12 novembre 2016

Angry Birds


Ok. Penserete che mi sono bevuta il cervello. Mettiamola in questo modo: siete annoiati, non avete niente da fare e avete bisogno di un film leggero, senza troppe pretese e che ti faccia ridere. Molti si rivolgono ai cinepanettoni o a i film di Zalone. Io, che da sempre sono appassionata dall'animazione - da qualunque paese provenga - mi rivolgo più a questa.
Quindi cosa c'è di meglio per rilassarsi di un'opera come Angry Birds? La trama è abbastanza semplice e basilare. Ci troviamo nell'isola felice degli uccelli. Il protagonista è Red, un tipetto abbastanza collerico che fa fatica a trovare il proprio posto in un mondo fatto di persone sempre felici. Improvvisamente arriva una nave piena di maiali che subito sembrano amici ma hanno un secondo fine: rubarsi le uova per mangiarle. Dov'è che l'opera funziona e diviene qualcosa di assolutamente indicato per passarsi il tempo senza troppe pretese con delle sane risate?
Primo tra tutti: la costante parodia di molte cose della nostra realtà. Dai corsi di gestione della rabbia al cosiddetto movimento degli abbracci liberi. Viene persino messa in parodia la splendida scena di Quicksilver in "X-men Giorni di un futuro passato" in maniera davvero sopraffina e divertente. E' tutto centrato sul "non è come sembra". Il grosso pennuto dall'aria minacciosa che rivela un animo romantico e sensibile; colei che gestisce il corso di gestione della rabbia che in realtà è un tipetto tutto pepe e che ha dovuto, a sua volta, imparare a calmarsi. Non viene risparmiato nemmeno Mighty Eagle, idolo dell'isola che invece è un vecchio panzone che ascolta disco music e non è poi così coraggioso come le leggende lo dipingono.
Alla fine si tratta di un prodotto ben fatto, divertente, con tremila riferimenti alla cultura pop cinematografica rivista in chiave parodistica. E' un film chiaramente leggero, non ha mai avuto pretese di essere altro, mai ambito di essere un film impegnato, capace di intrattenerti a dovere e alla fine del lungometraggio pensi che non hai per niente sprecato il tuo tempo. 

11 novembre 2016

Over There: la storia.





Ho pensato a lungo come inaugurare il nuovo corso di Krishel's house. Di cosa parlare per prima cosa. Avevo persino cercato una poesia di Leonard Cohen, un estratto da "Il gioco preferito", di cui potete leggere la mia recensione qui su Over There ma poi ho letto la poesia e non avrei saputo cosa dire altro. E' molto bella, ma le mie parole non lo sarebbero state altrettante. Ah forse le persone che passano di qui per caso potrebbero non sapere cos'è Over There. Ok forse ho trovato di cosa parlare. Ho iniziato, insieme alla mia socia Silvia a fare in maniera "professionale" l'articolista per un sito chiamato Giornale Apollo che ora non esiste più. Sebbene non ne ho ricavato uno stipendio vero e proprio, mi ha fatto comunque vivere delle belle esperienze. Tra cui partecipare a varie inaugurazioni di palinsesti e canali che adesso potete vedere (tipo la prima stagione di Bake Off Italia di Real Time oppure l'inaugurazione del canale Sky Atlantic HD dove ho avuto l'onore di rivolgere almeno una domanda a Michael Dobbs, autore di House of Cards, che mi è servito per l'articolo di confronto tra le due versioni. Peccato che questo articolo mi sia pure stato scippato da gente di poco conto ma questi sono dettagli con cui non voglio sporcare la casa.). Purtroppo però come ogni cose belle, prima o poi hanno una fine e, scottati da come è andata a finire, insieme a un manipolo di persone, tra cui anche la mia socia, ci siamo inventati questo sito chiamato Over There in onore di Fringe, la nostra serie preferita. E' un sito che parla praticamente di tutto ciò che fa cultura ed è online da quasi due anni.
Purtroppo non siamo riusciti ancora a capire come monetizzare le visite che abbiamo ma ci stiamo provando. Ci siamo tolti delle soddisfazioni anche con questo sito.
Per esempio abbiamo istituito una rubrica di interviste con i nuovi scrittori emergenti, abbiamo recensito qualche opera loro; una rubrica dedicata al dietro le quinte della storia, ossia personaggi magari che in genere non si riesce ad approfondire con la dovuta cura; la rubrica "Perché non è una Mary Sue (o un Gary Stu)" dove si analizza un personaggio cercando di evidenziare le caratteristiche che non sempre sono chiare ed evidenti alle persone, anzi spesso vengono equivocati e trattati con superficialità; la rubrica "From the other side" anche qui cerchiamo di far vedere "l'altra parte" la ragione di personaggi a volte scomodi e sminuiti o mal interpretati dal pubblico in generale.
Abbiamo recensito di tutto: dalle mostre di arte moderna, a film candidati all'oscar. E se sono tornata a scrivere qui dentro, dopo tanto tempo che ero bloccata - anche se non ho mai smesso di scrivere in genere e poi vi dirò come in un prossimo articolo - c'è stato Before The Flood, il documentario del National Geographic che è stato veramente difficile perché temevo di essere banale nel raccontare quello che ho visto. C'è stata pure la saga dedicata a Star Wars: una serie di recensioni dei classici film in attesa di Star Wars VII Il risveglio della Forza. Siamo un po' sguarniti sul fronte musicale e questo per me è un po' un cruccio. Una volta scrivevo diverse recensioni di dischi ma ho perso la vena. Forse dovrei ritrovarla per strada, ammesso che mi ricordo come si faccia a scriverne una.
A volte però ho la sensazione che gli articoli condivisi, spesso, non vengono letti per niente. Non so cosa fare per questo, non è che posso puntare la pistola alla tempia alle persone. Ma mi piacerebbe ci fosse più discussione sugli argomenti di cui parliamo. C'è proprio una vera e propria pigrizia. E pensare che a me piace leggere di tutto, soprattutto se si tratta di qualcosa che mi fa riflettere. E' un problema che riscontro anche qui nel blog: non commenta nessuno. Forse perché nessuno sa che questo posto esiste, tranne i miei amici più stretti con cui scambio due chiacchiere telematiche. Sto divagando è meglio che chiudo il post. Un ultima cosa:
Over There. Se volete darci un'occhiata il link è questo.
Seconda cosa: se conoscete un modo per cui possiamo ricavare qualcosa dalle visite che non facciamo già... beh, parlatemente pure nei commenti, sono pronta ad ogni suggerimento. Sopra vi ho pure messo il video di presentazione del sito. Guardatelo così vi fate un'idea di chi siamo.

