22 marzo 2014

Ritorni di blog: i premi.

Era una vita e mezza che non mi capitava e... sono stata premiata. Quando Splinder era ancora vivo succedeva spesso di ricevere premi segnalazione blog. E ho sempre ricambiato. Spero che le persone di cui farò la segnalazione non se la prenderanno per questo e non sono assolutamente obbligati a ricambiare, anzi. Siete autorizati a dire passo.
Ora spiego di cosa si tratta: la mia socia Silvia mi ha premiato con il Liebster award, un premio che vuole segnalare tutti i blog con meno di 200 follower.
Funziona in questo modo, chi viene insignito di questi premi deve:
1 - rispondere alle domande di chi ti ha nominato
2 - premiare altri tre blogger con meno di 200 followers
3 - comunicare la 'vincita' direttamente nei blog premiati
4 - proporre ai premiati ulteriori dieci domande

Prima di tutto i nominati.
1) La mia cara socia Silvia e il suo blog: http://enchantedforest81.blogspot.it
Come giustamente hai detto te sono due anni che ci conosciamo tra alti e bassi e accompagni le mie giornate scrivendo, facendomi sorridere, parlando dei nostri amati mici, di Fringe. Se non era per te credo che non avrei riscoperto il piacere di scrivere, non mi sarei cimentata nel nostro progetto. Grazie. Mi piace molto il suo modo di recensire. E' più tecnica di me, più 'professionale' eppure riesce a far trasparire il suo piacere, i suoi sentimenti, le sue riflessioni e la sua analisi sempre puntuale dell'opera che recensisce.
2) Ci sono persone che hanno il dono di parlare per immagini e la mia carissima amica Susanna è una di queste. Il suo blog http://mutazionidelsilenzio.wordpress.com/ è una vera gioia per gli occhi. Hai ragione: il sogno è soprattutto visione come le tue foto.
3) Ho conosciuto questa donna tramite una nostra amica comune e mi ha conquistato il suo modo semplice di raccontare le sue vicende. Continuando a leggere ho scoperto in lei un'anima davvero molto bella e tosta. Qui di seguito trovate il suo blog: http://acasadimamiga.blogspot.it/

Menzione speciale per Lindadicielo. Se di tanto in tanto ti capita di leggere il mio blog, sappi che ti penso e che mi piacerebbe poter leggere di nuovo le tue parole. Saresti tra quei blog se tu non avessi deciso di chiudere. Rispetto la tua decisione, qualsiasi sia il motivo. Perché a volte sappiamo quanto è difficile.

Ora rispondo alle domande:
1-C'è stata almeno una volta in cui saresti voluto uscire dalla sala di un cinema?
Oh si. Sono andata a vedere con il mio ragazzo di allora Pulp Fiction al cinema, l'ultimo spettacolo della sera. Ecco se fosse stato di pomeriggio credo che alla fine del primo tempo sarei tranquillamente uscita dalla sala e mi sarei andata a fare un giro.
2- C'è un mostro sacro del cinema che detesti a pelle?
Non credo di averne. Non per ora. Più che odiare ci sono un paio di nomi che credo non facciano per me. Uno è Von Trier l'altro è Almodovar. Credo che il loro modo di raccontare le storie non siano esattamente quello che cerco.
3- Se fossi un film quale saresti?
Oh cavolo, domanda difficile. Se dovesse essere lo specchio della mia mente allora direi un film di Lynch, qualcosa di simile a Inland Empire. Se invece ci si riferisce alla mia vita direi uno di quei film in bianco e nero noiosissimo dove non succede mai nulla.
4- E se fossi un libro?
Difficile. Credo che quello che si avvicina di più è Alta Fedeltà di Nick Hornby. Alcune delle situazioni che descrive le conosco perchè le ho vissute io stessa.
5- E un animale?
Un bel gattone di casa amato, coccolato, servito e riverito di tutto punto.
6- Secondo te cosa sta facendo il tuo doppio nell'universo parallelo più vicino?
Probabilmente sta uscendo per andare allo studio dove lavora. Sono indecisa se sa già con quali pazienti avrà la sua seduta opppure se ci saranno novità. E' preoccupata per il suo ultimo arrivato in famiglia che sembra essere più fragile anche se ha una forza incredibile e sta pensando che tra una settimana è il compleanno di suo marito e che deve ultimare gli ultimi preparativi per la festa a sorpresa.
(Questa è l'ipotesi più rosea che posso fare. Ce n'è un'altra meno rosea ma ve la risparmio)
7- Quale attrice/attore sposeresti?
Se fosse ancora viva Solveig Dommartin oppure ecco Cate Blanchett. Invece per gli uomini Paul Newman e David Tennant.
8- E quale regista/scrittore/scrittrice?
Credo il buon compianto Ray Bradbury o Daniel Pennac o ancora Nick Hornby. Gente che sa descrivere con finezza i sentimenti umani.
9- La canzone della tua vita?
Ce ne sono due che mi rappresentano: Darkness di Peter Gabriel e The darkest star dei Depeche Mode.
10- Se dico serie tv tu dici?
Beh la mia risposta è scontata: Fringe.

