a passare indenne attraverso il tempo e lo spazio. E' anche un film centrato sulla scelta. Dominic si troverà di fronte alla devastante scelta tra continuare la propria opera sul linguaggio arrivando a lambirne le origini - e di fatto così diventare dio - e salvare la vita della donna che ama. Dominic è un uomo e, come tutti noi ha una grande domanda che continua a permeare la sua vita e diviene la sua ossessione principale. E alla fine riesce a trovare la sua risposta, una risposta che può essere compresa soltato da lui, una risposta che il regista sceglie rispettosamente di non mostrarci. Perchè è la risposta di Dominic e sua soltanto, impossibile da conoscere per i vivi. Se vi piacciono le esperienze e i film fuori dal comune, ve lo consiglio.