28 febbraio 2014

Cinque quarti d'arancia


E' come nuotare contro corrente. Ti sfinisce. Dopo un po', chiunque tu sia, devi solo lasciar perdere, e il fiume ti riporta a casa.

Framboise Dartigen ha passato l'intera vita a nuotare controcorrente cercando di sfuggire a un passato terribile e a un segreto custodito gelosamente. Inevitabilmente però lei ritorna nel paesino di Les Laveuses in cui era nata e cresciuta e da cui era scappata a causa di un evento a cui nessuno doveva far menzione. Ci ritorna in incognito perché il suo nome è macchiato di un grave crimine. Le voci dei vecchi abitanti hanno accusato sua madre di aver ucciso un uomo. Framboise ritorna alla sua vecchia casa e ritorna con la mente agli eventi di allora: una bambina di nove anni alle prese con la seconda guerra mondiale e con i tedeschi, un'infanzia difficile divisa tra un rapporto burrascoso con una madre incapace di dimostrare affetto e un mondo troppo difficile e pericoloso. Boise riallaccerà i contatti con la madre solo tramite un vecchio diario dove quest'ultima non solo ha annotato le proprie ricette ma anche aperto il suo cuore come mai aveva fatto prima. Alla fine, solo alla fine Boise capisce che è inutile scappare, che è come nuotare controcorrente.
Nonostante ci troviamo di fronte a un libro meno poetico rispetto a quelli dedicati a Vianne Rocher, Joanne Harris mantiene la sua capacità narrativa di tenere incollato il lettore alle vicende narrate, mischiando con consapevolezza sapori e colori. I suoi personaggi sono ritratti in maniera vivida che sembrano sbucare fuori dalla carta stampata.

17 febbraio 2014

Cat's day

Renoir Sleeping girl with a cat.

E come ogni anno il 17 febbraio ricorre la giornata mondiale di Sua Maestà il gatto. Quest'anno ho voluto celebrarla in un modo diverso, dato che il mio amore è volato sul ponte dell'arcobaleno quasi un anno fa. Ho voluto mostrarvi che il gatto è amato anche dagli artisti, ritratto nella sua occupazione preferita ossia dormire oppure nella loro fase giocosa. Vi voglio lasciare anche con una poesia dedicata a loro.

Superbo Amico

Nobile, benevolo, superbo amico,
Degnati di sedere qui accanto a me
E di volgere occhi gloriosi
Che sorridono ed ardono,
Occhi d'oro, lucente guiderdon d'amore
Sulla pagina d'oro che io leggo.

Algernon Charles Swinburne

12 febbraio 2014

Le jolie vent...

Si ringrazia NadyaBird per la splendida immagine
Immaginatevi come mi possa essere sentita quando ho scoperto che esisteva uno anzi due seguiti di Chocolat. Un film e, soprattutto, un libro che ho amato alla follia.
Il primo dei due seguiti si chiama Le scarpe rosse e ha il potere di spiazzare subito il lettore. Perchè ti aspetti che le vicende proseguano esattamente dove le hai lasciate, che ancora una volta fosse Vianne la voce narrante della storia e invece accade tutto il contrario. La voce narrante è quella di Zouzie De l'Alba o almeno è così che noi la conosciamo. E' una ladra di identità che viaggia avanti e indietro per il mondo a caccia di prede che possano fare al caso suo. E si imbatte per caso, o forse non per caso, in Vianne e nel suo negozio di cioccolato. E' cambiata molto, quasi irriconoscibile. Quella che abbiamo di fronte non è più la donna che insegue il vento, che crede nella magia e nella sua forza di cambiare la vita alle persone. E' una donna in fuga soprattutto da se stessa e dalle cosiddette "anime belle": le persone che credendo di fare del bene, di fatto impongono la propria visione del mondo, una sorta di caccia alle streghe per chi ha un altra concezione della vita. Zouzie riconosce una sua simile in Vianne, una donna a cui rubare la vita si ma che finalmente potrebbe tenerle testa. Inoltre Anouk sta crescendo, non è più una bambina, ha una sorella di nome Rosette e come la madre ha del potenziale. Zouzie lo vede in Anouk, vede semplicemente una bambola da plasmare a suo piacimento. Vianne si renderà conto presto che non si può scappare dal passato in una serrata lotta contro Zouzie per riaffermare la propria unicità. Le scarpe rosse è un libro dal tono dimesso, quindi esercita meno fascino del suo successore, proprio perchè è il ritratto fedele di quella Vianne all'inseguimento di una normalità impossibile da raggiungere per lei. A essere sincera non mi è piaciuto gran che.
Il terzo libro della trilogia, per ora tale, è Il giardino delle pesche e delle rose.
Il libro si apre in maniera accattivante con una frase che colpisce subito l'attenzione.
Una volta qualcuno mi ha detto che, solo in Francia, ogni anno duecentocinquantamila lettere vengono recapitate a persone morte.
Quello che non mi ha detto è che, a  volte, i morti rispondono.


