11 novembre 2014

Her


We all get really good at pretending that the loneliness isn't there and then something comes along to remind us...

Quella è una frase che viene detta in un video promozionale della 4a stagione di Fringe da Olivia Dunham e per tutta la durata del film è riecheggiata alla mente. Siamo tutti molto bravi a fingere di non essere soli e poi succede qualcosa che ce lo ricorda.
In un futuro prossimo la tecnologia permette alle persone di mantenersi costantemente in contatto col computer di casa tramite auricolari, comandi vocali e dispositivi video tascabili. Theodore Twombly, un uomo solo e introverso, di professione elabora accorate lettere per conto di altri, dettandole al computer. Infelice per il divorzio con Catherine, sua compagna sin dall'infanzia, Theodore cerca di distrarsi dedicandosi al lavoro, cimentandosi in videogiochi e frequentando chat telefoniche. Attratto da uno spot pubblicitario decide di acquistare un nuovo sistema operativo, "OS 1", basato su un'intelligenza artificiale in grado di evolvere, adattandosi alle esigenze dell'utente. Dopo alcune domande iniziali dovute per l'installazione del sistema operativo, Theodore sceglie una voce femminile che si da il nome di Samantha. Samantha è esattamente quanto viene promesso: un'intelligenza artificiale capace di adattarsi e di interagire con gli esseri umani evolvendosi passo passo di secondo in secondo. Interpretata dalla splendida Scarlett Johannson che fa un lavoro monumentale. Voi sentite la sua voce ma in realtà, se chiudete gli occhi, potreste tranquillamente vederla agire, respirare, muoversi, sorridere o piangere. E' reale. La continua evoluzione dei sistemi operativi porta però al superamento del rapporto con gli esseri umani. Noi siamo inevitabilmente finiti, racchiusi in un guscio con i nostri limiti e le nostre imperfezioni che ovviamente un'intelligenza artificiale non ha.
Il film si chiude in maniera molto triste eppure in un certo senso mi ha lasciato dentro un senso di speranza.
Noi esseri umani siamo effimeri e limitati ma forse abbiamo ancora la capacità di ritrovarci con i nostri simili, con chi ha condiviso la nostra stessa esperienza. Un'esperienza che sicuramente ha arricchito interiormente Theodore.
Questo film mi ha lasciato dentro sensazioni contraddittorie. Un po' mi ci sono rivista in Theodore, interpretato da uno splendido e intenso Joaquin Phoenix, nella sua timidezza, nella sua incapacità di relazionarsi con il prossimo e di vivere relazioni che altri definirebbero normali. Mi sono rivista nella sua solitudine, nella sua fragilità. E ancora adesso non riesco a dipanare il bandolo della matassa di ciò che ho sentito. Her è un film non per tutti. Come nella fantascienza più classica è ambientata in un futuro che però può essere tranquillamente il presente e scava a fondo nell'animo umano facendo una profonda critica sociale e umana. E' anche un film di una poesia unica e dolente. Se potete, vedetelo in lingua originale. Mi ringrazierete.

P.S. Riflessione puramente femminile: trovo decisamente più affascinante Phoenix imbruttito, ma con uno sguardo davvero folgorante, di millemila cosiddetti sex symbol con la tartaruga scolpita e i muscoli in bella mostra. L'ho detto? L'ho detto.

15 ottobre 2014

Saving Mr Banks


Faccio una premessa doverosa: Mary Poppins è il film della Disney che è meglio che io non veda se non voglio ritrovarmi a piangere peggio del draghino di Puzzle Bubble. Perché ci sono situazioni e musiche che mi commuovono nel profondo. Inoltre alla fine del film ho fatto la considerazione che questo grande colosso dovrebbe ritornare alle origini, dovrebbe tornare a raccontare storie e non rubare e oscurare quelle degli altri. Perché quando lo fa si vede tutta la sua magia e la sua forza che ci ha incantati per anni. Come sempre dico: è la storia che conta.
Detto questo passiamo a Saving Mr Banks film prodotto dalla Disney, per la regia di John Lee Hancock, con Tom Hanks nella parte di Walt Disney, Emma Thompson nella parte di Pamela Travers, Annie Buckley nel ruolo di Pamela da bambina, Paul Giamatti, Colin Farrell.
Il film è ispirato dal carteggio, dalle registrazioni e dalle testimonianze del rapporto burrascoso tra Disney e la Travers stessa, creatrice del libro Mary Poppins da cui è stato tratto il celeberrimo film che tutti ben conosciamo.
Ho avuto modo di visionare il film in lingua originale con i sottotitoli e già una cosa mi è balzata alle orecchie con mio sommo piacere: la differenza tra l'accento fortemente inglese di Pamela, Emma Thompson nel ruolo è semplicemente divina, e quello americano di Disney. Altra cose: Tom Hanks può anche affermare che il suo Disney sia lontano dalla realtà, a dir la verità credo che sia perfettamente credibile nel ruolo.
Il film inizia con una riottosa Pamela che non vuole concedere i diritti della sua opera, a cui tiene sopra ogni cosa, per la realizzazione di un film. Emma Thompson è divina nel ritrarre una scrittrice piena di tic e di nevrosi. Il suo agente la implora di accettare la proposta anche perché lei non scrive più nulla da tempo e ormai sono finiti i soldi che le servono per vivere. Pamela tenta di rendere la vita impossibile a quelli che lavorano nella realizzazione del film in modo che lei si veda costretta a non firmare il contratto. C'è un gioco di pregiudizi da una e dall'altra parte, un bel ritratto psicologico di questioni date per scontate e per niente reali. Nulla è come sembra. Man mano che andiamo avanti nella storia capiamo perché Pamela tiene tanto alla sua opera, capiamo che cosa ha passato nella sua infanzia, tra un padre alcoolizzato e una madre depressa che salva dal suicidio. Comprendiamo che quella storia in realtà è un modo per dare giustizia e ordine a degli eventi che non possono avere né uno né l'altro. Non per una bambina così piccola. Non per nessuno di noi. Saving Mr Banks non è solo la storia di come è nato Mary Poppins. No. E' un film sulla forza dell'immaginazione, sul potere della narrazione.
E' la storia che conta, ha sempre contato sin dall'inizio per l'uomo.
Consigliatissimo.
P.S. Devo fare una menzione speciale sia per Paul Giamatti, delizioso nel ruolo di Ralph l'autista che accompagna Pamela nel suo soggiorno in america sia per la piccola Annie Buckley splendida nel ruolo della piccola Pam. Se non si rovina crescendo sentiremo parlare a lungo di lei in futuro. Io ripeto che vi consiglio il film ma vi dico anche che quando l'ho finito ero in lacrime e non solo io. Vero, mia cara Silvia?

19 settembre 2014

La ragazza dello Sputnik e La maga delle spezie

Cerco di svecchiare questo blog postando delle recensioni di libri che ho letto. Mi riapproprio di qualcosa che è sempre stato mio. Ne sento fortemente la mancanza in un periodo come questo in cui la mia penna è rivolta alla collaborazione con un giornale: Giornale Apollo, e non solo. Sto cercando di recuperare per strada i libri di Murakami che ancora non ho letto e che riesco a trovare in biblioteca. Non è una cosa semplice perché questo autore è una penna abbastanza prolifica in un certo senso. Mi sono ritrovata tra le mani "La ragazza dello Sputnik" La storia raccontata dal punto di vista di un uomo, di cui l'autore non rivela il nome, insegnante di scuola elementare laureato in Storia alla facoltà di lettere di Tokyo; uomo con una vita ed una carriera ormai consolidate, è innamorato di una studentessa di qualche anno più giovane di lui, un'aspirante scrittrice di nome Sumire. La descrive come una persona originale, poco attenta alla moda, un'accanita lettrice appassionata di Jack Kerouac e della letteratura beatnik. La sua vita sembra essere assorbita interamente dalla tensione verso l'ispirazione scrittorica, un'anelito talmente forte ed ossessivo che a volte le fa perfino scordare di mangiare, e che la tiene spesso chiusa in un mondo tutto suo. Ciò le impedisce anche di ricambiare il profondo sentimento del narratore, che trova un ripiego in saltuarie avventure con donne più grandi. La vita di Sumire improvvisamente cambia quando, al ricevimento di matrimonio di sua cugina, incontra una donna di nome Myu, l'esatto opposto di Sumire così elegante, raffinata, proprietaria di un azienda di importazione vinicola, e pian piano se ne innamora. Il narratore conosce finalmente Myu quando lei lo chiamerà disperata dalla Grecia perché Sumire è scomparsa senza lasciare tracce. Come per ogni racconto di Murakami la spiegazione non sta nelle cose ovvie. Ho avuto la sensazione leggendo il libro che mancasse qualcosa nella narrazione, che mancasse un po' di forza. E' come se gli eventi scivolassero dalle dita senza lasciare il proprio segno. Anche la descrizione dei paesaggi esteri non riescono a catturare l'attenzione del lettore. Potrebbe essere ovunque e da nessuna parte. E sul finale non so cosa dire. Verdetto finale? Mah, lui ha scritto cose decisamente migliori di questa.
Dopo anni di tentativi andati a vuoto finalmente ho letto "La maga delle spezie" di Divakaruni. Non appena l'ho iniziato ho sentito subito un'affinità elettiva tra questo libro e Chocolat della Harris. C'è della magia in entrambi i libri, e c'è una donna molto forte e molto passionale che deve fare i conti con se stessa. La storia di Tilo, la protagonista, è la storia di una donna che ha fame di conoscenza e di esperienza e che, rapita dai pirati approda in un'isola dove impara i segreti relativi alle spezie. La sua missione è quella di dedicare la sua vita a loro e aiutare la gente a realizzare i propri desideri. Viene destinata a Oakland, negli Stati Uniti, dove Tilo imparerà molto su se stessa e i suoi limiti andando oltre alla sua missione. Si troverà di fronte a una decisione cruciale che cambierà per sempre la sua vita e la sua magia. E' una storia affascinante, un continuo dialogo interiore tra le spezie e questa donna che non si accontenta mai di ciò che ha e può fare. Forse il finale è un po' troppo frettoloso per i miei gusti. Si legge con piacere, soprattutto se si è in viaggio.

