26 giugno 2014

Ciao piccolo...

Fino all'ultimo ho sperato di non sentire questa notizia. Era da qualche tempo che Fuji, il dolce amico di Silvia, stava male e ho visssuto con lei tutti i patemi d'animo e le speranze anche se da lontano. Stamattina la notizia che non volevo sentire: lui non c'è più. E sapete, anche se non è il mio gatto ci sto soffrendo esattamente come se si trattasse di Birillo. So che ora stanno giocando insieme sul Ponte dell'Arcobaleno, ne sono sicura. Ciao piccolo mio. E' stato un piacere e un onore conoscerti. Ti voglio bene piccolo.
A Silvia solo un grandissimo abbraccio, so cosa stai passando tesora.

23 giugno 2014

Amnesiac




Ok lo so, è un disco vecchio ma ho scritto questa recensione per un gioco su un forum e ho pensato che fosse un peccato non riportarlo qui.
E' una vita e mezza che non sento Amnesiac ma l'effetto che fa è sempre uguale.
Straniante con quell'incipit stile gamelan urbano e Yorke che canta "After years of waiting. Nothing came." Dopo la tempesta di Kid A, un album che ha fatto tabula rasa non solo di molti fan ma anche di critica e di percorso musicale, i Radiohead arrivano con Amnesiac. Si riparte da capo ma con una nuova consapevolezza: non a caso si sente dire "I'm a reasonable man, get off my case." Immagino che molti abbiano accusato i Radiohead, e Tom Yorke stesso di essersi bevuto il cervello, di aver fatto un suicidio commerciale e cose di questo tipo. No. Non è questo. E' molto di più. I Radiohead sono un ente vivo e pulsante in piena evoluzione. Ormai quello che è stato nel passato non esiste più.
Pyramid song è stata direttamente ispirata da un sogno di Tom Yorke che si è visto galleggiare nel fiume, come stesso dirà nella canzone. E' un brano di una bellezza sfolgorante, devastante nella sua intensità. Ti entra nel cuore e nell'anima. E quel "There's nothing  to fear nothing to hide" è toccante, commovente. Tutti noi, tutte le creature piene di ogni paura e senso di colpa che possa venirci inculcata sin da quando nasciamo, prima o poi desideriamo sentirci dire: "Non c'è nulla da nascondere e niente di cui avere paura..." 
Dopo la poesia la dissonanza rappresentata da Pulk-Pull Revolving Dors. La voce è nascosta dal vocoder ed è costellata di rumori campionati e suoni che vanno e vengono.
You and Whose Army è un brano dall'atmosfera che si trascina stanca, sfiduciata. Ho sempre voluto immaginarla come il canto di un uomo che è stanco delle guerre. Di tutte le guerre: sia quelle grandi combattute a furia di bombe e armi varie, sia quelle piccole che si svolgono tra persone meschine che vogliono prevaricare e importi la propria visione del mondo. L'apertura finale del brano è un volo di speranza.
I might be wrong è un bel brano dall'incedere forte, energico. Forse è il primo rimando serio del gruppo alla loro musicalità del passato con nuovi elementi. Ricordate quando all'inizio ho detto che qualcuno li ha accusati di essersi bevuti il cervello? I might be wrong è la risposta. Loro stanno cercando un via, sia musicale, sia con i testi, per essere unici per non copiare se stessi. Questo brano è la risposta a tutti gli interrogativi. E' ancora tutto in versione embrionale ma... something's moving. Lo stesso vale per Knives out che riecheggia neanche troppo in maniera velata la musicalità di Ok computer e, per la precisione, Paranoid Android.
Morning Bell è una versione diversa dello stesso brano che c'è su Kid A. Se quella del disco precedente era più rarefatto, questa versione lo è meno. E' più fisica, più palpabile. A me piace più quella di Kid A ma non posso dire di certo che questa è brutta, anzi.
Dollars and Cents con la sua ritmica sbilenca è un grido  di dolore per la desolazione del mondo. C'è nel testo un battibecco tra chi chiede di tacere e non svelare pesanti verità e chi invece vorrebbe rivelare cosa c'è che non va. La voce di Tom York si sente forte e chiara, non è filtrata da nessun vocoder. Deve esserlo, il messaggio deve arrivare perché tutti possano sentire.
Hunting bears è un intermezzo strumentale molto intenso che serve per prepararci alla fine del disco e a Like Spinning Plates il brano più intenso, assieme a Pyramid song, dell'intero Amnesiac. L'intero brano costruito come se fosse stato registrato e mandato al contrario che spiazza e lascia interdetto l'ascoltatore. E' uno di quei brani che ti prendono e ti trasportano in un altro pianeta. Quando arriva questo brano tutto cessa di esistere. Non ci sono più rumori, nè le pareti che circondano la stanza in cui ti trovi, non senti più fisicamente il tuo stesso corpo. La tua coscienza è altrove... and this just feels like spinning plates....
Life in the glasshouse è il commiato perfetto per il disco. Sembra una vecchia ballata di quelle che si suonavano anni fa nei locali di New Orleans.
Definisco Kid A e Amnesiac i due weird twins. Entrambi concepiti con la stessa motivazione: la ricerca del nuovo, di una nuova identità musicale per il gruppo.
Con il senno di poi posso dire che è stato giusto. Se non l'avessero fatto i Radiohead sarebberò diventati una edlle tante band che si trascinano stanche prive di identità a scopiazzare se stesse.