Vianne riceve una lettera dal nipote della sua amica Armande di Lansquenet. Una lettera in cui le viene annunciata la sua morte. In allegato c'è un'altra lettera, scritta dalla stessa Armande in cui le chiede di tornare in quel paesino perchè sicuramente pensa che qualcuno avrà bisogno del suo aiuto. Vianne decide per una volta in modo innocente di ascoltare il richiamo del vento che la porta nuovamente a Lansquenet. Quando arriva nel paesino si accorge che le cose sono radicalmente cambiate. Innanzitutto il curato Reynaud non gode più del rispetto che aveva un tempo. Tutti lo accusano di un incidente avvenuto ad una scuola di ragazze musulmane. L'altro cambiamento è appunto la presenza di una comunità muslim completamente chiusa e il rapporto tra i vecchi del paese e i nuovi non è semplice. E' una storia di reciproci pregiudizi che non fanno altro che avvelenare il clima. Vianne proprio per il suo atteggiamento di apertura verso gli altri, di mancanza di pregiudizi riuscirà a fare breccia in questa comunità attraverso la sua vecchia magia sciolta nel cioccolato. Grazie a lei pian piano la verità riuscirà a venire fuori. Ho ritrovato in questo libro tutti i colori e tutti i profumi che tanto mi avevano incantato in Chocolat che non ero riuscita a trovare nel libro precedente.

11 febbraio 2014

Le tre vite della gatta Tommasina

Il film è ambientato in Scozia nel 1912: il veterinario Andrew McDhui vive con sua figlia Mary, di sette anni, e Tomasina (la voce narrante della storia), una grossa gatta color rosso tabby. Dopo la morte della moglie il dottor McDhui è diventato scontroso e incapace di dimostrare affetto verso le persone o gli animali che cura. Quando la gatta Tomasina rimane ferita in un incidente, Mary chiede al padre di guarirla ma il medico, ritenendo l'animale infettato dal tetano, ordina di farlo sopprimere. La bambina è distrutta dal dolore e insieme agli amici organizza un solenne funerale per la micetta. Poco prima di seppellirla, si avvicina al gruppo Lori McGregor, una giovane donna che vive in una casa nel bosco come un'eremita ed è ritenuta dalla gente una pazza e dai bambini una strega: il suo arrivo induce Mary e i compagni a fuggire e ad abbandonare il corpo di Tomasina. (Trama tratta da wikipedia)

E' una storia semplice quella narrata qui, narrata da un punto di vista inusuale ossia quella della splendida gatta rossa, una storia dolce, una favola come più classiche non ce ne possano essere. Nonostante si parli molto del dio cristiano in certi istanti ci ho visto un disegno molto pagano invece. Soprattutto nella figura della cosidetta strega Lori, una donna che preferisce vivere da sola al di fuori della cosiddetta civiltà dall'animo semplice ma attrettanto forte da riuscire ad attirare e curare gli animali. Lei riesce dove il veterinario di professione fallisce perchè gli manca un requisito fondamentale: l'empatia. Quella stessa empatia che ritroverà grazie a Thomasina. Insomma se avete voglia di svagarvi per qualche istante con una favola semplice, beh questo film fa per voi.