Se i nominati decideranno di partecipare al premio non do domande. Scrivete esattamente quello che volete.

16 marzo 2014

Fino alla fine del mondo

Fare la recensione di un film come Fino alla fine del mondo di Wenders non è una cosa semplice. Fondamentalmente si tratta di un film diviso in due parti. Abbiamo una voce narrante che presto capiremo si tratta di Eugene Fizpatrick uno scrittore in procinto di scrivere una grande opera senza mai riuscirci davvero. E abbiamo Claire Tourneur interpretata dalla splendida Solveig Dommartin una donna fantastica, inquieta ma decisamente profonda. Una donna capace di cambiare la vita di tutti quelli che la incontrano. Il film è ambientato in un futuribile 1999, lo era almeno in prospettiva rispetto all'anno di creazione. Un satellite indiano è impazzito e temono che possa cadere ovunque. Wenders decide di raccontare gli esseri umani in fuga e ad essere più precisi, la fuga di Claire, donna perennemente alla ricerca di qualcosa. Una volta attraversata il confine tra l'Italia e la Francia la donna si imbatte in un ingorgo creato da persone che stanno scappando. Decide così di scegliere una strada laterale non battuta dai sistemi di mappatura computerizzata. Ed è così che incontra dapprima due rapinatori che le offrono di trasportare il denaro in cambio di una percentuale poi si imbatte di Trevor McPhee interpretato da William Hurt. Da qui comincia davvero il viaggio. Lisbona, Parigi, Berlino, Tokio, la Russia... qui Claire scopre che Trevor in realtà è Sam Farber, scienziato accusato da un'industria di aver rubato una tecnologia che lui e suo padre avevano inventato. Si tratta di un dispositivo in grado di catturare le immagini e di processarle in modo da dare la possibilità ai ciechi di vedere. L'uso di quella tecnologia ha una conseguenza: Sam quasi rischia di perdere totalmente la vista e grazie a Claire capitano per caso in una locanda giapponese dove il proprietario è anche appassionato di medicina. Quest'uomo attraverso le sue erbe riesce a guarire l'uomo. Pian piano ci avviciniamo alla seconda parte, il ritmo rallenta e il film si trasforma. La narrazione muta i suoi toni da vicenda tipica noir, tutta legata all'indagine e all'inseguimento di Claire, comincia pian piano a stemperarsi a diventare più intimista. Complice anche l'arrivo in Australia dei protagonisti e l'abbattimento del satellite che causa l'arresto di tutti i dispositivi elettronici. Tutto si ferma. Macchine, aerei, persino il computer di Eugene che conteneva la storia che disperatamente stava tentando di scrivere.
Sam e Claire arrivano al villaggio aborigeno dove i genitori dell'uomo si erano rifugiati. Il progetto era stato creato dal padre di Sam, Henry Farber interpretato da un intenso Max Von Sydow, per ridare la vista alla madre cieca dall'eta di otto anni. Subito ci troviamo di fronte a una famiglia divisa con una lotta impari tra un padre troppo votato al suo progetto e un figlio che sente di dover dimostrare qualcosa al padre. Claire si trova tra questi due fuochi, decidendo di aiutarlo. 
Ancora una volta Wenders si pone degli interrogativi importanti. Fin dove ci si può spingere in nome della scienza e della tecnologia? Dove è il limite quando viene toccata l'essenza stessa della mente umana ossia la nostra attività onirica? Il regista non ha paura della tecnologia in se, ha paura della possibilità che questa ci renda meno umana. Questa paura la vediamo ritratta nella dipendenza di Claire, Sam e Henry verso i sogni. Se non è dato sapere come riuscirà a salvarsi Henry, ammesso che si sia salvato, Claire verrà aiutata dalla parola scritta da Eugene. Da quel romanzo a lungo inseguito e finalmente trovato, un romanzo scritto con una semplice macchina da scrivere vecchio stile. Per Sam invece ci vorrà l'antica sapienza dei suoi fratelli arborigeni che si prenderanno cura di lui, dormendogli accanto e prendendo i suoi sogni.
Il finale è dolce amaro e lascia spazio alla speranza per i nostri protagonisti e per il mondo intero.
Ho rivisto questo film per l'ennesima volta ieri sera e avevo gli occhi lucidi già all'inizio della sigla dove vediamo il mondo dall'alto, la voce di Eugene che racconta e i canti dei piccoli pigmei. Ancora una volta sono rimasta incantata dal viaggio reale, psicologico e musicale del film.
Wenders oltre che un regista visionario è uno molto attento alla musica e la colonna sonora ha raccolto i nomi più prestigiosi del mondo musicale, nomi come Rem, Depeche Mode, Peter Gabriel, U2, Lou Reed, Talking Heads solo per citarne alcuni.
Ammetto candidamente che avevo paura mi deludesse. Non sempre continui ad amare per sempre opere che hai amato così tanto in passato. Tutto può cambiare. Fortunatamente non è stato così per questo film. Ha ancora una presa fortissima su di me: il viaggio per il mondo, l'inquietudine di Claire, i sogni, gli interrogativi che Wenders si pone e la bellezza e la poesia con cui li racconta.. Tutto questo hanno ancora il potere di catturarmi e di commuovermi nel profondo.