I'm a reasonable man, get off my case...

19 giugno 2014

X-men: giorni di un futuro passato

Regia: Bryan Singer
Cast:  Hugh Jackman, Patrick Stewart, Ian McKellen, Halle Berry, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Peter Dinklage, Shawn Ashmore, Ellen Page
Anno 2014

2023. Robot senzienti conosciuti come sentinelle stanno sterminando i mutanti e gli esseri umani che possono generarli o che sono intervenuti in loro favore. Un piccolo gruppo di X-Men (tra cui Bobby Drake / Uomo Ghiaccio, Piotr "Peter" Rasputin / Colosso, Lucas Bishop / Alfiere, James Proudstar / Warpath, Roberto Da Costa/ Sunspot, Clarice Ferguson / Blink e Kitty Pryde) riesce a eludere le sentinelle grazie ai poteri di Kitty Pryde, che ha la capacità di proiettare la coscienza di una persona indietro nel tempo. Utilizzando questo potere, la ragazza manda la coscienza di Alfiere indietro nel tempo per informare il proprio gruppo sui pericoli imminenti, così da poter scappare prima ancora che i problemi insorgano.
Visto che ormai la guerra sta per concludersi, lasciando umani e mutanti sconfitti di fronte all'enorme potere delle sentinelle, Magneto e il Professor X preparano un piano: incontrare, in un vecchio monastero sulle montagne cinesi, il gruppo di Kitty Pryde e utilizzare il suo potere per inviare la coscienza di Wolverine, l'unico in grado di rigenerare la propria mente dopo un viaggio mentale tanto lungo, indietro nel tempo così da impedire l’uccisione di Bolivar Trask da parte di Mystica nel 1973, durante la negoziazione di Parigi per il disarmo delle truppe nel Vietnam.(trama tratta da Wikipedia)
Senza farvi troppi spoiler vi dico subito che si tratta di un film solido, con diversi spunti di riflessione che può piacere a diverse fasce di pubblico. Ottime le caratterizzazione dei personaggi nel passato, di tutti. Qui Jackman è chiamato ad interpretare Logan e non il Wolverine stereotipato. E' un uomo che sta per perdere tutto e che è disposto a giocarsi ogni carta possibile per la sopravvivenza. E ho trovato perfetta la recitazione di McAvoy: un Charles Xavier che sembra aver perso tutto, persino la stessa voglia di vivere e che si è autoindotto a una sorta di tossicodipendenza pur di spegnere il proprio potere che vive come una maledizione. Non si può negare all'infinito la propria natura e i leader naturali non smettono di essere tali solo perché smarriscono la via. Consigliatissimo, soprattutto se amate il genere fantascienza.
Ora la parte spoiler. Se non avete il visto il film non andate avanti.

