16 ottobre 2015

Paul Auster Romanzi.

Il libro è composto da tre libri. Il primo è una trilogia, e spiegherò il perché. Il secondo si chiama "Nel paese delle ultime cose" e il terzo è Moon Palace. Sinceramente parlando ho fatto molta fatica a portarlo a termine. Non vedevo l'ora di finirlo e questo non è una bella cosa.

Veniamo alla trilogia composta da:
Città di vetro.
Daniel Quinn, ex poeta e scrittore di gialli sotto lo pseudonimo di William Wilson, ricevere una strana telefonata.
Victoria Stillman sta cercando un certo investigatore di nome Paul Auster con l'incarico di proteggere Peter Stillman da suo padre.
Quinn inzialmente si rifiuta, pensando che la donna ha sbagliato persona, poi decide di spacciarsi per questo investigatore e accetta il caso. Le indagini che conduce sul caso lo portano a scoprire che il povero Peter è stato tenuto per anni segregato in casa e questo ha comportato dei seri problemi. La narrazione si sposta pian piano e il lettore ha la sensazione di perdersi, esattamente come ha fatto Daniel. Alla fine il finto detective decide di cercare il vero Paul Auster e l'unico che riesce a trovare è uno scrittore, a cui racconterà la sua storia. I due si perdono di vista e Quinn si riduce sempre più allo stremo. Che cosa sia successo veramente a Stillman non si sa, anche se il caso si chiude con il suicidio del padre di Peter e lui e sua moglie Victoria spariscono dalla faccia della Terra. La storia si sposta ulteriormente, subentra una terza voce narrante nella persona di un amico di Paul Auster, che ritrova un taccuino rosso su cui Daniel Quinn aveva annotato i suoi pensieri. Lo scrittore di gialli sembra essere svanito nel nulla e l'amico rimprovera Paul di non aver fatto tutto il possibile per rintracciare il collega. Una storia profondamente urbana con connotati letterari e discussioni sulla natura stessa della parole. Credo di essere rimasta confusa oppure delusa dalla mancata risoluzione della storia. Le aspettative nella letture sono una brutta bestia.
Fantasmi.
Sin dall'inizio è chiaro che l'autore non vuole parlarci del giallo. Ok, inizia come una consueta storia crime con un detective privato chiamato a sorvegliare una persona. E' palese dal fatto che indica i vari personaggi con i nomi dei colori che non è quella la direzione che dovremmo seguire. Si parte dalla storia comune dei grandi scrittori come Walt Whitman per approdare a riflessioni sull'esistenza e su cosa ci rende sicuri di esistere. Come nel primo libro, anche in questo il detective rischia di perdersi, di perdere la propria essenza come persona. Lampante in questo caso la visione dell'ex ragazza con un altro uomo, la delusione e la constatazione che lei non sarà mai sua moglie come lui aveva sempre pensato sono molto forti e cocenti. C'è una svolta nella vicenda e il sorvegliante affronta il sorvegliato pretendendo di sapere la storia. Anche il lettore, giunto a quel punto, desidererebbe conoscerla. Ma viene deluso perché Auster decide che non è importante. L'unica cosa che lui vuole che sappiamo è che il protagonista uscirà di scena indossando un cappello e disperdendosi nel tempo e nello spazio.
Alla fine chi è il vero fantasma in quella storia?
La stanza chiusa.
"Amare le parole, investire una parte di sé in quello che è scritto, credere nel potere dei libri: tutto ciò sommerge il resto, e a confronto la propria vita individuale diventa insignificante." P.A.
Il protagonista del romanzo viene contattato dalla moglie di un suo vecchio amico di infanzia di nome Fanshawe. Questi è scomparso senza lasciare traccia. A nulla p valso il tentativo della povera donna di sapere cosa ne fosse stato anche tramite il ricorso a un investigatore privato. Prima di sparire aveva lasciato scritto un biglietto scritto. Nel caso gli fosse accaduto qualcosa, il suo amico di infanzia avrebbe dovuto leggere le sue opere e valutare se fossero degne della pubblicazione o meno.
