13 luglio 2016

Il bambino scambiato


C'è un problema di fondo in questo libro. Il titolo, la copertina e le tre frasi che leggiamo fanno presagire tutto un altro tipo di storia. E non è certo una cosa da poco. Ti aspetteresti una classica storia di due famiglie legate da una nascita e dallo scambio di due infanti dovuto ad un errore, il tutto ambientato in Giappone. In realtà la storia va da tutt'altra parte anche se, in realtà, uno scambio c'è stato ma è un evento che viene solo accennato alla fine da uno dei personaggi che, fino a quel momento, era stato sempre tenuto in disparte.
Tutto inizia dalla mattina in cui Chikaski,  la moglie di Kogito - protagonista del libro e sicuro alter ego dell'autore - lo sveglia bruscamente per annunciargli che il suo amico di infanzia Goro, un famoso regista giapponese di fama internazionale, si è suicidato.
Da  quel momento parte un viaggio al ritroso nel tempo, attraverso le cassette registrate da Goro, cercando di determinare con certezza gli eventi del passato. Il libro si trasforma in una profonda riflessione sulla vita e, di fatto, una sorta di rappresentazione dei vari stadi di rielaborazione del lutto. Avevo fatto menzione poco prima di uno scambio. E' la stessa Chikaski, sorella di Goro e moglie del protagonista, illuminata dalle illustrazioni di un libro che trova per caso nella valigia del marito di ritorno da una serie di lezioni a Berlino, che finalmente dipana la matassa della verità.
Viene fatta menzione del mito del changeling, ossia dei rapimenti di bambini fatti da esseri sovrannaturali sostituendole con bambini di ghiaccio. Un evento poco chiaro avvenuto sia a Kogito sia a Goro nella loro adolescenza, durante la loro permanenza in una sorta di setta di appannaggio della famiglia del primo. Per molto tempo questo evento non è stato raccontato. Non è chiaro se il motivo fosse la gravità dell'evento in se, o altro. Non si sa la verità e forse alla fine non importa davvero.
Quel che importa è che da quell'evento Goro non è stato più lo stesso. C'è stata una sorta di perdita di innocenza e del proprio spirito puro che Chikaski ha vissuto per molto tempo quasi come una sorta di scambio. Il fratello che era tornato da quei giorni non era più lo stesso ma un nuovo progetto, un nuovo film, stava per riallacciare il regista a questa parte di se dimenticata se non fosse che, da li a poco, si sarebbe suicidato.
Il libro finisce con una lieve nota di speranza. Come se una nuova nascita possa in qualche modo dare la reale possibilità che Goro rinasca davvero a se stesso, puro come all'inizio.
Dicevo che il problema sta proprio nel titolo e nelle aspettative che uno può farsi sulla storia. Mi aspettavo un libro profondamente diverso da quello che ho letto. Non si sono sprecati i paragoni con gli altri autori giapponesi che ben conosco. Lo stile è radicalmente diverso. Non c'è quella soave levità della Yoshimoto nel raccontare anche eventi terribili nè il tratto onirico di Murakami che permea le sue opere.
A tratti l'ho trovato decisamente pesante.
Era il mio primo libro di Kenzaburo Oe e dubito che ne leggerò altri.

10 luglio 2016

Sognando Jane Austen a Baghdad



Sto meditando di fare alcune modifiche a questo blog. Giusto per cercare di riprenderlo in mano e non lasciarlo morire. Vedremo. 
Mi è capitato questo libro in mano per caso, cercando dei testi a proposito di Jane Austen, un'autrice con cui mi sono messa in pari ultimamente. Non ho scritto nulla, shame on me, perché non mi sentivo in grado di dire qualcosa di significativo o forse... avevo la mente troppo scarica per questo. By the way, non appena ho visto questo libro, letto la sua trama ho capito che dovevo assolutamente leggerlo. E' la storia vera di due donne Bee Rowlatt, giornalista inglese che lavora per la BBC e May Witwit insegnante di letteratura inglese a Baghdad. Le due donne si incontrano virtualmente grazie ad una rubrica di cui Bee si doveva occupare e che trattava di come fosse la vita e la cultura delle donne in Iraq. Ne esce fuori uno scambio vivace di opinioni sulla vita, sulla morte, sull'opportunità di insegnare la democrazia alle ragazze in un contesto di guerra e di svilimento delle persone.
Tutto ciò che diamo per scontato come poter passeggiare tranquillamente per strada, prendere un gelato, andare dal parrucchiere, farsi la doccia con l'acqua calda molto spesso sono dei lussi per May. May è molto critica sull'arrivo degli americani, sull'invasione e su come le cose siano via via peggiorando tanto da costringere lei e suo marito Ali ad andarsene.
Il trasferimento ovviamente non è stato semplice, hanno dovuto affrontare mille difficoltà tra cui anche l'incuranza degli ufficiali preposti alla redazione dei documenti necessari per l'espatrio. Mi ha colpito molto l'episodio in cui una madre ottiene il visto per la Giordania per se e non per il bambino piccolo e, di fatto, è costretta a tornare indietro per non abbandonare il suo piccolo. May sin da subito si rivela una donna forte che ha dovuto far fronte a mille difficoltà nella sua vita: Ali è il suo secondo marito, conosciuto in circostanze molto particolari attraverso il telefono. Il suo primo marito era un uomo pessimo che non la teneva in considerazione e la maltrattava.  E' stata lei a decidere di porre fine a un'unione che sarebbe stata solo sofferenza in un ambiente chiuso e poco... comprensivo soprattutto verso le donne. E in effetti la famiglia di Ali non l'ha accettata. Per loro il fatto che lui sposasse una donna divorziata era motivo di scandalo tale da farla emarginare. Potrei continuare a lungo a raccontare di questo libro, ci sono un sacco di piccole perle ma vi rovinerei il piacere della lettura. Alla fine del libro, come succede quando ne incontri uno buono, ti commuovi per poter leggere finalmente il grido di gioia di Bee.
E' un buon libro, offre un sacco di spunti di riflessione e da uno spaccato di come è stato l'Iraq nel 2007 con la morte di Saddam Hussein, l'invasione e l'arrivo degli americani e dei miliziani.
Non sempre facile da leggere ma bello. E' fortissimo il contrasto tra la vita normale di Bee, tra pannolini, articoli da redigere, il festival di Glastonsbury e altro ancora e quella di May attenta a non venir uccisa dalle bombe o da un cecchino che spara sulla strada. La stessa Bee lo dice: io non riesco ad immaginare come possa essere la vita come la stai affrontando tu ora.

Credo che nessuno di noi adesso possa davvero.