18 giugno 2014

Tre libri: Multiversum, Il club delle ricette segrete, Il periplo di Baldassarre

Tornano le mie recensioni minime, ossia recensioni di libri che non meritano recensioni uniche per svariati motivi.
1) Il club delle ricette segrete di Andrea Israel, Nancy Garfinkel. E' la storia di due donne con la passione per la cucina, due donne che hanno condiviso una grandissima amicizia da adolescenti e che si sono divise da adulte per un grosso litigio. Assistiamo a questa corrispondenza fitta fatta di confidenze e ricette scambiate con un finale che a me è sembrato parecchio telefonato. Le ricette poi: pur essendo il motore principale della storia, risultano troppo a se stanti e poco presenti nel racconto. Il fatto di intervallare lettera e ricetta a volte mi è sembrato dispersivo. Giudizio? Carino. Può andare bene se non avete niente di meglio da leggere.
2) Il periplo di Baldassarre di Amin Aalouf. Ci troviamo a ridosso del 1666 , dichiarato da molti l'anno della Bestia, l'anno in cui dovrebbe avvenire l'Apocalisse. Il protagonista di questo libro è Baldassarre appunto, libraio di origine genovese, trasferito in terra muslim, che ricev in dono da un mendicante un libro chiamato "Il centesimo nome", un libro che dovrebbe contenere il centesimo nome di Dio, un libro che avrebbe proprietà miracolose e di cui tutti i librai, compreso lo stesso Baldassarre, negavano persino l'esistenza. Il libro però gli viene sottratto da un nobile francese, così su suggerimento del figlio maggiore, il libraio si mette in viaggio nel tentativo di recuperarlo. E' un viaggio non solo fisico ma anche psicologico in cui vengono messi in gioco i grandi interrogativi filosofici e spirituali del protagonista con un epilogo che ha anche il sapore di una rinascita. E' un buon libro e si lascia leggere e l'unica cosa che mi lascia l'amaro in bocca è come l'autore descrive le donne: si passa da una sorella debole e piagnucolosa a una moglie avuta in matrimonio combinato che è stata l'incubo per il protagonista. L'unica che sembrava avere qualche scintilla positiva, Marta, che sembrava volersi emancipare e decidere del proprio destino fa una fine ingloriosa scegliendo volontariamente di essere prigioniera di un marito che non le aveva dato notizia e che la tratta come se fosse un oggetto di proprietà. Forse funzionava così nel 1600 ma non può non lasciare nel lettore un senso di amaro appunto.
3) Multiversum di Leonardo Patrignani La trama: Alex vive a Milano. Jenny vive a Melbourne. Hanno sedici anni. Un filo sottile unisce da sempre le loro vite: un dialogo telepatico che permette loro di scambiarsi poche parole e che si verifica senza preavviso, in uno stato di incoscienza. Durante uno di questi attacchi i due ragazzi riescono a darsi un appuntamento. Alex scappa di casa, arriva a Melbourne, sul molo di Altona Beach, il luogo stabilito. Ma Jenny non c’è. I due ragazzi non riescono a trovarsi perché vivono in dimensioni parallele. Nella dimensione in cui vive Jenny, Alex è un altro ragazzo. Nella dimensione in cui vive Alex, Jenny è morta all’età di sei anni. Il Multiverso minaccia di implodere, scomparire. Ma Jenny e Alex devono incontrarsi, attraversare il labirinto delle infinite possibilità.(tratta da anobii) Sono approdata a questo libro tramite una mia amica e, considerata la tematica che mi interessa dato il mio amore per Fringe, l'ho voluto leggere. Purtroppo però il libro non funziona da molteplici punti di vista. La caratterizzazione dei personaggi è molto povera tanto che non si riesce ad essere coinvolti davvero, non si riesce a empatizzare per loro. L'unico personaggio che presta qualche spunto interessante è quello di Marco, migliore amico di Alex, finito sulla sedia a rotelle a causa di un incidente, un nerd fatto e finito la cui intelligenza servirà a far comprendere cosa sta succedendo. Non arrivano Alex e Jenny, non arriva il mondo in rovina, tutto sembra una narrazione molto impersonale. Il libro è chiaramente concepito per essere il primo della saga, un primo libro le cui vicende non sono concluse e mi viene da sorridere se penso a come invece altri, con ben altre saghe, sono riusciti a chiudere le vicende pur lasciando fili aperti per i libri successivi. Immagino che creare una saga non sia materiale alla portata di tutti. Se avessi l'età dei protagonisti e se avessi letto meno libri di quanti ne ho letti ora forse mi potrebbe piacere. Forse, non ne sono sicura. Il target mi sembra chiaramente il pubblico adolescenziale appassionato dei recenti Divergent o di Twilight e, detto onestamente, non mi invoglia per niente ad aspettare il seguito. Bocciato su tutta la linea.

