10 luglio 2016

Sognando Jane Austen a Baghdad



Sto meditando di fare alcune modifiche a questo blog. Giusto per cercare di riprenderlo in mano e non lasciarlo morire. Vedremo. 
Mi è capitato questo libro in mano per caso, cercando dei testi a proposito di Jane Austen, un'autrice con cui mi sono messa in pari ultimamente. Non ho scritto nulla, shame on me, perché non mi sentivo in grado di dire qualcosa di significativo o forse... avevo la mente troppo scarica per questo. By the way, non appena ho visto questo libro, letto la sua trama ho capito che dovevo assolutamente leggerlo. E' la storia vera di due donne Bee Rowlatt, giornalista inglese che lavora per la BBC e May Witwit insegnante di letteratura inglese a Baghdad. Le due donne si incontrano virtualmente grazie ad una rubrica di cui Bee si doveva occupare e che trattava di come fosse la vita e la cultura delle donne in Iraq. Ne esce fuori uno scambio vivace di opinioni sulla vita, sulla morte, sull'opportunità di insegnare la democrazia alle ragazze in un contesto di guerra e di svilimento delle persone.
Tutto ciò che diamo per scontato come poter passeggiare tranquillamente per strada, prendere un gelato, andare dal parrucchiere, farsi la doccia con l'acqua calda molto spesso sono dei lussi per May. May è molto critica sull'arrivo degli americani, sull'invasione e su come le cose siano via via peggiorando tanto da costringere lei e suo marito Ali ad andarsene.
Il trasferimento ovviamente non è stato semplice, hanno dovuto affrontare mille difficoltà tra cui anche l'incuranza degli ufficiali preposti alla redazione dei documenti necessari per l'espatrio. Mi ha colpito molto l'episodio in cui una madre ottiene il visto per la Giordania per se e non per il bambino piccolo e, di fatto, è costretta a tornare indietro per non abbandonare il suo piccolo. May sin da subito si rivela una donna forte che ha dovuto far fronte a mille difficoltà nella sua vita: Ali è il suo secondo marito, conosciuto in circostanze molto particolari attraverso il telefono. Il suo primo marito era un uomo pessimo che non la teneva in considerazione e la maltrattava.  E' stata lei a decidere di porre fine a un'unione che sarebbe stata solo sofferenza in un ambiente chiuso e poco... comprensivo soprattutto verso le donne. E in effetti la famiglia di Ali non l'ha accettata. Per loro il fatto che lui sposasse una donna divorziata era motivo di scandalo tale da farla emarginare. Potrei continuare a lungo a raccontare di questo libro, ci sono un sacco di piccole perle ma vi rovinerei il piacere della lettura. Alla fine del libro, come succede quando ne incontri uno buono, ti commuovi per poter leggere finalmente il grido di gioia di Bee.
E' un buon libro, offre un sacco di spunti di riflessione e da uno spaccato di come è stato l'Iraq nel 2007 con la morte di Saddam Hussein, l'invasione e l'arrivo degli americani e dei miliziani.
Non sempre facile da leggere ma bello. E' fortissimo il contrasto tra la vita normale di Bee, tra pannolini, articoli da redigere, il festival di Glastonsbury e altro ancora e quella di May attenta a non venir uccisa dalle bombe o da un cecchino che spara sulla strada. La stessa Bee lo dice: io non riesco ad immaginare come possa essere la vita come la stai affrontando tu ora.

Credo che nessuno di noi adesso possa davvero.

2 commenti:

Silvia Azzaroli ha detto...

Sai che mi hai fatto pensare al mio primo libro socia?
Ho sognato Babilonia.
Anche io avevo cercato di raccontare quell'Iraq, anche se era il 2004.
Mi intriga molto come storia, non ci vedo le solite banalità e luoghi comuni.
Recensione davvero appassionante.

Krishel Mir ha detto...

No infatti. Non ci sono banalità, anche perché il racconto di quello che succede in Iraq è vivo, è reale attraverso le parole di May. Mi ha messo una tristezza indicibile quando si pone certe domande.
Grazie per aver commentato.