10 marzo 2014

Doctor Sleep

Lo stesso Stephen King ha raccontato che durante una delle sue innumerevoli conferenze e presentazioni di libri, c'è stato qualcuno che gli ha chiesto: "Che fine ha fatto il piccolo Danny Torrance?" Tanto per chiarire le idee: Danny è il figlio di Jack Torrance, l'uomo che è impazzito mentre lavorava all'Overlook Hotel nel celeberrimo libro - e anche film - Shining. Quando si è sentito fare quella domanda King ha capito che non poteva più rimandare. Doveva assolutamente raccontare la storia di Daniel Torrance e quel che ne è stato di lui dopo i tragici fatti dell'Overlook. Ci ritroviamo trent'anni dopo il fatto, Dan è un uomo che deve fare i conti con i suoi fantasmi costituiti dalla depressione e dell'alcoolismo, e con quello che è rimasto del suo "shining" ossia della sua capacità di leggere la mente e di prevedere fatti. Dopo un diverso periodo di tempo capita in una piccola cittadina nel New Hampshire dove fa amicizia con alcuni locali che sembrano capire il suo problema con l'alcool e riescono ad aiutarlo a risolverlo. Decide di stabilirsi e trova un lavoro in una casa di riposo dove ben presto, grazie al suo dono che gli permette di aiutare i pazienti nel momento del trapasso, viene soprannominato "Dottor Sonno". Poi Dan incontra l'evanescente Abra Stone, il cui incredibile dono, lo shining più abbagliante di tutti i tempi, riporta in vita i demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per salvare l'esistenza e l'anima della ragazzina. Sulle superstrade d'America, infatti, i membri del Vero Nodo viaggiano in cerca di cibo. Hanno un aspetto inoffensivo: non più giovani, indossano abiti dimessi e sono perennemente in viaggio sui loro camper scassati. Ma come intuisce Dan Torrance, e come imparerà presto a sue spese la piccola Abra, si tratta in realtà di esseri quasi immortali che si nutrono proprio del calore dello shining. (trama in parte mia e in parte tratta da Mr.Ink)
Premetto che ho letto il libro senza aver letto il precedente Shining e solo avendo visto il film. Film che a King, e a me anche, non è piaciuto. Però ecco so più o meno cosa è successo all'Overlook Hotel quindi per me non è stato difficile immaginare da quali fantasmi fosse inseguito Danny. La cosa interessante per me è tutto l'accenno all'Anonima Alcoolisti, accenno che King ha fatto credo per esperienza personale. Immagino che abbia avuto anche degli accordi per capire cosa potesse o non potesse scrivere dei vari passi, e questo rende ancora più realistica la narrazione. Forse l'unica cosa che potrei criticargli è la scelta di un escamotage per individuare perchè Abra Stone ha questo grande shining, un sistema che non vi anticipo perchè vi rovinerei il piacere della lettura. L'ho trovato piuttosto banale. A parte questo: è una storia solida, che fa passare diversi brividi dietro la schiena più di una volta. I personaggi sono ben delineati, sbucano dalla pagina stampata. Bellissimo il rapporto tra Dan e Abra. Due anime "diverse" che finalmente riescono a trovare un simile, un punto in comune. E il finale è perfettamente chiuso per quanto mi riguarda. Insomma se vi piace questo autore sicuramente non rimarrete delusi, anzi.

5 marzo 2014

Il giudice meschino - dietro le quinte della recensione

Quando la mia socia Silvia mi ha proposto di recensire questa miniserie ho storto il naso. Primo perché non è di certo il genere di serie che amo vedere, men che meno se si tratta di produzioni italiane. Secondo perchè avevo paura del fatto che avrei potuto non essere libera di dire quello che ne pensavo. Però lei è riuscita a convincermi e mi sono messa a vederlo con l'occhio di un critico. C'è stata un'enorme differenza tra la prima e la seconda parte. Se per la prima parte continuavo a pensare "ma quando finisce?", la seconda parte invece è scivolata via tranquillamente tanto il ritmo era serrato e le vicende coinvolgenti. Faccio notare il fatto che la seconda parte è andata in onda ieri sera. Mentre tutti avevano lo sguardo incollato altrove, io stavo vedendo questa opera. Che tutto sommato si è lasciata guardare e ha riservato dei momenti di riflessione, qualche brivido dietro la schiena e un momento surreale di quelli che strizzano l'occhio alla vecchia commedia all'italiana di una volta. E l'attrice che interpretava la giornalista tedesca mi ha ricordato tantissimo la compianta Solveig Dommartin. Stesso sguardo, stesso tipo di bellezza. Ovviamente c'è stato anche lo spazio per tutte le paranoie che mi faccio ogni volta che devo recensire qualcosa con l'aggiunta che adesso si tratta di un pubblico decisamente più ampio del mio blog. Comunque se siete interessati qui c'è la recensione per il Giornale Apollo. Buona lettura.

Il giudice meschino - recensione