15 giugno 2014

A single man

Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono e regalate un osso al cane, affinché non abbai. Faccia silenzio il pianoforte, tacciano i risonanti tamburi, che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti. Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo e scrivano l’odioso messaggio: lui è morto. Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri. Lui era il mio nord, era il mio sud, era l’oriente e l’occidente, i miei giorni di lavoro, i miei giorni di festa, era il mezzodì, la mezzanotte, la mia musica, le mie parole. Credevo che l’amore potesse durare per sempre. Be’, era un’illusione. Offuscate tutte le stelle, perché non le vuole più nessuno. Buttate via la luna, tirate giù il sole, svuotate gli oceani e abbattete gli alberi. Perché da questo momento niente servirà più a niente.
Wystan Auden
Per tutta la durata del film mi sono riecheggiate in mente le parole di questa poesia. A single man è ambientato nel 1962 e ci racconta la giornata di George Falconer, insegnante di letteratura inglese, omosessuale che si trascina dolente nella sua routine fatta di compiti, di volti, di parole dette e taciute. Una vita fatta di apparenza con un personaggio da interpretare nell'impossibilità di essere semplicemente se stessi. La vita di George cambia e perde di significato la notte in cui riceve la telefonata fatale in cui viene a sapere che Jim, il suo compagno da 17 anni, è morto in un incidente stradale. La loro relazione era stata osteggiata in modo acceso dai genitori di Jim e George non ha la possibilità di accompagnare il suo amato nell'ultimo viaggio, gli viene negata la possibilità di partecipare ai funerali perché considerato non della famiglia.
Niente servirà più a niente... Colin Firth è perfetto nel restituirci il ritratto di quest'uomo schiantato nel dolore, che si trascina stanco anche a causa di problemi al cuore, un uomo che ha un solo scopo: farla finita, raggiungere il suo amato nell'aldilà. Tom Ford, il regista è un'artista, un reale artista. Il suo senso estetico è trasposto nella sua pellicola giocando con i chiari scuri: i colori tenui e slavati quando George si trascina nella sua quotidiana recita si trasformano e diventano accesi quando assistiamo a piccoli momenti in cui i suoi sentimenti sembrano riaccendersi e farsi vividi. Il passato ci arriva in tutta la sua forza, in bianco e nero. E che dire di Julianne Moore, intensa e fatale Charlotte, amica di George che non si è rassegnata al fatto che tra loro due non possa esserci altro che amicizia, un donna viziata che si crogiola nel commiserarsi per aver fallito come moglie e come madre.
La vita però ha i suoi strani tempi e la sua strana logica. La vita dona e la vita toglie...
Ho trovato delizioso vedere il film chiudersi in modo analogo a come è iniziato. A dir la verità è una delle cose che preferisco di più sia nei libri sia al cinema, rende a chi vive la storia una sorta di compiutezza. La scena iniziale in cui George si trova nel luogo dove Jim è morto - il biancore della neve che contrasta con il rosso del sangue e quel bacio a fior di labbra carico di amore e di dolore - trova il corrispettivo speculare nel finale. Un finale straziante. Ammetto candidamente di essere scoppiata a piangere. Film consigliato alle anime sensibili.
Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza,
quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore
e provo un’emozione invece di pensare
e le cose sembrano così nitide
e il mondo sembra così nuovo.
E’ come se tutto fosse appena iniziato.
Non riesco a far durare questi momenti,
io mi ci aggrappo,
ma come tutto svaniscono.
Ho vissuto una vita per quei momenti,
mi riportano al presente
e mi rendo conto che tutto
è esattamente come deve essere…

Fonte: http://giornaleapollo.it/26030/single-man-i-pareri-sezione-cinema/

14 giugno 2014

La legge dei nove

Mi sono posta dei dubbi su come recensire questo libro. Perché per far capire di cosa si tratta dovrei fare un'anticipazione sul finale di uno dei libri della saga di "La spada della verità": precisamente il settimo. Però poi ho capito che forse avrei potuto trovare un modo per raccontarvelo. Anche se poi la parte di cui voglio parlare andrà inevitabilmente in spoiler.
Le vicende di questo libro parlando di Alexander Rahl, un semplice pittore che al suo 27mo compleanno riceve una busta con dentro la sua eredità: un ampio terreno che potrà decidere di tenere oppure di vendere interamente a una società indicata nel testamento. I problemi presto troveranno Alexander e farà una scoperta sorprendente su se stesso e sul suo passato. Il libro è ambientato ai giorni nostri e ha anche una critica abbastanza feroce contro quelli che si lasciano turlupinare dai sedicenti maghi e dalle fattucchiere. Fine di quello che potevo dirvi senza rovinarvi il piacere della lettura. Ora se avete letto il settimo libro della saga potete continuare. Altrimenti, non proseguite.