14 luglio 2014

Lo sciamano, l'eredità dello sciamano e altri libri

Ritornano le mie recensioni minime, recensioni di libri letti ma che possono essere descritti in poche parole.
Lo Sciamano e l'eredità dello sciamano di N. Gordon. Sono rispettivamente il secondo e il terzo libro della saga dedicata alla dinastia Cole, famiglia di medici con un dono particolare che li aiuta nella loro professione. In entrambi i libri i due Cole devono vedersela con gli stereotipi dell'ambiente in cui vive. Il primo è ambientato nel 1800 in America, gli anni in cui gli inglesi cominciano a prendere possesso della terra americana, gli anni in cui gli indiani cominciano a farne le spese. Robert J Cole, soprannominato sciamano, è un medico che deve costantemente combattere contro chi vorrebbe impedirgli di diventare medico a causa della sua sordità. Inoltre farà amicizia con una donna indiana la cui morte lo ossessesionerà per tutta la vita.
Nel secondo invece abbiamo Roberta Cole, dottoressa di Boston che decide di stabilirsi in un paesino per ritrovare le radici del suo mestiere. Lei pratica aborti in una clinica e deve affrontare tutti i giorni gli orrori, e i pericoli derivati dai membri del movimento antiabortista. E' ambientato nei giorni nostri ed è una critica feroce contro il sistema sanitario americano prima della riforma Obama. E' un libro intenso, molto umano.
Richard Matheson Tutti i racconti vol. 3 L'ho preso perché in pratica penso di aver letto tutti i suoi racconti e questi mi mancavano. Non tutti i racconti di questa raccolta sono all'altezza, in alcuni istanti ho provato una sorta di confusione e ho temuto che l'autore non sapesse dove andare. Invece c'è una manciata di racconti solidi e anche inquietanti, tipo E adesso aspetto o quello della maledizione africana di cui non ricordo il titolo, in cui si vede ancora la mano del maestro.
Aglio e zaffiri di Ruth Reichl avevo già letto il suo "La parte più tenera" ed ero rimasta affascinata dal suo modo di raccontare il cibo e la cucina. In questo libro ci racconta le sue avventure come critico gastronomico per il New York Times. Lo stile è sempre quello brioso e sensoriale del libro precedente, inoltre offre anche uno spaccato sulla personalità dell'autrice e sulla riscoperta di se stessa attraverso i vari travestimenti che fa per non essere riconosciuta. E' un bel libro, di quelli che si leggono tutto di un fiato, leggero ma con diversi spunti di riflessione.
Breve storia di un paese piccolo di Thomas Pearson. L'ho abbandonato. E questo non depone a suo favore. Trama: Immaginate di essere seduti su una sedia a dondolo nella veranda di una casetta del Sud degli Stati Uniti, in un pomeriggio caldissimo, con una bibita alla menta in mano e la voce seducente di un ragazzino che vi racconta i fatti degli abitanti della sua cittadina. Benvenuti a Neely, piccolo paese immaginario del North Carolina, dove abitano personaggi a dir poco eccentrici: c'è la bella zitella di buona famiglia con una sfortunata storia d'amore alle spalle; c'è lo scimpanzè della zitella, che in cima all'asta di una bandiera innaffia di pipì un cespuglio di camelie, mentre la gente piazza scommesse su quale quarto del cespuglio colpirà; oppure lo sceriffo che sembra tutto d'un pezzo e che un giorno, invece, si suicida; ma anche la cameriera nera con la dentiera che balla... Questi e molti altri sono i protagonisti di una storia corale che ha il suo cantore in Louis Benfield, ragazzo dallo sguardo ironico e acuto, con un cuore grande e malinconico. (presa da Anobii) Ora una storia di questo tipo più essere un'arma a doppio taglio. O sei un'autrice come la Harris di Chocolat e la precedente Reichl che raccontano le vicende con brio, mettendoci tutto un carico di immagini e sensazioni che imprigionano il lettore fino all'ultima pagina oppure... oppure è il caso di Pearson che non riesce mai a far decollare la storia. Gli aneddoti sarebbero anche carini ma dopo l'ennesimo evento raccontato con lo stile del povero idiota, ti viene voglia di chiudere il libro e passare ad altro. Ed è quello che ho fatto io. Bocciato su tutta la linea.

26 giugno 2014

Ciao piccolo...

Fino all'ultimo ho sperato di non sentire questa notizia. Era da qualche tempo che Fuji, il dolce amico di Silvia, stava male e ho visssuto con lei tutti i patemi d'animo e le speranze anche se da lontano. Stamattina la notizia che non volevo sentire: lui non c'è più. E sapete, anche se non è il mio gatto ci sto soffrendo esattamente come se si trattasse di Birillo. So che ora stanno giocando insieme sul Ponte dell'Arcobaleno, ne sono sicura. Ciao piccolo mio. E' stato un piacere e un onore conoscerti. Ti voglio bene piccolo.
A Silvia solo un grandissimo abbraccio, so cosa stai passando tesora.

