26 luglio 2015

I libri di Luca

Nel cuore di Copenaghen, c’è una libreria antiquaria con un curioso nome italiano: I libri di Luca. Quando il proprietario, Luca Campelli, muore di morte improvvisa e violenta, il negozio passa al figlio Jon, un promettente avvocato che da anni non aveva più contatti col padre. Nello scantinato della libreria, dopo il funerale, Jon apprende dal vecchio commesso Iversen un segreto: Luca era stato a capo di una Società Bibliofila e dei cosiddetti Lectores, persone dotate del particolare potere di influenzare gli altri mediante la lettura. Un giorno il negozio subisce un attentato incendiario: nella morte di Luca c’entra forse la lotta di potere all’interno della Società Bibliofila? Il compito di Jon sarà quello di venire a capo del mistero. C’è un traditore fra i Lectores? C’è qualcuno che vuole acquisire i loro eccezionali poteri? Un thriller dal ritmo serrato in cui, insieme al protagonista, il lettore potrà scoprire quante sorprese si nascondono tra le pagine di un libro. Perché ci sono libri che possono cambiare davvero la vita. (trama da ibs)
Ed è questo quello che mi ha attirato quando mi sono ritrovata tra le mani questo libro. Purtroppo però per quanto l'idea sia molto bella, affascinante e richiama uno dei miei più grandi pallini dopo la percezione del tempo, i sogni e le percezioni in genere, ossia il potere della parole, il libro fallisce totalmente la sua missione. L'autore si perde in un finale non propriamente all'altezza del resto del libro e finisce per risultare un "codice da vinci" versione bibliofila. Peccato. Ve lo consiglio solo ed esclusivamente se non avete nulla di meglio da leggere.

24 luglio 2015

La profezia del lupo


E' un libro particolare questo e non sono sicura di riuscire a raccontarlo. Una premessa doverosa: Kathleen e Michael Gear sono due storici e due antropologi che si sono occupati per molto tempo dei nativi americani. La storia è ambientata nell'America di 5000 anni fa. L'arrivo degli europei sul continente è ancora molto al di là da avvenire. Qui vige ancora la legge dei pellirossa con la loro connessione con il Potere e con Madre Natura. Nelle lande dell'estremo Nord un inverno particolarmente rigido mette a repentaglio la sopravvivenza di alcuni clan che, nel tentativo di salvarsi, scendono verso sud. Ed è il Potere, così come viene definito dai protagonisti che mette in moto tutta una serie di eventi con al centro Polvere di Luna, donna destinata a diventare una potente Sognatrice che avrà il compito di sognare una nuova via e un nuovo stile di vita per la sua popolazione. Prima di questo verrà messa a dura prova dalla vita stessa. La sua vecchia essenza morirà per rinascere come nuova persona, stringendo dei legami fortissimi con un uomo che, a sua volta, è stato trattato dalla sua comunità come diverso, sminuito. E' un libro che parla alla parte meno razionale di noi. Ho un po' la sensazione che il tema della violenza sia stato un po' tirato via ma è l'unica pecca in una narrazione veramente convincente e accattivante. Consigliato.

20 luglio 2015

Se mai verrà il mattino

Leggere un libro di Anne Tyler dopo quello precedente è una boccata di ossigeno. Soprattutto perché lei è sempre così delicata nel suo descrivere le dinamiche interpersonali. E questo libro non fa eccezione.
Il protagonista è Ben Joe Hawkes, unico maschio di sette figli, nato a Sandhill, una cittadina del Nord Carolina che si è trasferito a New York alla ricerca del suo posto nel mondo. Improvvisamente però la grande mela gli è stretta, ha nostalgia di casa o meglio degli oggetti che ha lasciato nella sua casa d'origine, preoccupato com'è che le sue sorelle non le trattino con le dovute cure. Inoltre una delle sue sorelle le scrive delle lettere che gli appaiono come delle liste delle spese o delle malattie e non gli danno le informazioni che, invece, lui vorrebbe avere. Chiama a casa e la notizia che sua sorella Joanna è tornata a casa con la figlia lo fa decidere di mettersi sul primo treno per Sandhill. Una volta arrivato scopre che niente è come era prima. E' tutto cambiato, la sua nostalgia di casa era per qualcosa che ormai non esisteva più. Ben Joe ripercorre alcuni tratti del suo passato: la morte del padre, avvenuto nella casa dell'amante ormai diversi anni prima; rincontra una sua vecchia fiamma del liceo con cui riprende a frequentarsi. La realizzazione del fatto che il passato è passato e non può tornare indietro per Ben Joe avviene quando sua nonna riceve per telefono la notizia che un suo vecchio amico di infanzia é morto. Lui sconvolto lascia la casa d'origine e si rifugia da Shelley. E anche qui c'è un cambiamento. La donna non ha più voglia di starlo aspettare nel suo andare e venire da New York, non ha voglia di stare in attesa di un uomo che non si è reso conto che davanti a lui c'è una donna che l'ha sempre amato, anche se ha cercato invano di andare avanti comunque. Ben Joe si rende conto che ormai non appartiene più a quella cittadina e che New York è il suo posto ormai e chiede a Shelley di seguirlo con lui, di sposarlo. Splendida la visione finale, una visione mista a speranza e consapevolezza. Ormai il passaggio dall'adolescenza all'età adulta è avvenuta. Ben Joe è un uomo ora.
Non sapremo mai cosa accadrà dopo quel viaggio ma in fondo è davvero importante.
Sono questi i libri che amo di più. Libri in cui l'autrice descrive al meglio un'umanità variegata, un po' originale, lunatica certo ma con un gran cuore, nonostante tutto. Consigliato.

