19 settembre 2014

La ragazza dello Sputnik e La maga delle spezie

Cerco di svecchiare questo blog postando delle recensioni di libri che ho letto. Mi riapproprio di qualcosa che è sempre stato mio. Ne sento fortemente la mancanza in un periodo come questo in cui la mia penna è rivolta alla collaborazione con un giornale: Giornale Apollo, e non solo. Sto cercando di recuperare per strada i libri di Murakami che ancora non ho letto e che riesco a trovare in biblioteca. Non è una cosa semplice perché questo autore è una penna abbastanza prolifica in un certo senso. Mi sono ritrovata tra le mani "La ragazza dello Sputnik" La storia raccontata dal punto di vista di un uomo, di cui l'autore non rivela il nome, insegnante di scuola elementare laureato in Storia alla facoltà di lettere di Tokyo; uomo con una vita ed una carriera ormai consolidate, è innamorato di una studentessa di qualche anno più giovane di lui, un'aspirante scrittrice di nome Sumire. La descrive come una persona originale, poco attenta alla moda, un'accanita lettrice appassionata di Jack Kerouac e della letteratura beatnik. La sua vita sembra essere assorbita interamente dalla tensione verso l'ispirazione scrittorica, un'anelito talmente forte ed ossessivo che a volte le fa perfino scordare di mangiare, e che la tiene spesso chiusa in un mondo tutto suo. Ciò le impedisce anche di ricambiare il profondo sentimento del narratore, che trova un ripiego in saltuarie avventure con donne più grandi. La vita di Sumire improvvisamente cambia quando, al ricevimento di matrimonio di sua cugina, incontra una donna di nome Myu, l'esatto opposto di Sumire così elegante, raffinata, proprietaria di un azienda di importazione vinicola, e pian piano se ne innamora. Il narratore conosce finalmente Myu quando lei lo chiamerà disperata dalla Grecia perché Sumire è scomparsa senza lasciare tracce. Come per ogni racconto di Murakami la spiegazione non sta nelle cose ovvie. Ho avuto la sensazione leggendo il libro che mancasse qualcosa nella narrazione, che mancasse un po' di forza. E' come se gli eventi scivolassero dalle dita senza lasciare il proprio segno. Anche la descrizione dei paesaggi esteri non riescono a catturare l'attenzione del lettore. Potrebbe essere ovunque e da nessuna parte. E sul finale non so cosa dire. Verdetto finale? Mah, lui ha scritto cose decisamente migliori di questa.
Dopo anni di tentativi andati a vuoto finalmente ho letto "La maga delle spezie" di Divakaruni. Non appena l'ho iniziato ho sentito subito un'affinità elettiva tra questo libro e Chocolat della Harris. C'è della magia in entrambi i libri, e c'è una donna molto forte e molto passionale che deve fare i conti con se stessa. La storia di Tilo, la protagonista, è la storia di una donna che ha fame di conoscenza e di esperienza e che, rapita dai pirati approda in un'isola dove impara i segreti relativi alle spezie. La sua missione è quella di dedicare la sua vita a loro e aiutare la gente a realizzare i propri desideri. Viene destinata a Oakland, negli Stati Uniti, dove Tilo imparerà molto su se stessa e i suoi limiti andando oltre alla sua missione. Si troverà di fronte a una decisione cruciale che cambierà per sempre la sua vita e la sua magia. E' una storia affascinante, un continuo dialogo interiore tra le spezie e questa donna che non si accontenta mai di ciò che ha e può fare. Forse il finale è un po' troppo frettoloso per i miei gusti. Si legge con piacere, soprattutto se si è in viaggio.