23 giugno 2014

Amnesiac




Ok lo so, è un disco vecchio ma ho scritto questa recensione per un gioco su un forum e ho pensato che fosse un peccato non riportarlo qui.
E' una vita e mezza che non sento Amnesiac ma l'effetto che fa è sempre uguale.
Straniante con quell'incipit stile gamelan urbano e Yorke che canta "After years of waiting. Nothing came." Dopo la tempesta di Kid A, un album che ha fatto tabula rasa non solo di molti fan ma anche di critica e di percorso musicale, i Radiohead arrivano con Amnesiac. Si riparte da capo ma con una nuova consapevolezza: non a caso si sente dire "I'm a reasonable man, get off my case." Immagino che molti abbiano accusato i Radiohead, e Tom Yorke stesso di essersi bevuto il cervello, di aver fatto un suicidio commerciale e cose di questo tipo. No. Non è questo. E' molto di più. I Radiohead sono un ente vivo e pulsante in piena evoluzione. Ormai quello che è stato nel passato non esiste più.
Pyramid song è stata direttamente ispirata da un sogno di Tom Yorke che si è visto galleggiare nel fiume, come stesso dirà nella canzone. E' un brano di una bellezza sfolgorante, devastante nella sua intensità. Ti entra nel cuore e nell'anima. E quel "There's nothing  to fear nothing to hide" è toccante, commovente. Tutti noi, tutte le creature piene di ogni paura e senso di colpa che possa venirci inculcata sin da quando nasciamo, prima o poi desideriamo sentirci dire: "Non c'è nulla da nascondere e niente di cui avere paura..." 
Dopo la poesia la dissonanza rappresentata da Pulk-Pull Revolving Dors. La voce è nascosta dal vocoder ed è costellata di rumori campionati e suoni che vanno e vengono.
You and Whose Army è un brano dall'atmosfera che si trascina stanca, sfiduciata. Ho sempre voluto immaginarla come il canto di un uomo che è stanco delle guerre. Di tutte le guerre: sia quelle grandi combattute a furia di bombe e armi varie, sia quelle piccole che si svolgono tra persone meschine che vogliono prevaricare e importi la propria visione del mondo. L'apertura finale del brano è un volo di speranza.
I might be wrong è un bel brano dall'incedere forte, energico. Forse è il primo rimando serio del gruppo alla loro musicalità del passato con nuovi elementi. Ricordate quando all'inizio ho detto che qualcuno li ha accusati di essersi bevuti il cervello? I might be wrong è la risposta. Loro stanno cercando un via, sia musicale, sia con i testi, per essere unici per non copiare se stessi. Questo brano è la risposta a tutti gli interrogativi. E' ancora tutto in versione embrionale ma... something's moving. Lo stesso vale per Knives out che riecheggia neanche troppo in maniera velata la musicalità di Ok computer e, per la precisione, Paranoid Android.
Morning Bell è una versione diversa dello stesso brano che c'è su Kid A. Se quella del disco precedente era più rarefatto, questa versione lo è meno. E' più fisica, più palpabile. A me piace più quella di Kid A ma non posso dire di certo che questa è brutta, anzi.
Dollars and Cents con la sua ritmica sbilenca è un grido  di dolore per la desolazione del mondo. C'è nel testo un battibecco tra chi chiede di tacere e non svelare pesanti verità e chi invece vorrebbe rivelare cosa c'è che non va. La voce di Tom York si sente forte e chiara, non è filtrata da nessun vocoder. Deve esserlo, il messaggio deve arrivare perché tutti possano sentire.
Hunting bears è un intermezzo strumentale molto intenso che serve per prepararci alla fine del disco e a Like Spinning Plates il brano più intenso, assieme a Pyramid song, dell'intero Amnesiac. L'intero brano costruito come se fosse stato registrato e mandato al contrario che spiazza e lascia interdetto l'ascoltatore. E' uno di quei brani che ti prendono e ti trasportano in un altro pianeta. Quando arriva questo brano tutto cessa di esistere. Non ci sono più rumori, nè le pareti che circondano la stanza in cui ti trovi, non senti più fisicamente il tuo stesso corpo. La tua coscienza è altrove... and this just feels like spinning plates....
Life in the glasshouse è il commiato perfetto per il disco. Sembra una vecchia ballata di quelle che si suonavano anni fa nei locali di New Orleans.
Definisco Kid A e Amnesiac i due weird twins. Entrambi concepiti con la stessa motivazione: la ricerca del nuovo, di una nuova identità musicale per il gruppo.
Con il senno di poi posso dire che è stato giusto. Se non l'avessero fatto i Radiohead sarebberò diventati una edlle tante band che si trascinano stanche prive di identità a scopiazzare se stesse.

I'm a reasonable man, get off my case...

19 giugno 2014

X-men: giorni di un futuro passato

Regia: Bryan Singer
Cast:  Hugh Jackman, Patrick Stewart, Ian McKellen, Halle Berry, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Peter Dinklage, Shawn Ashmore, Ellen Page
Anno 2014

2023. Robot senzienti conosciuti come sentinelle stanno sterminando i mutanti e gli esseri umani che possono generarli o che sono intervenuti in loro favore. Un piccolo gruppo di X-Men (tra cui Bobby Drake / Uomo Ghiaccio, Piotr "Peter" Rasputin / Colosso, Lucas Bishop / Alfiere, James Proudstar / Warpath, Roberto Da Costa/ Sunspot, Clarice Ferguson / Blink e Kitty Pryde) riesce a eludere le sentinelle grazie ai poteri di Kitty Pryde, che ha la capacità di proiettare la coscienza di una persona indietro nel tempo. Utilizzando questo potere, la ragazza manda la coscienza di Alfiere indietro nel tempo per informare il proprio gruppo sui pericoli imminenti, così da poter scappare prima ancora che i problemi insorgano.
Visto che ormai la guerra sta per concludersi, lasciando umani e mutanti sconfitti di fronte all'enorme potere delle sentinelle, Magneto e il Professor X preparano un piano: incontrare, in un vecchio monastero sulle montagne cinesi, il gruppo di Kitty Pryde e utilizzare il suo potere per inviare la coscienza di Wolverine, l'unico in grado di rigenerare la propria mente dopo un viaggio mentale tanto lungo, indietro nel tempo così da impedire l’uccisione di Bolivar Trask da parte di Mystica nel 1973, durante la negoziazione di Parigi per il disarmo delle truppe nel Vietnam.(trama tratta da Wikipedia)
Senza farvi troppi spoiler vi dico subito che si tratta di un film solido, con diversi spunti di riflessione che può piacere a diverse fasce di pubblico. Ottime le caratterizzazione dei personaggi nel passato, di tutti. Qui Jackman è chiamato ad interpretare Logan e non il Wolverine stereotipato. E' un uomo che sta per perdere tutto e che è disposto a giocarsi ogni carta possibile per la sopravvivenza. E ho trovato perfetta la recitazione di McAvoy: un Charles Xavier che sembra aver perso tutto, persino la stessa voglia di vivere e che si è autoindotto a una sorta di tossicodipendenza pur di spegnere il proprio potere che vive come una maledizione. Non si può negare all'infinito la propria natura e i leader naturali non smettono di essere tali solo perché smarriscono la via. Consigliatissimo, soprattutto se amate il genere fantascienza.
Ora la parte spoiler. Se non avete il visto il film non andate avanti.

18 giugno 2014

Tre libri: Multiversum, Il club delle ricette segrete, Il periplo di Baldassarre

Tornano le mie recensioni minime, ossia recensioni di libri che non meritano recensioni uniche per svariati motivi.
1) Il club delle ricette segrete di Andrea Israel, Nancy Garfinkel. E' la storia di due donne con la passione per la cucina, due donne che hanno condiviso una grandissima amicizia da adolescenti e che si sono divise da adulte per un grosso litigio. Assistiamo a questa corrispondenza fitta fatta di confidenze e ricette scambiate con un finale che a me è sembrato parecchio telefonato. Le ricette poi: pur essendo il motore principale della storia, risultano troppo a se stanti e poco presenti nel racconto. Il fatto di intervallare lettera e ricetta a volte mi è sembrato dispersivo. Giudizio? Carino. Può andare bene se non avete niente di meglio da leggere.
2) Il periplo di Baldassarre di Amin Aalouf. Ci troviamo a ridosso del 1666 , dichiarato da molti l'anno della Bestia, l'anno in cui dovrebbe avvenire l'Apocalisse. Il protagonista di questo libro è Baldassarre appunto, libraio di origine genovese, trasferito in terra muslim, che ricev in dono da un mendicante un libro chiamato "Il centesimo nome", un libro che dovrebbe contenere il centesimo nome di Dio, un libro che avrebbe proprietà miracolose e di cui tutti i librai, compreso lo stesso Baldassarre, negavano persino l'esistenza. Il libro però gli viene sottratto da un nobile francese, così su suggerimento del figlio maggiore, il libraio si mette in viaggio nel tentativo di recuperarlo. E' un viaggio non solo fisico ma anche psicologico in cui vengono messi in gioco i grandi interrogativi filosofici e spirituali del protagonista con un epilogo che ha anche il sapore di una rinascita. E' un buon libro e si lascia leggere e l'unica cosa che mi lascia l'amaro in bocca è come l'autore descrive le donne: si passa da una sorella debole e piagnucolosa a una moglie avuta in matrimonio combinato che è stata l'incubo per il protagonista. L'unica che sembrava avere qualche scintilla positiva, Marta, che sembrava volersi emancipare e decidere del proprio destino fa una fine ingloriosa scegliendo volontariamente di essere prigioniera di un marito che non le aveva dato notizia e che la tratta come se fosse un oggetto di proprietà. Forse funzionava così nel 1600 ma non può non lasciare nel lettore un senso di amaro appunto.
3) Multiversum di Leonardo Patrignani La trama: Alex vive a Milano. Jenny vive a Melbourne. Hanno sedici anni. Un filo sottile unisce da sempre le loro vite: un dialogo telepatico che permette loro di scambiarsi poche parole e che si verifica senza preavviso, in uno stato di incoscienza. Durante uno di questi attacchi i due ragazzi riescono a darsi un appuntamento. Alex scappa di casa, arriva a Melbourne, sul molo di Altona Beach, il luogo stabilito. Ma Jenny non c’è. I due ragazzi non riescono a trovarsi perché vivono in dimensioni parallele. Nella dimensione in cui vive Jenny, Alex è un altro ragazzo. Nella dimensione in cui vive Alex, Jenny è morta all’età di sei anni. Il Multiverso minaccia di implodere, scomparire. Ma Jenny e Alex devono incontrarsi, attraversare il labirinto delle infinite possibilità.(tratta da anobii) Sono approdata a questo libro tramite una mia amica e, considerata la tematica che mi interessa dato il mio amore per Fringe, l'ho voluto leggere. Purtroppo però il libro non funziona da molteplici punti di vista. La caratterizzazione dei personaggi è molto povera tanto che non si riesce ad essere coinvolti davvero, non si riesce a empatizzare per loro. L'unico personaggio che presta qualche spunto interessante è quello di Marco, migliore amico di Alex, finito sulla sedia a rotelle a causa di un incidente, un nerd fatto e finito la cui intelligenza servirà a far comprendere cosa sta succedendo. Non arrivano Alex e Jenny, non arriva il mondo in rovina, tutto sembra una narrazione molto impersonale. Il libro è chiaramente concepito per essere il primo della saga, un primo libro le cui vicende non sono concluse e mi viene da sorridere se penso a come invece altri, con ben altre saghe, sono riusciti a chiudere le vicende pur lasciando fili aperti per i libri successivi. Immagino che creare una saga non sia materiale alla portata di tutti. Se avessi l'età dei protagonisti e se avessi letto meno libri di quanti ne ho letti ora forse mi potrebbe piacere. Forse, non ne sono sicura. Il target mi sembra chiaramente il pubblico adolescenziale appassionato dei recenti Divergent o di Twilight e, detto onestamente, non mi invoglia per niente ad aspettare il seguito. Bocciato su tutta la linea.

