23 febbraio 2017

Di Ted Talks, intelligenze artificiali e molto altro ancora

Era parecchio tempo che volevo parlarvi di un sito assolutamente interessante e delle conferenze che vengono pubblicate: TED. La descrizione è rivelatrice della filosofia dei Ted talks: "idee che vale la pena diffondere."  T.E.D. sta per Technology Entertainment Design fondato da Richard Saul Wurman e Harry Marks nel 1984. La sede centrale è a New York e Vancouver ma, in realtà, gli eventi TED si svolgono in tutto il Nord America, in Europa (ho scoperto recentemente grazie alla mia amica Susanna nel suo splendido Mutazioni del silenzio che ci sono stati dei TED talk fatti in Italia) e in Asia, con conferenze che vengono diffuse in live streaming. Le lezioni abbracciano una vasta gamma di argomenti che comprendono scienza, arte, politica, temi globali, architettura, musica e altro. Capite bene che, per una curiosa come me, queste conferenze online sono come la manna dal cielo. Ho visto cose davvero interessanti di cui prima o poi vi parlerò, soprattutto perché mi ispirano tutta una serie di riflessioni che vorrei condividere con voi. Una delle cose più belle di questo sito è che, nella maggior parte di queste conferenze, ci sono i sottotitoli in italiano, così rende il tutto più facile da comprendere anche per chi non ha molta dimestichezza con la lingua. Sfortunatamente per la maggior parte di voi, ma non per me che ormai mi sono abituata a comprendere anche buona parte di inglese, questo video in particolare ha i sottotitoli solo in quella lingua. Vi riassumo in poche parole quello che dice: Grady Booch, ingegnere informatico statunitense, che si interroga se è sensato o meno preoccuparsi della possibilità che un'intelligenza artificiale possa prendere il sopravvento sugli esseri umani. E lui si dichiara ottimista, afferma che non dovremmo avere paura. Cita tutta una serie di film, da Matrix a Terminator passando anche per il recentissimo Westworld (anche se su quest'ultimo ho dei dubbi di cui vi parlerò prima o poi) che mostrano la nostra atavica paura di esseri umani limitati fisicamente e mentalmente. Cito dal video e traduco come posso:
E' davvero possibile prendere un sistema, composto da milioni e milioni di dispositivi per leggere i loro flussi di dati, capace di fare previsioni sui possibili fallimenti e prevenirli? Si. Possiamo costruire sistemi che parlano agli esseri umani con un linguaggio naturale? Si. Possiamo costruire sistemi che riconoscono gli oggetti, le emozioni e che rimandano indietro delle emozioni, capaci di giocare e persino di leggere le labbra? Si. Possiamo costruire sistemi che hanno anche un barlume di teoria della mente? Questo ancora stiamo imparando a costruirlo. Possiamo costruire un sistema che ha delle basi etiche e morali? Questo dobbiamo ancora imparare a farlo.
E mentre vedevo il video mi è venuto in mente un esempio di A.I. positiva, tralasciando le leggi di Asimov che sono una cosa forse ancora totalmente diversa. La Macchina di Harold Finch in Person of Interest. Il telefilm mostra quello che lo stesso Booch nella conferenza afferma. La Macchina è nata per scongiurare atti di terrorismo ma in realtà è capace di determinare il possibile verificarsi di un crimine che riguarda anche le persone comuni come noi. Come ci viene detto nel video: se vogliamo costruire un sistema che rassomigli alla mente umana non possiamo costruirlo e basta. Non funziona così. Non ha funzionato per noi, come potrebbe farlo per un altro tipo di intelligenza che dovrebbe essere simile alla nostra? L'unico modo è partire dalla base e insegnare passo passo all'intelligenza come riconoscere le cose ed elaborare da solo le proprie idee. Harold Finch fa esattamente questo. Nello splendido "If-Then-Else" viene mostrata una sequenza in cui il programmatore insegna alla sua macchina, mediante svariate partite di scacchi, a non considerare le persone come mere pedine ma di valutarne la loro unicità. Tutte le persone sono importanti e nessuna lo è più di un altra. Questo insegnamento arriverà alla macchina a tal punto che, quando si troverà ad esaminare le opzioni a sua disposizione per salvare Harold e i suoi amici, la Macchina fa una scelta... non da macchina. Mi è venuto in mente un altro esempio di A.I positiva: quella che vediamo in Her. Li però la narrazione è più centrata sull'essere umano e sul suo essere entità "limitata" e "finita". Ho come la sensazione che nella paura verso l'intelligenza artificiale ci sia anche questo: il fatto di trovarci di fronte a qualcosa che ci ricordi costantemente quanto noi possiamo essere definiti e racchiusi nella nostra "gabbia" corporea. Immagino che dopo questo lungo articolo vi direte: ok, vieni al punto, che cosa ne pensi di questa questione? Semplicemente: non ho paura della possibilità della nascita di una intelligenza artificiale di pari grado a quella umana. La vedo come una opportunità di scoprire la realtà attraverso un sistema percettivo differente rispetto al nostro. Le basi saranno comuni ma alla fine il divario si farà sentire e per me è una bella sfida. Vale la pena di osservarlo.

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