10 febbraio 2014

Il posto delle fragole

Il posto delle fragole (Smultronstället) è un film diretto da Ingmar Bergman nel 1957 che ricevette numerosi premi tra cui l'Orso d'oro al Festival di Berlino, il premio della critica a Venezia, il "National Board of Review" statunitense, la candidatura all'Oscar per il miglior soggetto originale, il Golden Gate della stampa estera di Hollywood, il Premio Bodil danese per il miglior film europeo, il "Gran Premio" della cinematografia norvegese, il premio dell'"Associazione critici britannici", il primo premio al Festival argentino del Mar de la Plata, il Nastro d'argento italiano.
In questo film il vecchio ed illustre professor Isak Borg viene insignito di un prestigioso premio accademico e dovrà recarsi a Lund per ritirarlo. La giornata però inizia con un incubo. Egli si trova solo in una città sconosciuta dove gli orologi sono senza lancette. Un uomo cade a terra afflosciandosi su se stesso e un carro funebre sbatte contro un lampione facendo cadere a terra la bara. Si vede una mano che afferra il professore per il braccio tirandolo a sé ed egli riconosce nel volto del morto il suo volto. Al risveglio, dopo aver chiesto la colazione alla governante, decide che non farà il viaggio in aereo ma che prenderà la macchina. La nuora Marianne si offre per fare il viaggio con lui. (Trama e informazioni prese da Wikipedia).
Bergman utilizza il più classico dei mezzi per raccontarci la storia di una redenzione mentale: il viaggio in macchina diventa un viaggio nella storia personale del professor Borg. Nel film ricordi, sogni, incontri non sono altro che delle metafore per raccontarci la storia di quest'uomo così freddo nella sua ricerca di perfezione. Una perfezione morale e filosofica giunta a scapito dei sentimenti, dell'amore. A partire dal posto delle fragole, un luogo caro, un ricordo di infanzia rivisitato in sogno. La redenzione avviene anche e soprattutto attraverso Marianne, donna viva e pulsante in fuga da un marito incapace di vedere la bellezza e la vitalità della moglie perchè anche lui, come il padre, alla ricerca di una perfezione impossibile da raggiungere. E questa impossibilità gli pesa come un macigno, una cappa depressiva che gli impedisce di fatto di pensare e di gioire all'eventualità di un figlio.
Personalmente parlando però ho trovato questo modo di raccontare gli eventi decisamente molto freddo e non sono riuscita mai a immedesimarmi totalmente con le vicende narrate. Forse i discorsi fatti erano troppo elevati per la mia mente, o forse non è il tipo di cinema che fa per me.

2 commenti:

Silvia Azzaroli ha detto...

Beata te che sei riuscita a recensirlo cara. Ci sto provando da tempo, ma niente. Film impeccabile, solo che appunto lascia addosso un grande freddezza

Krishel Mir ha detto...

Devo essere onesta: mi sono documentata. Ho letto in giro recensioni sul film in modo da dissipare i miei dubbi al riguardo. Ho visto le analisi più disparate e mi sono lasciata guidare dalla mia sensibilità.