18 dicembre 2013

Il talento di Mr Ripley

Se potessi tornare indietro, se potessi spazzare via tutto, inizierei da me stesso, inizierei da quella giacca prestata da un amico...
Sentiamo queste parole all'inizio del film dette da Tom Ripley stesso, un giovane americano di bassa estrazione che si presta a fare mille lavori per sbarcare il lunario. Quella giacca riporta lo stemma dell'università di Princeton e viene notata, durante un concerto dove Tom suona divinamente il pianoforte, da Herbert Greenleaf un ricco armatore. In una casuale conversazione tra i due l'uomo gli dice che anche suo figlio ha studiato alla stessa università e nella sua mente comincia a meditare un piano. Poco dopo Greenleaf si presenta a Tom Ripley con una proposta d'affari: gli offrirà una cospicua somma di denaro se riuscirà a convincere suo figlio Dickie a tornare a casa e a riprendere le sue responsabilità come erede dell'impresa di famiglia. In breve Tom viene catapultato in una avventura che non poteva minimamente immaginare, in una Italia del sud da cartolina, viene chiamato Mongibello il posto ma si tratta di Ischia, parecchio stereotipata con la gente aperta con i turisti e quelli che si mettono a cantare improvvisamente nel bel mezzo della strada. Non è quella la cosa importante. Tom riesce a far breccia nel mondo di Dickie diventandone amico, imparando a condividere i gusti musicali e provando anche una sorta di attrazione. Marge, la sua ragazza, lo descrive bene: quando è al suo meglio è come se un raggio di sole avesse illuminato la tua vita, ti fa sentire importante e al centro della sua attenzione ma è anche lunatico, incostante, uno che si annoia facilmente capace di scaricarti non appena decide che è il momento. Qualcosa nell'amicizia tra Dickie e Tom si incrina ed è come se il sole fosse scomparso e avesse lasciato il posto a delle ombre e a un'oscurità capace di rabbrividire e lasciare il segno sullo spettatore. Il film si regge tutto sulla bravura di Matt Damon perfetto nel suo delinerare la figura e la psicologia di Tom e sul bravissimo Jude Law nel ruolo di Dickie. Rimangono troppo sullo sfondo, schiacciate da questi due, le figure di Marge, una Gwyneth Paltrow non sempre convincente nel suo ruolo, e Meredith Logue interpretata da Cate Blanchett che vediamo per un brevissimo istante e non riesce a coinvolgere lo spettatore per davvero. Come recita la frase nell'immagine il film è un perfetto capolavoro dell'inaspettato e lascia interdetti, quasi senza fiato. Se potete, se riuscite a farlo, consiglio la visione del film in originale con i sottotitoli. Il film ci guadagna, soprattutto la famosa scena del trio vocale Fiorello/Law/Damon a cantare 'Tu vuoi far l'americano" che assume un lieve tono surreale all'interno del film.

1 commento:

Silvia Azzaroli ha detto...

Recensione interessante tesora. Ti ha proprio colpito il rapporto Dickie/Tom, ma ora l'hai superata. verissimo che il film si basa su Damon e Law, le due attrici sono parecchio schiacciate e francamente la Paltrow risulta inverosimile in vari frangenti, idem la Blanchett, non parliamo poi del padre di Dickie che si comporta come un idiota alla fine.