17 luglio 2015

La possibilità di un isola.


La narrazione è divisa a metà. Da una parte abbiamo la vita di un "buffone", come il protagonista stesso si definisce, di nome Daniel che di mestiere fa il comico iconoclasta. E' quel tipo di comici che metto alla berlina qualsiasi lato umano che possa essere deriso. E' un uomo cinico, disilluso sull'umanità in genere che tratta con indifferenza chiunque. Lo si potrebbe definire un misantropo che però riesce a stare tra la gente, se non altro perché dove troverebbe il materiale per i suoi spettacoli, altrimenti? In campo "sentimentale" non è diverso. Le donne in questo romanzo ne escono male, ed è un eufemismo. Daniel le tratta come meri oggetti sessuali, carne capace di dargli piacere e poco più. Non arriva Isabelle, redattrice di una rivista scandalistica per ragazzine e non solo, né il suo declino, la sua disperazione di donna a confronto con la vecchiaia e con un uomo profondamente incapace di amoare. Non arriva Esther, ragazza fatua, incapace anche lei di amare ma di una disponibilità sessuale apertissima di cui Daniel, nonostante tutti i suoi tentativi di negare l'esistenza dell'amore, se ne innamora. La seconda parte del libro, che viaggia in parallelo con la prima è ambientata in un futuro lontano in cui una versione clone di Daniel sta leggendo le memorie del suo predecessore originario. La Terra futura è stata devastata da guerre nucleari, cambi climati e altro ancora che l'autore non si è curato di descrivere. Gli esseri umani si dividono in selvaggi - esseri umani tornati all'età della caverna dediti alla violenza - e neoumani, i cloni appunto, che accettano la morte come un processo di passaggio perché consapevoli che al loro posto ci sarà un altro identico nella forma e nella memoria, grazie a un processo di conservazione della memoria genetica. Il resto del libro è la sterile, dal mio punto di vista, disamina e elucubrazione di quanto fondamentalmente gli esseri umani siano miserandi, di quanto i sentimenti e i cosiddetti valori siano sopravvalutati. Inoltre vuole anche essere una presa in giro del movimento raeliano (cliccate sul link se volete saperne di più). E' chiaro soprattutto per l'uno del nome Elohim, mi meraviglia che non gli abbiano fatto causa. Il finale è la degna chiusura di un'opera che non lascia nulla al lettore se non una profonda noia e amarezza. Ancora mi chiedo perché ci ho perso tempo a leggerlo. Evitatelo come la peste.