15 giugno 2014

A single man

Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono e regalate un osso al cane, affinché non abbai. Faccia silenzio il pianoforte, tacciano i risonanti tamburi, che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti. Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo e scrivano l’odioso messaggio: lui è morto. Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri. Lui era il mio nord, era il mio sud, era l’oriente e l’occidente, i miei giorni di lavoro, i miei giorni di festa, era il mezzodì, la mezzanotte, la mia musica, le mie parole. Credevo che l’amore potesse durare per sempre. Be’, era un’illusione. Offuscate tutte le stelle, perché non le vuole più nessuno. Buttate via la luna, tirate giù il sole, svuotate gli oceani e abbattete gli alberi. Perché da questo momento niente servirà più a niente.
Wystan Auden
Per tutta la durata del film mi sono riecheggiate in mente le parole di questa poesia. A single man è ambientato nel 1962 e ci racconta la giornata di George Falconer, insegnante di letteratura inglese, omosessuale che si trascina dolente nella sua routine fatta di compiti, di volti, di parole dette e taciute. Una vita fatta di apparenza con un personaggio da interpretare nell'impossibilità di essere semplicemente se stessi. La vita di George cambia e perde di significato la notte in cui riceve la telefonata fatale in cui viene a sapere che Jim, il suo compagno da 17 anni, è morto in un incidente stradale. La loro relazione era stata osteggiata in modo acceso dai genitori di Jim e George non ha la possibilità di accompagnare il suo amato nell'ultimo viaggio, gli viene negata la possibilità di partecipare ai funerali perché considerato non della famiglia.
Niente servirà più a niente... Colin Firth è perfetto nel restituirci il ritratto di quest'uomo schiantato nel dolore, che si trascina stanco anche a causa di problemi al cuore, un uomo che ha un solo scopo: farla finita, raggiungere il suo amato nell'aldilà. Tom Ford, il regista è un'artista, un reale artista. Il suo senso estetico è trasposto nella sua pellicola giocando con i chiari scuri: i colori tenui e slavati quando George si trascina nella sua quotidiana recita si trasformano e diventano accesi quando assistiamo a piccoli momenti in cui i suoi sentimenti sembrano riaccendersi e farsi vividi. Il passato ci arriva in tutta la sua forza, in bianco e nero. E che dire di Julianne Moore, intensa e fatale Charlotte, amica di George che non si è rassegnata al fatto che tra loro due non possa esserci altro che amicizia, un donna viziata che si crogiola nel commiserarsi per aver fallito come moglie e come madre.
La vita però ha i suoi strani tempi e la sua strana logica. La vita dona e la vita toglie...
Ho trovato delizioso vedere il film chiudersi in modo analogo a come è iniziato. A dir la verità è una delle cose che preferisco di più sia nei libri sia al cinema, rende a chi vive la storia una sorta di compiutezza. La scena iniziale in cui George si trova nel luogo dove Jim è morto - il biancore della neve che contrasta con il rosso del sangue e quel bacio a fior di labbra carico di amore e di dolore - trova il corrispettivo speculare nel finale. Un finale straziante. Ammetto candidamente di essere scoppiata a piangere. Film consigliato alle anime sensibili.
Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza,
quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore
e provo un’emozione invece di pensare
e le cose sembrano così nitide
e il mondo sembra così nuovo.
E’ come se tutto fosse appena iniziato.
Non riesco a far durare questi momenti,
io mi ci aggrappo,
ma come tutto svaniscono.
Ho vissuto una vita per quei momenti,
mi riportano al presente
e mi rendo conto che tutto
è esattamente come deve essere…

Fonte: http://giornaleapollo.it/26030/single-man-i-pareri-sezione-cinema/

14 giugno 2014

La legge dei nove

Mi sono posta dei dubbi su come recensire questo libro. Perché per far capire di cosa si tratta dovrei fare un'anticipazione sul finale di uno dei libri della saga di "La spada della verità": precisamente il settimo. Però poi ho capito che forse avrei potuto trovare un modo per raccontarvelo. Anche se poi la parte di cui voglio parlare andrà inevitabilmente in spoiler.
Le vicende di questo libro parlando di Alexander Rahl, un semplice pittore che al suo 27mo compleanno riceve una busta con dentro la sua eredità: un ampio terreno che potrà decidere di tenere oppure di vendere interamente a una società indicata nel testamento. I problemi presto troveranno Alexander e farà una scoperta sorprendente su se stesso e sul suo passato. Il libro è ambientato ai giorni nostri e ha anche una critica abbastanza feroce contro quelli che si lasciano turlupinare dai sedicenti maghi e dalle fattucchiere. Fine di quello che potevo dirvi senza rovinarvi il piacere della lettura. Ora se avete letto il settimo libro della saga potete continuare. Altrimenti, non proseguite.

9 giugno 2014

Le favole non dette


Ad essere sincera ignoravo totalmente il fatto che Vladimir Luxuria tra le altre cose avesse scritto dei libri e la scoperta è stata del tutto casuale nella biblioteca del quartiere dove vivo. Ho letto la trama di copertina e mi ha convinto a prenderlo e a leggerlo. Questo libro fondamentalmente è una raccolta di racconti dal sapore fantastico. Luxuria sceglie di ricorrere all'escamotage della favola per raccontarci storie di diversità davvero molto toccanti: una bambina che sa guardare nel profondo gli occhi innocenti degli animali sottrae una donna-uomo dalla prigione di un circo. Un Pinocchio dei giorni nostri, orfano, svagato e consapevole della propria diversità, trova nell'amore di una tata la forza per dire di nuovo sì alla vita. Davide, un bambino con la passione per il canto e che ode la voce misteriosa del vulcano Etna, previene il disastro della sua famiglia e del suo paese. Una brutta anatroccola, sbeffeggiata da tutti, sconfigge il pestifero orco che sporca le acque del lago, e si trasforma in un meraviglioso cigno.Tante piccole storie a volte a lieto fine, a volte no come quella de "La sirenetta nel cemento" che ci raccontano l'umanità varia e quanto difficile diviene in una realtà dalla mente chiusa, essere semplicemente se stessi.
Quando arrivi all'ultima pagina del libro e lo richiudi, ti rimane addosso un senso dolce amaro di lieve malinconia. E' stata comunque una bella sorpresa, nonostante tutto.

5 giugno 2014

Smile

Andare in posta e trovare una micia in braccio alla sua padrona non ha prezzo. Mi sono avvicinata cautamente e mi sono fatta annusare. Quando ho capito che era particolarmente nervosa, ho ritratto la mano con dolcezza e l'ho lasciata stare. Ho fatto due chiacchiere con la padrona che mi ha raccontato di come la povera cucciolotta è stata morsa da un gatto per cui non si fida di nessuno tranne di lei. L'ho lasciata in pace a me bastava vederla muoverla anche senza fare carezze. Mi ha davvero rallegrato la giornata. Dubito che la donna che ho incontrato oggi sia tra i miei lettori o sappia cosa vuol dire un blog. Però se dovessi per caso passare di qui: grazie per il sorriso che mi hai fatto fare oggi.

3 giugno 2014

La spada della verità, il ciclo.