10 novembre 2016

New life?


Avevo detto che avrei fatto dei tentativi per riportare in vita questo blog e ci sto provando. A partire dall'aspetto che ho rinnovato. Questo è lo sfondo che vedete. Non ho idea di che cosa riuscirò a raccontare ma... ci provo. Magari proverò a raccontare delle immagini che faccio, di quello che vedo, dei libri che leggo. Sperando di ritrovare l'energia che una volta c'era in questo blog. Certo non posso tornare indietro a dieci anni fa, a splinder, a quando ho iniziato. Era un mondo diverso e io una persona completamente diversa. Quello che mi manca in blogger? Semplice: qualcuno che commenta random ogni volta che passa da queste parti. So che è difficile da fare.
Magari vi racconterò anche delle mie avventure come giocatrice di ruolo, ma questa è un'altra storia che non vi voglio anticipare in questo post. Comunque sia....
Krishel's house will be back?
I'm trying...

13 luglio 2016

Il bambino scambiato


C'è un problema di fondo in questo libro. Il titolo, la copertina e le tre frasi che leggiamo fanno presagire tutto un altro tipo di storia. E non è certo una cosa da poco. Ti aspetteresti una classica storia di due famiglie legate da una nascita e dallo scambio di due infanti dovuto ad un errore, il tutto ambientato in Giappone. In realtà la storia va da tutt'altra parte anche se, in realtà, uno scambio c'è stato ma è un evento che viene solo accennato alla fine da uno dei personaggi che, fino a quel momento, era stato sempre tenuto in disparte.
Tutto inizia dalla mattina in cui Chikaski,  la moglie di Kogito - protagonista del libro e sicuro alter ego dell'autore - lo sveglia bruscamente per annunciargli che il suo amico di infanzia Goro, un famoso regista giapponese di fama internazionale, si è suicidato.
Da  quel momento parte un viaggio al ritroso nel tempo, attraverso le cassette registrate da Goro, cercando di determinare con certezza gli eventi del passato. Il libro si trasforma in una profonda riflessione sulla vita e, di fatto, una sorta di rappresentazione dei vari stadi di rielaborazione del lutto. Avevo fatto menzione poco prima di uno scambio. E' la stessa Chikaski, sorella di Goro e moglie del protagonista, illuminata dalle illustrazioni di un libro che trova per caso nella valigia del marito di ritorno da una serie di lezioni a Berlino, che finalmente dipana la matassa della verità.
Viene fatta menzione del mito del changeling, ossia dei rapimenti di bambini fatti da esseri sovrannaturali sostituendole con bambini di ghiaccio. Un evento poco chiaro avvenuto sia a Kogito sia a Goro nella loro adolescenza, durante la loro permanenza in una sorta di setta di appannaggio della famiglia del primo. Per molto tempo questo evento non è stato raccontato. Non è chiaro se il motivo fosse la gravità dell'evento in se, o altro. Non si sa la verità e forse alla fine non importa davvero.
Quel che importa è che da quell'evento Goro non è stato più lo stesso. C'è stata una sorta di perdita di innocenza e del proprio spirito puro che Chikaski ha vissuto per molto tempo quasi come una sorta di scambio. Il fratello che era tornato da quei giorni non era più lo stesso ma un nuovo progetto, un nuovo film, stava per riallacciare il regista a questa parte di se dimenticata se non fosse che, da li a poco, si sarebbe suicidato.
Il libro finisce con una lieve nota di speranza. Come se una nuova nascita possa in qualche modo dare la reale possibilità che Goro rinasca davvero a se stesso, puro come all'inizio.
Dicevo che il problema sta proprio nel titolo e nelle aspettative che uno può farsi sulla storia. Mi aspettavo un libro profondamente diverso da quello che ho letto. Non si sono sprecati i paragoni con gli altri autori giapponesi che ben conosco. Lo stile è radicalmente diverso. Non c'è quella soave levità della Yoshimoto nel raccontare anche eventi terribili nè il tratto onirico di Murakami che permea le sue opere.
A tratti l'ho trovato decisamente pesante.
Era il mio primo libro di Kenzaburo Oe e dubito che ne leggerò altri.