10 febbraio 2014

Il posto delle fragole

Il posto delle fragole (Smultronstället) è un film diretto da Ingmar Bergman nel 1957 che ricevette numerosi premi tra cui l'Orso d'oro al Festival di Berlino, il premio della critica a Venezia, il "National Board of Review" statunitense, la candidatura all'Oscar per il miglior soggetto originale, il Golden Gate della stampa estera di Hollywood, il Premio Bodil danese per il miglior film europeo, il "Gran Premio" della cinematografia norvegese, il premio dell'"Associazione critici britannici", il primo premio al Festival argentino del Mar de la Plata, il Nastro d'argento italiano.
In questo film il vecchio ed illustre professor Isak Borg viene insignito di un prestigioso premio accademico e dovrà recarsi a Lund per ritirarlo. La giornata però inizia con un incubo. Egli si trova solo in una città sconosciuta dove gli orologi sono senza lancette. Un uomo cade a terra afflosciandosi su se stesso e un carro funebre sbatte contro un lampione facendo cadere a terra la bara. Si vede una mano che afferra il professore per il braccio tirandolo a sé ed egli riconosce nel volto del morto il suo volto. Al risveglio, dopo aver chiesto la colazione alla governante, decide che non farà il viaggio in aereo ma che prenderà la macchina. La nuora Marianne si offre per fare il viaggio con lui. (Trama e informazioni prese da Wikipedia).
Bergman utilizza il più classico dei mezzi per raccontarci la storia di una redenzione mentale: il viaggio in macchina diventa un viaggio nella storia personale del professor Borg. Nel film ricordi, sogni, incontri non sono altro che delle metafore per raccontarci la storia di quest'uomo così freddo nella sua ricerca di perfezione. Una perfezione morale e filosofica giunta a scapito dei sentimenti, dell'amore. A partire dal posto delle fragole, un luogo caro, un ricordo di infanzia rivisitato in sogno. La redenzione avviene anche e soprattutto attraverso Marianne, donna viva e pulsante in fuga da un marito incapace di vedere la bellezza e la vitalità della moglie perchè anche lui, come il padre, alla ricerca di una perfezione impossibile da raggiungere. E questa impossibilità gli pesa come un macigno, una cappa depressiva che gli impedisce di fatto di pensare e di gioire all'eventualità di un figlio.
Personalmente parlando però ho trovato questo modo di raccontare gli eventi decisamente molto freddo e non sono riuscita mai a immedesimarmi totalmente con le vicende narrate. Forse i discorsi fatti erano troppo elevati per la mia mente, o forse non è il tipo di cinema che fa per me.

9 febbraio 2014

Se dico cinema...

Rispolverando una vecchia tradizione della Krishel's house quando era su splinder ossia prendere al balzo gli ottimi spunti di riflessione ovunque si presentino, mi è capitato di vedere su facebook questa splendida iniziativa di Valentina Orsini di Criticissimamente che potete trovare qui.

Ne parliamo tutti i giorni, fracassando le balle a mezzo mondo, non per forza cinefilo. Ci scanniamo, difendiamo i nostri eroi, dando vita a discussioni che...manco Freud. Ma alla fine nessuno ancora ha spiegato un dettaglio, il più complesso forse. 'Sto cinema, ma che sarà mai? Cosa significa. Cosa vi dà. Cosa rappresenta.
Dunque, "Se dico cinema..."
Io completo la frase dicendo:
Se dico cinema io dico: narrazione per immagini, sogno, visione, meditazione. Riflessione sull'uomo sin dalle fondamenta. Incanto, emozione profonda, una concezione del mondo e dell'uomo diversa, impossibile da conoscere altrimenti. Credo che il film The Fall di Tarsem Singh, poco conosciuto ahimè, descriva alla perfezione cosa è il cinema e cosa l'essere umano cerca dal cinema.