C'è una regola non scritta che mi autoimpongo: non inizio saghe se queste non sono terminate. Grazie a Stephen King con la sua Morte Nera so perfettamente cosa vuol dire attendere anni prima di vedere concluse le vicende dei tuoi personaggi preferiti con la paura di non riuscirci. Quindi ho detto a me stessa mai più. Quindi quando una mia cara amica mi ha parlato di questo ciclo mi sono detta: proviamo. E senza neanche accorgermene sono rimasta invischiata tra le righe di questa storia e mi sono affezionata a tutti quanti.
La Spada della Verità è un complesso ciclo fantasy, composto da undici libri nella prima fase e per ora ci sono solo due libri della seconda fase, molto ricco di personaggi. Il protagonista della serie è un giovane di nome Richard Cypher, una semplice guida dei boschi che viene coinvolta da una misteriosa donna, Kahlan Amnell, nella ricerca di un grande mago di cui si sono da tempo perse le tracce. Mi fermo qui in realtà gli eventi si evolvono e tu assisti alla crescita, alla maturazione di Richard come uomo e, soprattutto, come mago. Richard viene nominato Cercatore da questo grande mago, scoprendo che lo aveva sotto gli occhi tutto il tempo senza saperlo, e imparando molte verità su se stesso. Credo che La spada della verità sia un nome più che azzeccato per questo ciclo. Più di una volta viene reiterato il fatto che la verità è uno strumento potente capace di distruggere qualsiasi illusione. L'autore tira le fila in maniera sapiente e ben presto ti ritrovi a correre, a leggere in maniera spasmodica per sapere cosa accadrà. Più volte mi sono ritrovata ad andare a letto ad orari improbabili perché non potevo staccare gli occhi dalle parole che leggevo. E' una cosa che non mi accadeva da parecchio tempo. E' un opera fantasy, genere vituperato da troppe persone, costruito con una certa sapienza ma a volte ho percepito la sensazione che l'autore travalicasse il genere e potesse tranquillamente parlare alle persone. Soprattutto il ritratto che viene fatto dell'impero dell'Ordine sembra una critica feroce verso certe dittature, soprattutto quelle sostenute dalla fede i risultati e i cui errori ci sono ben noti soprattutto se guardiamo al mondo del terrorismo tipico del fondamentalismo islamico.
Al punto in cui vi sto scrivendo questa recensione devo ancora iniziare l'undicesimo e ultimo libro. E non vi nascondo il fatto che ho un po' paura ad iniziarlo perché non credo di essere molto pronta a dire addio a dei personaggio che mi hanno accompagnato in questi ultimi giorni. Però d'altra parte devo chiudere la storia, devo sapere come va a finire...

29 maggio 2014

A matter of perception

Mi ero dimenticata di questa fiction. Credo di averlo fatto volutamente dato quanto mi è costata scriverla. Ho messo mano proprio nel cuore del rapporto Walter/Peter e il finale non è propriamente lietissimo. E' quella che in gergo si chiama AU ossia Alternative Universe o meglio dire scritta in un'ottica diversa da quella della serie andata in onda. Se non siete in pari con almeno la seconda stagione non leggetela.

27 aprile 2014

Ciao Boskov

Ci sono persone che ti lasciano un segno anche piccolo, anche se ad altri sembrerà insignificante. Solitamente io parlo poco di calcio perché non sono la classica tifosa sfegatata che va allo stadio oppure che sa le formazioni della squadra a memoria. No, non sono quel tipo. Nella mia memoria e nel mio cuore ci sono scolpite tutte le emozioni che ho provato l'anno in cui la Sampdoria vinse lo scudetto, quando c'eri tu con la tua simpatia, il tuo modo di fare, il tuo italiano improbabile e una squadra fortissima come poi la Samp non è stata più dopo. Queste sono cose che non si dimenticano. E stasera il mio cuore è triste. Se n'è andato un grande allenatore e una persona davvero fuori dal comune. Se n'è andato un pezzettino della mia storia personale di tifosa, immagino che adesso ti farai delle grandissime chiacchierate con Mantovani. Grazie per quello che hai fatto..

22 marzo 2014

Ritorni di blog: i premi.

Era una vita e mezza che non mi capitava e... sono stata premiata. Quando Splinder era ancora vivo succedeva spesso di ricevere premi segnalazione blog. E ho sempre ricambiato. Spero che le persone di cui farò la segnalazione non se la prenderanno per questo e non sono assolutamente obbligati a ricambiare, anzi. Siete autorizati a dire passo.
Ora spiego di cosa si tratta: la mia socia Silvia mi ha premiato con il Liebster award, un premio che vuole segnalare tutti i blog con meno di 200 follower.
Funziona in questo modo, chi viene insignito di questi premi deve:
1 - rispondere alle domande di chi ti ha nominato
2 - premiare altri tre blogger con meno di 200 followers
3 - comunicare la 'vincita' direttamente nei blog premiati
4 - proporre ai premiati ulteriori dieci domande

Prima di tutto i nominati.
1) La mia cara socia Silvia e il suo blog: http://enchantedforest81.blogspot.it
Come giustamente hai detto te sono due anni che ci conosciamo tra alti e bassi e accompagni le mie giornate scrivendo, facendomi sorridere, parlando dei nostri amati mici, di Fringe. Se non era per te credo che non avrei riscoperto il piacere di scrivere, non mi sarei cimentata nel nostro progetto. Grazie. Mi piace molto il suo modo di recensire. E' più tecnica di me, più 'professionale' eppure riesce a far trasparire il suo piacere, i suoi sentimenti, le sue riflessioni e la sua analisi sempre puntuale dell'opera che recensisce.
2) Ci sono persone che hanno il dono di parlare per immagini e la mia carissima amica Susanna è una di queste. Il suo blog http://mutazionidelsilenzio.wordpress.com/ è una vera gioia per gli occhi. Hai ragione: il sogno è soprattutto visione come le tue foto.
3) Ho conosciuto questa donna tramite una nostra amica comune e mi ha conquistato il suo modo semplice di raccontare le sue vicende. Continuando a leggere ho scoperto in lei un'anima davvero molto bella e tosta. Qui di seguito trovate il suo blog: http://acasadimamiga.blogspot.it/

Menzione speciale per Lindadicielo. Se di tanto in tanto ti capita di leggere il mio blog, sappi che ti penso e che mi piacerebbe poter leggere di nuovo le tue parole. Saresti tra quei blog se tu non avessi deciso di chiudere. Rispetto la tua decisione, qualsiasi sia il motivo. Perché a volte sappiamo quanto è difficile.

Ora rispondo alle domande:
1-C'è stata almeno una volta in cui saresti voluto uscire dalla sala di un cinema?
Oh si. Sono andata a vedere con il mio ragazzo di allora Pulp Fiction al cinema, l'ultimo spettacolo della sera. Ecco se fosse stato di pomeriggio credo che alla fine del primo tempo sarei tranquillamente uscita dalla sala e mi sarei andata a fare un giro.
2- C'è un mostro sacro del cinema che detesti a pelle?
Non credo di averne. Non per ora. Più che odiare ci sono un paio di nomi che credo non facciano per me. Uno è Von Trier l'altro è Almodovar. Credo che il loro modo di raccontare le storie non siano esattamente quello che cerco.
3- Se fossi un film quale saresti?
Oh cavolo, domanda difficile. Se dovesse essere lo specchio della mia mente allora direi un film di Lynch, qualcosa di simile a Inland Empire. Se invece ci si riferisce alla mia vita direi uno di quei film in bianco e nero noiosissimo dove non succede mai nulla.
4- E se fossi un libro?
Difficile. Credo che quello che si avvicina di più è Alta Fedeltà di Nick Hornby. Alcune delle situazioni che descrive le conosco perchè le ho vissute io stessa.
5- E un animale?
Un bel gattone di casa amato, coccolato, servito e riverito di tutto punto.
6- Secondo te cosa sta facendo il tuo doppio nell'universo parallelo più vicino?
Probabilmente sta uscendo per andare allo studio dove lavora. Sono indecisa se sa già con quali pazienti avrà la sua seduta opppure se ci saranno novità. E' preoccupata per il suo ultimo arrivato in famiglia che sembra essere più fragile anche se ha una forza incredibile e sta pensando che tra una settimana è il compleanno di suo marito e che deve ultimare gli ultimi preparativi per la festa a sorpresa.
(Questa è l'ipotesi più rosea che posso fare. Ce n'è un'altra meno rosea ma ve la risparmio)
7- Quale attrice/attore sposeresti?
Se fosse ancora viva Solveig Dommartin oppure ecco Cate Blanchett. Invece per gli uomini Paul Newman e David Tennant.
8- E quale regista/scrittore/scrittrice?
Credo il buon compianto Ray Bradbury o Daniel Pennac o ancora Nick Hornby. Gente che sa descrivere con finezza i sentimenti umani.
9- La canzone della tua vita?
Ce ne sono due che mi rappresentano: Darkness di Peter Gabriel e The darkest star dei Depeche Mode.
10- Se dico serie tv tu dici?
Beh la mia risposta è scontata: Fringe.

