11 novembre 2013

Babelfish


Il tema che fa da sfondo a tutte le trame è il “nomadismo esistenziale”, ossia il saper vivere nell'ambientazione allargata del mondo facendosi strada in mezzo alle molteplici contaminazioni socio-culturali che ne fanno parte.
Questo è una parte di quello che viene indicato nella quarta di copertina di questo libro. In realtà non sono sicura che le cose stiano proprio in queti termini. Partiamo dall'inizio che è forse la cosa più semplice.
Babelfish è composto da sei racconti in cui il filo rosso sembra essere il viaggio e come il protagonista di turno affronta questo viaggio. Sembra perchè non abbiamo realmente la prova che questi viaggi siano accaduti veramente. Volendo potrei trovare un punto di unione tra il primo racconto, "Il toro di Pamplona", Sakura e Il dazio. Effettivamente si potrebbe immaginare che la voce narrante di questi tre racconti siano la stessa persona in momenti diversi della propria vita. Caso a sé stante sono Holly, un bellissimo racconto sulle percezioni e sulla natura umana a confronto con l'imponderabile e Miss France, adorabile nel suo tratteggiare come siano importanti anche le piccole cose che noi diamo per scontato e ci accorgiamo di questo solo quando vengono a mancare. Ho adorato anche il fatto che il protagonista pensava di essere l'unico a preoccuparsi per Miss France e, con suo grande stupore, scopre che non è così. Ho sempre avuto poi la predilezione per i mercatini e per la vita raccontata attraverso gli oggetti. In questi due racconti l'autore sembra quasi svelare un brandello della propria anima, incarnarsi nella voce narrante con una forza e una bellezza che era mancata nei racconti precedenti. Leggendo ho anche avuto l'impressione che i racconti siano stati raccolti in momenti diversi della vita dell'autore. Ho percepito una diversità di stile e di forza narrativa molto forte tra "Il toro di Pamplona" e "Michelangelo, Gineva e io". In entrambi i racconti poi ho trovato due idee molto belle che, secondo me, avrebbero meritato un ben altro utilizzo.

1 commento:

Silvia Azzaroli ha detto...

Vero che gli ultimi due racconti che citi sono diversi, io vedo una maturazione di stile quasi tra il Toro e Michelangelo.
Concordo con te che i più belli siano Holly e Miss France.
In linea generale vedo che la pensiamo in maniera simile anche se abbiamo stili diversi.
A dopo cara