9 giugno 2014

Le favole non dette


Ad essere sincera ignoravo totalmente il fatto che Vladimir Luxuria tra le altre cose avesse scritto dei libri e la scoperta è stata del tutto casuale nella biblioteca del quartiere dove vivo. Ho letto la trama di copertina e mi ha convinto a prenderlo e a leggerlo. Questo libro fondamentalmente è una raccolta di racconti dal sapore fantastico. Luxuria sceglie di ricorrere all'escamotage della favola per raccontarci storie di diversità davvero molto toccanti: una bambina che sa guardare nel profondo gli occhi innocenti degli animali sottrae una donna-uomo dalla prigione di un circo. Un Pinocchio dei giorni nostri, orfano, svagato e consapevole della propria diversità, trova nell'amore di una tata la forza per dire di nuovo sì alla vita. Davide, un bambino con la passione per il canto e che ode la voce misteriosa del vulcano Etna, previene il disastro della sua famiglia e del suo paese. Una brutta anatroccola, sbeffeggiata da tutti, sconfigge il pestifero orco che sporca le acque del lago, e si trasforma in un meraviglioso cigno.Tante piccole storie a volte a lieto fine, a volte no come quella de "La sirenetta nel cemento" che ci raccontano l'umanità varia e quanto difficile diviene in una realtà dalla mente chiusa, essere semplicemente se stessi.
Quando arrivi all'ultima pagina del libro e lo richiudi, ti rimane addosso un senso dolce amaro di lieve malinconia. E' stata comunque una bella sorpresa, nonostante tutto.

5 giugno 2014

Smile

Andare in posta e trovare una micia in braccio alla sua padrona non ha prezzo. Mi sono avvicinata cautamente e mi sono fatta annusare. Quando ho capito che era particolarmente nervosa, ho ritratto la mano con dolcezza e l'ho lasciata stare. Ho fatto due chiacchiere con la padrona che mi ha raccontato di come la povera cucciolotta è stata morsa da un gatto per cui non si fida di nessuno tranne di lei. L'ho lasciata in pace a me bastava vederla muoverla anche senza fare carezze. Mi ha davvero rallegrato la giornata. Dubito che la donna che ho incontrato oggi sia tra i miei lettori o sappia cosa vuol dire un blog. Però se dovessi per caso passare di qui: grazie per il sorriso che mi hai fatto fare oggi.

3 giugno 2014

La spada della verità, il ciclo.

C'è una regola non scritta che mi autoimpongo: non inizio saghe se queste non sono terminate. Grazie a Stephen King con la sua Morte Nera so perfettamente cosa vuol dire attendere anni prima di vedere concluse le vicende dei tuoi personaggi preferiti con la paura di non riuscirci. Quindi ho detto a me stessa mai più. Quindi quando una mia cara amica mi ha parlato di questo ciclo mi sono detta: proviamo. E senza neanche accorgermene sono rimasta invischiata tra le righe di questa storia e mi sono affezionata a tutti quanti.
La Spada della Verità è un complesso ciclo fantasy, composto da undici libri nella prima fase e per ora ci sono solo due libri della seconda fase, molto ricco di personaggi. Il protagonista della serie è un giovane di nome Richard Cypher, una semplice guida dei boschi che viene coinvolta da una misteriosa donna, Kahlan Amnell, nella ricerca di un grande mago di cui si sono da tempo perse le tracce. Mi fermo qui in realtà gli eventi si evolvono e tu assisti alla crescita, alla maturazione di Richard come uomo e, soprattutto, come mago. Richard viene nominato Cercatore da questo grande mago, scoprendo che lo aveva sotto gli occhi tutto il tempo senza saperlo, e imparando molte verità su se stesso. Credo che La spada della verità sia un nome più che azzeccato per questo ciclo. Più di una volta viene reiterato il fatto che la verità è uno strumento potente capace di distruggere qualsiasi illusione. L'autore tira le fila in maniera sapiente e ben presto ti ritrovi a correre, a leggere in maniera spasmodica per sapere cosa accadrà. Più volte mi sono ritrovata ad andare a letto ad orari improbabili perché non potevo staccare gli occhi dalle parole che leggevo. E' una cosa che non mi accadeva da parecchio tempo. E' un opera fantasy, genere vituperato da troppe persone, costruito con una certa sapienza ma a volte ho percepito la sensazione che l'autore travalicasse il genere e potesse tranquillamente parlare alle persone. Soprattutto il ritratto che viene fatto dell'impero dell'Ordine sembra una critica feroce verso certe dittature, soprattutto quelle sostenute dalla fede i risultati e i cui errori ci sono ben noti soprattutto se guardiamo al mondo del terrorismo tipico del fondamentalismo islamico.
Al punto in cui vi sto scrivendo questa recensione devo ancora iniziare l'undicesimo e ultimo libro. E non vi nascondo il fatto che ho un po' paura ad iniziarlo perché non credo di essere molto pronta a dire addio a dei personaggio che mi hanno accompagnato in questi ultimi giorni. Però d'altra parte devo chiudere la storia, devo sapere come va a finire...