Se i nominati decideranno di partecipare al premio non do domande. Scrivete esattamente quello che volete.

16 marzo 2014

Fino alla fine del mondo

Fare la recensione di un film come Fino alla fine del mondo di Wenders non è una cosa semplice. Fondamentalmente si tratta di un film diviso in due parti. Abbiamo una voce narrante che presto capiremo si tratta di Eugene Fizpatrick uno scrittore in procinto di scrivere una grande opera senza mai riuscirci davvero. E abbiamo Claire Tourneur interpretata dalla splendida Solveig Dommartin una donna fantastica, inquieta ma decisamente profonda. Una donna capace di cambiare la vita di tutti quelli che la incontrano. Il film è ambientato in un futuribile 1999, lo era almeno in prospettiva rispetto all'anno di creazione. Un satellite indiano è impazzito e temono che possa cadere ovunque. Wenders decide di raccontare gli esseri umani in fuga e ad essere più precisi, la fuga di Claire, donna perennemente alla ricerca di qualcosa. Una volta attraversata il confine tra l'Italia e la Francia la donna si imbatte in un ingorgo creato da persone che stanno scappando. Decide così di scegliere una strada laterale non battuta dai sistemi di mappatura computerizzata. Ed è così che incontra dapprima due rapinatori che le offrono di trasportare il denaro in cambio di una percentuale poi si imbatte di Trevor McPhee interpretato da William Hurt. Da qui comincia davvero il viaggio. Lisbona, Parigi, Berlino, Tokio, la Russia... qui Claire scopre che Trevor in realtà è Sam Farber, scienziato accusato da un'industria di aver rubato una tecnologia che lui e suo padre avevano inventato. Si tratta di un dispositivo in grado di catturare le immagini e di processarle in modo da dare la possibilità ai ciechi di vedere. L'uso di quella tecnologia ha una conseguenza: Sam quasi rischia di perdere totalmente la vista e grazie a Claire capitano per caso in una locanda giapponese dove il proprietario è anche appassionato di medicina. Quest'uomo attraverso le sue erbe riesce a guarire l'uomo. Pian piano ci avviciniamo alla seconda parte, il ritmo rallenta e il film si trasforma. La narrazione muta i suoi toni da vicenda tipica noir, tutta legata all'indagine e all'inseguimento di Claire, comincia pian piano a stemperarsi a diventare più intimista. Complice anche l'arrivo in Australia dei protagonisti e l'abbattimento del satellite che causa l'arresto di tutti i dispositivi elettronici. Tutto si ferma. Macchine, aerei, persino il computer di Eugene che conteneva la storia che disperatamente stava tentando di scrivere.
Sam e Claire arrivano al villaggio aborigeno dove i genitori dell'uomo si erano rifugiati. Il progetto era stato creato dal padre di Sam, Henry Farber interpretato da un intenso Max Von Sydow, per ridare la vista alla madre cieca dall'eta di otto anni. Subito ci troviamo di fronte a una famiglia divisa con una lotta impari tra un padre troppo votato al suo progetto e un figlio che sente di dover dimostrare qualcosa al padre. Claire si trova tra questi due fuochi, decidendo di aiutarlo. 
Ancora una volta Wenders si pone degli interrogativi importanti. Fin dove ci si può spingere in nome della scienza e della tecnologia? Dove è il limite quando viene toccata l'essenza stessa della mente umana ossia la nostra attività onirica? Il regista non ha paura della tecnologia in se, ha paura della possibilità che questa ci renda meno umana. Questa paura la vediamo ritratta nella dipendenza di Claire, Sam e Henry verso i sogni. Se non è dato sapere come riuscirà a salvarsi Henry, ammesso che si sia salvato, Claire verrà aiutata dalla parola scritta da Eugene. Da quel romanzo a lungo inseguito e finalmente trovato, un romanzo scritto con una semplice macchina da scrivere vecchio stile. Per Sam invece ci vorrà l'antica sapienza dei suoi fratelli arborigeni che si prenderanno cura di lui, dormendogli accanto e prendendo i suoi sogni.
Il finale è dolce amaro e lascia spazio alla speranza per i nostri protagonisti e per il mondo intero.
Ho rivisto questo film per l'ennesima volta ieri sera e avevo gli occhi lucidi già all'inizio della sigla dove vediamo il mondo dall'alto, la voce di Eugene che racconta e i canti dei piccoli pigmei. Ancora una volta sono rimasta incantata dal viaggio reale, psicologico e musicale del film.
Wenders oltre che un regista visionario è uno molto attento alla musica e la colonna sonora ha raccolto i nomi più prestigiosi del mondo musicale, nomi come Rem, Depeche Mode, Peter Gabriel, U2, Lou Reed, Talking Heads solo per citarne alcuni.
Ammetto candidamente che avevo paura mi deludesse. Non sempre continui ad amare per sempre opere che hai amato così tanto in passato. Tutto può cambiare. Fortunatamente non è stato così per questo film. Ha ancora una presa fortissima su di me: il viaggio per il mondo, l'inquietudine di Claire, i sogni, gli interrogativi che Wenders si pone e la bellezza e la poesia con cui li racconta.. Tutto questo hanno ancora il potere di catturarmi e di commuovermi nel profondo.

10 marzo 2014

Doctor Sleep

Lo stesso Stephen King ha raccontato che durante una delle sue innumerevoli conferenze e presentazioni di libri, c'è stato qualcuno che gli ha chiesto: "Che fine ha fatto il piccolo Danny Torrance?" Tanto per chiarire le idee: Danny è il figlio di Jack Torrance, l'uomo che è impazzito mentre lavorava all'Overlook Hotel nel celeberrimo libro - e anche film - Shining. Quando si è sentito fare quella domanda King ha capito che non poteva più rimandare. Doveva assolutamente raccontare la storia di Daniel Torrance e quel che ne è stato di lui dopo i tragici fatti dell'Overlook. Ci ritroviamo trent'anni dopo il fatto, Dan è un uomo che deve fare i conti con i suoi fantasmi costituiti dalla depressione e dell'alcoolismo, e con quello che è rimasto del suo "shining" ossia della sua capacità di leggere la mente e di prevedere fatti. Dopo un diverso periodo di tempo capita in una piccola cittadina nel New Hampshire dove fa amicizia con alcuni locali che sembrano capire il suo problema con l'alcool e riescono ad aiutarlo a risolverlo. Decide di stabilirsi e trova un lavoro in una casa di riposo dove ben presto, grazie al suo dono che gli permette di aiutare i pazienti nel momento del trapasso, viene soprannominato "Dottor Sonno". Poi Dan incontra l'evanescente Abra Stone, il cui incredibile dono, lo shining più abbagliante di tutti i tempi, riporta in vita i demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per salvare l'esistenza e l'anima della ragazzina. Sulle superstrade d'America, infatti, i membri del Vero Nodo viaggiano in cerca di cibo. Hanno un aspetto inoffensivo: non più giovani, indossano abiti dimessi e sono perennemente in viaggio sui loro camper scassati. Ma come intuisce Dan Torrance, e come imparerà presto a sue spese la piccola Abra, si tratta in realtà di esseri quasi immortali che si nutrono proprio del calore dello shining. (trama in parte mia e in parte tratta da Mr.Ink)
Premetto che ho letto il libro senza aver letto il precedente Shining e solo avendo visto il film. Film che a King, e a me anche, non è piaciuto. Però ecco so più o meno cosa è successo all'Overlook Hotel quindi per me non è stato difficile immaginare da quali fantasmi fosse inseguito Danny. La cosa interessante per me è tutto l'accenno all'Anonima Alcoolisti, accenno che King ha fatto credo per esperienza personale. Immagino che abbia avuto anche degli accordi per capire cosa potesse o non potesse scrivere dei vari passi, e questo rende ancora più realistica la narrazione. Forse l'unica cosa che potrei criticargli è la scelta di un escamotage per individuare perchè Abra Stone ha questo grande shining, un sistema che non vi anticipo perchè vi rovinerei il piacere della lettura. L'ho trovato piuttosto banale. A parte questo: è una storia solida, che fa passare diversi brividi dietro la schiena più di una volta. I personaggi sono ben delineati, sbucano dalla pagina stampata. Bellissimo il rapporto tra Dan e Abra. Due anime "diverse" che finalmente riescono a trovare un simile, un punto in comune. E il finale è perfettamente chiuso per quanto mi riguarda. Insomma se vi piace questo autore sicuramente non rimarrete delusi, anzi.