10 luglio 2016

Sognando Jane Austen a Baghdad



Sto meditando di fare alcune modifiche a questo blog. Giusto per cercare di riprenderlo in mano e non lasciarlo morire. Vedremo. 
Mi è capitato questo libro in mano per caso, cercando dei testi a proposito di Jane Austen, un'autrice con cui mi sono messa in pari ultimamente. Non ho scritto nulla, shame on me, perché non mi sentivo in grado di dire qualcosa di significativo o forse... avevo la mente troppo scarica per questo. By the way, non appena ho visto questo libro, letto la sua trama ho capito che dovevo assolutamente leggerlo. E' la storia vera di due donne Bee Rowlatt, giornalista inglese che lavora per la BBC e May Witwit insegnante di letteratura inglese a Baghdad. Le due donne si incontrano virtualmente grazie ad una rubrica di cui Bee si doveva occupare e che trattava di come fosse la vita e la cultura delle donne in Iraq. Ne esce fuori uno scambio vivace di opinioni sulla vita, sulla morte, sull'opportunità di insegnare la democrazia alle ragazze in un contesto di guerra e di svilimento delle persone.
Tutto ciò che diamo per scontato come poter passeggiare tranquillamente per strada, prendere un gelato, andare dal parrucchiere, farsi la doccia con l'acqua calda molto spesso sono dei lussi per May. May è molto critica sull'arrivo degli americani, sull'invasione e su come le cose siano via via peggiorando tanto da costringere lei e suo marito Ali ad andarsene.
Il trasferimento ovviamente non è stato semplice, hanno dovuto affrontare mille difficoltà tra cui anche l'incuranza degli ufficiali preposti alla redazione dei documenti necessari per l'espatrio. Mi ha colpito molto l'episodio in cui una madre ottiene il visto per la Giordania per se e non per il bambino piccolo e, di fatto, è costretta a tornare indietro per non abbandonare il suo piccolo. May sin da subito si rivela una donna forte che ha dovuto far fronte a mille difficoltà nella sua vita: Ali è il suo secondo marito, conosciuto in circostanze molto particolari attraverso il telefono. Il suo primo marito era un uomo pessimo che non la teneva in considerazione e la maltrattava.  E' stata lei a decidere di porre fine a un'unione che sarebbe stata solo sofferenza in un ambiente chiuso e poco... comprensivo soprattutto verso le donne. E in effetti la famiglia di Ali non l'ha accettata. Per loro il fatto che lui sposasse una donna divorziata era motivo di scandalo tale da farla emarginare. Potrei continuare a lungo a raccontare di questo libro, ci sono un sacco di piccole perle ma vi rovinerei il piacere della lettura. Alla fine del libro, come succede quando ne incontri uno buono, ti commuovi per poter leggere finalmente il grido di gioia di Bee.
E' un buon libro, offre un sacco di spunti di riflessione e da uno spaccato di come è stato l'Iraq nel 2007 con la morte di Saddam Hussein, l'invasione e l'arrivo degli americani e dei miliziani.
Non sempre facile da leggere ma bello. E' fortissimo il contrasto tra la vita normale di Bee, tra pannolini, articoli da redigere, il festival di Glastonsbury e altro ancora e quella di May attenta a non venir uccisa dalle bombe o da un cecchino che spara sulla strada. La stessa Bee lo dice: io non riesco ad immaginare come possa essere la vita come la stai affrontando tu ora.

Credo che nessuno di noi adesso possa davvero.