10 luglio 2015

Andromeda Heights

Faccio una doverosa premessa: questo è il primo libro di una tetralogia, che spero di poter leggere quanto prima, terminata quest'anno in Giappone. Ed è anche vero che si tratta di un romanzo di formazione, romanzo in cui l'autrice descrive il passaggio dall'adolescenza ma a mio avviso certe recensioni che ho letto sono state fatte da persone che hanno mancato totalmente il punto della storia. E' una storia molto giapponese, che gronda di rispetto per la natura e per quello che sa comunicare agli esseri umani, se questi sono disposti ad ascoltarla.
La storia è abbastanza semplice: Shizukuishi è una ragazzina che ha sempre vissuto in montagna con una nonna guaritrice. C'è una forza quieta in questa donna che si fa tramite tra la natura e le persone. Guarisce chi le chiede aiuto attraverso i suoi thé, composti da erbe raccolte ed essicate nella stagione giusta, al momento e nella quantità giusta. Non sempre riesce a guarire le persone, quella nonnina comprende i limiti del suo dono e quando si trova di fronte a casi incurabili, fa in modo da alleviare le sofferenze del corpo ma soprattutto dell'anima. Non vuole niente per quello che fa e ride in faccia a chi vorrebbe lucrare sul suo dono. La nipote le è sempre stata accanto, non le è mai pesata la solitudine finché era presente sua nonna e la Natura con il suo linguaggio. Nonostante il fatto che  entrambe amino vivere a stretto contatto con la natura, non vuol dire che evitino la tecnologia. Grazie al dono di uno dei pazienti, ricevono un computer che diventa la finestra sul mondo per la nonna. I cambiamenti sono inevitabili. La nonna conosce un uomo maltese online e se ne innamora. Decide di trasferire la sua attività a Malta, lasciando sola la nipote. Nello stesso tempo entrambe sentono che qualcosa nell'equilibrio delle loro amate montagne è andata perduta ed è tempo per la ragazzina di affrontare il mondo della città. Cerca di trovare il suo posto nel mondo, continuando a fare quello che ha sempre fatto. Lavora in una erboristeria ma non è la stessa cosa. E a casa coltiva la sua passione per i cactus che è stata tramandata dalla nonna. Nonstante sia di indole schiva e introversa, Shizukuishi è una persona positiva, solare, incapace di provare rancore. La nonna le ha insegnato quanto sia prezioso non portare rancore, non indugiare in cattivi penseri perché inquinano per primi noi stessi. E questa sua solarità si riflette su ogni persona che lei incontra. Ogni giorno va a mangiare ad una locanda a conduzione familiare i cui gestori, ben presto, si affezionano a quella ragazzina dall'animo dolce e riservato. Quando lei confida a quella coppia, che ormai per lei sono come il padre e la madre che non ha mai avuto, che il lavoro di erborista non le permette di mantersi, questi prontamente le dicono che un famoso sensitivo della città sta cercando una assistente ma che non ha mai trovato quella giusta. E' un incontro di anime quella tra Shizukuishi e il suo datore di lavoro Kaede, tra due spiriti affini che possiedono una visione del mondo e della realtà diversa da quella comune. Kaede ha problemi alla vista e ha bisogno di una persona che trascriva le sue parole perché queste prendano la forma di un libro. Quello che si instaurerà tra loro è una relazione d'amore puro, come quella tra due compagni di gioco, due bambini incontrati in estate che condividono le vacanze insieme. E' diversa dall'amore adulto che la protagonista troverà con un uomo che lavora allo zoo come curatore di cactus.
E Shizukuishi scoprirà anch'essa di avere un dono, sarà proprio Kaede a farglielo notare.
E nell'evento finale del libro, che non vi svelo per non rovinare il piacere della lettura, ho letto una sorta di catarsi per questa ragazzina ormai donna.
E' per storie come queste che io adoro Banana Yoshimoto. Perché racconta le cose con una leggerezza davvero invidiabile, anche quando descrive scene pesanti. E' una scrittrice dell'anima, non è per tutti, me ne rendo perfettamente conto.
I suoi racconti sono fatti per essere letti quando si ha bisogno di evadere e di farsi riscaldare da storie semplici. Eppure ci sono così tanti spunti di riflessione, volendo. Consigliato alle anime sensibili.