5 marzo 2014

Il giudice meschino - dietro le quinte della recensione

Quando la mia socia Silvia mi ha proposto di recensire questa miniserie ho storto il naso. Primo perché non è di certo il genere di serie che amo vedere, men che meno se si tratta di produzioni italiane. Secondo perchè avevo paura del fatto che avrei potuto non essere libera di dire quello che ne pensavo. Però lei è riuscita a convincermi e mi sono messa a vederlo con l'occhio di un critico. C'è stata un'enorme differenza tra la prima e la seconda parte. Se per la prima parte continuavo a pensare "ma quando finisce?", la seconda parte invece è scivolata via tranquillamente tanto il ritmo era serrato e le vicende coinvolgenti. Faccio notare il fatto che la seconda parte è andata in onda ieri sera. Mentre tutti avevano lo sguardo incollato altrove, io stavo vedendo questa opera. Che tutto sommato si è lasciata guardare e ha riservato dei momenti di riflessione, qualche brivido dietro la schiena e un momento surreale di quelli che strizzano l'occhio alla vecchia commedia all'italiana di una volta. E l'attrice che interpretava la giornalista tedesca mi ha ricordato tantissimo la compianta Solveig Dommartin. Stesso sguardo, stesso tipo di bellezza. Ovviamente c'è stato anche lo spazio per tutte le paranoie che mi faccio ogni volta che devo recensire qualcosa con l'aggiunta che adesso si tratta di un pubblico decisamente più ampio del mio blog. Comunque se siete interessati qui c'è la recensione per il Giornale Apollo. Buona lettura.

Il giudice meschino - recensione

28 febbraio 2014

Cinque quarti d'arancia


E' come nuotare contro corrente. Ti sfinisce. Dopo un po', chiunque tu sia, devi solo lasciar perdere, e il fiume ti riporta a casa.

Framboise Dartigen ha passato l'intera vita a nuotare controcorrente cercando di sfuggire a un passato terribile e a un segreto custodito gelosamente. Inevitabilmente però lei ritorna nel paesino di Les Laveuses in cui era nata e cresciuta e da cui era scappata a causa di un evento a cui nessuno doveva far menzione. Ci ritorna in incognito perché il suo nome è macchiato di un grave crimine. Le voci dei vecchi abitanti hanno accusato sua madre di aver ucciso un uomo. Framboise ritorna alla sua vecchia casa e ritorna con la mente agli eventi di allora: una bambina di nove anni alle prese con la seconda guerra mondiale e con i tedeschi, un'infanzia difficile divisa tra un rapporto burrascoso con una madre incapace di dimostrare affetto e un mondo troppo difficile e pericoloso. Boise riallaccerà i contatti con la madre solo tramite un vecchio diario dove quest'ultima non solo ha annotato le proprie ricette ma anche aperto il suo cuore come mai aveva fatto prima. Alla fine, solo alla fine Boise capisce che è inutile scappare, che è come nuotare controcorrente.
Nonostante ci troviamo di fronte a un libro meno poetico rispetto a quelli dedicati a Vianne Rocher, Joanne Harris mantiene la sua capacità narrativa di tenere incollato il lettore alle vicende narrate, mischiando con consapevolezza sapori e colori. I suoi personaggi sono ritratti in maniera vivida che sembrano sbucare fuori dalla carta stampata.

17 febbraio 2014

Cat's day

Renoir Sleeping girl with a cat.

E come ogni anno il 17 febbraio ricorre la giornata mondiale di Sua Maestà il gatto. Quest'anno ho voluto celebrarla in un modo diverso, dato che il mio amore è volato sul ponte dell'arcobaleno quasi un anno fa. Ho voluto mostrarvi che il gatto è amato anche dagli artisti, ritratto nella sua occupazione preferita ossia dormire oppure nella loro fase giocosa. Vi voglio lasciare anche con una poesia dedicata a loro.

Superbo Amico

Nobile, benevolo, superbo amico,
Degnati di sedere qui accanto a me
E di volgere occhi gloriosi
Che sorridono ed ardono,
Occhi d'oro, lucente guiderdon d'amore
Sulla pagina d'oro che io leggo.

Algernon Charles Swinburne

12 febbraio 2014

Le jolie vent...

Si ringrazia NadyaBird per la splendida immagine
Immaginatevi come mi possa essere sentita quando ho scoperto che esisteva uno anzi due seguiti di Chocolat. Un film e, soprattutto, un libro che ho amato alla follia.
Il primo dei due seguiti si chiama Le scarpe rosse e ha il potere di spiazzare subito il lettore. Perchè ti aspetti che le vicende proseguano esattamente dove le hai lasciate, che ancora una volta fosse Vianne la voce narrante della storia e invece accade tutto il contrario. La voce narrante è quella di Zouzie De l'Alba o almeno è così che noi la conosciamo. E' una ladra di identità che viaggia avanti e indietro per il mondo a caccia di prede che possano fare al caso suo. E si imbatte per caso, o forse non per caso, in Vianne e nel suo negozio di cioccolato. E' cambiata molto, quasi irriconoscibile. Quella che abbiamo di fronte non è più la donna che insegue il vento, che crede nella magia e nella sua forza di cambiare la vita alle persone. E' una donna in fuga soprattutto da se stessa e dalle cosiddette "anime belle": le persone che credendo di fare del bene, di fatto impongono la propria visione del mondo, una sorta di caccia alle streghe per chi ha un altra concezione della vita. Zouzie riconosce una sua simile in Vianne, una donna a cui rubare la vita si ma che finalmente potrebbe tenerle testa. Inoltre Anouk sta crescendo, non è più una bambina, ha una sorella di nome Rosette e come la madre ha del potenziale. Zouzie lo vede in Anouk, vede semplicemente una bambola da plasmare a suo piacimento. Vianne si renderà conto presto che non si può scappare dal passato in una serrata lotta contro Zouzie per riaffermare la propria unicità. Le scarpe rosse è un libro dal tono dimesso, quindi esercita meno fascino del suo successore, proprio perchè è il ritratto fedele di quella Vianne all'inseguimento di una normalità impossibile da raggiungere per lei. A essere sincera non mi è piaciuto gran che.
Il terzo libro della trilogia, per ora tale, è Il giardino delle pesche e delle rose.
Il libro si apre in maniera accattivante con una frase che colpisce subito l'attenzione.
Una volta qualcuno mi ha detto che, solo in Francia, ogni anno duecentocinquantamila lettere vengono recapitate a persone morte.
Quello che non mi ha detto è che, a  volte, i morti rispondono.


Vianne riceve una lettera dal nipote della sua amica Armande di Lansquenet. Una lettera in cui le viene annunciata la sua morte. In allegato c'è un'altra lettera, scritta dalla stessa Armande in cui le chiede di tornare in quel paesino perchè sicuramente pensa che qualcuno avrà bisogno del suo aiuto. Vianne decide per una volta in modo innocente di ascoltare il richiamo del vento che la porta nuovamente a Lansquenet. Quando arriva nel paesino si accorge che le cose sono radicalmente cambiate. Innanzitutto il curato Reynaud non gode più del rispetto che aveva un tempo. Tutti lo accusano di un incidente avvenuto ad una scuola di ragazze musulmane. L'altro cambiamento è appunto la presenza di una comunità muslim completamente chiusa e il rapporto tra i vecchi del paese e i nuovi non è semplice. E' una storia di reciproci pregiudizi che non fanno altro che avvelenare il clima. Vianne proprio per il suo atteggiamento di apertura verso gli altri, di mancanza di pregiudizi riuscirà a fare breccia in questa comunità attraverso la sua vecchia magia sciolta nel cioccolato. Grazie a lei pian piano la verità riuscirà a venire fuori. Ho ritrovato in questo libro tutti i colori e tutti i profumi che tanto mi avevano incantato in Chocolat che non ero riuscita a trovare nel libro precedente.