Per il protagonista, che sente il peso della responsabilità come un macigno, è anche l'occasione per riaprire lo scrigno dei ricordi di un amicizia tra due uomini profondamente diversi.
La vita continua.
La moglie di Fanshawe ormai si rassegna a crederlo morto e si innamora del protagonista, pienamente ricambiata. Si occupa del bambino divenendo il padre che l'altro non ha potuto o voluto essere. All'improvviso, a squarciare questa perfezione arriva una lettera anonima. In questa missiva Fanshawe rivela che si è allontanato volutamente e che, nel 7° anniversario della sua scomparsa lui si sarebbe suicidato. Ovviamente il protagonista cambia, si sente coinvolto in una farsa, comincia a riflettere si più sulla vita e giunge alla conclusione che nulla davvero abbia senso. Gli chiedono di scrivere una biografia su Fanshawe e qui c'è il tracollo e l'ennesimo capovolgimento di storia.
Il protagonista ovviamente è l'autore stesso e, da quel poco che si capisce, è la vera storia che mancava ai primi due libri precedenti. Ma alla fine la verità non conta. Il simbolo di questo è la scelta consapevole dell'amico di Fanshawe di distruggere il taccuino rosso. Ad ogni pagina strappata, corrisponde una parte di verità che non è mai esistita e mai esisterà.
Nel paese delle ultime cose.
E' un tipico romanzo distopico. La protagonista si chiama Anna Blume e sta scrivendo una lunga lettera al fratello William di cui ha perso le tracce in una città. Il governo è allo sfacelo, le fognature non fanno più il proprio lavoro, le risorse energetiche sono ridotte al minimo tanto che si deve ricorrere all'uso degli escrementi umani e dei cadaveri bruciati. Anche la cultura ne fa le spese e le biblioteche vengono bruciate.
Si tratta di un mondo in decomposizione con gente che  spende i propri averi per uccidersi o per iscriversi a club del suicidio. Anna non è tra di loro, anzi si aggrappa a ogni spiraglio che le permette di sopravvivere. Purtroppo non ne esce indenne neanche una casa di accoglienza. Purtroppo quando le risorse scemano, scema anche l'ultimo barlume di umanità. Quello che rimane davvero alla fine è solo il barlume di speranza di poter continuare a sopravvivere mettendosi in viaggio. E, per Anna, si aggiunge un'altra speranza: quella di ritrovare suo fratello. L'atmosfera del libro mi ha ricordato molto quella di "La strada" di McCarthy anche se è meno pesante.
Moon Palace.
Sembra quasi una sorta di biografia espansa. La storia è quella di uno studente, legatissimo allo zio Victor, che dopo la sua morte si lascia andare e si ritrova a vivere di ristrettezze e a dormire a Central Park. Accadono cose impensabili per la sua mente: tipo che la gente si mette a condividere il cibo con lui o che qualcuno voglia donargli dei soldi. E' una fiumana di gente quella che incontra il protagonista, che si vive il parco come se fossero in vacanza. Però non tutto dura per sempre, le cose degenerano al punto che M.S. Fogg, il protagonista, rischia di morire. Viene salvato da una coppia di amici e, grazie alle sue condizioni fisiche delbilitate riesce a evitare l'arruolamento. Riprende peso e vitalità, si trova un lavoro come uomo di compagnia di Thomas Effing. E con la scusa di redigere un articolo di necrologio appropriato, Auster ci racconta la vita di questo singolare personaggio. Si crea una sorta di legame tra i due che prosegue anche dopo la morte.
C'è un po' di tutto in questo ultimo libro. Storie di frontiera, in un certo senso, storie di vita e di come tutto può cambiare anche solo a causa del nome che ci si sceglie.
Per parafrasare un noto film di fantascienza: il passato è davvero la storia che ci raccontiamo.
Ho fatto una fatica boia a finirlo e non credo di poterlo consigliare. Ero stata attirata dal fatto che raccontasse di New York e mi sono trovata invischiata in qualcosa che temo non faccia per me.
Bocciato.

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