5 luglio 2015

La ragazza che saltava nel tempo


La mia socia Silvia mi segnala un post di un blog dove c'è la recensione di questo anime. Leggo subito la trama e vengo catturata immediatamente dal tema. Devo essere onesta: io adoro le opere che hanno a che fare con i viaggi nel tempo o con la percezione di questo. Sono uno dei miei interessi principali.
La ragazza che saltava nel tempo (時をかける少女 Toki wo kakeru shōjo?) è un film d'animazione giapponese prodotto nel 2006 dalla Madhouse, diretto da Mamoru Hosoda e basato sul romanzo omonimo di Yasutaka Tsutsui, di cui l'anime rappresenta una continuazione. Makoto Konno è una studentessa delle superiori; un giorno inciampa nel laboratorio di scienze e per sbaglio urta un congegno che, come sarà rivelato più tardi, consente di viaggiare nel tempo. Quando la fanciulla cade dalla propria bicicletta per essere travolta da un treno e inaspettatamente si salva, scopre che, se compie un salto abbastanza lungo, può tornare indietro nel tempo ad un momento a scelta della sua vita.
La ragazzina usa questa capacità per risolvere piccoli problemi quotidiani, come porre rimedio ad una giornata pessima, o per poter mangiare un budino che la sorella più piccola le aveva rubato. La confidente più grande di Makoto è la zia, una restauratrice che ha una sensibilità particolare per l'arte e per la vita in genere. Le fa notare che spesso i rimedi che Makoto trova ai suoi problemi non fanno che portare a conseguenze peggiori di quelle volute.
In realtà l'anime parla di quella particolare fase della vita in cui si comincia a pensare a cosa si diventerà da grandi. Makoto subito non riesce a prendere una decisione netta. Lei si sente ancora la ragazzina che gioca con i suoi amici Chiaki e Kōsuke a baseball, con i loro rituali sempre uguali, così rassicuranti. Lei non si immagina adulta e quando Chiaki le confessa di essere di essere innamorato di lei, Makoto torna indietro nel tempo per evitare di sentirselo dire e quindi continuare ad avere un rapporto d'amicizia con il ragazzo. L'amicizia però inevitabilmente si guasta perché lei continua a evitarlo per l'imbarazzo e la possibilità di sentire di nuovo quella dichiarazione.
Tempo, crescita, grandi decisioni per la vita. Una promessa che scalda il cuore, che commuove e Makoto alla fine decide, sa cosa vuole essere da adulta. Il tutto raccontato con una sapienza nel dosare colori e sfumature dei sentimenti che ha del miracoloso. Un piccolo gioiellino che, se siete appassionati di animazione giapponese come me, non dovete assolutamente perdervi.

4 luglio 2015

Senza Tregua



 
Mentre leggevo questo libro mi veniva continuamente in mente il consiglio che il professor Bhaer da a Josephine March sulla sua scrittura: scrivi di ciò che conosci. Un insegnamento che sicuramente Koontz ha fatto suo. Ogni scrittore che si rispetti deve fare i conti con lo spauracchio delle recensioni. Alcune sono magnifiche, soprattutto se hai fatto un ottimo lavoro, altre invece demoralizzanti perché fatte da gente che magari non ha neanche letto il libro e non può coglierne la bellezza, sbagliando tutti i riferimenti. Il protagonista di questo libro è Cullen Greenwich, detto Baloo, uno scrittore di successo che ha una vita felice con una moglie scrittrice di libri per bambini, un figlio e un cane. Tutto va a gonfie vele finchè non legge l'unica recensione negativa di un critico di nome Waxx. E' una figura mitica, nessuno sa davvero chi sia e Baloo scopre che è cliente abituale di un ristorante non molto distante dalla sua abitazione. La curiosità per Cullen diventa davvero fatale e due parole, giudizio finale, sono l'anticamera dell'inferno per il povero scrittore e la sua famiglia.
Come dicevo prima Koontz ha preso spunto da una questione a lui ben nota e lo porta all'estremo, disegnando un personaggio dai contorni inquietanti e luciferini. Più di una volta ho provato dei veri e propri brividi su e giù per la spina dorsale. Come sempre per questo autore l'impianto narrativo è ottimo, riesce a tenere inchiodato il lettore pagina dopo pagina. Pregevole la trasformazione dei vari personaggi, l'accenno al passato di Baloo che lui si era illuso di essere riuscito a nascondere alla moglie. Splendidamente descritto il rapporto di quella famiglia e la difficoltà di avere a che fare con un figlio geniale, con tutti i limiti e le speranze per il futuro. L'unico difetto è stato il finale. Ho davvero avuto la sensazione che si fosse impantanato e non sapesse dove dirigere la propria storia. E a dir la verità l'approdo al finale, dopo l'annunciata morte, e il relativo twist... mi è sembrato troppo calcato. Appella fin troppo alla sospensione di incredulità per funzionare davvero. E la risoluzione dei problemi per i protagonisti mi ha lasciato con la bocca amara. Metterò una divisione in modo che chi non ha letto il libro non si sentirà anticipato. Non è un brutto libro ma non è neanche tra le opere migliori di Koontz. Leggetelo solo se avete già letto tutto.