11 febbraio 2014

Le tre vite della gatta Tommasina

Il film è ambientato in Scozia nel 1912: il veterinario Andrew McDhui vive con sua figlia Mary, di sette anni, e Tomasina (la voce narrante della storia), una grossa gatta color rosso tabby. Dopo la morte della moglie il dottor McDhui è diventato scontroso e incapace di dimostrare affetto verso le persone o gli animali che cura. Quando la gatta Tomasina rimane ferita in un incidente, Mary chiede al padre di guarirla ma il medico, ritenendo l'animale infettato dal tetano, ordina di farlo sopprimere. La bambina è distrutta dal dolore e insieme agli amici organizza un solenne funerale per la micetta. Poco prima di seppellirla, si avvicina al gruppo Lori McGregor, una giovane donna che vive in una casa nel bosco come un'eremita ed è ritenuta dalla gente una pazza e dai bambini una strega: il suo arrivo induce Mary e i compagni a fuggire e ad abbandonare il corpo di Tomasina. (Trama tratta da wikipedia)

E' una storia semplice quella narrata qui, narrata da un punto di vista inusuale ossia quella della splendida gatta rossa, una storia dolce, una favola come più classiche non ce ne possano essere. Nonostante si parli molto del dio cristiano in certi istanti ci ho visto un disegno molto pagano invece. Soprattutto nella figura della cosidetta strega Lori, una donna che preferisce vivere da sola al di fuori della cosiddetta civiltà dall'animo semplice ma attrettanto forte da riuscire ad attirare e curare gli animali. Lei riesce dove il veterinario di professione fallisce perchè gli manca un requisito fondamentale: l'empatia. Quella stessa empatia che ritroverà grazie a Thomasina. Insomma se avete voglia di svagarvi per qualche istante con una favola semplice, beh questo film fa per voi.

10 febbraio 2014

Il posto delle fragole

Il posto delle fragole (Smultronstället) è un film diretto da Ingmar Bergman nel 1957 che ricevette numerosi premi tra cui l'Orso d'oro al Festival di Berlino, il premio della critica a Venezia, il "National Board of Review" statunitense, la candidatura all'Oscar per il miglior soggetto originale, il Golden Gate della stampa estera di Hollywood, il Premio Bodil danese per il miglior film europeo, il "Gran Premio" della cinematografia norvegese, il premio dell'"Associazione critici britannici", il primo premio al Festival argentino del Mar de la Plata, il Nastro d'argento italiano.
In questo film il vecchio ed illustre professor Isak Borg viene insignito di un prestigioso premio accademico e dovrà recarsi a Lund per ritirarlo. La giornata però inizia con un incubo. Egli si trova solo in una città sconosciuta dove gli orologi sono senza lancette. Un uomo cade a terra afflosciandosi su se stesso e un carro funebre sbatte contro un lampione facendo cadere a terra la bara. Si vede una mano che afferra il professore per il braccio tirandolo a sé ed egli riconosce nel volto del morto il suo volto. Al risveglio, dopo aver chiesto la colazione alla governante, decide che non farà il viaggio in aereo ma che prenderà la macchina. La nuora Marianne si offre per fare il viaggio con lui. (Trama e informazioni prese da Wikipedia).
Bergman utilizza il più classico dei mezzi per raccontarci la storia di una redenzione mentale: il viaggio in macchina diventa un viaggio nella storia personale del professor Borg. Nel film ricordi, sogni, incontri non sono altro che delle metafore per raccontarci la storia di quest'uomo così freddo nella sua ricerca di perfezione. Una perfezione morale e filosofica giunta a scapito dei sentimenti, dell'amore. A partire dal posto delle fragole, un luogo caro, un ricordo di infanzia rivisitato in sogno. La redenzione avviene anche e soprattutto attraverso Marianne, donna viva e pulsante in fuga da un marito incapace di vedere la bellezza e la vitalità della moglie perchè anche lui, come il padre, alla ricerca di una perfezione impossibile da raggiungere. E questa impossibilità gli pesa come un macigno, una cappa depressiva che gli impedisce di fatto di pensare e di gioire all'eventualità di un figlio.
Personalmente parlando però ho trovato questo modo di raccontare gli eventi decisamente molto freddo e non sono riuscita mai a immedesimarmi totalmente con le vicende narrate. Forse i discorsi fatti erano troppo elevati per la mia mente, o forse non è il tipo di cinema che fa per me.

9 febbraio 2014

Se dico cinema...

Rispolverando una vecchia tradizione della Krishel's house quando era su splinder ossia prendere al balzo gli ottimi spunti di riflessione ovunque si presentino, mi è capitato di vedere su facebook questa splendida iniziativa di Valentina Orsini di Criticissimamente che potete trovare qui.

Ne parliamo tutti i giorni, fracassando le balle a mezzo mondo, non per forza cinefilo. Ci scanniamo, difendiamo i nostri eroi, dando vita a discussioni che...manco Freud. Ma alla fine nessuno ancora ha spiegato un dettaglio, il più complesso forse. 'Sto cinema, ma che sarà mai? Cosa significa. Cosa vi dà. Cosa rappresenta.
Dunque, "Se dico cinema..."
Io completo la frase dicendo:
Se dico cinema io dico: narrazione per immagini, sogno, visione, meditazione. Riflessione sull'uomo sin dalle fondamenta. Incanto, emozione profonda, una concezione del mondo e dell'uomo diversa, impossibile da conoscere altrimenti. Credo che il film The Fall di Tarsem Singh, poco conosciuto ahimè, descriva alla perfezione cosa è il cinema e cosa l'essere umano cerca dal cinema.

27 gennaio 2014

X-men First Class

Scommetto che vi state chiedendo: ma oggi non è il giorno della memoria? Si, certo lo è. E allora perchè stai parlando di questo film? Non centra nulla. Non è propriamente corretto.
Le prime immagini di questo film ci portano in Polonia, nel 1944 dove il povero Erik Lehnsherr viene deportato con la sua famiglia. Il povero piccolo, non volendo e non capendo perchè viene separato dalla madre, involontariamente mostra le sue capacità contro un cancello del lager dove viene deportato. La scena successiva dove viene mostrato come un professore nazista vuole usare e studiare le sue capacità è di una forza e di una atrocità che fa gelare il sangue. E ok gli X-men non esistono e scene così non... alt. Fermi tutti. Esisteva al mondo un mostro chiamato Mengele che faceva esperimenti di ogni tipo sulla pelle dei poveri ebrei che venivano considerati alla stregua di animali. E temo che in quei laboratori si sia visto di peggio di quella scena. Il solo pensiero mi fa vomitare. Comunque sia torniamo al film. Il film segue mostrandoci le origini dei vari X-men: Erik Lehnsherr, che in seguito verrà soprannominato Magneto, diventa un adulto pieno di rabbia in lotta contro il mondo e tutto teso a farla pagare a quei porci che non solo hanno sterminato la sua famiglia ma, di fatto, lo hanno trattato come cavia. Personalmente parlando io capisco la sua rabbia e il suo desiderio di vendetta. Capisco perchè un essere umano che ha visto il lager e quello che i nazisti hanno fatto non riesce a provare empatia per il resto dell'umanità. Il film si snoda mostrandoci gli inizi di tutti da Xavier, interpretato da un delizioso McAvoy, a Mystica, splendida e bravissima Jennifer Lawrence. I temi sono importanti e trattati con una perizia davvero notevole. Temi come l'evoluzione, come ritagliarsi il posto nel mondo, la lotta per la sopravvivenza, essere orgogliosi di ciò che si è anche se il resto del mondo ti guarda come diverso. E' un film che accontenta tutti: il pubblico che sente il bisogno di una trama che offre spunti di riflessione e quello che ama i film di azione con momenti puramente 'fracassoni', per così dire.
Può anche darsi che qualcosa non abbia seguito la continuity del fumetto da cui deriva, ma non sono esperta da potervi dire cosa e perchè. Il film è solido, divertente, pone degli spunti di riflessione notevoli. Perchè indipendentemente dall'esistenza degli X-men o meno certe domande poste in sottotraccia dal film ce le siamo poste tutti. Film consigliato.

18 gennaio 2014

I remember everything.

E' passato un anno da quel giorno in cui tutto finì, anche se paradosssalmente non è finito niente. Fringe è stata un'emozione e un'avventura difficile da spiegare a chi non c'è passato. Nel frattempo abbiamo tutti raccolto i cocci e cercato di andare avanti, anche se a dir la verità è impossibile. Perchè per me la vera storia ancora non è stata raccontata e forse non lo sarà mai, perchè non sono date tutte le risposte e non le avremo mai. Non importa. Sono stata contenta di quello che ho vissuto, delle persone che ho incontrato - anche se alcune di quelle ormai non fanno più parte della mia vita per un motivo o per l'altro -, di ciò che questo piccolo show che ha potuto fare miracoli mi ha regalato. L'immagine che c'è qui sopra, fatta da me, ne è solo un piccolo esempio. E' passato un anno ma non è mai finita. Non per me, non nel mio cuore. Nonostante tutto grazie.
"What you remember? I remember you."
I remember everything.