28 novembre 2013

Through the looking glass

Oggi sono stata alla conferenza stampa di Discovery Italia assieme a Silvia. Non vi parlo di quello che hanno detto semplicemente perchè l'ho già fatto, assieme alla mia socia, attraverso un articolo apparso su Apollo News. (Cliccate pure se siete interessati a sapere quale novità ci saranno su DMAX, Real Time, K2, Frisbee e Giallo. Accenno brevemente il fatto che se siete appassionati di rugby c'è una succosa novità per voi). Quello che mi preme di più raccontare semmai è quello che ho provato quando sono arrivata alla Diamond Tower, una sorta di grattacielo di vetro a forma di diamante appunto, e tutta la zona ancora in via di costruzione nella ricerca di una sua stabilità. Dico spesso che mi accade poche volte di sentirmi nel mio ambiente. Ecco oggi è una di quelle poche volte. Essere in quella conferenza stampa con la mia agendina a prendere appunti... mi sentivo nel mio ambiente. C'erano persone che facevano esattamente come me, alcuni addirittura avevano un pc e, sinceramente parlando, li ho invidiati perchè il mio compito sarebbe stato enormemente facilitato. Per una volta mi sono sentita come se fossi stata dietro le quinte di ciò che vedrò, alcuni dei programmi citati li conoscevo come spettatrice quindi ho potuto coglierne i riferimenti. Siamo anche riuscite a perderci in un certo senso e, nel chiedere informazioni, ci siamo imbattuti nel sosia di John Gallagher Jr che vedete nella foto lassù. Io non so se questo ragazzo è tra i miei lettori e, soprattutto se si ricorderà di noi, ma eravamo al secondo piano e ci ha fatto presente che potevamo tentare di avere un'intervista o con Benedetta Parodi o con il re del cioccolato (chi vede Real Time sa di cosa sto parlando). Ecco se ci sei e ti riconosci sappi che non solo sei un sosia perfetto fisicamente ma anche nel modo di agire. Ah e stavo dimenticando che mi sono imbattuta con delle persone vestite in modo curioso. Lei aveva uno splendido vestito rosso, l'uomo sembrava uscito dalla descrizione l'uomo in frac. Erano splendidi. Mi ha confortato tantissimo anche rifugiarci nell'università di Silvia a creare l'articolo. Io non so se davvero riuscirò mai a trarre guadagno da quello che scrivo ma di una cosa sono sicura: questo pomeriggio  e questa conferenza me la ricorderò per un bel po'.

11 novembre 2013

Babelfish


Il tema che fa da sfondo a tutte le trame è il “nomadismo esistenziale”, ossia il saper vivere nell'ambientazione allargata del mondo facendosi strada in mezzo alle molteplici contaminazioni socio-culturali che ne fanno parte.
Questo è una parte di quello che viene indicato nella quarta di copertina di questo libro. In realtà non sono sicura che le cose stiano proprio in queti termini. Partiamo dall'inizio che è forse la cosa più semplice.
Babelfish è composto da sei racconti in cui il filo rosso sembra essere il viaggio e come il protagonista di turno affronta questo viaggio. Sembra perchè non abbiamo realmente la prova che questi viaggi siano accaduti veramente. Volendo potrei trovare un punto di unione tra il primo racconto, "Il toro di Pamplona", Sakura e Il dazio. Effettivamente si potrebbe immaginare che la voce narrante di questi tre racconti siano la stessa persona in momenti diversi della propria vita. Caso a sé stante sono Holly, un bellissimo racconto sulle percezioni e sulla natura umana a confronto con l'imponderabile e Miss France, adorabile nel suo tratteggiare come siano importanti anche le piccole cose che noi diamo per scontato e ci accorgiamo di questo solo quando vengono a mancare. Ho adorato anche il fatto che il protagonista pensava di essere l'unico a preoccuparsi per Miss France e, con suo grande stupore, scopre che non è così. Ho sempre avuto poi la predilezione per i mercatini e per la vita raccontata attraverso gli oggetti. In questi due racconti l'autore sembra quasi svelare un brandello della propria anima, incarnarsi nella voce narrante con una forza e una bellezza che era mancata nei racconti precedenti. Leggendo ho anche avuto l'impressione che i racconti siano stati raccolti in momenti diversi della vita dell'autore. Ho percepito una diversità di stile e di forza narrativa molto forte tra "Il toro di Pamplona" e "Michelangelo, Gineva e io". In entrambi i racconti poi ho trovato due idee molto belle che, secondo me, avrebbero meritato un ben altro utilizzo.