3 luglio 2015

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio


Murakami non è un autore convenzionale, non lo è mai stato nelle sue opere e non lo è nemmeno in questa opera a partire dal titolo. La prima cosa che veniamo a sapere del protagonista è che, per molto tempo, ha pianificato la sua morte. In maniera coscienziosa. E' un uomo che si occupa di costruire e ristrutturare vecchie stazioni ferroviarie, sa sempre un suo pallino, ma c'è qualcosa nella sua vita che manca e che non gli fa apprezzare il fatto di essere semplicemente vivo. Pian piano scopriamo che la vera motivazione di questo malessere interiore risale a sedici anni prima. Lui faceva parte di un gruppo di amici legatissimi, un quintetto che si occupava di opere di carità e di altre cose relative alla scuola. Ognuno aveva il suo ambito e la sua caratteristica, ognuno la sua zona di eccellenza. Fatto curioso: tutti i cognomi, eccetto quello del protagonista, hanno iscritto un colore nel loro nome. Da qui deriva la sensazione di essere un "senza colore", un membro meno importante degli altri del gruppo per questo motivo. Un diverso. Improvvisamente e senza nessuna spiegazione questo gruppo gli volta le spalle. Tsukuru vaga per molto tempo con questo trauma, una questione irrisolta che si trascina stancamente finché lui, grazie all'amore di una donna più matura, trova la forza di cercare i vecchi amici e di capire le motivazioni di quell'abbandono. Si tratta di una profonda riflessione sull'amicizia, sui cambiamenti, sulla depressione e su come possa essere vinta affrontando i fantasmi del passato. Il pellegrinaggio del protagonista in realtà potrebbe essere quello di ognuno di noi a fare i conti con il difficile processo della crescita. Quello che scopre lo rende più forte. Tsukuru non era meno importante, anzi. Tutti pensavano che lui fosse l'elemento pacificatore, colui che portava equilibrio nel gruppo. Un ruolo fondamentale che richiede una grande forza che Tsukuru neanche sospettava di avere.
Un libro semplice ma molto bello.

2 luglio 2015

Hunger Games la saga.


Premetto subito dicendo che sto recuperando una serie di recensioni che avrei dovuto fare da tempo ma che per vari motivi ho lasciato in sospeso. Cerco di mettermi in pari e non lasciar morire questo blog. Anche se mi piacerebbe vederlo più vivo e con più commenti. Nevermind.
Ho avuto modo di leggere il ciclo di Hunger Games, finalmente. Credo di non sbagliarmi di molto se dico che questo ciclo è stato il capostipite di tutta una serie di opere denominate "young adult" ossia dedicati alla fascia di età dai 15 intorno ai 20 anni. Ed è presto detto: i personaggi hanno quell'età.
In questo ciclo ci troviamo nella Terra del futuro, per la precisione il Nord America post apocalittico. Il vecchio governo non esiste più e al suo posto è sorto Panem. Protagonista è la sedicenne Katniss Everdeen, che vive nella nazione di Panem, divisa in distretti e governata da un regime totalitario con sede a Capitol City. In seguito ad un passato tentativo di rivolta, ogni anno da ciascun distretto vengono scelti un ragazzo e una ragazza per partecipare agli Hunger Games, un combattimento mortale trasmesso in televisione.E' chiaro, lampante lo scopo dell'autrice: vuole criticare il mondo dello spettacolo e, nella fattispecie, i reality show che in America sono a livelli molto bassi umanamente parlando. Il primo libro ci serve da introduzione: ci fa conoscere Katniss, una ragazzina che da sempre è abituata a sopravvivere in un modo ostile dove il suo talento per la caccia con l'arco ha fatto spesso la differenza tra la vita e la morte. Nel giorno della mietitura lei è rassegnata, sente che verrà scelta come tributo per andare a combattere nell'areena. Con sua sorpresa viene sorteggiato il nome di sua sorella Primrose e Katniss si sente morire. Sa che la sorella non potrebbe mai sopravvivere e così si offre volontaria al suo posto. Assieme a lei viene prescelto Peeta, un ragazzo con cui Katniss sente di avere un debito in sospeso a causa di un episodio della loro infanzia. Katniss e Peeta vengono catapultati nel mondo mediatico degli Hunger Games dove è l'apparenza a far da padrona e dove ogni aspetto viene calcolato appositamente per la vittoria. Mentre stavo leggendo il libro ho avuto la sensazione che non tutto scorresse in modo appropriato. La Collins aveva tra le mani un'idea davvero micidiale, quella degli Hunger Games - metafora di reality show stile Survivor - e mi è sembrato che non avesse affondato bene il coltello nella piaga. Poteva essere molto più pungente e, a mio avviso, si è limitata a sfiorare la superficie della questione. Non sono poi riuscita a immedesimarmi del tutto nei personaggi protagonisti. Comprendo che il primo libro dovesse fare da introduzione al mondo degli Hunger Games ma è stata deludente. Ci sono qua e la degli episodi pregevoli, per esempio molto ben descritto il rapporto tra Katniss e Rue che poteva essere più approfondito. Lo stratagemma finale poi mi è sembrato un po' tirato via.
Il secondo libro si riapre poco dopo la fine del primo libro. I vincitori tornano a casa, si godono la notorietà e la loro famiglia riceve un trattamento di favore di cui prima non godeva. E' un anno particolare quello per gli Hunger Games: si tratta della terza Edizione della memoria. In questa edizione tutti i vincitori ancora in vita dei giochi devono fronteggiarsi a un duello all'ultimo sangue. Ho apprezzato molto come è stata disegnata l'arena e il fatto che abbia ideato l'orologio e le sue calamità. La cosa migliore del secondo libro è stato l'approfondimento di tutti i personaggi, compreso Haymitch che era rimasto in disparte. Si capisce cosa ci sia dietro al suo alcoolismo. Inoltre si cominciano a vedere i primi fuochi della rivolta. Snow sente che Katniss potrebbe costituire una minaccia per Panem e va a farle visita a casa per farle capire che non può nascondersi e che ha tutto da perdere se azzardasse a unirsi ai ribelli. E' forse la scena che ho apprezzato di più in tutto il libro: è stata particolarmente intensa e inquietante e pone le basi per qualcosa che poi si vedrà nel terzo libro in maniera più esplicita. Alla fine del libro Katniss scoprirà che c'era un piano ordito da gente degli Hunger Games per salvarla. Lei è il simbolo della speranza per la rivolta contro Capitol City e contro Snow e quello che rappresenta. Peeta e altri, sfortunatamente non si salvano e vengono catturati. Il distretto da cui proviene Katniss è stato distrutto ed è Gale, suo vecchio amico di infanzia, a darle la brutta notizia. IL terzo libro si apre esattamente riprendendo le vicende del secondo libro.
Dopo essere stata salvata dai ribelli, Katniss insiste per visitare quello che resta del Distretto 12, bombardato da Capitol City per vendicarsi della sua fuga dall'arena. Circa novecento abitanti su diecimila del 12, tra cui Gale, Prim e la madre, sono riusciti a scappare prima del bombardamento e a rifrugarsi nel Distretto 13 che, a differenza di ciò che tutti pensano, esiste ancora, anche se si è sviluppato nel sottosuolo. Nel 13 la vita è organizzata giorno per giorno con un programma personalizzato per ognuno e, pur dovendo sempre sottostare agli orari i profughi degli altri distretti non si trovano troppo male. Prim e la madre lavorano nell'ospedale e tutti i ragazzi e le ragazze dai 15 anni in su ricevono il titolo di "soldato" e sono ammessi a combattere. Solo Katniss fatica ad adattarsi. Nonostante alcune cose molto pregevoli, il libro però si dilunga troppo su altre cose e diventa il peggiore della saga. Prima le cose pregevoli. Molto ben disegnata la capacità manipolatoria di Snow che ha fatto il lavaggio del cervello a Peeta - nel libro definito depistaggio - in modo che lui veda Katniss come un mostro e la uccida. Il capo della rivolta, Alma Coin, usa sistemi molto simili a quelli di Capitol City per far arrivare i propri messaggi. Manda Katniss nei vari distretti per registrare dei cortometraggi che dovrebbero essere di risposta a quelli di propaganda di Capitol City. Altra cosa positiva: Finnick e il racconto di cosa accadeva dietro le quinte degli Hunger Games. Mi ha letteralmente ghiacciato per la sua possibile verosimiglianza.
Inoltre molto bello il finale, c'è una sorpresa, un fatto che non ti aspetteresti. E introduco la prima e vera nota dolente. Invece di ammorbarci con la descrizione dei passaggi in ogni distretto e l'arrivo a Capitol City poteva ampliare un po' di più la riflessione interiore che ha portato Katniss a quella decisione? Sarebbe stato davvero un bel colpo mostrare come lei avesse maturato l'idea che sotto sotto forse con la Coin al potere non sarebbe cambiato nulla. Ovviamente anche questo solo minimamente sfiorato.
Per cui il mio verdetto è: si fa leggere, tutto sommato è una saga che ha una sua validità e una sua ragione d'essere. Troppa carne al fuoco, idee folgoranti che avrebbero meritato di essere approfondite meglio.